Facebook e la deriva autoritaria - SocialWebMax

Facebook e la deriva autoritaria (post lungo, aggiornato).

Ha raggiunto quasi 2 miliardi di utenti attivi nel mondo ed è ormai la più grande realtà web ma Facebook, come ogni azienda, deve continuare a crescere. Fino a quanto?

Facebook e la deriva autoritaria - SocialWebMax

I numeri di Facebook.

L’ultimo aggiornamento ufficiale disponibile fotografa un’azienda sana, con un tasso di crescita impressionante ( +100% ) a fronte di spese aumentate in misura più contenuta ( +30% ).
Al netto di costi e tasse, l’azienda di Zuckerberg ha portato a casa un utile netto di oltre 10 miliardi di dollari nel 2016 (+ 177% rispetto al 2015).

In termini di lavoro, Facebook conta circa 13.000 dipendenti nel mondo (fonte Wikipedia, 2015).

Per poter meglio comprendere le dimensioni di questo gruppo, basti pensare che il fatturato del 2016 è stato di 28 miliardi di dollari (ne avevamo previsti 24…) e che la legge di stabilità italiana per il 2017 sarà di circa 27 miliardi di euro (28 miliardi di dollari, centesimo più, centesimo meno).

 

 

Facebook e la deriva autoritaria - Facebook 2016 - SocialWebMax

 

Gli utenti di Facebook attivi ogni mese nel mondo sono ormai circa 1,6 miliardi (quelli giornalieri superano abbondantemente il miliardo, circa il 66,1%).
Il gruppo conta anche 900 milioni di utenti Whatsapp, 800 milioni su Messenger, 400 milioni su Instagram.

Facebook e la deriva autoritaria - Facebook utenti Novembre 2016 - SocialWebMax

 

Malgrado siano oggettivamente numeri impressionanti, nell’immaginario collettivo Facebook rappresenta ancora poco più di una app, un passatempo.
Stiamo valutando l’entità della Società in base all’uso che ne facciamo.

Quasi tutte le aziende percepiscono ormai la necessità di esserci, ma ben poche ne hanno compreso l’importanza ed affidano al caso o all’improvvisazione la propria presenza sul Social.

Per non parlare del legislatore che a stento, ed in maniera incompleta, sta ancora cercando di affrontare l’introduzione della e-mail come strumento di comunicazione e possibile veicolo di truffe o reati vari.
Come spesso accade, tocca inevitabilmente alla giurisprudenza correre più rapidamente. Ne parleremo più avanti.

 

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Facebook: i numeri della concorrenza.

E gli altri? Siamo portati a dimenticarlo, ma esiste, sopravvive, tenta di resistere anche una concorrenza. Vediamo di cosa stiamo parlando.

Google 2015:

  • 75 miliardi di fatturato (FB 24mld)
  • 16 miliardi di utile netto (FB 8mld)
  • 62.000 dipendenti (FB 13.000)

Twitter 2015:

  • 2,21 miliardi di fatturato (FB 24mld)
  • -521 milioni di perdite nette (FB utili 8mld)
  • 3.860 dipendenti (FB 13.000)

Gruppo Sky Europe 2015:

  • 12,5 miliardi di fatturato (FB 24mld)
  • 2,5 miliardi di utile (FB utili 8mld)
  • 30.000 dipendenti (FB 13.000)

Amazon 2015:

  • 107 miliardi di fatturato (FB 24mld)
  • 596 milioni di utile netto (FB utili 8mld)
  • 270.000 dipendenti (FB 13.000)

Bank of America 2015:

  • -82 miliardi di perdite (FB 24mld)
  • 16 miliardi di utile (FB utili 8mld)
  • 210.500 dipendenti (FB 13.000)

Per quale motivo ho inserito anche il Gruppo Sky, Amazon e la Bank of America tra i competitors di Facebook?
Semplice: le ultime novità delle quali parleremo più avanti collocano l’azienda di Zuckerberg ben oltre i semplici confini del Social Network così come siamo abituati ad intenderli.

 

 

Facebook e l’informazione.

C’è stato un mondo in cui l’editoria faceva a meno di Internet, le persone andavano in edicola ed acquistavano quotidiani e periodici.

Poi è nato e cresciuto Google che ha cominciato a svolgere anche il ruolo di “aggregatore” di news, gli utenti della rete potevano cercare e trovare notizie da varie fonti per poi approfondirle sui siti dei vari editori online.

Era un sistema molto meritocratico, che consentiva anche a piccole testate di ottenere visibilità.
Sono nati così molti blog indipendenti di informazione, realtà cresciute fino a diventare veri e propri colossi dell’informazione (si pensi all’Huffington Post).

In quel momento però, la maggior parte degli editori non era strutturata per il web, non aveva strumenti per monetizzare il traffico e si illudeva di poter continuare a fare utili con il vecchio sistema degli abbonamenti (pay per read).

 

Facebook e la deriva autoritaria - Google News 2005 - SocialWebMax

Come appariva Google News nel 2005 – Fonte http://blogoscoped.com/archive/2005-10-02-n67.html

 

Contro Google News si scatenò una guerra mondiale, partita addirittura da Rupert Murdoch in persona (era il 2009).
L’accusa era quella di abituare gli utenti a leggere solo i titoli delle notizie, senza approfondire poi sui siti dai quali i titoli venivano presi.

In realtà Google News produceva all’epoca oltre 4 miliardi di click in uscita verso siti di news: 3/4 di coloro che leggevano i titoli su Google News andavano poi a leggere l’articolo sul sito dell’editore.

Oggi le polemiche sembrano essersi spente, i portali di informazione hanno imparato a monetizzare il traffico in entrata, accantonando le speranze di fare utili con gli abbonamenti, e cercano di ottenere maggior visibilità possibile, laddove si riesca ad ottenere.

A questo punto, nel nostro discorso subentra Facebook.

Nel 2009 infatti, mentre gli editori marciavano compatti in guerra contro Google News, iniziarono a diffondersi gli smartphone con relative app social (l’iPhone uscì nel 2008) e Facebook poteva contare già su 350 milioni di utenti nel mondo.

La maggior parte degli utenti oggi scorre la rassegna stampa in qualsiasi momento, ovunque si trovi, sul proprio smartphone.

Facebook e la deriva autoritaria - Facebook app- SocialWebMax

Esclusa una risibile minoranza che utilizza ancora Google News, oppure Twitter o gli utenti in via d’estinzione che sono abbonati alle app di qualche quotidiano, le notizie oggi si leggono su Facebook, semplicemente scorrendo la timeline.

Apparentemente è soltanto cambiato il “generatore di traffico”, da Google News a Facebook, la situazione per i publisher non è mutata, anzi forse è aumentato anche il traffico.

O forse non è esattamente così?

Google è un motore di ricerca e, nell’intento di restituire il miglior risultato possibile al proprio utente finale, analizza la rete, entra nel merito dei contenuti per verificarne l’aderenza all’argomento.

Facebook fa l’esatto opposto. Costruisce una timeline ad hoc per ogni utente, in base a parametri che non sono noti pubblicamente ma che certamente includono preferenze personali, interazioni e sponsorizzazioni.

