odio e paura su facebook - SocialWebMax

Odio e paura su Facebook: dati preoccupanti.

A metà Febbraio 2018, l’edizione tedesca dell’Huffington Post ha pubblicato un articolo di Jürgen Klöckner nel quale si riportano i risultati della ricerca condotta da Johanna Wild per Crowdalyzer riguardo l’incremento di odio e paura su Facebook e, a seguire, quelli di un esperimento condotto proprio dallo stesso giornalista tedesco.

odio e paura su facebook - SocialWebMax

La ricercatrice ha “vissuto” per alcune settimane all’interno di gruppi e pagine Facebook tipo “Freie Medien” (in inglese, Free Media) che diffondono messaggi di odio e paura a tutte le ore.

Quotidianamente vengono pubblicati messaggi che insinuano, ad esempio, che ci siano “cavalli di Troia tra i migranti”, oppure che le Nazioni Unite consentano l’avvelenamento graduale dei prodotti alimentari.

Vivevo in un mondo parallelo che mi riempiva di odio“, ha detto la Wild, “occorre un grande sforzo per uscirne“.

 

La posizione di Facebook.

Lo scorso Gennaio Facebook, attraverso un post del suo fondatore e CEO Mark Zuckerberg, ha comunicato di aver modificato radicalmente il proprio algoritmo.

Il nuovo newsfeed personalizzato viene ora alimentato in modo completamente diverso, dando la maggior parte dello spazio ai post di amici e parenti perché, “in base ad una ricerca interna” dicono “è meglio per il nostro benessere usare i social per connetterci con persone alle quali teniamo, mentre leggere passivamente articoli o guardare video (sebbene siano divertenti o informativi) può non essere salutare per il nostro stato d’animo.

Ottimi propositi, in teoria.

Non possiamo però dimenticare che Facebook è un’azienda quotata in borsa che trae il 98% del suo fatturato (oltre 40 miliardi di dollari) dalla vendita di pubblicità basate sui dati sensibili degli utenti; le aziende acquistano spazi confidando nella capacità del social di intercettare interessi e bisogni latenti di un pubblico enorme (oltre 2 miliardi di persone).

odio e paura su facebook - SocialWebMax - facebook utili 2017 cut

Ne consegue che la modifica dell’algoritmo ha drasticamente ridotto le visualizzazioni spontanee delle pagine (quelle cioè non a pagamento) ed alzato i costi di quelle sponsorizzate.

Dal punto di vista del social come azienda riteniamo non ci sia nulla di male, davvero qualcuno pensava di poter sfruttare commercialmente Facebook gratis in eterno?

 

Facebook e le notizie.

Il problema dell’aumento di odio e paura su Facebook è legato al fatto che, in base al nuovo algoritmo, l’attendibilità delle fonti di informazione dipende dalle scelte degli utenti: quanto più una notizia viene commentata e condivisa, tanto più verrà considerata vera dal social ed avrà visibilità spontanea.

Se amici e parenti condividono o commentano regolarmente fake news o articoli che suscitano paura ed odio, si innescherà un pericoloso vortice di eco impossibile da fermare anche dopo smentite autorevoli ed oggettive.

È importante che Facebook sia un luogo in cui le persone possono confrontare le proprie idee“, aveva dichiarato Zuckergerg. “Il dibattito fa parte di una società sana.  Non c’è posto per l’odio nella nostra comunità“.

odio e paura su facebook - SocialWebMax - zuckerberg

Il cambio di algoritmo è costato caro a Zuckerberg il cui titolo in borsa ha perso 3,3 miliardi di dollari dopo l’annuncio (foto e notizia TheBlaze.com).

 

Odio e paura su Facebook: il fallimento dei piani di Zuckerberg.

I contenuti che scatenano emozioni come l’odio, la rabbia e la paura guadagnano terreno. Sono le conclusioni di una vasta ricerca condotta da HuffPost utilizzando i dati del sito Web “10000Flies.de“. Questo sito tedesco misura le interazioni (like, reazioni, commenti e condivisioni) generate dai contenuti sui social media ed elenca gli articoli di maggior successo ogni giorno.

Sono stati analizzati i 20 post di maggior successo quotidiani nei mesi di Gennaio 2017, Luglio 2017 e Gennaio 2018, per un totale di 1860 post.

Scopo della ricerca: individuare tra i 20 contenuti di maggior successo di ogni giorno qual è la percentuale di articoli pubblicati allo scopo di suscitare emozioni come odio, rabbia, indignazione e paura.

La prima considerazione è che gli articoli che suscitano emozioni come odio e paura su Facebook hanno avuto un ruolo più importante a Gennaio 2018 rispetto a Luglio e Gennaio 2017, evidenziando quindi un trend in crescita.

Anche mezzi di comunicazione di nicchia, di dubbia provenienza, riuscivano a competere con i principali media usando proprio argomenti altamente polarizzanti (spesso falsi).

Ad esempio le storie riguardanti crimini nei quali sono coinvolti soggetti con probabile background migratorio.

odio e paura su facebook - SocialWebMax - rabbia

 

I numeri della ricerca.

Non solo è aumentata la percentuale di questi articoli nei primi 20, ma anche le interazioni degli utenti con questi articoli.
A Gennaio 2017, il numero di interazioni era di 3,3 milioni, un anno dopo era 3,7 milioni (+12%).

A Gennaio 2017, il 36% degli articoli nella classifica dei 20 migliori di “10000Flies.de” erano basati sulla paura.
Questa cifra è salita al 38% a Luglio e nel Gennaio 2018 ha raggiunto un preoccupante 50%.

Ogni giorno, la metà degli articoli più condivisi e commentati arriva da fonti dubbie e riguarda notizie che suscitano emozioni come rabbia, odio e paura.

Analizzando le singole fonti, la portata sui social media del sito di notizie di destra “Epoch Times” è cresciuta quasi del 15%, anche se il sito non si colloca nemmeno tra i primi 50 siti di notizie più letti in Germania. Il sito di teorie della cospirazione “Journalistenwatch” ha registrato una crescita quasi del 90% nello stesso periodo. Il giornale conservatore di destra “Junge Freiheit” è salito del 56%.
Senza i social media ed i loro algoritmi, siti come “Epoch Times” non sarebbero mai in grado di competere con siti di notizie consolidati.

L’articolo “Ratisbona: due afghani di 17 anni hanno picchiato brutalmente gli agenti di polizia” dal “Epoch Times” era in testa della classifica “10000Files” il 14 gennaio.
Un altro articolo di “Die Welt“, “Rifugiato ha detto di aver abusato di una bambina di 4 anni figlia della sua famiglia adottiva” ha scalato la classifica il 21 gennaio.

Ciò si traduce in una distorsione che non riflette la realtà. In Germania, la percentuale di immigrati coinvolti in reati penali nel 2016 è stata del 14,5%.
Le cifre per il 2017 non saranno disponibili fino alla primavera, tuttavia possiamo immaginare che i numeri saranno abbastanza simili a quelli all’anno precedente.

 

Facebook: un mondo parallelo?

Facebook sembra essere diventato un luogo che non riflette più la realtà della vita della maggior parte dei suoi utenti e del pubblico in generale, tuttavia rischia di condizionarla.

Si moltiplicano i contenuti estremi, xenofobi e razzisti, mentre altri tipi di contenuti di solito spariscono.

Lungi dal portare l’illuminazione, i social media stanno diffondendo veleno e rappresentano una minaccia alla democrazia.
The Economist (Novembre 2017)

odio e paura su facebook - SocialWebMax - reazione chimica

Ci siamo permessi di reinterpretare il celebre disegno, adattandolo all’argomento del post.

 

Odio e paura su Facebook: notizie “dall’interno”.

Le recenti dichiarazioni di alcuni personaggi che hanno contribuito alla progettazione ed alla crescita di Facebook lasciano profondamente sgomenti e vanno lette per comprendere meglio l’entità del problema:

Gli strumenti che abbiamo creato stanno iniziando a erodere il tessuto sociale ed i meccanismi su cui si fonda la società stessa.

Viviamo in un mondo dove è facile confondere verità e popolarità. Con i soldi puoi amplificare qualsiasi cosa tu voglia e convincere la gente a credere in ciò che diffondi: se è popolare allora è vero. E ciò che non è popolare potrebbe non essere veritiero. “

(Chamath Palihapitiya, ex Manager di Facebook, intervista alla CNBC)

 

“Il social di Zuckerberg sfrutta le vulnerabilità psicologiche umane alimentando paura e ansia di restare esclusi dal flusso inarrestabile di notizie, vere o false che siano”
“Cambia letteralmente il tuo rapporto con la società, l’uno con l’altro. Probabilmente interferisce con la produttività. Dio solo sa cosa sta facendo al cervello dei nostri figli

(Sean Parker, ex Presidente ed investitore di Facebook, intervista a The Guardian)

 

Odio e paura su Facebook: le conseguenze.

Sociometrica, con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale di Expert System, ha analizzato 150.000 contenuti a sfondo politico nei 2 mesi precedenti alle elezioni italiane del 4 Marzo 2018 (report completo – molto interessante – qui).
Catalogando e riconoscendo 80 tipi di emozione (ansia, gioia, felicità, rabbia, coraggio, odio, orgoglio, ecc.), si è potuta formare la mappa del sentimenti degli elettori, eccola:

odio e paura su facebook - SocialWebMax - sociometrica

 

Appare abbastanza evidente come i sentimenti predominanti siano tutti fortemente negativi, decisamente troppi anche al netto di una legittima e fisiologica preoccupazione per il futuro.

E tu cosa ne pensi?

Lascia il tuo commento oppure contattami direttamente.

Come devo gestire la mia pagina Facebook? - SocialWebMax

Come devo gestire la mia pagina Facebook?

Meglio gestire direttamente la pagina Facebook, rivolgermi ad un Consulente o ad un Social Media Manager?

Se stai leggendo questo articolo, probabilmente hai pensato di aprire una pagina Facebook o ne hai già una ma non ti soddisfano i risultati che hai ottenuto finora.
In questo articolo valuteremo insieme 3 diverse opportunità con vantaggi e svantaggi, affinché tu possa scegliere al meglio.

Come devo gestire la mia pagina Facebook? - SocialWebMax

 

Cos’è la pagina Facebook?

Nel nostro lavoro di consulenza, incontriamo quotidianamente persone (imprenditori, commercianti, professionisti, artisti) che ancora non hanno ben chiaro cosa sia o che ne hanno una visione imprecisa o incompleta.

Spesso si tende ad accostare la pagina Facebook al sito web partendo dalla giusta premessa che si tratta di vetrine virtuali; alcuni ormai rinunciano addirittura al proprio sito optando esclusivamente per la pagina Facebook (o per il profilo personale!): la si vede più semplice da creare e da gestire dato che non richiede conoscenze di programmazione e può essere aggiornata in modo totalmente autonomo.

Escludiamo subito il profilo personale, che non è assolutamente concepito per un uso professionale e commerciale del Social: niente statistiche, nessun tracciamento, impossibile targettizzare i messaggi e creare promozioni o pubblicità, solo per elencare le principali differenze.

La pagina Facebook è uno straordinario mezzo di comunicazione ed interazione che consente di raggiungere il proprio pubblico, esistente o potenziale, grazie ad avanzati sistemi di promozione, monitoraggio ed analisi.

Pagina Facebook contatti - SocialWebMax

 

Pagina Facebook e sito web.

Quali sono dunque le principali differenze tra il sito e la pagina Facebook? Facciamo il punto.

La pagina Facebook è uno spazio gratuito dato in gestione dal Social a chi ne è amministratore, ma non proprietario.

Molti non hanno mai preso in considerazione questo aspetto, malgrado sia estremamente importante: quando registriamo un dominio web (es. www.miosito.it) stipuliamo un contratto simile a quello di affitto immobiliare, sostanzialmente dobbiamo rispondere solo alla Legge di ciò che avviene nel nostro spazio e nessuno può togliercelo (al netto di problematiche tecniche o sentenze definitive di condanna inerenti ai contenuti).

La pagina Facebook invece è uno spazio che ci viene concesso di gestire, che può esserci tolto in caso di violazioni delle normative interne del Social (che possono cambiare) e per il quale non possiamo vantare alcun diritto.

Il sito web rappresenta un punto di riferimento stabile ed autorevole, necessario per fornire informazioni, gestire in modo autonomo l’eventuale e-commerce, intercettare la domanda nel momento esatto in cui si presenta attraverso la classica ricerca sui motori, pubblicare approfondimenti, notizie, curriculum, portfolio e tutto quel bagaglio di crediti che ogni azienda, professionista o negozio ha accumulato nel suo percorso.

Il sito web è quel luogo in cui chi cerca i nostri prodotti o servizi deve trovarli, pronti a rispondere alla necessità.

La pagina Facebook è il luogo perfetto per comunicare, creare relazioni, incuriosire, promuovere ed intercettare la domanda latente (quella ancora non espressa mediante ricerca specifica).

