Come devo gestire la mia pagina Facebook? - SocialWebMax

Come devo gestire la mia pagina Facebook?

Meglio gestire direttamente la pagina Facebook, rivolgermi ad un Consulente o ad un Social Media Manager?

Se stai leggendo questo articolo, probabilmente hai pensato di aprire una pagina Facebook o ne hai già una ma non ti soddisfano i risultati che hai ottenuto finora.
In questo articolo valuteremo insieme 3 diverse opportunità con vantaggi e svantaggi, affinché tu possa scegliere al meglio.

Come devo gestire la mia pagina Facebook? - SocialWebMax

 

Cos’è la pagina Facebook?

Nel nostro lavoro di consulenza, incontriamo quotidianamente persone (imprenditori, commercianti, professionisti, artisti) che ancora non hanno ben chiaro cosa sia o che ne hanno una visione imprecisa o incompleta.

Spesso si tende ad accostare la pagina Facebook al sito web partendo dalla giusta premessa che si tratta di vetrine virtuali; alcuni ormai rinunciano addirittura al proprio sito optando esclusivamente per la pagina Facebook (o per il profilo personale!): la si vede più semplice da creare e da gestire dato che non richiede conoscenze di programmazione e può essere aggiornata in modo totalmente autonomo.

Escludiamo subito il profilo personale, che non è assolutamente concepito per un uso professionale e commerciale del Social: niente statistiche, nessun tracciamento, impossibile targettizzare i messaggi e creare promozioni o pubblicità, solo per elencare le principali differenze.

La pagina Facebook è uno straordinario mezzo di comunicazione ed interazione che consente di raggiungere il proprio pubblico, esistente o potenziale, grazie ad avanzati sistemi di promozione, monitoraggio ed analisi.

Pagina Facebook contatti - SocialWebMax

 

Pagina Facebook e sito web.

Quali sono dunque le principali differenze tra il sito e la pagina Facebook? Facciamo il punto.

La pagina Facebook è uno spazio gratuito dato in gestione dal Social a chi ne è amministratore, ma non proprietario.

Molti non hanno mai preso in considerazione questo aspetto, malgrado sia estremamente importante: quando registriamo un dominio web (es. www.miosito.it) stipuliamo un contratto simile a quello di affitto immobiliare, sostanzialmente dobbiamo rispondere solo alla Legge di ciò che avviene nel nostro spazio e nessuno può togliercelo (al netto di problematiche tecniche o sentenze definitive di condanna inerenti ai contenuti).

La pagina Facebook invece è uno spazio che ci viene concesso di gestire, che può esserci tolto in caso di violazioni delle normative interne del Social (che possono cambiare) e per il quale non possiamo vantare alcun diritto.

Il sito web rappresenta un punto di riferimento stabile ed autorevole, necessario per fornire informazioni, gestire in modo autonomo l’eventuale e-commerce, intercettare la domanda nel momento esatto in cui si presenta attraverso la classica ricerca sui motori, pubblicare approfondimenti, notizie, curriculum, portfolio e tutto quel bagaglio di crediti che ogni azienda, professionista o negozio ha accumulato nel suo percorso.

Il sito web è quel luogo in cui chi cerca i nostri prodotti o servizi deve trovarli, pronti a rispondere alla necessità.

La pagina Facebook è il luogo perfetto per comunicare, creare relazioni, incuriosire, promuovere ed intercettare la domanda latente (quella ancora non espressa mediante ricerca specifica).

In entrambi i casi inoltre è possibile creare delle inserzioni pubblicitarie per aumentare la visibilità dei nostri contenuti intercettando:

  • la domanda diretta, attraverso strumenti come Google AdWords per aumentare il traffico verso il nostro sito
  • la domanda latente, usando Facebook Ads per raggiungere il target potenzialmente interessato a noi

Pagina Facebook domanda - SocialWebMax

 

Creare la pagina Facebook.

Grazie alla procedura guidata passo-passo, è relativamente semplice creare la propria pagina, tuttavia è altrettanto facile commettere errori grossolani nell’inserimento delle informazioni, nella scelta delle immagini, nella configurazione generale.