Accade quindi che l’utente riceva le notizie da un numero limitato di fonti, nel 90% dei casi sempre le stesse, e che sia quasi impossibile per un editore riuscire ad aumentare il proprio traffico proveniente da Facebook senza ricorrere a sponsorizzazioni dei singoli contenuti.

Il risultato?

Per gli editori:

  • necessità ineludibile di investire massicciamente nella sponsorizzazione dei post su Facebook, riducendo i margini,
  • esigenza di creare contenuti con titoli accattivanti (al limite del click-baiting) nella speranza di traghettare parte di quel traffico verso il proprio sito,
  • obbligo di promozione della propria testata, oltre che dei propri contenuti, tentando di coinvolgere un maggior numero di utenti ed ottenere quindi più visualizzazioni organiche
  • impossibilità di agire sui parametri gratuiti che consentono agli utenti di trovare un contenuto specifico (ciò che per un sito è la SEO)

 

Per gli utenti:

  • mancanza di confronto plurale delle fonti dalle quali attingono alle informazioni, sono sempre le stesse,
  • impossibilità di (e quindi disabitudine alla) ricerca della singola notizia nel newsfeed, si seguono i trend topic. Punto.
  • inconsapevolezza dei meccanismi che regolano l’afflusso di notizie nella propria bacheca.

 

Le chiavi della sala di controllo dell’informazione sono dunque nelle mani di una sola azienda: Facebook.

 

 

Facebook e le ricerche.

Ogni giorno nel Mondo si effettuano 3,3 miliardi di ricerche su Google.

Ogni giorno nel Mondo di effettuano 1,5 miliardi di ricerche su Facebook.

Il Social Network a raggiunto circa il 50% dei volumi di ricerca del colosso Google.

Eppure non c’è alcun paragone in termini di accuratezza, per due ragioni principali:

  • Facebook al momento NON È un motore di ricerca
  • Facebook effettua ricerche sommarie solo all’interno della propria piattaforma

Facciamo un esempio?

Abbiamo provato a ricercare “comune di roma” e “roma capitale” su Facebook, ecco i risultati:

Facebook e la deriva autoritaria - Ricerca Comune di Roma - Facebook - SocialWebMax

 

In entrambi i casi, la pagina principale del Comune di Roma non appare, sebbene esista e sia ovviamente anche verificata, oltre ad avere più di 350 mila fans, probabilmente perché è stata creata con il nome “Roma-Comune” anziché “Comune di Roma”. Facebook non è in grado di riconoscere termini simili.
Facebook e la deriva autoritaria - Ricerca Comune di Roma - Facebook 01 - SocialWebMax

 

La stessa ricerca ha ottenuto risultati totalmente differenti su Google, come ovvio:

Facebook e la deriva autoritaria - Ricerca Comune di Roma - Google - SocialWebMax

A meno che Facebook decida di investire massicciamente nello sviluppo della propria piattaforma di search engine, un numero considerevole ed in costante crescita di utenti sta affidando le proprie ricerche ad un Social Network senza ottenere, nella maggior parte dei casi, risultati utili, pertinenti o affidabili.

L’unica cosa nota è che la ricerca interessa Facebook, sebbene in modo diverso da quello auspicato.

Gli ultimi aggiornamenti del sito consentono infatti di effettuare ricerche all’interno delle pagine: possiamo finalmente recuperare un post che avevamo letto su una pagina Facebook…
…a patto che noi si sia in grado di ricordare su quale pagina era il contenuto che cerchiamo.

Facebook e la deriva autoritaria - Ricerca Comune di Milano - SocialWebMax

 

Conclusioni: malgrado molti utenti usino Facebook per effettuare ricerche, il Social non sembra avere intenzione di diventare un motore di ricerca.
Google, attraverso le ricerche, porta traffico ai siti che indicizza, Facebook vuole solo aumentare il tempo di permanenza degli utenti sulla sua piattaforma. 

 

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Facebook ed i video.

Sul fatto che la comunicazione web dei prossimi anni sarà prevalentemente video credo non ci siano ormai più dubbi: esistono intere generazioni (i giovanissimi chiamati Generazione Z e gli adolescenti detti Millenials) che leggono poco o nulla, escludendo i testi scolastici obbligatori, saziando la propria inevitabile e puberale fame di conoscenza guardando ore ed ore di video online.

Anche in questo caso, molto si deve a Facebook che ha ormai raggiunto e superato Youtube per volumi giornalieri.

Youtube vs Facebook visualizzazioni - SocialWebMax

Se ogni giorno su Youtube vengono conteggiate 5 miliardi di visualizzazioni, Facebook ad oggi ne totalizza ben 8 miliardi.

Sono numeri impressionanti in entrambi i casi, niente da dire.

Fino alla fine del 2016, Youtube era la piattaforma preferita dalle aziende e dagli youtubbers perché, malgrado qualche visualizzazione in meno rispetto a Facebook, consentiva un ritorno economico derivante dai propri video.

Realizzare video con lo smartphone non basta più, sono finiti i tempi dei ragazzini nelle camerette, oggi la rete è bulimica di prodotti di qualità televisiva, soggetti accattivanti ed originali, audio e video perfetti, regia, costumi, luci… Tutto costa!

Grazie ad AdSense era ed è possibile ricevere una percentuale (infinitesimale, sia chiaro) di quanto il colosso Google guadagna sui nostri video, attraverso i clic che gli “spettatori” fanno sui banner o sui brevi spot all’inizio dei nostri contenuti.

Su Facebook invece i video consentivano solo di guadagnare in visibilità, accrescere il proprio pubblico, lasciando tutti gli incassi a Mark Zuckerberg e soci. Fino al 2016 appunto.

Facebook ha infatti annunciato da pochi giorni di aver iniziato a testare la pubblicità all’interno dei video e le condizioni, per i creatori di contenuti, saranno davvero interessanti: il 55% sul totale netto del guadagno per visualizzazione!

Prova Facebook invideo ad- SocialWebMax

Abbiamo provato ad immaginare come potrebbero essere, in un futuro prossimo, le nuove inserzioni nei video di Facebook.

Da quel che si legge in rete, i messaggi pubblicitari verranno mostrati dopo almeno 20 secondi di visualizzazione ed i video, affinché gli venga sovrapposta l’inserzione, dovranno essere lunghi almeno un minuto e mezzo in totale.

Questa mossa potrebbe affossare definitivamente Youtube, che rimarrebbe relegato a semplice archivio video online, mentre la maggior parte dei canali video di qualità si sposterebbe definitivamente e con gioia su Facebook dove, oltre ad avere maggior traffico, otterrebbero anche più soldi.

Se a questo aggiungiamo la possibilità di collegare regie televisive alle pagine Facebook (ormai già da diversi mesi), possiamo azzardare anche una previsione nefasta che riguarda i canali video tradizionali: gli investimenti si sposteranno in massa verso Facebook che consente, a differenza del vetusto e ridicolo sistema dell’Auditel, di targettizzare chirurgicamente i propri messaggi pubblicitari.

Dirette Televisive su Facebook - SocialWebMax

La diretta non è più soltanto un’opzione per smartphone, è possibile infatti trasmettere in diretta da una regia professionale. Facebook diventa una piattaforma televisiva.