In entrambi i casi inoltre è possibile creare delle inserzioni pubblicitarie per aumentare la visibilità dei nostri contenuti intercettando:

  • la domanda diretta, attraverso strumenti come Google AdWords per aumentare il traffico verso il nostro sito
  • la domanda latente, usando Facebook Ads per raggiungere il target potenzialmente interessato a noi

Pagina Facebook domanda - SocialWebMax

 

Creare la pagina Facebook.

Grazie alla procedura guidata passo-passo, è relativamente semplice creare la propria pagina, tuttavia è altrettanto facile commettere errori grossolani nell’inserimento delle informazioni, nella scelta delle immagini, nella configurazione generale.

L’aiuto di un professionista può rivelarsi decisivo per una migliore e più efficace comunicazione, fin dal primo post e dall’apertura della pagina stessa.
Si può scegliere di affidarsi ad un Social Media Manager, oppure di formare una risorsa interna alla propria azienda che sia in grado di creare e gestire al meglio il proprio spazio Social dopo aver frequentato un corso specializzato (in questo articolo di Bee Social, alcuni dei migliori corsi esistenti al momento in Italia).

In entrambi i casi lo scopo deve essere quello di individuare correttamente il “tono di voce” della Pagina e programmare una strategia di comunicazione che produca un ritorno dell’investimento in tempi ragionevoli.

 

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Gestire la pagina Facebook.

La pagina Facebook rappresenta, per chi la segue o ci si imbatte per qualsiasi ragione, un’opportunità di comunicazione diretta alternativa al telefono e più immediata della email.
È inoltre il luogo in cui trovare le prime informazioni riguardo attività, prodotti e servizi, essere aggiornati circa novità, promozioni, eventi.

Il tono confidenziale proprio dell’ambiente Social dovrebbe essere rispettato anche nella nostra pagina, l’utente si deve sentire tra amici, avere la percezione di essere un po’ dietro le quinte della nostra attività, ricevere in anteprima notizie o esclusive.

In ultimo, non certo per importanza, dobbiamo ricordare che le persone usano Facebook principalmente per divertimento, come passatempo per condividere con amici e conoscenti idee, musica, proposte, cause sociali, consigli, “gattini” e video simpatici.
Ne consegue che lo scopo principale della nostra presenza sul Social dovrebbe essere quello di coinvolgere, creare una comunità, far parlar bene di noi, costruire i presupposti per un sano passaparola.

 

Obiettivi da raggiungere nella propria pagina Facebook.

La nostra attività professionale sul Social dovrebbe cercare di ottenere i seguenti risultati online:

  • raggiungere tutti i potenziali clienti
  • coinvolgere
  • creare una comunità
  • interessare
  • trasmettere autorevolezza nel proprio campo
  • monitorare la nostra reputazione
  • risolvere diplomaticamente eventuali lamentele
  • cogliere un’opportunità in ogni critica
  • raccogliere spunti per innovazione e migliormenti
  • diffondere contenuti a persone realmente interessate
  • sperimentare continuamente, monitorando ed analizzando i risultati

 

Errori da evitare nella gestione della pagina Facebook.

Non abbiamo alcuna pretesa di esaurire qui l’argomento, tuttavia elenchiamo alcuni errori comuni che dovremmo evitare di commettere nel nostro spazio Social:

  • bombardare di messaggi pubblicitari
  • non rispondere ai messaggi diretti
  • cancellare commenti e recensioni sgradite
  • comunicare in modo unidirezionale
  • essere monotoni e ripetitivi
  • essere noiosi
  • fornire informazioni errate
  • diffondere contenuti a persone indubbiamente non interessate
  • mostrarsi assenti
  • pressare gli utenti affinché compiano azioni
  • pubblicare contenuti senza una logica, a caso o a necessità

 

Senza dimenticare la indispensabile necessità di comunicare possibilmente senza errori grafici o grammaticali.

 

Abbiamo visto quali dovrebbero essere gli obiettivi da raggiungere e gli errori da evitare nella gestione della pagina Facebook, esistono quindi 3 ipotesi:

  1. gestione autonoma della pagina
  2. consulenza preliminare o correttiva e poi gestione autonoma
  3. gestione in mano al Social Media Manager

 

Gestione Pagina Facebook autonoma, consulente o Social Media Manager - SocialWebMax

 

Vediamole separatamente, analizzando per ognuna i PRO ed i CONTRO.

 

Pagina Facebook, posso gestirla in autonomia?

Certamente! Attraverso lo studio e la pratica è possibile arrivare ad acquisire le necessarie competenze per una buona gestione del proprio spazio sui Social, tuttavia bisogna onestamente ragionare sulla reale disponibilità di tempo che abbiamo da dedicare a questa attività, avendo ben presente che si tratta di un altro lavoro rispetto al nostro.
Riusciremo a produrre contenuti in maniera costante, a monitorare e gestire i commenti, i messaggi e le eventuali critiche?
Riusciremo ad avere il tempo di creare e seguire la nostra comunità?

  • PRO: autonomia, risparmio economico, esperienza diretta.
  • CONTRO: richiede molto tempo di formazione, sperimentazione ed attività.

 

Pagina Facebook: il consulente.

Puoi eventualmente rivolgerti ad un professionista per una consulenza, che ti permetta di individuare e correggere alcuni errori e magari di ricevere suggerimenti per migliorare la tua attività sui Social; si tratterà di un investimento contenuto, una tantum, che potrebbe rimetterti rapidamente in carreggiata.

  • PRO: aiuto mirato a correggere o impostare l’attività Social, rapida formazione essenziale, risparmio economico.
  • CONTRO: rischio di interventi ulteriori successivi, tempo da investire nella gestione diretta.

 

Pagina Facebook: il Social Media Manager.

In alternativa puoi rivolgerti ad un Social Media Manager con il quale studiare insieme una strategia per ottenere il massimo dalla tua pagina Facebook.
Sulla base di uno o più incontri, avrai modo di esporre le tue aspettative e far conoscere la tua linea, insieme potrete studiare la miglior strategia per l’attività organica e, in base ai tuoi budget ed ai tuoi obiettivi, per la pubblicità. Potrai sempre controllare e verificare in tempo reale l’andamento dell’attività del Social Media Manager.

  • PRO: attività professionale, il tuo tempo e le tue energie restano dedicate al tuo lavoro, migliori risultati in tempi inferiori.
  • CONTRO: investimento economico.

 

A te la scelta!

Per maggiori informazioni contattaci e parliamone insieme.

Facebook e la deriva autoritaria - SocialWebMax

Facebook e la deriva autoritaria (post lungo, aggiornato).

Ha raggiunto quasi 2 miliardi di utenti attivi nel mondo ed è ormai la più grande realtà web ma Facebook, come ogni azienda, deve continuare a crescere. Fino a quanto?

Facebook e la deriva autoritaria - SocialWebMax

I numeri di Facebook.

L’ultimo aggiornamento ufficiale disponibile fotografa un’azienda sana, con un tasso di crescita impressionante ( +100% ) a fronte di spese aumentate in misura più contenuta ( +30% ).
Al netto di costi e tasse, l’azienda di Zuckerberg ha portato a casa un utile netto di oltre 10 miliardi di dollari nel 2016 (+ 177% rispetto al 2015).

In termini di lavoro, Facebook conta circa 13.000 dipendenti nel mondo (fonte Wikipedia, 2015).

Per poter meglio comprendere le dimensioni di questo gruppo, basti pensare che il fatturato del 2016 è stato di 28 miliardi di dollari (ne avevamo previsti 24…) e che la legge di stabilità italiana per il 2017 sarà di circa 27 miliardi di euro (28 miliardi di dollari, centesimo più, centesimo meno).

 

 

Facebook e la deriva autoritaria - Facebook 2016 - SocialWebMax

 

Gli utenti di Facebook attivi ogni mese nel mondo sono ormai circa 1,6 miliardi (quelli giornalieri superano abbondantemente il miliardo, circa il 66,1%).
Il gruppo conta anche 900 milioni di utenti Whatsapp, 800 milioni su Messenger, 400 milioni su Instagram.

Facebook e la deriva autoritaria - Facebook utenti Novembre 2016 - SocialWebMax

 

Malgrado siano oggettivamente numeri impressionanti, nell’immaginario collettivo Facebook rappresenta ancora poco più di una app, un passatempo.
Stiamo valutando l’entità della Società in base all’uso che ne facciamo.

Quasi tutte le aziende percepiscono ormai la necessità di esserci, ma ben poche ne hanno compreso l’importanza ed affidano al caso o all’improvvisazione la propria presenza sul Social.

Per non parlare del legislatore che a stento, ed in maniera incompleta, sta ancora cercando di affrontare l’introduzione della e-mail come strumento di comunicazione e possibile veicolo di truffe o reati vari.
Come spesso accade, tocca inevitabilmente alla giurisprudenza correre più rapidamente. Ne parleremo più avanti.

 

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Facebook: i numeri della concorrenza.

E gli altri? Siamo portati a dimenticarlo, ma esiste, sopravvive, tenta di resistere anche una concorrenza. Vediamo di cosa stiamo parlando.

Google 2015:

  • 75 miliardi di fatturato (FB 24mld)
  • 16 miliardi di utile netto (FB 8mld)
  • 62.000 dipendenti (FB 13.000)

Twitter 2015:

  • 2,21 miliardi di fatturato (FB 24mld)
  • -521 milioni di perdite nette (FB utili 8mld)
  • 3.860 dipendenti (FB 13.000)

Gruppo Sky Europe 2015:

  • 12,5 miliardi di fatturato (FB 24mld)
  • 2,5 miliardi di utile (FB utili 8mld)
  • 30.000 dipendenti (FB 13.000)

Amazon 2015:

  • 107 miliardi di fatturato (FB 24mld)
  • 596 milioni di utile netto (FB utili 8mld)
  • 270.000 dipendenti (FB 13.000)

Bank of America 2015:

  • -82 miliardi di perdite (FB 24mld)
  • 16 miliardi di utile (FB utili 8mld)
  • 210.500 dipendenti (FB 13.000)

Per quale motivo ho inserito anche il Gruppo Sky, Amazon e la Bank of America tra i competitors di Facebook?
Semplice: le ultime novità delle quali parleremo più avanti collocano l’azienda di Zuckerberg ben oltre i semplici confini del Social Network così come siamo abituati ad intenderli.

 

 

Facebook e l’informazione.

C’è stato un mondo in cui l’editoria faceva a meno di Internet, le persone andavano in edicola ed acquistavano quotidiani e periodici.

Poi è nato e cresciuto Google che ha cominciato a svolgere anche il ruolo di “aggregatore” di news, gli utenti della rete potevano cercare e trovare notizie da varie fonti per poi approfondirle sui siti dei vari editori online.

Era un sistema molto meritocratico, che consentiva anche a piccole testate di ottenere visibilità.
Sono nati così molti blog indipendenti di informazione, realtà cresciute fino a diventare veri e propri colossi dell’informazione (si pensi all’Huffington Post).

In quel momento però, la maggior parte degli editori non era strutturata per il web, non aveva strumenti per monetizzare il traffico e si illudeva di poter continuare a fare utili con il vecchio sistema degli abbonamenti (pay per read).

 

Facebook e la deriva autoritaria - Google News 2005 - SocialWebMax

Come appariva Google News nel 2005 – Fonte http://blogoscoped.com/archive/2005-10-02-n67.html

 

Contro Google News si scatenò una guerra mondiale, partita addirittura da Rupert Murdoch in persona (era il 2009).
L’accusa era quella di abituare gli utenti a leggere solo i titoli delle notizie, senza approfondire poi sui siti dai quali i titoli venivano presi.

In realtà Google News produceva all’epoca oltre 4 miliardi di click in uscita verso siti di news: 3/4 di coloro che leggevano i titoli su Google News andavano poi a leggere l’articolo sul sito dell’editore.

Oggi le polemiche sembrano essersi spente, i portali di informazione hanno imparato a monetizzare il traffico in entrata, accantonando le speranze di fare utili con gli abbonamenti, e cercano di ottenere maggior visibilità possibile, laddove si riesca ad ottenere.

A questo punto, nel nostro discorso subentra Facebook.

Nel 2009 infatti, mentre gli editori marciavano compatti in guerra contro Google News, iniziarono a diffondersi gli smartphone con relative app social (l’iPhone uscì nel 2008) e Facebook poteva contare già su 350 milioni di utenti nel mondo.

La maggior parte degli utenti oggi scorre la rassegna stampa in qualsiasi momento, ovunque si trovi, sul proprio smartphone.

Facebook e la deriva autoritaria - Facebook app- SocialWebMax

Esclusa una risibile minoranza che utilizza ancora Google News, oppure Twitter o gli utenti in via d’estinzione che sono abbonati alle app di qualche quotidiano, le notizie oggi si leggono su Facebook, semplicemente scorrendo la timeline.

Apparentemente è soltanto cambiato il “generatore di traffico”, da Google News a Facebook, la situazione per i publisher non è mutata, anzi forse è aumentato anche il traffico.

O forse non è esattamente così?

Google è un motore di ricerca e, nell’intento di restituire il miglior risultato possibile al proprio utente finale, analizza la rete, entra nel merito dei contenuti per verificarne l’aderenza all’argomento.

Facebook fa l’esatto opposto. Costruisce una timeline ad hoc per ogni utente, in base a parametri che non sono noti pubblicamente ma che certamente includono preferenze personali, interazioni e sponsorizzazioni.

Accade quindi che l’utente riceva le notizie da un numero limitato di fonti, nel 90% dei casi sempre le stesse, e che sia quasi impossibile per un editore riuscire ad aumentare il proprio traffico proveniente da Facebook senza ricorrere a sponsorizzazioni dei singoli contenuti.

Il risultato?

Per gli editori:

  • necessità ineludibile di investire massicciamente nella sponsorizzazione dei post su Facebook, riducendo i margini,
  • esigenza di creare contenuti con titoli accattivanti (al limite del click-baiting) nella speranza di traghettare parte di quel traffico verso il proprio sito,
  • obbligo di promozione della propria testata, oltre che dei propri contenuti, tentando di coinvolgere un maggior numero di utenti ed ottenere quindi più visualizzazioni organiche
  • impossibilità di agire sui parametri gratuiti che consentono agli utenti di trovare un contenuto specifico (ciò che per un sito è la SEO)

 

Per gli utenti:

  • mancanza di confronto plurale delle fonti dalle quali attingono alle informazioni, sono sempre le stesse,
  • impossibilità di (e quindi disabitudine alla) ricerca della singola notizia nel newsfeed, si seguono i trend topic. Punto.
  • inconsapevolezza dei meccanismi che regolano l’afflusso di notizie nella propria bacheca.

 

Le chiavi della sala di controllo dell’informazione sono dunque nelle mani di una sola azienda: Facebook.

 

 

Facebook e le ricerche.

Ogni giorno nel Mondo si effettuano 3,3 miliardi di ricerche su Google.

Ogni giorno nel Mondo di effettuano 1,5 miliardi di ricerche su Facebook.

Il Social Network a raggiunto circa il 50% dei volumi di ricerca del colosso Google.

Eppure non c’è alcun paragone in termini di accuratezza, per due ragioni principali:

  • Facebook al momento NON È un motore di ricerca
  • Facebook effettua ricerche sommarie solo all’interno della propria piattaforma

Facciamo un esempio?

Abbiamo provato a ricercare “comune di roma” e “roma capitale” su Facebook, ecco i risultati:

Facebook e la deriva autoritaria - Ricerca Comune di Roma - Facebook - SocialWebMax

 

In entrambi i casi, la pagina principale del Comune di Roma non appare, sebbene esista e sia ovviamente anche verificata, oltre ad avere più di 350 mila fans, probabilmente perché è stata creata con il nome “Roma-Comune” anziché “Comune di Roma”. Facebook non è in grado di riconoscere termini simili.
Facebook e la deriva autoritaria - Ricerca Comune di Roma - Facebook 01 - SocialWebMax

 

La stessa ricerca ha ottenuto risultati totalmente differenti su Google, come ovvio:

Facebook e la deriva autoritaria - Ricerca Comune di Roma - Google - SocialWebMax

A meno che Facebook decida di investire massicciamente nello sviluppo della propria piattaforma di search engine, un numero considerevole ed in costante crescita di utenti sta affidando le proprie ricerche ad un Social Network senza ottenere, nella maggior parte dei casi, risultati utili, pertinenti o affidabili.

L’unica cosa nota è che la ricerca interessa Facebook, sebbene in modo diverso da quello auspicato.

Gli ultimi aggiornamenti del sito consentono infatti di effettuare ricerche all’interno delle pagine: possiamo finalmente recuperare un post che avevamo letto su una pagina Facebook…
…a patto che noi si sia in grado di ricordare su quale pagina era il contenuto che cerchiamo.

Facebook e la deriva autoritaria - Ricerca Comune di Milano - SocialWebMax

 

Conclusioni: malgrado molti utenti usino Facebook per effettuare ricerche, il Social non sembra avere intenzione di diventare un motore di ricerca.
Google, attraverso le ricerche, porta traffico ai siti che indicizza, Facebook vuole solo aumentare il tempo di permanenza degli utenti sulla sua piattaforma. 

 

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Facebook ed i video.

Sul fatto che la comunicazione web dei prossimi anni sarà prevalentemente video credo non ci siano ormai più dubbi: esistono intere generazioni (i giovanissimi chiamati Generazione Z e gli adolescenti detti Millenials) che leggono poco o nulla, escludendo i testi scolastici obbligatori, saziando la propria inevitabile e puberale fame di conoscenza guardando ore ed ore di video online.

Anche in questo caso, molto si deve a Facebook che ha ormai raggiunto e superato Youtube per volumi giornalieri.

Youtube vs Facebook visualizzazioni - SocialWebMax

Se ogni giorno su Youtube vengono conteggiate 5 miliardi di visualizzazioni, Facebook ad oggi ne totalizza ben 8 miliardi.

Sono numeri impressionanti in entrambi i casi, niente da dire.

Fino alla fine del 2016, Youtube era la piattaforma preferita dalle aziende e dagli youtubbers perché, malgrado qualche visualizzazione in meno rispetto a Facebook, consentiva un ritorno economico derivante dai propri video.

Realizzare video con lo smartphone non basta più, sono finiti i tempi dei ragazzini nelle camerette, oggi la rete è bulimica di prodotti di qualità televisiva, soggetti accattivanti ed originali, audio e video perfetti, regia, costumi, luci… Tutto costa!

Grazie ad AdSense era ed è possibile ricevere una percentuale (infinitesimale, sia chiaro) di quanto il colosso Google guadagna sui nostri video, attraverso i clic che gli “spettatori” fanno sui banner o sui brevi spot all’inizio dei nostri contenuti.

Su Facebook invece i video consentivano solo di guadagnare in visibilità, accrescere il proprio pubblico, lasciando tutti gli incassi a Mark Zuckerberg e soci. Fino al 2016 appunto.

Facebook ha infatti annunciato da pochi giorni di aver iniziato a testare la pubblicità all’interno dei video e le condizioni, per i creatori di contenuti, saranno davvero interessanti: il 55% sul totale netto del guadagno per visualizzazione!

Prova Facebook invideo ad- SocialWebMax

Abbiamo provato ad immaginare come potrebbero essere, in un futuro prossimo, le nuove inserzioni nei video di Facebook.

Da quel che si legge in rete, i messaggi pubblicitari verranno mostrati dopo almeno 20 secondi di visualizzazione ed i video, affinché gli venga sovrapposta l’inserzione, dovranno essere lunghi almeno un minuto e mezzo in totale.

Questa mossa potrebbe affossare definitivamente Youtube, che rimarrebbe relegato a semplice archivio video online, mentre la maggior parte dei canali video di qualità si sposterebbe definitivamente e con gioia su Facebook dove, oltre ad avere maggior traffico, otterrebbero anche più soldi.

Se a questo aggiungiamo la possibilità di collegare regie televisive alle pagine Facebook (ormai già da diversi mesi), possiamo azzardare anche una previsione nefasta che riguarda i canali video tradizionali: gli investimenti si sposteranno in massa verso Facebook che consente, a differenza del vetusto e ridicolo sistema dell’Auditel, di targettizzare chirurgicamente i propri messaggi pubblicitari.

Dirette Televisive su Facebook - SocialWebMax

La diretta non è più soltanto un’opzione per smartphone, è possibile infatti trasmettere in diretta da una regia professionale. Facebook diventa una piattaforma televisiva.

 

Potranno quindi nascere nuove realtà che, pur partendo da zero, avranno a disposizione un pubblico enorme affamato di contenuti fruibili ovunque, gratuitamente.

Ecco spiegato il motivo del precedente confronto tra Facebook e Sky: a breve saranno due realtà in competizione, con la differenza che la prima ha costi inferiori e, al momento, nessun interesse alla produzione di contenuti.

Facebook si avvia a diventare una nuova enorme piattaforma televisiva mondiale, apparentemente gratuita, sulla quale tutti trasmetteranno o pubblicheranno i propri video, pagando per essere visti.

Come tutti i gestori di pagine hanno ormai appreso a proprie spese infatti, le visualizzazioni organiche si collocano tra l’1% ed il 10% (il contenuto pubblicato su una pagina che ha 1.000 fans viene visualizzato, senza sponsorizzazioni, da 10/100 persone mediamente) .

Conclusioni: Facebook si avvia a larghe falcate verso la distruzione della concorrenza diretta (Youtube) ed indiretta (TV tradizionale).

 

Facebook e la proprietà degli spazi.

Molte aziende ormai hanno avviato serie riflessioni interne circa l’opportunità, e la necessita, di spendere ancora per la realizzazione, l’aggiornamento ed il mantenimento di un proprio sito web.

La navigazione avviene sempre più da mobile, siamo ormai oltre al 70% di connessioni da smartphone e tablet contro un 30% da postazione fissa, il che richiede una doppia versione dei siti, oppure soluzioni responsive, con la difficoltà ed i costi per riuscire ad ottenere risultati omogenei e soddisfacenti.

Una valida alternativa è rappresentata dalle app che presentano però 2 problemi notevoli:

  • lo sviluppo di una app ha costi elevati di realizzazione
  • bisogna poi investire in pubblicità affinché la app venga scaricata ed usata

Aziende e web - SocialWebMax

Appare quindi evidente che molti comincino a guardare con occhi amorevoli l’opportunità offerta gratuitamente (…) da Facebook: la Pagina Aziendale.

Sorvolando sul fatto che possiamo aumentare la visibilità del nostro sito web, con un attento lavoro di indicizzazione e di SEO, mentre poco o nulla possiamo fare per ottenere il medesimo risultato su Facebook, a parte pagare, vorremmo qui affrontare un altro aspetto della questione: la proprietà.

Quando registriamo un dominio e creiamo un nostro sito, ne siamo proprietari e responsabili con oneri ed onori.
Possiamo, nel rispetto della Legge, scrivere, pubblicare, promuovere, vendere qualsiasi cosa a nostro esclusivo vantaggio.

Le regole sono chiare e di esse dobbiamo rispondere solo all’Autorità giudiziaria.

Quando invece apriamo una Pagina Aziendale su Facebook non siamo proprietari di nulla. Ci viene offerto gratuitamente uno spazio, come una sorta di sottodominio tipo www.facebook.com/latuaazienda riconducibile al/agli account dell’/degli amministratore/i all’interno del quale dobbiamo rispettare le regole imposte dal proprietario dello spazio: Facebook.

Pagine Facebook - SocialWebMax

Trasferire la propria azienda su Facebook significa rimettere tutta la propria attività online, la propria immagine, nelle mani di qualcuno con cui non possiamo nemmeno confrontarci: la nostra Pagina potrà essere chiusa in qualsiasi momento, senza alcuna spiegazione, semplicemente per violazione di termini che, ammesso e non concesso noi li si abbia letti, possono cambiare in ogni momento ed il mancato rispetto dei quali viene accertato e sanzionato senza alcun appello o onere di prova.

Conclusioni: stiamo rinunciando alla proprietà dei nostri siti web a favore di spazi concessi in comodato pseudo-gratuito senza alcuna garanzia di durata del contratto.

 

 

Facebook e la strategia di espansione.

Le aziende sono in competizione tra loro, è una basilare legge del mercato.

La strategia messa in atto da Facebook negli ultimi anni è chiara: acquisire o distruggere.

 

 

 

 

  • Skype: il primo software di messaggistica istantanea e chiamate/videochiamate in VoIP, nato nel 2003 ed acquisito da Microsoft nel 2011, è messo ora in serie difficoltà dai recenti aggiornamenti sia di Whatsapp che di Facebook Messenger. Infatti è ora possibile effettuare videochiamate con entrambe le applicazioni del Gruppo Facebook. Quanto potrà ancora sopravvivere Skype?

 

  • Youtube: abbiamo già visto nei paragrafi precedenti le importanti novità (dirette su Facebook, pubblicità nei video e campo ricerca all’interno delle pagine) che rappresentano di fatto l’attacco finale di Facebook a Youtube, quello che potrebbe segnare la fine del colosso video della famiglia Google. L’ultima mossa, in ordine di tempo, è l’arrivo delle dirette anche su Instagram.

 

  • LinkedIn: il popolare social “business oriented” per eccellenza è nelle mire di Facebook già da tempo che ha però ultimamente spinto sull’acceleratore. Sempre più spesso ci arrivano le richieste, da parte di Facebook, di inserire sul nostro profilo i dettagli che riguardano la nostra carriera professionale consentendoci di mantenere aggiornato il nostro curriculum. L’alibi è sempre quello di aiutarci ad avere un diario di ricordi completo, la nostra malizia ci porta a pensare che l’intento sia ben altro.
    AGGIORNAMENTO DEL 15/02/2017: Facebook introduce gli annunci di lavoro, potrebbe essere il colpo definitivo a LinkedIn.