 

Potranno quindi nascere nuove realtà che, pur partendo da zero, avranno a disposizione un pubblico enorme affamato di contenuti fruibili ovunque, gratuitamente.

Ecco spiegato il motivo del precedente confronto tra Facebook e Sky: a breve saranno due realtà in competizione, con la differenza che la prima ha costi inferiori e, al momento, nessun interesse alla produzione di contenuti.

Facebook si avvia a diventare una nuova enorme piattaforma televisiva mondiale, apparentemente gratuita, sulla quale tutti trasmetteranno o pubblicheranno i propri video, pagando per essere visti.

Come tutti i gestori di pagine hanno ormai appreso a proprie spese infatti, le visualizzazioni organiche si collocano tra l’1% ed il 10% (il contenuto pubblicato su una pagina che ha 1.000 fans viene visualizzato, senza sponsorizzazioni, da 10/100 persone mediamente) .

Conclusioni: Facebook si avvia a larghe falcate verso la distruzione della concorrenza diretta (Youtube) ed indiretta (TV tradizionale).

 

Facebook e la proprietà degli spazi.

Molte aziende ormai hanno avviato serie riflessioni interne circa l’opportunità, e la necessita, di spendere ancora per la realizzazione, l’aggiornamento ed il mantenimento di un proprio sito web.

La navigazione avviene sempre più da mobile, siamo ormai oltre al 70% di connessioni da smartphone e tablet contro un 30% da postazione fissa, il che richiede una doppia versione dei siti, oppure soluzioni responsive, con la difficoltà ed i costi per riuscire ad ottenere risultati omogenei e soddisfacenti.

Una valida alternativa è rappresentata dalle app che presentano però 2 problemi notevoli:

  • lo sviluppo di una app ha costi elevati di realizzazione
  • bisogna poi investire in pubblicità affinché la app venga scaricata ed usata

Aziende e web - SocialWebMax

Appare quindi evidente che molti comincino a guardare con occhi amorevoli l’opportunità offerta gratuitamente (…) da Facebook: la Pagina Aziendale.

Sorvolando sul fatto che possiamo aumentare la visibilità del nostro sito web, con un attento lavoro di indicizzazione e di SEO, mentre poco o nulla possiamo fare per ottenere il medesimo risultato su Facebook, a parte pagare, vorremmo qui affrontare un altro aspetto della questione: la proprietà.

Quando registriamo un dominio e creiamo un nostro sito, ne siamo proprietari e responsabili con oneri ed onori.
Possiamo, nel rispetto della Legge, scrivere, pubblicare, promuovere, vendere qualsiasi cosa a nostro esclusivo vantaggio.

Le regole sono chiare e di esse dobbiamo rispondere solo all’Autorità giudiziaria.

Quando invece apriamo una Pagina Aziendale su Facebook non siamo proprietari di nulla. Ci viene offerto gratuitamente uno spazio, come una sorta di sottodominio tipo www.facebook.com/latuaazienda riconducibile al/agli account dell’/degli amministratore/i all’interno del quale dobbiamo rispettare le regole imposte dal proprietario dello spazio: Facebook.

Pagine Facebook - SocialWebMax

Trasferire la propria azienda su Facebook significa rimettere tutta la propria attività online, la propria immagine, nelle mani di qualcuno con cui non possiamo nemmeno confrontarci: la nostra Pagina potrà essere chiusa in qualsiasi momento, senza alcuna spiegazione, semplicemente per violazione di termini che, ammesso e non concesso noi li si abbia letti, possono cambiare in ogni momento ed il mancato rispetto dei quali viene accertato e sanzionato senza alcun appello o onere di prova.

Conclusioni: stiamo rinunciando alla proprietà dei nostri siti web a favore di spazi concessi in comodato pseudo-gratuito senza alcuna garanzia di durata del contratto.

 

 

Facebook e la strategia di espansione.

Le aziende sono in competizione tra loro, è una basilare legge del mercato.

La strategia messa in atto da Facebook negli ultimi anni è chiara: acquisire o distruggere.

 

 

 

 

  • Skype: il primo software di messaggistica istantanea e chiamate/videochiamate in VoIP, nato nel 2003 ed acquisito da Microsoft nel 2011, è messo ora in serie difficoltà dai recenti aggiornamenti sia di Whatsapp che di Facebook Messenger. Infatti è ora possibile effettuare videochiamate con entrambe le applicazioni del Gruppo Facebook. Quanto potrà ancora sopravvivere Skype?

 

  • Youtube: abbiamo già visto nei paragrafi precedenti le importanti novità (dirette su Facebook, pubblicità nei video e campo ricerca all’interno delle pagine) che rappresentano di fatto l’attacco finale di Facebook a Youtube, quello che potrebbe segnare la fine del colosso video della famiglia Google. L’ultima mossa, in ordine di tempo, è l’arrivo delle dirette anche su Instagram.

 

  • LinkedIn: il popolare social “business oriented” per eccellenza è nelle mire di Facebook già da tempo che ha però ultimamente spinto sull’acceleratore. Sempre più spesso ci arrivano le richieste, da parte di Facebook, di inserire sul nostro profilo i dettagli che riguardano la nostra carriera professionale consentendoci di mantenere aggiornato il nostro curriculum. L’alibi è sempre quello di aiutarci ad avere un diario di ricordi completo, la nostra malizia ci porta a pensare che l’intento sia ben altro.
    AGGIORNAMENTO DEL 15/02/2017: Facebook introduce gli annunci di lavoro, potrebbe essere il colpo definitivo a LinkedIn.

 

Facebook è una banca.

La notizia è passata un po’ in sordina nel nostro Paese: a Novembre 2016, Facebook ha ottenuto il via libera dalla Banca Centrale Irlandese per la moneta elettronica, depositi e trasferimenti di denaro nell’Unione Europea.

Se aprono quindi per il Social nuovi orizzonti economici: prestiti, finanziamenti, money transfert, pagamenti, e-commerce e chi più ne ha, più ne metta.

Banca Facebook - SocialWebMax

Per spiegarla in maniera semplice e sintetica, ognuno di noi, azienda o privato che sia, potrà disporre di un “conto deposito” su Facebook attraverso il quale ricevere o inviare denaro, effettuare pagamenti, acquistare beni o servizi, eccetera.

Possiamo facilmente intuire che, in questo modo, Facebook entrerà direttamente in concorrenza con Paypal e con ogni altro istituto di credito online ed offline, potendo proporre, tra le altre cose, anche finanziamenti e prestiti.

Già ora, alcuni gestori di importanti account pubblicitari si sono visti proporre linee di credito legate ai propri volumi mensili.

Ecco spiegato il motivo per cui abbiamo accostato, all’inizio, Facebook alla Bank of America. E quest’ultima non dispone certo di 2 miliardi di correntisti.

 

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Facebook e l’e-commerce.

La prima novità riguardo il commercio elettronico si è avuta lo scorso Autunno, con il lancio di Facebook Marketplace.

In fase sperimentale, attualmente in Australia, Nuova Zelanda, Stati Uniti e Regno Unito, la nuova funzione consentirà di mettere in vendita ed acquistare articoli e servizi tra privati e disporrà di un motore di ricerca interno per trovare ciò che vogliamo.