 

Facebook è una banca.

La notizia è passata un po’ in sordina nel nostro Paese: a Novembre 2016, Facebook ha ottenuto il via libera dalla Banca Centrale Irlandese per la moneta elettronica, depositi e trasferimenti di denaro nell’Unione Europea.

Se aprono quindi per il Social nuovi orizzonti economici: prestiti, finanziamenti, money transfert, pagamenti, e-commerce e chi più ne ha, più ne metta.

Banca Facebook - SocialWebMax

Per spiegarla in maniera semplice e sintetica, ognuno di noi, azienda o privato che sia, potrà disporre di un “conto deposito” su Facebook attraverso il quale ricevere o inviare denaro, effettuare pagamenti, acquistare beni o servizi, eccetera.

Possiamo facilmente intuire che, in questo modo, Facebook entrerà direttamente in concorrenza con Paypal e con ogni altro istituto di credito online ed offline, potendo proporre, tra le altre cose, anche finanziamenti e prestiti.

Già ora, alcuni gestori di importanti account pubblicitari si sono visti proporre linee di credito legate ai propri volumi mensili.

Ecco spiegato il motivo per cui abbiamo accostato, all’inizio, Facebook alla Bank of America. E quest’ultima non dispone certo di 2 miliardi di correntisti.

 

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Facebook e l’e-commerce.

La prima novità riguardo il commercio elettronico si è avuta lo scorso Autunno, con il lancio di Facebook Marketplace.

In fase sperimentale, attualmente in Australia, Nuova Zelanda, Stati Uniti e Regno Unito, la nuova funzione consentirà di mettere in vendita ed acquistare articoli e servizi tra privati e disporrà di un motore di ricerca interno per trovare ciò che vogliamo.

La seconda novità è invece già attiva anche nel nostro paese, la Vetrina per le Pagine Facebook: il germoglio di un vero e proprio e-commerce all’interno del Social.

 

Esempio Vetrina Facebook - SocialWebMax

Al momento, si possono caricare facilmente gli articoli che compongono la vetrina, inserendo ogni dettaglio relativo a prezzo, dimensioni e spedizione, oltre ovviamente alle immagini; per formalizzare l’acquisto l’azienda può scegliere di rimandare al proprio sito esterno oppure di concludere l’iter internamente a Facebook con pagamento tramite PayPal o Stripe.

Tutto senza commissioni a Facebook.

Per ora…

Come abbiamo visto nel paragrafo precedente, Facebook consentirà, entro poco tempo, ad ogni utente (privato o azienda che sia) di aprire un conto online, probabilmente gratuito, attraverso il quale gestire invio di denaro e pagamenti.

Possiamo azzardare l’ipotesi che la prossima mossa sarà, una volta ben avviato l’e-commerce sulle Vetrine, quella di imporre il pagamento mediante conto Facebook?

Ecco spiegato il motivo per cui, all’inizio, abbiamo rapportato Facebook anche ad Amazon.

 

Facebook crea lavoro?

Tornando ai numeri del primo paragrafo, ciò che ha catturato completamente la mia attenzione è il rapporto tra fatturato e dipendenti. Rispetto agli altri “big”, Facebok ha bisogno di molto meno personale in rapporto all’utile generato. Proviamo a visualizzare graficamente il rapporto fatturato/dipendenti.

 

Facebook e la deriva autoritaria - rapporto fatturato-dipendenti 2- SocialWebMax

 

In sintesi, escludendo la Bank of America che è in perdita, se su Amazon abbiamo un dipendente ogni 400 mila dollari, in Facebook ne abbiamo uno quasi ogni 2 milioni di fatturato.

Significa senza dubbio aver ottimizzato al meglio i propri costi di personale, oppure essere riusciti a creare un’organizzazione in grado di generare utili anche con un numero risibile di dipendenti.

Avere pochi dipendenti significa però anche peccare in alcuni aspetti, come il controllo di ciò che gli utenti fanno sulla tua piattaforma.
Al momento il sistema di controllo su 2 miliardi di utenti non è noto, ma sembrerebbe mandato avanti da alcuni vaghi ed inefficaci software oltre a poco più di una decina di uffici con meno di venti dipendenti l’una.

Una recente sentenza del Tribunale di Napoli ottenuta dai legali della mamma di Tiziana Cantone (la ragazza suicida dopo la diffusione in rete di alcuni suoi video hard), tra i quali anche l’Avv. Massimo Melica che avemmo l’onore di intervistare l’anno scorso, ha riconosciuto le responsabilità di Facebook nel non aver rimosso i contenuti una volta segnalati.

Purtroppo però, nella medesima sentenza, si è accolto il ricorso di Facebook riconoscendo che quest’ultimo non è tenuto a controllare e a censurare preventivamente un contenuto.

In linea dunque con quanto deciso, solo un paio di anni fa, dal Tribunale di Torino che riconobbe la responsabilità di Youtube per il mancato controllo della violazione dei diritti d’autore a seguito di segnalazione del legittimo proprietario.

Conclusioni: il modello Facebook non genera occupazione per come siamo abituati ad intenderla, auspichiamo che vengano implementati i meccanismi di controllo anche attraverso l’impiego di nuovi dipendenti.

 

 

Facebook ed il confronto culturale.

Le nostre ultime considerazioni sono legate al famigerato algoritmo che crea la nostra timeline, ciò che decide cosa ci viene mostrato ogni volta che scorriamo verso il basso la nostra bacheca.

Non esiste possibilità di conoscerne in dettaglio le regole, sappiamo solo che viene determinata analizzando le nostre connessioni ed interazioni, consentendoci di ricevere le notizie che Facebook ritiene siano per noi più interessanti.

Ergo: più noi interagiamo con qualcuno, fruiamo dei suoi contenuti, maggiormente attingeremo da quella “fonte”.

Paraocchi - Facebook e la deriva autoritaria - SocialWebMax
Un po’ come se, andando in libreria, ci creassero un percorso chiuso per guidarci verso il reparto in cui sono esposti i libri dei nostri autori preferiti, all’inizio sarebbe certamente un servizio utile e comodo ma, con il tempo, contrarrebbe in maniera esponenziale il nostro mondo, eliminando quel necessario confronto culturale che ingenera i dubbi, che porta all’evoluzione ed alla libertà culturale dell’individuo.

Non è un caso se, proprio su Facebook, proliferano bufale, falsi allarmi, gruppi e correnti che sfruttano la nostra emotività, le nostre paure, per creare consenso o profitto.

In questo cocktail finale, ricordiamoci la direzione che sta prendendo Facebook: banca, e-commerce, televisione, news, comunicazione globale, gestione spazi, ecc.
Non è più un semplice Social Network ma un vero e proprio ecosistema, una sorta di web 3.0.

E poi, chissà, magari un giorno il proprietario della libreria potrebbe anche decidere di guidarci gradualmente dove vuole lui, portandoci a leggere quelle che lui ritiene novità adatte a noi…

Finché, presto o tardi, il proprietario della libreria potrebbe decidere di candidarsi alla Presidenza degli Stati Uniti e gli elettori, a quel punto, potrebbero non vederci nulla di male, tutto sommato.

 

Se hai resistito sino alla fine di questo infinito post, ritengo la tua opinione quanto mai preziosa e spero vorrai dedicarmi ancora qualche minuto per farmela conoscere, scrivendo il tuo pensiero nei commenti.

Grazie di cuore.

Max.

Diretta Facebook- guarda il mondo - SocialWebMax

Diretta Facebook: guarda il mondo con la Live Map.

Importante novità anche in Italia: con la Facebook Live Map hai accesso ai video in diretta Facebook del mondo intero!

Con l’ultima novità introdotta da Facebook, il mondo della comunicazione non sarà più lo stesso.

È infatti disponibile, sebbene non per tutti i dispositivi (al momento solo per la versione desktop), una nuova mappa che consente di visualizzare in tempo reale tutte le trasmissioni in diretta Facebook nel mondo.

Si può raggiungere la mappa, andando direttamente all’indirizzo https://www.facebook.com/livemap oppure cliccando sull’icona presente nella colonna di sinistra della propria “home page” Facebook, all’inizio della sezione “Applicazioni”, come mostrato nell’immagine seguente.

Diretta Facebook 001 -come accedere alla Facebook Live Map - SocialWebMax

Ecco come accedere alla nuova Facebook Live Map.

 

Com’è fatta la nuova Facebook Live Map?

La pagina si presenta snella ed intuitiva, sulla sinistra alcuni suggerimenti di dirette da seguire basate, al momento, sul numero di spettatori collegati.
Nella medesima colonna, in alto, un video che parte in autoplay, non necessariamente quello con il maggior pubblico.

Tutto il resto della pagina è una rappresentazione del planisfero con i confini politici degli stati.
La mappa è zoomabile e fornisce, man mano che la si ingrandisce, informazioni aggiuntive come i nomi degli stati e delle città principali, oltre ad una serie di pallini blu che indicano i punti di trasmissione delle varie dirette.

Diretta Facebook 002 - come appare la Facebook Live Map - SocialWebMax

Come appare la Facebook Live Map.

Come si esplorano i video in diretta Facebook?

Passando semplicemente il mouse su un qualsiasi pallino blu, è possibile vedere un’anteprima live con il nome della persona o della pagina che sta trasmettendo e gli spettatori collegati.
Si può quindi fare zapping tra migliaia di dirette in tutto il mondo, passando dal canale ufficiale di una squadra di calcio francese che trasmette la conferenza stampa, al fornaio siciliano che prepara i cannoli, all’evento di cronaca, alla sfilata di moda e chissà cos’altro.

L’anteprima consente inoltre di sapere da dove sono collegati gli spettatori, grazie a delle linee che uniscono il punto di trasmissione con quelli di “osservazione” possiamo avere un immediato colpo d’occhio dell’audience di quella determinata diretta Facebook.

Sono visibili solo i video condivisi in modo pubblico, quindi tutti quelli delle pagine e quelli dei privati che non hanno messo in atto restrizioni di privacy.

Diretta Facebook 003 - le anteprime dei video in diretta Facebook - SocialWebMax

Come appare l’anteprima video sulla Facebook Live Map, con le linee che collegano la fonte con tutti gli spettatori.

 

Una rivoluzione nel mondo della comunicazione?

Come abbiamo già avuto modo di osservare, le pagine Facebook devono ormai pagare per ottenere visibilità anche da parte dei propri fans.
L’unica attività che, al momento, consente di far inviare da Facebook una notifica immediata a tutti i fans è il video in diretta. La sensazione è che questo “regalo” potrebbe durare ancora per poco e che presto o tardi verrà eliminata la notifica automatica per le pagine, offrendola invece come opzione nelle campagne a pagamento. Staremo a vedere.

Quel che appare certo è l’impatto che i video in diretta Facebook hanno ed avranno sempre più nell’editoria e nell’informazione.
Potrebbero segnare anche la fine di Twitter che, fino ad oggi, ha goduto di una esclusiva di attenzione legata ai grandi eventi, grazie alla sua capacità di veicolare informazioni live facilmente raggiungibili grazie agli hashtag.
Immaginiamo un qualsiasi avvenimento sportivo, musicale, di cronaca e comunque di interesse nazionale o mondiale coperto live da decine o centinaia di video di utenti presenti sulla scena. Senza filtri, senza montaggio e tutti raggiungibili e geolocalizzabili grazie alla Facebook Live Map.

 

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Tre considerazioni finali: aziende, auditel e “villains”.

    • Tutte le aziende sono chiamate ad uno scatto in avanti verso il mondo della comunicazione video, dotandosi di risorse interne od appoggiandosi a professionisti esterni, per tenere il passo e raggiungere target sempre più ampi. Dovranno farlo mantenendo la propria identità e allo stesso tempo emozionando, coinvolgendo, portando sempre più pubblico a seguirle.
      È probabile poi che in futuro Facebook introduca la possibilità di promuovere i propri video nelle anteprime in evidenza (nella colonna di sinistra, per intenderci); questa opzione andrebbe ad accrescere la già ampia offerta pubblicitaria di Facebook e renderebbe questo social sempre più simile ad una piattaforma televisiva tradizionale.

 

    • Diremo finalmente addio all’Auditel ed a tutti gli obsoleti strumenti di monitoraggio degli spettatori, che tanto piacciono ai venditori delle grandi agenzie di comunicazione ed alle emittenti TV tradizionali?
      Avere un conteggio preciso ed in tempo reale degli spettatori di una diretta è il sogno di qualsiasi azienda che debba investire in testimonials per raggiungere un determinato target.

 

    • Non osiamo immaginare quale uso di questi strumenti potrà essere fatto da parte di persone, per usare un eufemismo, non completamente per bene…
      Avere la possibilità di trasmettere con uno smartphone, in qualsiasi luogo del pianeta ci si trovi, una scena che, per ovvie ragioni di tempo, non potrà essere vagliata da alcun tipo di censura se non ex post, rappresenta probabilmente la più grande conquista in termini di libertà di stampa e comunicazione, ma si porta dietro concreti rischi di un uso estremo che fatichiamo ad immaginare.

 

Avete già provato a guardare un video in diretta Facebook? E a trasmettere?
Quali sono le vostre impressioni? Cosa pensate di queste novità?

Attendiamo i vostri commenti!

Social Network, Serie TV e fedeltà 01 - SocialWebMax

Social network, serie TV e fedeltà.

Come si crea la fedeltà di un pubblico?
Quali aspetti hanno in comune le serie TV di successo e le celebrità Social?

Coinvolgimento del target.

I contenuti sono fondamentali ma, confrontando situazioni simili, ci accorgiamo che il pubblico cresce maggiormente, e soprattutto rimane fedele a lungo, quando si sente coinvolto nel racconto, quando ha la sensazione di far parte di una comunità.
Prendiamo ad esempio le serie televisive (chi non è più giovanissimo come il sottoscritto, a volte, si ostina a chiamarle telefilm).
Quando siamo spettatori di una serie diventiamo come una setta, parliamo in codice tra noi, ci appassioniamo alle vicende dei protagonisti, ci immedesimiamo nei personaggi, aspettiamo con ansia l’episodio successivo e, non ultimo, ci diamo appuntamento per commentare sui Social ciò che avviene “in diretta”.
Lo stesso accade con alcuni programmi televisivi che durano una stagione.

 

Pubblico definito.

Se pensiamo alle serie televisive di maggior successo, ci accorgiamo immediatamente che non sono per tutti. Chi crea, scrive, produce una serie parte dalla scelta del proprio pubblico, intercetta ed analizza un target per poi dar luce ad un progetto che potrà appassionare quest’ultimo.
Attenzione: non è solo questione di età o pulsioni, a nostro avviso vi è molta psicologia nell’analisi che precede la creazione di una serie.
Di solito, quanto più vasto è il pubblico potenziale, tanto più ardua sarà l’impresa di creare una comunità fedele.
Prova ne sia il proliferare di canali tematici di grande successo, dove possiamo trovare sempre contenuti affini alle nostre passioni.

Social, Serie Tv e fedeltà 02 - SocialWebMax

 

I programmi televisivi.

Se escludiamo i canali tematici, abbiamo oggi un panorama di televisioni generaliste che provano a tenere il passo ancorandosi alle fasce di orario, ai giorni della settimana ed ai conduttori che dovrebbero rappresentare, nell’immaginario collettivo, garanzia di gradimento per un determinato target.
Chi scrive è fermamente convinto che questo sistema sia destinato a morire entro pochi anni, per mancanza di pubblico e quindi di risorse economiche.

“Sono finiti i tempi in cui le famiglie tradizionali si riunivano il Sabato sera davanti alla televisione per guardare lo show o il lunedì per la visione del film.”

Ognuno di noi può scegliere cosa guardare, quando farlo e, soprattutto, non si deve più accontentare di una parentesi interessante all’interno di un grande e noioso show.

 

Eppure alcuni programmi TV funzionano ancora.

Ci sono in effetti programmi che riescono ancora ad appassionare il loro pubblico: alcuni reality show, talent show, ecc.
Sono una via di mezzo tra lo spettacolo per fans ed il fenomeno di costume: funzionano, quando riescono, perché il pubblico si appassiona ai concorrenti, vive le loro emozioni, si immedesima ed attende la settimana successiva per scoprire come andrà a finire.
Questo meccanismo innesca anche la voglia di confronto e commento in real time sui Social.

Lo abbiamo personalmente verificato nel corso dell’esperienza di Social Media Manager di Pierre Cosso, durante la trasmissione Ballando Con Le Stelle, su Rai 1.

 

Punti in comune tra serie e programmi TV.

Riassumendo: quali sono i punti in comune tra le serie ed i programmi TV di successo oggi?

  • Target definito
  • Immedesimazione
  • Ritualità
  • Creazione di una comunità
  • Socialità in real time
  • Attesa del prossimo appuntamento

 

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Youtubber e celebrità Social

Osservando attentamente le strategie messe in atto dagli Youtubber ed in generale dalle celebrità Social, ci si accorge che basano la propria popolarità utilizzando gli stessi identici espedienti descritti nel precedente paragrafo.

Come ha spiegato anche Anna Covone (Tutto Su Youtube) nella nostra intervista, esistono delle regole imprescindibili da rispettare per ottenere successo, regole che valgono per Youtube, come per Facebook, Instagram ed ogni altro social.
Si tratta di veri e propri comandamenti che chiunque voglia intraprendere il cammino di un uso consapevole e professionale dei mezzi Social dovrebbe tenere sempre a mente.

Social Network, serie TV e fedeltà - infografica - SocialWebMax

Definizione del Target.

Scegli accuratamente il tuo target, in base a ciò che sarai poi in grado di produrre.
Non vale la regola del “chiunque può essere interessato a me”.
Tutti mangiamo pane ma ogni forno avrà le sue specialità e dovrà necessariamente partire da quelle per individuare il suo target specifico.

“Se non conosci la tua direzione, non potrai mai raggiungerla.”

 

Facile immedesimazione.

Gli Youtubber piacciono tanto perché non si mostrano come fenomeni irraggiungibili: sono persone comuni che, con molta passione, buone doti comunicative e tanta creatività raccontano ciò che il loro pubblico vuole ascoltare, seguendo una linea ben precisa (senza smettere mai di sperimentare piccole novità).

Ogni spettatore ha la sensazione che, se solo lo volesse, potrebbe fare lo stesso.

 

Costante ritualità.

Questo è uno degli aspetti più complicati da recepire ed attuare ma, a mio avviso, indispensabili per ottenere buoni risultati.
Cadenzare gli appuntamenti con delle abitudini che li rendano “familiari”.
Nel marketing si definisce “family feeling” quella coerenza grafica, stilistica, cromatica che porta chiunque a riconoscere immediatamente un prodotto.
Frasi, hashtag, sigle, grafiche, espressioni del volto, ogni cosa può diventare rituale se ripetuta nello stesso modo.

 

Creazione di una comunità

Quanto appena detto, contribuisce alla creazione di una comunità di persone, chiamiamole followers per consuetudine, che ci sono fedeli, parlano con noi e di noi, scambiano opinioni e, se necessario, ci difendono da eventuali critiche.

Ciò che la televisione non può fare, diventa un obbligo in rete: interazione bilaterale tra noi ed il nostro pubblico.

E’ impossibile creare una vera comunità in rete se non interagiamo con essa, possibilmente con ogni componente di essa, almeno una volta.

Social Network, serie TV e fedeltà 04 - SocialWebMax

Vale la pena di spendere ancora qualche parola su quest’ultimo concetto.

Se analizziamo la soubrette televisiva che posta le sue foto su Instagram, sappiamo bene che difficilmente ritaglia del tempo per interagire personalmente con i propri followers.
Non bisogna però dimenticare che la sua popolarità è legata alla presenza in programmi televisivi, la maggioranza dei suoi followers è interessata al personaggio e non alla persona. O meglio, spera, attraverso i Social, di avere un canale preferenziale per conoscere la vita vera del personaggio ma spesso resta spettatore di uno spin-off del programma televisivo.

Lo Youtubber invece nasce, cresce e vive nella rete e da essa trae il proprio pubblico, quindi deve creare una forte comunità.

Lo stesso vale per un’azienda, un professionista, un’attività che voglia diventare “Social”: si può partire dal proprio pubblico esistente ma, per espandersi, è indispensabile lavorare per far crescere una propria comunità online, altrimenti si spenderanno tempo e risorse per comunicare con persone che potremmo in ogni caso già vedere ogni giorno (sto pensando al fornaio di prima).

 

Socialità in real time

Questo è un aspetto che anche molti programmi televisivi tradizionali hanno ben compreso e tentano disperatamente di assecondare, mentre i nativi della rete lo hanno già nel proprio DNA.
Come abbiamo evidenziato in precedenza, una percentuale sempre più alta di spettatori segue i programmi televisivi interagendo sui social, ecco quindi che le redazioni degli show si dotano di un team Social con il compito di lanciare hashtag, postare immagini live e mostrare i “dietro le quinte”.

Spesso però manca l’interazione bilaterale, gli utenti/spettatori quindi interagiscono tra di loro e, se tutto va bene e la trasmissione piace, voilà, nasce la comunità.

Lo Youtubber (e la web star in generale) sa bene che deve invece dedicare del tempo ai propri followers, deve rispondere ai commenti, alle critiche, ai suggerimenti che egli stesso (o ella stessa) richiede continuamente.

“La comunità sarà sempre fedele a qualcuno che risponde, interagisce direttamente e dà importanza al suo pubblico.”

 

Fissare sempre il prossimo appuntamento

Ogni programma televisivo che si rispetti si conclude con l’invito a seguire la puntata successiva, ricordando il canale, il giorno e l’ora della messa in onda e lanciando qualche piccola anteprima che crei curiosità ed attesa nel pubblico.

Lo stesso vale per le serie TV, al termine della puntata (che si conclude generalmente con qualche dettaglio lasciato in sospeso) viene dato appuntamento a quella successiva.

Nel web si assiste agli identici espedienti comunicativi che sono infallibili nel creare affezione: si dà appuntamento al prossimo post/video/foto, si cadenzano gli eventi secondo un calendario riconoscibile e facilmente memorizzabile (diretta Facebook tutti i Giovedì alle 19.00, prossimo video Youtube il Venerdì alle 21.00, ecc.) e si crea curiosità preannunciando il seguito.

 

Social Network e fedeltà: conclusioni.

In questo articolo abbiamo visto insieme quali sono i trucchi, che valgono in TV, nelle serie, come sul web, per creare fedeltà nel proprio pubblico.
Nel prossimo, vedremo come applicare questi trucchi nella comunicazione Social di un’azienda, di un professionista e come, da questo, trarre vantaggio e profitto.

Grazie per il commento che vorrai lasciare.

adwars Facebook contro Google - SocialWebMax

Google e Facebook stanno combattendo una guerra che potrebbe portare ad un drastico ridimensionamento degli sconfitti.

 

Lo scorso Marzo lessi un articolo su TechVibes che analizzava l’evoluzione del testa-a-testa ormai palesemente in atto tra i due grandi colossi della comunicazione web e, da allora, cominciai a porre maggior attenzione ai dati statistici, confrontando i risultati delle campagne che gestivo su entrambi.

Prima di raccontare il risultato di questa mia analisi, vorrei riassumere brevemente le differenze principali esistenti tra le due grandi piattaforme, Google e Facebook, partendo da ciò che sembra essere la loro stessa ragione di vita fino a giungere ad una valutazione su quale sia il miglior strumento pubblicitario, a beneficio di chi volesse approcciare questo tipo di marketing.

 

Il mondo di Google.

Nel 2016 diverranno maggiorenni coloro che non hanno mai visto internet prima di Google. Per meglio comprendere la portata del cambiamento nella ricerca e navigazione web avvenuta all’arrivo di Google, vediamo come si presentavano le home pages dei principali motori: MSN, Lycos ed Altervista.

 

AdWars - MSN - Lycos - Altervista - SocialWebMax

 

Una giungla di link, banner, colori, categorie, loghi, nella quale era oggettivamente complicato districarsi. I motori di ricerca erano centinaia e spesso fungevano anche da provider (vendevano connessioni internet, quando ancora occorreva un numero di telefono da chiamare con il proprio modem per entrare in rete) perdendo di vista il proprio obiettivo principale che sarebbe dovuta essere la ricerca.

Poi arrivò Google che cambiò ogni cosa.

AdWars - Google home - SocialWebMax

Una home page semplice, essenziale, fresca, che poneva la ricerca al centro con il massimo della focalizzazione. Anche i risultati venivano restituiti graficamente in modo chiaro e sintetico, senza banner, pubblicità o altro che avrebbe distolto l’attenzione, come avveniva invece su tutti gli altri portali di web search.

 

AdWars - Google - SocialWebMax

 

Da allora sono passati meno di 20 anni, la rete è cambiata profondamente e Google è diventato il colosso tecnologico che ora conosciamo, senza mai venir meno alla propria missione principale:

“scopo di Google è fornire i migliori risultati possibili a chi effettua una ricerca.”

L’introduzione della pubblicità non ha di fatto deviato il motore dalla propria rotta. Attraverso la piattaforma AdWords è possibile creare degli annunci testuali che compaiano in spazi prestabiliti (prime 3 posizioni in alto, in basso e nella colonna di destra) quando un utente ricerca parole chiave sulle quali abbiamo deciso di puntare.
Il posizionamento è determinato (in parte) da un meccanismo di asta per click.

AdWords esempio - SocialwebMax

Ecco dove compaiono gli annunci AdWords nelle ricerche Google.