La seconda novità è invece già attiva anche nel nostro paese, la Vetrina per le Pagine Facebook: il germoglio di un vero e proprio e-commerce all’interno del Social.

 

Esempio Vetrina Facebook - SocialWebMax

Al momento, si possono caricare facilmente gli articoli che compongono la vetrina, inserendo ogni dettaglio relativo a prezzo, dimensioni e spedizione, oltre ovviamente alle immagini; per formalizzare l’acquisto l’azienda può scegliere di rimandare al proprio sito esterno oppure di concludere l’iter internamente a Facebook con pagamento tramite PayPal o Stripe.

Tutto senza commissioni a Facebook.

Per ora…

Come abbiamo visto nel paragrafo precedente, Facebook consentirà, entro poco tempo, ad ogni utente (privato o azienda che sia) di aprire un conto online, probabilmente gratuito, attraverso il quale gestire invio di denaro e pagamenti.

Possiamo azzardare l’ipotesi che la prossima mossa sarà, una volta ben avviato l’e-commerce sulle Vetrine, quella di imporre il pagamento mediante conto Facebook?

Ecco spiegato il motivo per cui, all’inizio, abbiamo rapportato Facebook anche ad Amazon.

 

Facebook crea lavoro?

Tornando ai numeri del primo paragrafo, ciò che ha catturato completamente la mia attenzione è il rapporto tra fatturato e dipendenti. Rispetto agli altri “big”, Facebok ha bisogno di molto meno personale in rapporto all’utile generato. Proviamo a visualizzare graficamente il rapporto fatturato/dipendenti.

 

Facebook e la deriva autoritaria - rapporto fatturato-dipendenti 2- SocialWebMax

 

In sintesi, escludendo la Bank of America che è in perdita, se su Amazon abbiamo un dipendente ogni 400 mila dollari, in Facebook ne abbiamo uno quasi ogni 2 milioni di fatturato.

Significa senza dubbio aver ottimizzato al meglio i propri costi di personale, oppure essere riusciti a creare un’organizzazione in grado di generare utili anche con un numero risibile di dipendenti.

Avere pochi dipendenti significa però anche peccare in alcuni aspetti, come il controllo di ciò che gli utenti fanno sulla tua piattaforma.
Al momento il sistema di controllo su 2 miliardi di utenti non è noto, ma sembrerebbe mandato avanti da alcuni vaghi ed inefficaci software oltre a poco più di una decina di uffici con meno di venti dipendenti l’una.

Una recente sentenza del Tribunale di Napoli ottenuta dai legali della mamma di Tiziana Cantone (la ragazza suicida dopo la diffusione in rete di alcuni suoi video hard), tra i quali anche l’Avv. Massimo Melica che avemmo l’onore di intervistare l’anno scorso, ha riconosciuto le responsabilità di Facebook nel non aver rimosso i contenuti una volta segnalati.

Purtroppo però, nella medesima sentenza, si è accolto il ricorso di Facebook riconoscendo che quest’ultimo non è tenuto a controllare e a censurare preventivamente un contenuto.

In linea dunque con quanto deciso, solo un paio di anni fa, dal Tribunale di Torino che riconobbe la responsabilità di Youtube per il mancato controllo della violazione dei diritti d’autore a seguito di segnalazione del legittimo proprietario.

Conclusioni: il modello Facebook non genera occupazione per come siamo abituati ad intenderla, auspichiamo che vengano implementati i meccanismi di controllo anche attraverso l’impiego di nuovi dipendenti.

 

 

Facebook ed il confronto culturale.

Le nostre ultime considerazioni sono legate al famigerato algoritmo che crea la nostra timeline, ciò che decide cosa ci viene mostrato ogni volta che scorriamo verso il basso la nostra bacheca.

Non esiste possibilità di conoscerne in dettaglio le regole, sappiamo solo che viene determinata analizzando le nostre connessioni ed interazioni, consentendoci di ricevere le notizie che Facebook ritiene siano per noi più interessanti.

Ergo: più noi interagiamo con qualcuno, fruiamo dei suoi contenuti, maggiormente attingeremo da quella “fonte”.

Paraocchi - Facebook e la deriva autoritaria - SocialWebMax
Un po’ come se, andando in libreria, ci creassero un percorso chiuso per guidarci verso il reparto in cui sono esposti i libri dei nostri autori preferiti, all’inizio sarebbe certamente un servizio utile e comodo ma, con il tempo, contrarrebbe in maniera esponenziale il nostro mondo, eliminando quel necessario confronto culturale che ingenera i dubbi, che porta all’evoluzione ed alla libertà culturale dell’individuo.

Non è un caso se, proprio su Facebook, proliferano bufale, falsi allarmi, gruppi e correnti che sfruttano la nostra emotività, le nostre paure, per creare consenso o profitto.

In questo cocktail finale, ricordiamoci la direzione che sta prendendo Facebook: banca, e-commerce, televisione, news, comunicazione globale, gestione spazi, ecc.
Non è più un semplice Social Network ma un vero e proprio ecosistema, una sorta di web 3.0.

E poi, chissà, magari un giorno il proprietario della libreria potrebbe anche decidere di guidarci gradualmente dove vuole lui, portandoci a leggere quelle che lui ritiene novità adatte a noi…

Finché, presto o tardi, il proprietario della libreria potrebbe decidere di candidarsi alla Presidenza degli Stati Uniti e gli elettori, a quel punto, potrebbero non vederci nulla di male, tutto sommato.

 

Se hai resistito sino alla fine di questo infinito post, ritengo la tua opinione quanto mai preziosa e spero vorrai dedicarmi ancora qualche minuto per farmela conoscere, scrivendo il tuo pensiero nei commenti.

Grazie di cuore.

Max.

Facebook e Google ti fanno lo sconto - SocialWebMax

Facebook e Google, gli hai mai chiesto uno sconto?

In questi giorni mi sono trovato a gestire alcune campagne di annunci su Facebook e Google, attraverso i rispettivi strumenti Facebook Ads e Google AdWords, ed improvvisamente sono stato colto da un dubbio: perché nessuno chiede sconti a loro?

Viviamo in un mondo commerciale che, nella stragrande maggioranza delle sue realtà, si basa sulle offerte, sugli sconti; anche quando essi non sono parte fondante di una strategia, vengono ugualmente richiesti in fase decisionale, contrattuale o di saldo finale.

È una prassi innegabile che vede coinvolti tutti noi: quando facciamo la spesa, quando mettiamo carburante, quando cerchiamo un hotel, quando compriamo una casa, in ogni aspetto commerciale della nostra vita cerchiamo uno sconto, un’offerta.
Ed è un’abitudine trasversale, che prescinde dalla classe sociale e dal potere d’acquisto (ho assistito a richieste di sconto su articoli da 3€ da parte di signore con addosso non meno di 10.000€ di abbigliamento ed accessori), fa parte forse del nostro dna e ci dà l’impressione di avere il controllo, di condurre la trattativa e, alla fine, di aver fatto un affare.

Sinceramente, non ci vedo nulla di male: la sfida fa parte della natura umana.

Anche e soprattutto tra aziende, molte delle decisioni si basano sulle condizioni, su prezzi ed offerte “dedicate”.
Praticamente tutti devono adattarsi a questa prassi, quasi tutti.