 

Bisogna tuttavia ricordare che non basta pagare per “comprare” delle parole chiave, se Google consentisse questo smetterebbe di servire a qualcosa. Immaginiamo di cercare un famoso brand, tipo la Coca Cola, e che Google ci restituisse come primi risultati siti di abbigliamento, tappeti o elettrodomestici, semplicemente perché questi ultimi fossero stati disposti a pagare anche 50$ per ogni click verso il proprio sito pur di balzare in cima per la parola chiave “coca cola”. Avrebbe ancora senso cercare su Google?

Un parametro continua ad essere fortunatamente imprescindibile: la pertinenza. Direttamente dal supporto Google:

“Il fattore più importante da ricordare è che, anche se la concorrenza fa offerte più elevate della tua, puoi comunque ottenere una posizione migliore a un prezzo inferiore utilizzando parole chiave e annunci particolarmente pertinenti.”

Questo è ciò che, a nostro avviso, ancora consente a Google di mantenere la leadership nella ricerca ed è ciò che andrebbe sempre tenuto ben presente nel pianificare una campagna AdWords.

Ma Google non è solo ricerca, ci sono infatti molte altre possibilità di farsi notare con “Big G”, le tre principali sono:

  • Campagne display che offrono l’opportunità di pubblicare i propri banner all’interno di circuiti di siti privati. Anche in questo caso, la pertinenza è cruciale per ottenere un rapporto costi/risultati ottimale. Chi cliccherebbe sul banner del “Centro Carni Rubino” pubblicato su un sito di ricette per vegani?
  • Campagne video. Youtube è tutt’ora il più grande distributore di contenuti video al mondo ed offre il più ampio pubblico possibile, anche da mobile. È possibile inserire banner o video promozionali in contenuti di altri soggetti, mantenendo fede sempre al comandamento della “pertinenza“!
  • Campagne di remarketing. Grazie ai famosi “cookies” riusciamo a raggiungere gruppi di utenti che sappiamo aver compiuto azioni sul nostro sito (chi ha cercato un articolo in vendita, chi ha letto un determinato contenuto, chi ha abbandonato il carrello, ecc) ed a confezionare messaggi promozionali estremamente personalizzati e, quindi, efficaci.
Google adv - SocialWebMax

Le principali tipologie di annunci pubblicabili con Google.

 

In sintesi Google consente tre macro tipologie di campagne pubblicitarie sui propri mezzi:

  1. Annunci su ricerca: in base alle parole chiave ed alla pertinenza di annunci e sito di destinazione, possiamo “spingere in alto” la nostra attività tra i risultati, andando ad intercettare qualcuno che ha espresso una necessità ed ha cercato una soluzione.
  2. Annunci su target: riusciamo a raggiungere persone potenzialmente interessate alla nostra attività pubblicando annunci e banner su contenuti visti da un pubblico simile o uguale al nostro.
  3. Annunci personalizzati: possiamo comunicare in modo chirurgico con persone che hanno compiuto azioni precise, attirando inevitabilmente la loro attenzione.

 

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Il mondo di Facebook.

Arrivato in Italia all’inizio del 2008, Facebook può contare oggi circa 28 milioni di account che, al netto dei fake e dei doppioni, possiamo restringere a circa 25 milioni di utenti/mese ed a circa 20 milioni di utenti/giorno.

Lo scopo “morale” di Facebook è connettere persone, incoraggiando l’interazione e la condivisione di contenuti, quello “economico” è aumentare il numero degli utenti, rendere più precisa la loro profilazione ed accrescere il tempo di permanenza sul social aumentando il numero di annunci visualizzati.

Milioni di utenti, ogni giorno, passano una media di 2 ore su Facebook, scorrendo immagini, guardando video, commentando, condividendo, interagendo o anche solo spiando ciò che fanno gli altri in quella che può ragionevolmente essere definita come la più grande piazza esistente.
Si tratta di un mezzo generalista, come la televisione, che raggiunge praticamente tutti direttamente o indirettamente, in grado di creare fenomeni, amplificare reazioni, condizionare opinioni, entusiasmare, commuovere, avvicinare o allontanare persone ma che, a differenza della TV, pone al centro il singolo utente che si sente protagonista del proprio “canale”, la propria bacheca, nel quale arriva a raccontare tutto sé stesso, a rendere pubblico anche il proprio intimo, spesso senza alcuna attenzione alla privacy.

 

Quindi, in che modo Facebook può promuovere un’attività?

Facebook mette a disposizione degli utenti business una complessa ed articolata offerta di spazi pubblicitari a costi decisamente contenuti, con un monitoraggio ed una flessibilità di primissimo livello. L’ambizione è quella di poter raggiungere, con un minimo investimento, il proprio target di interesse e comunicare solo ad esso il nostro messaggio, aumentando le possibilità di penetrazione.

  • Post sponsorizzati. Da alcuni anni ormai, è necessario sponsorizzare i contenuti pubblicati sulle proprie pagine affinché vengano visualizzati dai propri fans, in questo modo però si può ottenere rapidamente un effetto volano.
  • Annunci. Veri e propri messaggi pubblicitari confezionati dall’inserzionista sotto forma di immagini, slide, video allo scopo di promuovere la propria pagina, il proprio sito (esterno a Facebook), eventi, offerte e molto altro. Ora si possono raggiungere anche gli utenti Instagram, usando la medesima piattaforma.
  • Remarketing. Mediante un codice di tracciamento da inserire nel proprio sito, si ha la possibilità di monitorare e circoscrivere i visitatori di ogni singola pagina allo scopo di confezionare per loro messaggi pubblicitari estremamente personalizzati.
Facebook adv - SocialWebMax

Principali tipologie di messaggi pubblicitari realizzabili su Facebook.

 

In sintesi, Facebook consente due macro tipologie di campagne pubblicitarie:

  1. Pubblicità in target: in base agli interessi ed alle informazioni volontariamente inserite dagli utenti, possiamo raggiungere dei target ristretti di potenziali interessati.
  2. Annunci personalizzati: possiamo mostrare annunci personalizzati a gruppi di persone (minimo 20) che hanno compiuto azioni precise all’interno del nostro sito.

 

Meglio Google o Facebook per la pubblicità?

La risposta è “dipende“.

Come abbiamo detto, Facebook è un media generalista che può essere usato per raggiungere, con costi relativamente bassi, dei target mirati individuabili attraverso parametri spontaneamente comunicati dagli utenti (come età, sesso, città, interessi, ecc.). Esattamente come la televisione o la carta stampata, è soggetto ad un margine di errore (non sempre gli utenti dicono la verità…) e, soprattutto, interagisce con il suo pubblico in momenti di relax.

Quando siamo su Facebook non abbiamo l’atteggiamento o la necessità di chi sta cercando qualcosa di preciso, vogliamo piuttosto sfogliare ciò che i nostri “amici” ci propongono per farci una risata, commuoverci, informarci, confrontarci. Un po’ come quando guardiamo la TV.
Spesso, mentre guardiamo la TV. Come raccontammo in precedenza, in base ad uno studio della Nielsen, il 47% degli intervistati dichiarò di navigare in rete mentre guarda la Televisione.

La nuova frontiera del marketing online è fatta di software in grado di sincronizzare campagne pubblicitarie su media diversi: in televisione vedo lo spot di un divano scontato, contemporaneamente nella timeline di Facebook mi compare l’annuncio con il tasto “compra” per traghettarmi direttamente alla piattaforma e-commerce dell’azienda.

TV e Social - SocialWebMax

Spot in TV ed offerta sui Social in contemporanea, la nuova frontiera dell’advertising.

 

Facebook si sta delineando sempre più come un media di contemporaneità, di immediatezza. Prova a ritrovare un post che avevi notato uno o due giorni fa? Impossibile! Il campo “ricerca” di Facebook serve unicamente a trovare utenti, pagine, eventi o gruppi ma non i singoli contenuti.

Questo vale anche per i video che, sebbene su Facebook possano beneficiare di tutta la potenza dell’autoplay, hanno una viralità molto rapida ed una vita molto breve.
Appare dunque evidente quanto sia indispensabile creare contenuti personalizzati e che sappiano sfruttare al massimo i trend del momento, piuttosto che martellare l’audience con i nostri annunci smaccatamente e fastidiosamente pubblicitari.

 

Google, al contrario, è colui che interroghiamo proprio nel momento in cui abbiamo una necessità. Pubblicare delle inserzioni su Google assomiglia ad essere presenti sui vecchi elenchi del telefono, quelli che si sfogliavano per cercare l’idraulico o la cartoleria (e che i diciottenni del 2016 non useranno mai, sebbene qualcuno si ostini ancora a stamparli…).

Ottimizzare l’investimento su Google significa però riuscire a creare contenuti ed annunci che possano trovarsi ai primi posti, altrimenti staremmo solo buttando i nostri soldi dato che il costo/contatto su Google è sensibilmente più alto rispetto a Facebook.

“Il posto migliore dove nascondere un cadavere è senza dubbio la seconda pagina della ricerca di Google” (cit.)

Non basta avere buoni annunci ed investire molto, bisogna anche produrre contenuti di valore, avere siti adatti ai dispositivi mobili (che veicolano ormai oltre il 70% del traffico, in crescita) e selezionare accuratamente le parole chiave sulle quali spendere.

Il vantaggio è che i contenuti prodotti non spariscono mai, sebbene siano soggetti ad “invecchiamento”, ma possono anzi accrescere la propria popolarità con il passare del tempo ed essere sempre reperibili. Questo vale anche per i video su Youtube che, grazie al motore di ricerca interno che consente a chiunque di cercare e ritrovare facilmente contenuti visualizzati tempo addietro, possono raggiungere un numero imponente di utenti e di visualizzazioni. Ecco perché ogni azienda dovrebbe creare un buon canale Youtube.

 

Ricerca video su Youtube - SocialWebMax

I contenuti caricati su Youtube possono sempre essere ritrovati grazie al motore di ricerca interno.

 

La diffusione di applicazioni come AdBlock, che consentono di eliminare quasi completamente i banner pubblicitari dalla propria navigazione, sta però riducendo i volumi di visualizzazione da desktop degli annunci Google e dei vari banner posizionati sui siti partner, cosa che non avviene con Facebook che gestisce gli annunci esattamente come dei contenuti genuini, che non vengono dunque intercettati dai filtri.

 

Campagne Facebook e Google: i risultati.

In base alla nostra esperienza degli ultimi mesi, possiamo dire di aver notato alcuni dati:

  • Minor costo/risultato per gli annunci Facebook (-40%)
  • Maggior traffico proveniente da Facebook a parità di investimento (+30%)
  • Maggior tempo sul sito per gli utenti provenienti da Google (+150%)
  • Maggior numero di pagine per visita per gli utenti provenienti da Google (+100%)
  • Maggior numero di conversioni per gli utenti provenienti da Google (+50%)

Sembrerebbe dunque Facebook in grado di garantire maggior visibilità a minor costo, sebbene sia ancora Google a fornire i contatti qualitativamente più concreti.

La nostra impressione è che mentre Google continua ad essere un efficiente “ufficio informazioni”, Facebook riesce a catturare meglio l’attenzione degli utenti adattandosi perfettamente a campagne istituzionali e di consolidamento dei brand che non prevedano necessariamente delle azioni immediate (a meno che queste non vengano sincronizzate con la TV, come detto prima).

Un brand nazionale o locale, ha la possibilità di emozionare, raccontare storie e coinvolgere, senza pretendere nulla dall’utente Facebook che però se ne ricorderà quando compirà azioni o dovrà effettuare scelte nell’ambito d’azione del brand memorizzato.

Al contrario l’utente Google vorrà continuare a trovare in tempi rapidi ciò che risponde meglio alla sua ricerca, nel momento in cui la effettua.

 

Forse Google rischia di finire schiacciato dalle sue stesse dimensioni?

Sempre più utenti effettuano ricerche utilizzando app specifiche e specializzate (Amazon per gli acquisti, Tripadvisor per hotel e ristoranti, Uber per i taxi, ecc.) ed in futuro potrebbero trovare spazio altri mini-motori settoriali che ruberebbero percentuali importanti di traffico.
Lo scorso Luglio, per la prima volta, Facebook è risultato essere la maggior fonte di click verso i siti di informazione, scavalcando il colosso Google News negli USA.

È in corso una storica rivoluzione?

Tornando al marketing, probabilmente la campagna ideale online è un giusto mix a medio termine che sfrutti Facebook per accrescere la fiducia nel marchio e Google per farlo trovare rapidamente; in quest’ottica continuiamo a pensare che la strada maestra passi attraverso i contenuti che possono produrre risultati eccezionali su qualsiasi canale e ridurre drasticamente il costo delle campagne.

Vogliamo infine consigliare due letture che abbiamo trovato molto interessanti perché provano ad immaginare il futuro prossimo del marketing online: “chi guadagnerà, in futuro, dalla pubblicità online” di Davide Pozzi (TagliaBlog) e “l’influencer marketing sta per affermarsi anche in Italia” di Riccardo Scandelari (Skande).

 

Grazie per i commenti che vorrai lasciare.

Per maggiori informazioni contattaci.

Gestire i commenti negativi - intervista al coach Paola Ricca - SocialWebMax

Come gestire i commenti negativi sui Social?

Abbiamo incontrato Paola Ricca, coach certificato ed ideatrice di Free Nauta, chiedendole qualche trucco del mestiere.

Davanti ad un ottimo caffè, non solo ci ha dato preziose indicazioni, ma ha messo a disposizione dei nostri lettori uno speciale webinar gratuito nel quale approfondire l’argomento!

Buona lettura 🙂

 

Si sente tanto parlare di Coaching, …come ideatrice del FreeNauta’s Coaching, ci puoi dire in due parole cosa fa un Coach?

Bella domanda! Sai essere un buon Coach solo quando riesci a spiegare cosa fai in 30 secondi … Vediamo se ci riesco.
Il mio lavoro è aiutarti ad avere successo usando quelli che altri chiamano difetti, e che invece per me sono “SUPER -DIFETTI”, ossia caratteristiche che ti appartengono e che sono da coltivare il più possibile per farti raggiungere i tuoi obiettivi in modo spontaneo e senza forzature (proprio come un “ FreeNauta”, un uomo che naviga libero ).

 

logo freenauta - SocialWebMax

 

Sembra interessante, dicci allora: cosa ci possiamo aspettare da un FreeNauta’s Coach?

Pensa per un attimo a quante ora lavori all’anno. E in tutta la vita? Ti sei mai accorto che ne sprechi tantissime a cercare di essere diverso da come sei intimamente, al fine di avere successo e raggiungere i tuoi obiettivi?
Ad esempio, se hai un capo sono certa che investi molto tempo per colmare quelle che secondo lui sono le tue aree di debolezza. Se invece sei autonomo “sudi” tutti i giorni per imparare a comportarti in modi che non ti vengono spontanei ma che hai visto usare dai tuoi concorrenti, o sbaglio?

Ecco, il punto è che tutte queste energie sono sprecate e cercare di cambiarsi non funziona e non funzionerà mai.

Lo dico sulla base di 17 anni di esperienza come manager in 4 grandi multinazionali (ho avuto il buon risultato di diventare Direttore a 36 anni 🙂 ), oltre che come Coach.
Quindi il mio lavoro è restituirti tutto quel tempo prezioso. Per farlo voglio che tutti i migliori concetti di Coaching ti arrivino in modo immediato e, soprattutto, ti rimangano in mente a lungo (o per sempre).
Per questo non ti propongo della teoria, ma lavoro solo con immagini e metafore. Se mi segui puoi diventare Coach di te stesso usando il colpo d’occhio.
Infatti, dato che ogni “SUPER-DIFETTO” è legato ad altri in una sorprendente rete di connessioni segrete, ho creato delle #MappeMentali che ti aiutano a orientarti… sono una selezione di immagini e metafore che ti faranno ricordare tutti i contenuti a lungo.

 

La tua è una community, che rapporto hai con i Social Network nel lavoro e nella vita privata?

Nel lavoro ne subisco un grande fascino perché mi diverte sapere in ogni momento come le persone reagiscono a ciò che faccio (anche se a volte è dura!) nella vita personale sono più parsimoniosa (passerei la giornata sui social dedicati alle immagini, ma mi trattengo).

 

Avere un’identità Social significa aprirsi agli altri e dover interagire con un’ampia varietà di reazioni e commenti generati da molteplici caratteri. Tu come ti poni nei confronti del tuo “seguito”?

Beh la mia opinione è che il mio seguito, criticandomi o non considerandomi, mi fa un grande servizio, mi evita di perdere tempo, quindi mi pongo in modo ricettivo e aperto a tutto ciò che il pubblico mi dice, anche quando non sono esattamente belle notizie (non tutti i giorni ci riesco, comunque l’idea è quella).

Gestire-i-commenti-negativi-intervista-al-coach-Paola-Ricca-content-SocialWebMax

Sempre più spesso capita di leggere commenti negativi sui Social o sui portali di recensioni.

 

Veniamo al punto: può capitare di ricevere commenti negativi, esiste una ricetta per gestirli al meglio?

Ebbene sì, ho una ricetta segreta ed è anche molto potente. E’ una breve visualizzazione che tutti possono usare subito. Quando ricevo un commento di qualsiasi tipo, me lo immagino impacchettato come un regalo. Dedicato a me e alla mia crescita. Prima di ‘aprirlo’ mi soffermo qualche istante a immaginare i vantaggi che potrò avere per il mio progetto se riuscirò a considerare il commento come un regalo, a prescindere dal contenuto. Mi aiuta ad evitare di dare delle rispostacce! Scherzo… comunque credo davvero sia importante capire che spesso ci sono migliori indicazioni per il nostro business in un commento negativo (o in una assenza di reazione, che è essa stessa un commento) che non in una sere di ‘Mi Piace’ acritici o superficiali.

 

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Quanto pensi possa incidere, in termini di immagine, la capacità da parte di un’azienda o di un professionista di gestire i commenti negativi o le aggressioni sui Social?

Da un punto di vista del Coaching,

“la capacità di reagire in modo efficace a un commento negativo è una abilità fondante.”

Significa che è una capacità che mette in campo così tante abilità elementari (distinzione tra fatti e opinioni, resilienza, ascolto attivo, consapevolezza, responsabilità, paradosso dell’eccellenza) che si può dire che chi sa gestire bene i commenti è (in termini potenziali) un talento innato del self-coaching.
In pratica se riesci a gestire bene un commento negativo puoi fare qualsiasi altra cosa. La cosa interessante è che tutto questo si può insegnare… e il bello è che basta visualizzare poche immagini.

 

Cosa intendi dire con “bastano poche immagini”, vuoi dire che non fai teoria… non ci credo! Cosa proponi per approfondire l’argomento?

Il mio lavoro si svolge on line e il mio intento è fare formazione su questi temi rendendoli accessibili a tutti attraverso la sola forza delle immagini.
Invito chiunque voglia imparare a trarre il massimo dai commenti negativi, al mio webinar gratuito dimostrativo “Non So Difendermi da una Critica_Super Difetto #2″ il 26 Novembre  alle 21.

 

Ecco una piccola anteprima:

 

Il webinar è ormai passato, ma il Coach Paola Ricca ci ha offerto la possibilità di concedere uno sconto speciale su corsi, webinar, consulenze a coloro che provengono dal nostro sito.

Invia una richiesta di informazioni a info@freenauta.it e comunica il codice SWM16SC che ti darà diritto ad uno sconto speciale!

Ringraziamo molto il Coach Paola Ricca per i suggerimenti e la straordinaria opportunità offerta ai nostri lettori.

Successo con YouTube - 3 consigli di Anna Covone #smwrme - SocialWebMax

Una conferenza coinvolgente quella di Anna Covone (TuttoSuYoutube) alla Social Media Week Rome: Anna ha disegnato un quadro completo dello scenario video attuale, dispensando consigli e “case history”. Al termine, ne abbiamo approfittato per farci dare qualche prezioso suggerimento.

Successo con Youtube: 3 consigli di Anna Covone 01 - SocialWebMax

 

Video su Facebook o su Youtube?

Il primo suggerimento di Anna Covone è quello di caricare video nativi su YouTube o su Facebook, senza linkare i primi sulla piattaforma di Zuckerberg perché in questo modo vengono penalizzati. Da quando è stato impostato l’autoplay, i video su Facebook ottengono enorme visibilità, a patto che siano nativi, appunto.
Ovviamente la creazione e l’editing del video devono adeguarsi al Social su cui quest’ultimo verrà pubblicato.

“Sebbene su Facebook i video raggiungano numeri importanti la loro vita su YouTube è decisamente più lunga.”

È bene sapere che un progetto editoriale su YouTube richiede investimenti importanti, non basta pubblicare contenuti riciclati o pubblicità create per altri media: nessuna strategia può fondarsi solo sul messaggio promozionale.

 

A cosa serve YouTube?

Anna ha diviso in 4 categorie di “scopo” i vantaggi che possono derivare dall’uso professionale di YouTube:

Awarness

  • associare il brand ad un prodotto
  • associare il brand ad uno stile di vita
  • diventare influencer di un target
  • aumentare la propria credibilità mettendoci la faccia

Engagement

“IMPORTANTE: Le dimensioni del pubblico non determinano la forza della community, meglio pochi ma buoni.”

Traffico

  • portare traffico sul proprio sito

Conversioni

A questo proposito, Anna Covone ha fornito importanti indicazioni:

“Non basta mettere una keyword per essere in serp, esistono query specifiche per apparire con un video nella serp.”

Google infatti cerca di individuare l’intento della ricerca, se cerco un’azione si presuppone il mio interesse verso un video.

Anna Covone - i segreti di YouTube alla SMWRME - SocialWebMax

Quali sono le query YouTube che fanno apparire un video in serp Google?

 

Tutte le query transazionali non comportano la visione del video in serp.

Google non inserisce dunque in serp video palesemente diretti alla vendita, la mission diventa quindi quella di usare i video per convertire, strutturando ad esempio i video come delle “landing pages“, usando cioè i pulsanti per linkare a pagine esterne create appositamente per approfondire gli argomenti trattati nel video.
Anna ricorda che tramite Analytics noi possiamo tracciare ogni singolo link, quindi avere un feedback dettagliato dei risultati ottenuti.

Un altro nuovo sistema utile per convertire sono le schede: si può infatti inserire un prodotto in vendita con il link “compra, ad esempio su Google merchant center.

“Esistono molti giovani che creano video con link di affiliazione da grandi portali ecommerce (come Amazon) , guadagnando dal proprio canale. Si tratta di un’opportunità molto concreta.”

 

Il video aumenta la comprensione del prodotto del 74%.

L’info marketing è dunque uno strumento molto efficace ma, dopo il “video info“, bisogna inviare il visitatore ad una landing riferita al prodotto.

Anna Covone ha ricordato un altro valore aggiunto di YouTube: “aiuta ad aumentare il valore di ciò che fai”.
Basti pensare che il 53% degli americani afferma che YouTube influenza i propri acquisti, un classico esempio sono gli “unboxing video” (quelli nei quali lo youtubber apre la confezione di un prodotto davanti alla telecamera e ne descrive ed analizza il contenuto) che arrivano ad ottenere numeri stratosferici di visualizzazioni.
Oltre il 60% degli americani tra i 13 ed i 24 anni acquisterebbe prodotti consigliati da influencer su YouTube.

Due classici esempi di YouTube Star:

“In termini di viralità”, ricorda Anna, “YouTube ha una piattaforma che favorisce il business essendo contemporaneamente: motore di ricerca, social network e blog personalizzabile”.

“Le persone vogliono essere emozionate, ispirate. Bisogna creare spirito di emulazione.”

 

Anna Covone alla SMWRME - SocialWebMax

 

Youtube e l’importanza del packaging.

La nascita di alcuni generi particolari di video ha portato molte aziende a curare il packaging in maniera maniacale; non solo per gli “unboxing“, abbiamo infatti scoperto che esiste una grande quantità di sfumature e di generi differenti di video virali quali:

  • Unboxing (apertura e descrizione prodotto)
  • Torture test (si sottopone il prodotto a test di resistenza)
  • Hauls (si mostra dettagliatamente o si indossa un articolo appena acquistato)
  • Pickup (consigli per conquistare ragazze)
  • How to (le classiche video guide)
  • Tours home (video in cui si mostrano le case)
  • Empties (si mostra e si descrive il contenuto delle borse portate a casa dopo lo shopping)
  • Giveaways (concorsi legati ai video con promozioni speciali per tempi prestabiliti)
  • Favorites (lo youtubber spiega le sue preferenze per un prodotto)
  • Vs. (il classico confronto fra 2 prodotti simili)
  • Parodies (video parodie di qualcuno o qualcosa)

 

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Youtube case history.

Anna Covone ha raccontato un paio di casi di successo per aiutare a comprendere l’importanza del canale e fornire ispirazione per i prossimi progetti:

  1. Claudio Di Biagio ed MSC Crociere: la compagnia ha lasciato il vblogger libero di agire e di creare nel suo stile ed ha confezionato un’offerta dedicata a coloro che avrebbero prenotato la “Crociera dei giovani” dai video dello Youtubber (#bellodemamma in crociera). Nel suo stile ed in totale trasparenza, Claudio nei suoi video ha spiegato che non sarebbe stato pagato da MSC per realizzare i video ma che avrebbe ricevuto una percentuale sulle prenotazioni provenienti dal suo canale. Una sfida dunque, per entrambe le parti e le sfide coinvolgono sempre.
  2. Gabriele Saluci e Trivago. Il portale aveva twittato “2 giorni a Barcellona con 200€, tutto compreso” ed il travel blogger ha sfidato il portale di viaggi che ha accettato. È nato l’hashtag #sfidalowcost con i relativi video, molto divertenti che hanno generato tassi di conversione decisamente alti.
  3. L’Oreal e Destination Beauty: la celebre azienda francese aveva un canale YouTube con 15 milioni di visualizzazioni ma solo 23 mila iscritti. Ha quindi creato un altro canale “Destination Beauty” nel quale sono persone vere a parlare di cosmetici, a provarli, ottenendo 505.000 visualizzazioni totali e ben 116.000 iscritti.