 

Quando non chiediamo sconti?

Proviamo a pensarci, quali sono le condizioni in cui rinunciamo alla possibilità di richiedere sconti?
Lasciamo perdere quando si evita per una questione di “pudore” e saltiamo subito alle altre:

  • Urgenza
  • Necessità
  • Impossibilità

Se abbiamo urgenza di ricevere un servizio, difficilmente potremo permetterci di perder tempo con richieste di sconto. Al massimo, nel caso in cui ci fossero alternative, faremo una rapida cernita, ma in caso di reale fretta è più probabile che accetteremo senza riserve ciò che troviamo. Se rischio di perdere l’aereo, non posso buttare minuti preziosi nel contrattare con il tassista.

taxi - SocialWebMax

 

Quando abbiamo una necessità inevitabile, rinunciamo a fare l’affare pur di risolvere il problema. Chiunque abbia figli può immaginare cosa significhi finire il latte o i pannolini in piena notte, non è certo quello il momento di andare alla ricerca di offerte…

pannolini - SocialWebMax

 

Esistono poi casi in cui non ci viene in alcun modo prospettata l’opportunità di negoziare e questo, di per sé, ci fa rinunciare. Non dobbiamo pensare necessariamente a qualcosa di esclusivo ma, ad esempio, a ciò che riteniamo abbia già un equo prezzo, livellato dal mercato o comunque meritato in relazione a quanto ricevuto.

Hai mai chiesto lo sconto per un cono di gelato artigianale? Solitamente acquistiamo scegliendo direttamente il formato che siamo disposti a pagare. Se il gelato è particolarmente di nostro gradimento, saremo disposti a pagarlo anche di più, senza obiettare né chiedere sconti, certi che la qualità superiore abbia costi più alti e quindi comporti un prezzo finale giustamente più caro.

gelato - SocialWebMax

 

Marketing online, si fanno sconti?

Quando si decide di attivare delle campagne pubblicitarie su qualsiasi media (tradizionale o all’avanguardia), l’iter è solitamente simile a quando si acquista un qualsiasi prodotto o servizio: chiedo al commerciale il quale mi formula un’offerta, io tiro un po’ sul prezzo, trattiamo ed alla fine si chiude l’affare.

Esistono però delle entità con le quali non si tratta: Facebook e Google, ad esempio.
Voglio far conoscere la mia attività su Facebook? Stabilisco il budget, scelgo il target, creo gli annunci e via.
Facebook e Google mi aiutano ad ottimizzare il mio investimento (come potrebbe fare il consulente finanziario di una banca…), a migliorare il target, gli annunci, ma non esiste il tasto “chiedi lo sconto”.
Entrambi si appoggiano ad un conto prepagato o ad una carta di credito, senza quindi lasciare nemmeno la possibilità di contrattare le scadenze: al raggiungimento di un importo prefissato da loro, il pagamento va a buon fine.

 

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Facebook e Google sono come il taxi, i pannolini o il gelato?

La ragione per la quale non viene nemmeno concessa l’opportunità di chiedere sconti e offerte non può essere determinata solo dalle dimensioni mondiali delle due aziende (si pensi alle case automobilistiche, alle multinazionali di prodotti alimentari, ai grandi fornitori di materie prime e servizi che propongono costantemente promozioni), deve quindi trovarsi nella natura, nella qualità e nel bisogno che abbiamo dei loro servizi?

A pensarci bene, se ho urgenza di raggiungere migliaia di persone in un determinato target di località, interessi, età o altro, non esistono sistemi a pagamento ugualmente efficaci che possano generare altrettanto traffico in brevissimo tempo (posso creare campagne anche per poche ore). Facebook e Google sono il mio taxi per raggiungere rapidamente l’aeroporto.

Quando invece ho la necessità di raggiungere un target preciso sono ben poche le alternative, soprattutto per alcune categorie. Esistono certamente giornali specifici, canali televisivi tematici, eventi per appassionati che offrono all’inserzionista la possibilità di raggiungere, con accettabile approssimazione, un pubblico definito.

A prescindere dal fatto che il web ed i Social fanno ormai parte della nostra vita in qualsiasi momento e che è stato dimostrato come oltre il 62% delle persone sia sui Social mentre guarda, ad esempio, la TV (siamo prossimi al 100% nei più giovani) per non parlare di quanto si usino i Social durante gli eventi e che quindi si possa interagire con determinati “target” anche in modo spontaneo, senza bisogno di essere sui Big Media o tra i main sponsor di grandi eventi, vogliamo parlare dei costi?
Posso raggiungere milioni di tifosi di una squadra di calcio con poche centinaia di euro su Facebook e farlo prima, durante e dopo la partita. Neanche lontanamente accostabili ai costi per spazi televisivi o inserzioni allo stadio. Facebook e Google sono l’unica farmacia aperta nella notte da cui comprare latte e pannolini.

social e tv - SocialWebMax

 

E se volessi raggiungere invece gli amanti del gelato artigianale solo nella mia zona, per promuovere un nuovo gusto della mia gelateria?
Ci sono i giornali cartacei di zona che raggiungono forse un target geografico ma non di interesse, di età e di lingua ed in ogni caso non sono spesso disponibili nel momento esatto in cui il consumatore esprime la sua necessità.

Facebook mi offre la possibilità di centrare micro-obiettivi di pubblico, prefissando il budget di spesa, potendo interrompere in qualsiasi momento la campagna, monitorando ogni singolo evento (click, visualizzazioni, interazioni, ecc), oltre ad avanzati strumenti di remarketing.
Google, oltre a quanto disponibile già con Facebook, è l’amico affidabile al quale tutti chiediamo consigli ed informazioni nel momento esatto in cui ne abbiamo bisogno. “Taxi a Napoli“, “Farmacie aperte Milano“, “Gelateria artigianale Altopascio“: si formulano domande per ottenere risposte affidabili e con AdWords noi possiamo fare in modo che la nostra attività compaia tra i “suggerimenti” dell’amico affidabile, proprio quando c’è la necessità del suo parere.

In entrambi i casi, chiunque li abbia provati, non ha minimamente avvertito l’istinto di chiedere uno sconto, al massimo ha rinunciato ad usarli se non soddisfatto.
Si tratta di mezzi pubblicitari innovativi che, a differenza dei loro predecessori, lasciano all’inserzionista la scelta su quanto e come spendere ma non di negoziare il prezzo, come per il gelato 🙂 .

Facebook e Google sono quindi un mix tra taxi, pannolini e gelato e credo rappresentino un insegnamento per ognuno di noi:

rendersi indispensabili, disponibili quando serve e non contemplare la possibilità di sconto dovrebbero essere obiettivi vitali per ogni azienda o professionista.

 

Cosa ne pensi? Qual è la tua esperienza?
Raccontala nei commenti!

adwars Facebook contro Google - SocialWebMax

Google e Facebook stanno combattendo una guerra che potrebbe portare ad un drastico ridimensionamento degli sconfitti.

 

Lo scorso Marzo lessi un articolo su TechVibes che analizzava l’evoluzione del testa-a-testa ormai palesemente in atto tra i due grandi colossi della comunicazione web e, da allora, cominciai a porre maggior attenzione ai dati statistici, confrontando i risultati delle campagne che gestivo su entrambi.