“Le views non sono obiettivi, su YouTube vince la spontaneità, l’autenticità.”

 

YouTube spiegato dallesperta italiana Anna Covone #smwrme - SocialWebMax

Anna Covone alla Social Media Week Rome #SMWRME

 

I consigli di Anna Covone per un progetto video di successo:

  • Attenzione a come si analizzano i dati: “Facebook pone a 3 secondi il tempo utile per contare la visualizzazione, Youtube monitora anche il tempo totale.”
  • Importante trovare e rispondere a domande che già ci sono, intercettare un’esigenza, “dobbiamo generare una community”.
  • Bisogna avere un progetto originale, efficace (deve produrre risultati ed essere compatibile con la strategia di marketing totale) e sostenibile (poter offrire sempre la stessa qualità con ritmi regolari).

Cosa funziona al 100% su Youtube?

  • QUALITÀ: devo superare ciò che già esiste. Completezza di contenuti, chiarezza.
  • INTRATTENIMENTO: sempre! La creatività è naturale estensione del nostro entusiasmo.
  • CALL TO ACTION: non dirette ma conseguenza del coinvolgimento creato.
  • STORIE: al centro non deve esserci il prodotto ma la storia.
  • NON SOLO VIDEO: costruire un brand, un personaggio. Bisogna umanizzare il brand e creare la community, non basta caricare solo video.
  • SEO SEEDING: un buon lavoro di SEO può aumentare i risultati fino al 50%.
  • EDITING: Nelle prime 24/48h Youtube fa salire i nuovi video per testarne le le performance, quindi mai pubblicare un contenuto non ottimizzato!

 

Al termine della conferenza, abbiamo potuto rivolgere alcune domande ad Anna riguardo il suo lavoro e chiederle qualche altro suggerimento professionale per raggiungere i migliori risultati con Youtube.

Quando hai cominciato ad essere youtubber? Avevi già un progetto o sei partita con l’idea di provare?

Assolutamente no! Lavoravo in azienda e TuttosuYouTube era solo un esperimento e un posto dove “appuntarmi” quello che, via via, imparavo di nuovo. Il canale e l’esperienza da YouTuber sono venuti qualche mese dopo ma, devo ammetterlo, anche in quel momento non c’era un progetto preciso quanto invece la consapevolezza dell’assenza di guide all’ottimizzazione che andassero oltre il caricamento di un video.

 

Come hai accennato nel corso della conferenza, quanto è importante creare un diverso editing per diversi canali (principalmente youtube e Facebook)?

Pensiamo che sono due ambienti diversi in cui i video vengono fruiti in maniera differente. Su Facebook i video vengono trovati in maniera casuale mentre su YouTube vengono appositamente cercati: questi e altri fattori influenzano il livello di attenzione sui video che a sua volta andrà a influenzare anche le nostre strategie di editing. 

 

Quanto è difficile spiegare le dinamiche di YouTube al titolare di un’azienda? In sintesi: cerchi tu i clienti o sei contattata da chi già conosce il tuo “stile”?

Far comprendere la natura sociale di YouTube è un’operazione ancora troppo difficile perciò io preferisco lavorare con clienti e aziende che siano già fortemente motivati ad utilizzare YouTube e soprattutto che ne comprendano l’importanza, che credano nello strumento. Sono i clienti a contattarmi tramite il mio blog, perché hanno visto un video, letto una guida oppure hanno assistito a una mia conferenza.

 

Potresti svelare 3 trucchi per creare un video di forte impatto?

In che settore? Per quale pubblico? Ecco, la situazione si complica. Io dico sempre che un video è un buon video quando dopo averlo visto, ti viene voglia di vederlo di nuovo oppure di farlo vedere a qualcun altro. Questo credo debba essere il risultato a cui puntare. Per video informativi, quindi di carattere meno leggero, un buon risultato si raggiunge quando la visione del video ci invoglia a rimanere in contatto con quel canale o quel personaggio. Quindi parte tutto dall’editing, dall’esposizione (se è un Vlog) e dalla capacità di ascoltare il pubblico; un pubblico che dovrebbe essere presente nella mente di chi scrive e realizza i video.

Non svelerò 3 trucchi ma ecco tre consigli per il successo di un canale:

– un buon editing e la capacità di sintesi nei video;
– una forte Mission del canale e un’identità visiva coerente con i valori e il pubblico;
– i video devono sembrare dialoghi e non monologhi. Non dimentichiamo le call-to-action!

 

Cosa consiglieresti a chi volesse oggi approdare da zero su youtube?

Vista la confusione che accompagna la nascita di molti canali YouTube, consiglierei innanzitutto di stabilire i propri obiettivi. Cosa voglio fare su YouTube e cosa rappresenta per me? Altrimenti avere un canale YouTue potrebbe risultare un’esperienza frustrante. Un secondo consiglio è quello di non sentirsi mai arrivati e cercare, video dopo video, di migliorarsi sempre di più. A volte i risultati su YouTube stentano ad arrivare… ma noi cosa facciamo per rendere migliori i nostri video?

 

Ultima curiosità: è ancora possibile creare un business regalando informazioni? Tu sei generosissima, come fai? Hai dei trucchi che non sveli a nessuno?

Secondo me è possibilissimo, una strada sicuramente più percorribile del guadagnare con il semplice advertising.
Io, per esempio, non guadagno direttamente dalla mia attività di informazione quotidiana ma indirettamente tutto ciò mi aiuta a risparmiare tempo nell’acquisizione di clienti e a poter scegliere più liberamente a quali progetti dedicarmi. A questo si affianca sicuramente la possibilità di poter fare delle pubblicazioni e dei corsi. Ci sono tantissimi business che utilizzano l’infomarketing in maniera più energica di quanto faccia io, ma la regola rimane sempre la stessa: solo seminando valore, si raccoglie valore.

 

 

Ringraziamo Anna per il suo tempo ed i suoi preziosi consigli.

Voi avete già un canale YouTube? Avete trovato spunti interessanti? Vi è venuta voglia di aprire un nuovo canale?

Raccontatecelo!

Minds 01 - SocialWebMax

Arriva dagli States, come sempre, il nuovo Social Network. Si chiama Minds ed è già scaricabile su Play Store, Apple Store, oltre che utilizzabile in versione web.

Minds 02 - SocialWebMax

 

Minds 03 - SocialWebMax

 

 

Basta visitare l’homepage per notare il layout accattivante, totalmente improntato sulle immagini: uno slide a tutto schermo di 4 bellissime fotografie che segnano già un’enorme differenza rispetto alle login page di tutti gli altri Social Network attualmente sulla cresta dell’onda.

Abbiamo così pensato di scaricare la app e registrarci subito, per meglio capire di cosa si tratta. Ecco il nostro account:

Minds 10 - SocialWebMax

 

La registrazione può avvenire sia via web che usando la app e si è liberi di registrarsi anche in forma anonima, dettaglio molto apprezzato da Anonymous che ha quindi deciso di appoggiare in pieno Minds con questo post su Facebook:

Minds 09 - SocialWebMax

 

Anche all’interno dei propri “Wall” (che sostituiscono i profili personali) si può personalizzare molto il layout, scegliendo colori, inserendo bio, link ai vari Social (manca Pinterest) ed impostando uno slide di immagini per il proprio banner, ognuno con un testo ed un link differente, come accade su molti template di siti web.

L’impostazione sembra essere proprio quella del sito o del blog personale infatti, oltre ai classici post con video, immagini o link, è possibile creare veri e propri post blog (per i quali scegliere anche il tipo di licenza tra 12 differenti GNU, Apache, CC, ecc).

Minds 06 - SocialWebMax

Blog page su Minds.

 

Quanto alla navigazione, possiamo dire che Minds riprende qualcosa dagli altri Social pur migliorando alcuni aspetti e colmando lacune, sotto ad ogni post troviamo queste opzioni:

  • ReMind“, la condivisione che ha lo stesso simbolo del Retwitt,
  • Embed“, fornisce il codice da incorporare per inserire il contenuto altrove,
  • Link“, compare il link al post da copiare ed incollare,
  • Vote Up“, è identico al “like” di Facebook,
  • Vote Down“, il famoso “non mi piace” che si sente spesso chiedere su Facebook .

La partecipazione e la maggior attività sul Social consentono di far guadagnare “crediti” che potranno essere poi spesi per ottenere maggior visibilità.

Minds 08 - SocialWebMax

 

La politica sembra essere quella di non trarre profitti dal Social in sé ma dai servizi web hosting, indicando chiaramente un’altra netta distinzione rispetto sia a Facebook che a tutti gli altri Social Network che si stanno invece via via aprendo alle politiche commerciali di sponsorizzazione dei contenuti.

Sempre per salvaguardare la privacy, un aspetto al quale in molti sono sensibili ultimamente, Minds offre un servizio di chat con crittografia che promette di essere al sicuro da qualsiasi intrusione, anche governativa.

Minds 07 - SocialWebMax

Al momento, la versione Alpha consente anche di creare gruppi; sebbene la community di Minds non sia molto affollata siamo sinceramente incuriositi da questo nuovo Social Network che continueremo a seguire con interesse.

Cosa ve ne pare? Ci vedremo su Minds?

Airbnb - viaggiare Social #SMWRME - SocialWebMax

Durante la Social Media Week Rome (#SMWRME) abbiamo avuto il piacere di ascoltare Matteo Stifanelli il quale, a soli 28 anni, è country manager Italia di Airbnb, il più grande portale mondiale di affitto turistico di case e stanze.

Matteo ha spiegato che l’idea vincente alla base di Airbnb è stata quella di mettere in contatto persone che hanno spazi da rendere disponibili per altri (dalle singole stanze ad interi castelli).
Come spesso emerge dai racconti delle startup di successo, l’idea in sé sembrò folle a coloro i quali si rivolsero i 3 giovani fondatori in cerca di fondi, ma loro avevano già provato sulla propria pelle il funzionamento del meccanismo ed erano quindi estremamente determinati nel voler realizzare il progetto.
Infatti a San Francisco avevano ospitato alcuni designer in occasione di una conferenza di design, tenutasi con la città in totale “overbooking” (senza più alcun posto disponibile nelle strutture alberghiere).

“Airbnb è nata nel 2008 da 3 studenti che volevano far dormire estranei a casa di estranei.”
“Si sono concentrati sulle poche persone che amavano il progetto, anziché sulle critiche. “

Così nel 2012, grazie al passaparola, sono cresciuti del 650%; apprendiamo poi che l’Italia è il terzo paese al mondo per uso di Airbnb con 140.000 appartamenti e 2,5 milioni di persone che già hanno usato il servizio.

“Alla base c’è una piattaforma che è anche un social, che consente di ampliare le conoscenze e le abitudini che funzionavano quando non esisteva il turismo di massa.”

In effetti, a pensarci bene, l’ospitalità di amici e conoscenti è sempre esistita; con Airbnb si è solo allargata perché grazie alla componente Social si estende la platea delle nostre “amicizie”.

“Non sono estranei che ospitano estranei ma persone che condividono un modo di viaggiare e si fidano di referenze sociali, è una scelta informata.”

C’è poi anche la voglia di conoscere e confrontarsi, laddove social e web reputation hanno un ruolo centrale, un’esigenza che il denaro non può intercettare, non si tratta infatti di professionisti dell’ospitalità.

Interessante l’analisi che Matteo Stifanelli fa sulle identità web:

“Andare online nascondendosi dietro un nick è stata una prima fase. Nella seconda fase emerge la realtà, sono davvero io e mi mostro, mi confronto per ciò che sono, è anche per questo che Airbnb porta le persone a conoscersi.”

Matteo porta un esempio pratico di successo da parte di Airbnb che non ha interferito, ostacolato né compromesso il business alberghiero: Expo2015.

“Dati i numeri del primo mese, si attendono 20 milioni di visitatori; Milano ha solo 55.000 posti letto.
Si può risolvere il problema solo sfruttando le risorse inutilizzate.
Ad esempio nei navigli ci sono solo 4 alberghi e 400 appartamenti su Airbnb che, evidentemente, non si tolgono business agli hotel, ma ne creano di nuovo.”

Qualche interessante numero riguardo alla navigazione che su Airbnb (come nel resto del web) è per il 65% delle prenotazioni da mobile (l’anno scorso era solo il 36%); bisogna considerare che il mobile web consente l’approccio ad intere generazioni che si sentono con esso molto più a proprio agio (e qui Matteo si riferisce non ai teenagers, come si sarebbe potuto immaginare, ma agli over 60).

“Per meglio gestire questi numeri, stiamo implementando l’instant booking”.

E voi, avete già usato Airbnb? Come vi siete trovati? Raccontateci la vostra esperienza!