Prima di raccontare il risultato di questa mia analisi, vorrei riassumere brevemente le differenze principali esistenti tra le due grandi piattaforme, Google e Facebook, partendo da ciò che sembra essere la loro stessa ragione di vita fino a giungere ad una valutazione su quale sia il miglior strumento pubblicitario, a beneficio di chi volesse approcciare questo tipo di marketing.

 

Il mondo di Google.

Nel 2016 diverranno maggiorenni coloro che non hanno mai visto internet prima di Google. Per meglio comprendere la portata del cambiamento nella ricerca e navigazione web avvenuta all’arrivo di Google, vediamo come si presentavano le home pages dei principali motori: MSN, Lycos ed Altervista.

 

AdWars - MSN - Lycos - Altervista - SocialWebMax

 

Una giungla di link, banner, colori, categorie, loghi, nella quale era oggettivamente complicato districarsi. I motori di ricerca erano centinaia e spesso fungevano anche da provider (vendevano connessioni internet, quando ancora occorreva un numero di telefono da chiamare con il proprio modem per entrare in rete) perdendo di vista il proprio obiettivo principale che sarebbe dovuta essere la ricerca.

Poi arrivò Google che cambiò ogni cosa.

AdWars - Google home - SocialWebMax

Una home page semplice, essenziale, fresca, che poneva la ricerca al centro con il massimo della focalizzazione. Anche i risultati venivano restituiti graficamente in modo chiaro e sintetico, senza banner, pubblicità o altro che avrebbe distolto l’attenzione, come avveniva invece su tutti gli altri portali di web search.

 

AdWars - Google - SocialWebMax

 

Da allora sono passati meno di 20 anni, la rete è cambiata profondamente e Google è diventato il colosso tecnologico che ora conosciamo, senza mai venir meno alla propria missione principale:

“scopo di Google è fornire i migliori risultati possibili a chi effettua una ricerca.”

L’introduzione della pubblicità non ha di fatto deviato il motore dalla propria rotta. Attraverso la piattaforma AdWords è possibile creare degli annunci testuali che compaiano in spazi prestabiliti (prime 3 posizioni in alto, in basso e nella colonna di destra) quando un utente ricerca parole chiave sulle quali abbiamo deciso di puntare.
Il posizionamento è determinato (in parte) da un meccanismo di asta per click.

AdWords esempio - SocialwebMax

Ecco dove compaiono gli annunci AdWords nelle ricerche Google.

 

Bisogna tuttavia ricordare che non basta pagare per “comprare” delle parole chiave, se Google consentisse questo smetterebbe di servire a qualcosa. Immaginiamo di cercare un famoso brand, tipo la Coca Cola, e che Google ci restituisse come primi risultati siti di abbigliamento, tappeti o elettrodomestici, semplicemente perché questi ultimi fossero stati disposti a pagare anche 50$ per ogni click verso il proprio sito pur di balzare in cima per la parola chiave “coca cola”. Avrebbe ancora senso cercare su Google?

Un parametro continua ad essere fortunatamente imprescindibile: la pertinenza. Direttamente dal supporto Google:

“Il fattore più importante da ricordare è che, anche se la concorrenza fa offerte più elevate della tua, puoi comunque ottenere una posizione migliore a un prezzo inferiore utilizzando parole chiave e annunci particolarmente pertinenti.”

Questo è ciò che, a nostro avviso, ancora consente a Google di mantenere la leadership nella ricerca ed è ciò che andrebbe sempre tenuto ben presente nel pianificare una campagna AdWords.

Ma Google non è solo ricerca, ci sono infatti molte altre possibilità di farsi notare con “Big G”, le tre principali sono:

  • Campagne display che offrono l’opportunità di pubblicare i propri banner all’interno di circuiti di siti privati. Anche in questo caso, la pertinenza è cruciale per ottenere un rapporto costi/risultati ottimale. Chi cliccherebbe sul banner del “Centro Carni Rubino” pubblicato su un sito di ricette per vegani?
  • Campagne video. Youtube è tutt’ora il più grande distributore di contenuti video al mondo ed offre il più ampio pubblico possibile, anche da mobile. È possibile inserire banner o video promozionali in contenuti di altri soggetti, mantenendo fede sempre al comandamento della “pertinenza“!
  • Campagne di remarketing. Grazie ai famosi “cookies” riusciamo a raggiungere gruppi di utenti che sappiamo aver compiuto azioni sul nostro sito (chi ha cercato un articolo in vendita, chi ha letto un determinato contenuto, chi ha abbandonato il carrello, ecc) ed a confezionare messaggi promozionali estremamente personalizzati e, quindi, efficaci.
Google adv - SocialWebMax

Le principali tipologie di annunci pubblicabili con Google.

 

In sintesi Google consente tre macro tipologie di campagne pubblicitarie sui propri mezzi:

  1. Annunci su ricerca: in base alle parole chiave ed alla pertinenza di annunci e sito di destinazione, possiamo “spingere in alto” la nostra attività tra i risultati, andando ad intercettare qualcuno che ha espresso una necessità ed ha cercato una soluzione.
  2. Annunci su target: riusciamo a raggiungere persone potenzialmente interessate alla nostra attività pubblicando annunci e banner su contenuti visti da un pubblico simile o uguale al nostro.
  3. Annunci personalizzati: possiamo comunicare in modo chirurgico con persone che hanno compiuto azioni precise, attirando inevitabilmente la loro attenzione.

 

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Il mondo di Facebook.

Arrivato in Italia all’inizio del 2008, Facebook può contare oggi circa 28 milioni di account che, al netto dei fake e dei doppioni, possiamo restringere a circa 25 milioni di utenti/mese ed a circa 20 milioni di utenti/giorno.

Lo scopo “morale” di Facebook è connettere persone, incoraggiando l’interazione e la condivisione di contenuti, quello “economico” è aumentare il numero degli utenti, rendere più precisa la loro profilazione ed accrescere il tempo di permanenza sul social aumentando il numero di annunci visualizzati.

Milioni di utenti, ogni giorno, passano una media di 2 ore su Facebook, scorrendo immagini, guardando video, commentando, condividendo, interagendo o anche solo spiando ciò che fanno gli altri in quella che può ragionevolmente essere definita come la più grande piazza esistente.
Si tratta di un mezzo generalista, come la televisione, che raggiunge praticamente tutti direttamente o indirettamente, in grado di creare fenomeni, amplificare reazioni, condizionare opinioni, entusiasmare, commuovere, avvicinare o allontanare persone ma che, a differenza della TV, pone al centro il singolo utente che si sente protagonista del proprio “canale”, la propria bacheca, nel quale arriva a raccontare tutto sé stesso, a rendere pubblico anche il proprio intimo, spesso senza alcuna attenzione alla privacy.

 

Quindi, in che modo Facebook può promuovere un’attività?

Facebook mette a disposizione degli utenti business una complessa ed articolata offerta di spazi pubblicitari a costi decisamente contenuti, con un monitoraggio ed una flessibilità di primissimo livello. L’ambizione è quella di poter raggiungere, con un minimo investimento, il proprio target di interesse e comunicare solo ad esso il nostro messaggio, aumentando le possibilità di penetrazione.

  • Post sponsorizzati. Da alcuni anni ormai, è necessario sponsorizzare i contenuti pubblicati sulle proprie pagine affinché vengano visualizzati dai propri fans, in questo modo però si può ottenere rapidamente un effetto volano.
  • Annunci. Veri e propri messaggi pubblicitari confezionati dall’inserzionista sotto forma di immagini, slide, video allo scopo di promuovere la propria pagina, il proprio sito (esterno a Facebook), eventi, offerte e molto altro. Ora si possono raggiungere anche gli utenti Instagram, usando la medesima piattaforma.
  • Remarketing. Mediante un codice di tracciamento da inserire nel proprio sito, si ha la possibilità di monitorare e circoscrivere i visitatori di ogni singola pagina allo scopo di confezionare per loro messaggi pubblicitari estremamente personalizzati.
Facebook adv - SocialWebMax

Principali tipologie di messaggi pubblicitari realizzabili su Facebook.

 

In sintesi, Facebook consente due macro tipologie di campagne pubblicitarie:

  1. Pubblicità in target: in base agli interessi ed alle informazioni volontariamente inserite dagli utenti, possiamo raggiungere dei target ristretti di potenziali interessati.
  2. Annunci personalizzati: possiamo mostrare annunci personalizzati a gruppi di persone (minimo 20) che hanno compiuto azioni precise all’interno del nostro sito.

 

Meglio Google o Facebook per la pubblicità?

La risposta è “dipende“.

Come abbiamo detto, Facebook è un media generalista che può essere usato per raggiungere, con costi relativamente bassi, dei target mirati individuabili attraverso parametri spontaneamente comunicati dagli utenti (come età, sesso, città, interessi, ecc.). Esattamente come la televisione o la carta stampata, è soggetto ad un margine di errore (non sempre gli utenti dicono la verità…) e, soprattutto, interagisce con il suo pubblico in momenti di relax.

Quando siamo su Facebook non abbiamo l’atteggiamento o la necessità di chi sta cercando qualcosa di preciso, vogliamo piuttosto sfogliare ciò che i nostri “amici” ci propongono per farci una risata, commuoverci, informarci, confrontarci. Un po’ come quando guardiamo la TV.
Spesso, mentre guardiamo la TV. Come raccontammo in precedenza, in base ad uno studio della Nielsen, il 47% degli intervistati dichiarò di navigare in rete mentre guarda la Televisione.

La nuova frontiera del marketing online è fatta di software in grado di sincronizzare campagne pubblicitarie su media diversi: in televisione vedo lo spot di un divano scontato, contemporaneamente nella timeline di Facebook mi compare l’annuncio con il tasto “compra” per traghettarmi direttamente alla piattaforma e-commerce dell’azienda.

TV e Social - SocialWebMax

Spot in TV ed offerta sui Social in contemporanea, la nuova frontiera dell’advertising.

 

Facebook si sta delineando sempre più come un media di contemporaneità, di immediatezza. Prova a ritrovare un post che avevi notato uno o due giorni fa? Impossibile! Il campo “ricerca” di Facebook serve unicamente a trovare utenti, pagine, eventi o gruppi ma non i singoli contenuti.

Questo vale anche per i video che, sebbene su Facebook possano beneficiare di tutta la potenza dell’autoplay, hanno una viralità molto rapida ed una vita molto breve.
Appare dunque evidente quanto sia indispensabile creare contenuti personalizzati e che sappiano sfruttare al massimo i trend del momento, piuttosto che martellare l’audience con i nostri annunci smaccatamente e fastidiosamente pubblicitari.

 

Google, al contrario, è colui che interroghiamo proprio nel momento in cui abbiamo una necessità. Pubblicare delle inserzioni su Google assomiglia ad essere presenti sui vecchi elenchi del telefono, quelli che si sfogliavano per cercare l’idraulico o la cartoleria (e che i diciottenni del 2016 non useranno mai, sebbene qualcuno si ostini ancora a stamparli…).

Ottimizzare l’investimento su Google significa però riuscire a creare contenuti ed annunci che possano trovarsi ai primi posti, altrimenti staremmo solo buttando i nostri soldi dato che il costo/contatto su Google è sensibilmente più alto rispetto a Facebook.

“Il posto migliore dove nascondere un cadavere è senza dubbio la seconda pagina della ricerca di Google” (cit.)

Non basta avere buoni annunci ed investire molto, bisogna anche produrre contenuti di valore, avere siti adatti ai dispositivi mobili (che veicolano ormai oltre il 70% del traffico, in crescita) e selezionare accuratamente le parole chiave sulle quali spendere.

Il vantaggio è che i contenuti prodotti non spariscono mai, sebbene siano soggetti ad “invecchiamento”, ma possono anzi accrescere la propria popolarità con il passare del tempo ed essere sempre reperibili. Questo vale anche per i video su Youtube che, grazie al motore di ricerca interno che consente a chiunque di cercare e ritrovare facilmente contenuti visualizzati tempo addietro, possono raggiungere un numero imponente di utenti e di visualizzazioni. Ecco perché ogni azienda dovrebbe creare un buon canale Youtube.

 

Ricerca video su Youtube - SocialWebMax

I contenuti caricati su Youtube possono sempre essere ritrovati grazie al motore di ricerca interno.

 

La diffusione di applicazioni come AdBlock, che consentono di eliminare quasi completamente i banner pubblicitari dalla propria navigazione, sta però riducendo i volumi di visualizzazione da desktop degli annunci Google e dei vari banner posizionati sui siti partner, cosa che non avviene con Facebook che gestisce gli annunci esattamente come dei contenuti genuini, che non vengono dunque intercettati dai filtri.

 

Campagne Facebook e Google: i risultati.

In base alla nostra esperienza degli ultimi mesi, possiamo dire di aver notato alcuni dati:

  • Minor costo/risultato per gli annunci Facebook (-40%)
  • Maggior traffico proveniente da Facebook a parità di investimento (+30%)
  • Maggior tempo sul sito per gli utenti provenienti da Google (+150%)
  • Maggior numero di pagine per visita per gli utenti provenienti da Google (+100%)
  • Maggior numero di conversioni per gli utenti provenienti da Google (+50%)

Sembrerebbe dunque Facebook in grado di garantire maggior visibilità a minor costo, sebbene sia ancora Google a fornire i contatti qualitativamente più concreti.

La nostra impressione è che mentre Google continua ad essere un efficiente “ufficio informazioni”, Facebook riesce a catturare meglio l’attenzione degli utenti adattandosi perfettamente a campagne istituzionali e di consolidamento dei brand che non prevedano necessariamente delle azioni immediate (a meno che queste non vengano sincronizzate con la TV, come detto prima).

Un brand nazionale o locale, ha la possibilità di emozionare, raccontare storie e coinvolgere, senza pretendere nulla dall’utente Facebook che però se ne ricorderà quando compirà azioni o dovrà effettuare scelte nell’ambito d’azione del brand memorizzato.

Al contrario l’utente Google vorrà continuare a trovare in tempi rapidi ciò che risponde meglio alla sua ricerca, nel momento in cui la effettua.

 

Forse Google rischia di finire schiacciato dalle sue stesse dimensioni?

Sempre più utenti effettuano ricerche utilizzando app specifiche e specializzate (Amazon per gli acquisti, Tripadvisor per hotel e ristoranti, Uber per i taxi, ecc.) ed in futuro potrebbero trovare spazio altri mini-motori settoriali che ruberebbero percentuali importanti di traffico.
Lo scorso Luglio, per la prima volta, Facebook è risultato essere la maggior fonte di click verso i siti di informazione, scavalcando il colosso Google News negli USA.

È in corso una storica rivoluzione?

Tornando al marketing, probabilmente la campagna ideale online è un giusto mix a medio termine che sfrutti Facebook per accrescere la fiducia nel marchio e Google per farlo trovare rapidamente; in quest’ottica continuiamo a pensare che la strada maestra passi attraverso i contenuti che possono produrre risultati eccezionali su qualsiasi canale e ridurre drasticamente il costo delle campagne.

Vogliamo infine consigliare due letture che abbiamo trovato molto interessanti perché provano ad immaginare il futuro prossimo del marketing online: “chi guadagnerà, in futuro, dalla pubblicità online” di Davide Pozzi (TagliaBlog) e “l’influencer marketing sta per affermarsi anche in Italia” di Riccardo Scandelari (Skande).

 

Grazie per i commenti che vorrai lasciare.

Per maggiori informazioni contattaci.

se mi cerco non trovo il mio sito - perché - SocialWebMax

È una domanda sempre più frequente da parte di nuovi clienti, amici o conoscenti i quali, avendo appena messo online il loro nuovo sito, si rivolgono alla divinità delle ricerche mondiali, Google, con la certezza di trovarsi nelle prime posizioni digitando qualsiasi cosa abbia a che fare con la propria attività o, quantomeno, ricercando sé stessi. Puntualmente essi vengono delusi.

Non trovo il mio sito, ma perché dovrei?

Cominciamo con il chiarire che l’intento primario dei motori come Google è quello di restituire il miglior risultato a chiunque effettui una ricerca. Può apparire scontato ma è bene tenerlo a mente quando, presi dall’entusiasmo di aver appena pubblicato un sito, ci aspettiamo che quest’ultimo si trovi in cima ai risultati di ricerca. Proviamo a metterci nei panni di Google e, siamo onesti, quel sito appena apparso in rete… chi lo conosce?

Che garanzie può darmi di soddisfare i miei adorati “ricercatori“?

Anche in seguito a recenti modifiche, Google sta rivoluzionando la SERP (search engine research page – pagina dei risultati del motore di ricerca), assegnando punteggi sempre più alti sia in base ai link ricevuti (altri siti che indirizzano traffico verso il nostro) che ai link in uscita, intesi come fonti autorevoli delle informazioni inserite nelle pagine.
Questo perché, anche in rete, la fiducia è un valore che cresce nel tempo e non può essere conquistato semplicemente perché lo si vuole o perché si ritiene, pur giustamente, di meritarlo.

Ho pagato, ma ancora non trovo il mio sito.

Può essere una buona idea quella di mettere il turbo alle ricerche, attraverso campagne pubblicitarie AdWords, puntando su alcune keywords (parole chiave) e facendo in modo che il nostro sito appaia tra i primi risultati, in alto o nella colonna di destra.

esempio google adwords - socialwebmax

Esempio di annunci Google AdWords.

 

Bisogna tuttavia sapere che, anche nel caso di annunci a pagamento, Google non può rinunciare del tutto al suo scopo principale, quello che abbiamo ricordato all’inizio: restituire il miglior risultato a chiunque effettui una ricerca. Come abbiamo già spiegato in precedenza, la pertinenza e l’autorevolezza incidono considerevolmente sui costi e sull’efficacia delle campagne AdWords.

Ne consegue che se la campagna sarà pianificata senza la dovuta attenzione, selezionando parole chiave troppo generiche, annunci vagamente interessanti e puntando a pagine poco pertinenti, otterremo un basso quality score e quindi il costo per visualizzazione o per click diventerà proibitivo e non riusciremo ad apparire in prima pagina.

Vediamo insieme come Google spiega il quality score:

Quindi inutile illudersi di scalare i risultati di SERP semplicemente pagando molto: bisogna lavorare sui contenuti, analizzare bene le keywords e creare annunci impeccabili per poter primeggiare.
Avendo fatto bene “i compiti” si scoprirà che i costi saranno decisamente inferiori alle previsioni ed i risultati sorprendentemente positivi!

Autopromuovere il mio sito.

Può sembrare scontato ma molti si dimenticano di promuovere sé stessi all’interno della propria rete sfruttando, ad esempio, i Social Networks.
Non stiamo certo istigando allo spam più selvaggio, sia chiaro, ma un po’ di sana autopromozione permetterà ai nostri amici di seguire ciò che facciamo e, magari, di condividerlo.
Si tratta in fondo di investire del tempo e di “metterci la faccia“: per cosa dovremmo metterla, se non per noi stessi?
Anche i Social Network contribuiscono all’autorevolezza del sito quindi, a partire da Google+ che assegna maggior punteggio (concediamo un po’ di partigianeria al primo motore di ricerca), è bene essere presenti e farsi sentire.

autopromozione - SocialWebMax

Tra i nostri contatti Social ci sono sempre persone interessate al nostro sito e a ciò che noi abbiamo da dire, provare per credere!

 

È ovvio che, per ottenere i migliori risultati dai Social Network, è consigliabile rivolgersi ad un professionista che saprà cosa, come e quando pubblicare allo scopo di ottenere il massimo coinvolgimento, suggerendo eventualmente anche delle campagne promozionali per dar maggior visibilità ai contenuti, all’interno del target desiderato.

Non trovo il mio sito? Soluzioni: ricapitoliamo.

Se non trovo il mio sito posso intervenire in vari modi:

  • Contenuti: sono la cosa più importante, il web è vorace di materiale nuovo, originale, utile, genuino e gratuito. Diamo al web ciò che vuole e ci ricambierà in traffico.
  • Autopromozione: devo utilizzare tutti i canali a disposizione, online ed offline, per promuovere il mio sito. Social Network, biglietti da visita, sms, ecc. Ogni mezzo che porti traffico al mio sito mi aiuterà ad accrescere l’autorevolezza ed il posizionamento.
  • Link: sia in entrata che in uscita, mai scordarsi di citare e linkare le fonti da cui provengono dati, immagini, riferimenti. I link accrescono l’autorevolezza del sito.
  • SEO: controllare attentamente che il sito sia ottimizzato per i motori di ricerca, è un lavoro indispensabile per non vanificare ogni altro sforzo. Meglio rivolgersi a chi è del mestiere.
  • Pubblicità: è utile “spingere” il sito in alto, con Google AdWords, campagne Social o altro da concordare, eventualmente, con un professionista di Web Marketing.
  • Tempo: quello necessario ad arrivare in cima. È un ingrediente che non posso acquistare ma che è fortemente meritocratico, si accorcerà quanto meglio avrò agito per accrescere l’autorevolezza del mio sito.

Per maggiori informazioni contattaci.

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