L’aiuto di un professionista può rivelarsi decisivo per una migliore e più efficace comunicazione, fin dal primo post e dall’apertura della pagina stessa.
Si può scegliere di affidarsi ad un Social Media Manager, oppure di formare una risorsa interna alla propria azienda che sia in grado di creare e gestire al meglio il proprio spazio Social dopo aver frequentato un corso specializzato (in questo articolo di Bee Social, alcuni dei migliori corsi esistenti al momento in Italia).

In entrambi i casi lo scopo deve essere quello di individuare correttamente il “tono di voce” della Pagina e programmare una strategia di comunicazione che produca un ritorno dell’investimento in tempi ragionevoli.

 

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Gestire la pagina Facebook.

La pagina Facebook rappresenta, per chi la segue o ci si imbatte per qualsiasi ragione, un’opportunità di comunicazione diretta alternativa al telefono e più immediata della email.
È inoltre il luogo in cui trovare le prime informazioni riguardo attività, prodotti e servizi, essere aggiornati circa novità, promozioni, eventi.

Il tono confidenziale proprio dell’ambiente Social dovrebbe essere rispettato anche nella nostra pagina, l’utente si deve sentire tra amici, avere la percezione di essere un po’ dietro le quinte della nostra attività, ricevere in anteprima notizie o esclusive.

In ultimo, non certo per importanza, dobbiamo ricordare che le persone usano Facebook principalmente per divertimento, come passatempo per condividere con amici e conoscenti idee, musica, proposte, cause sociali, consigli, “gattini” e video simpatici.
Ne consegue che lo scopo principale della nostra presenza sul Social dovrebbe essere quello di coinvolgere, creare una comunità, far parlar bene di noi, costruire i presupposti per un sano passaparola.

 

Obiettivi da raggiungere nella propria pagina Facebook.

La nostra attività professionale sul Social dovrebbe cercare di ottenere i seguenti risultati online:

  • raggiungere tutti i potenziali clienti
  • coinvolgere
  • creare una comunità
  • interessare
  • trasmettere autorevolezza nel proprio campo
  • monitorare la nostra reputazione
  • risolvere diplomaticamente eventuali lamentele
  • cogliere un’opportunità in ogni critica
  • raccogliere spunti per innovazione e migliormenti
  • diffondere contenuti a persone realmente interessate
  • sperimentare continuamente, monitorando ed analizzando i risultati

 

Errori da evitare nella gestione della pagina Facebook.

Non abbiamo alcuna pretesa di esaurire qui l’argomento, tuttavia elenchiamo alcuni errori comuni che dovremmo evitare di commettere nel nostro spazio Social:

  • bombardare di messaggi pubblicitari
  • non rispondere ai messaggi diretti
  • cancellare commenti e recensioni sgradite
  • comunicare in modo unidirezionale
  • essere monotoni e ripetitivi
  • essere noiosi
  • fornire informazioni errate
  • diffondere contenuti a persone indubbiamente non interessate
  • mostrarsi assenti
  • pressare gli utenti affinché compiano azioni
  • pubblicare contenuti senza una logica, a caso o a necessità

 

Senza dimenticare la indispensabile necessità di comunicare possibilmente senza errori grafici o grammaticali.

 

Abbiamo visto quali dovrebbero essere gli obiettivi da raggiungere e gli errori da evitare nella gestione della pagina Facebook, esistono quindi 3 ipotesi:

  1. gestione autonoma della pagina
  2. consulenza preliminare o correttiva e poi gestione autonoma
  3. gestione in mano al Social Media Manager

 

Gestione Pagina Facebook autonoma, consulente o Social Media Manager - SocialWebMax

 

Vediamole separatamente, analizzando per ognuna i PRO ed i CONTRO.

 

Pagina Facebook, posso gestirla in autonomia?

Certamente! Attraverso lo studio e la pratica è possibile arrivare ad acquisire le necessarie competenze per una buona gestione del proprio spazio sui Social, tuttavia bisogna onestamente ragionare sulla reale disponibilità di tempo che abbiamo da dedicare a questa attività, avendo ben presente che si tratta di un altro lavoro rispetto al nostro.
Riusciremo a produrre contenuti in maniera costante, a monitorare e gestire i commenti, i messaggi e le eventuali critiche?
Riusciremo ad avere il tempo di creare e seguire la nostra comunità?

  • PRO: autonomia, risparmio economico, esperienza diretta.
  • CONTRO: richiede molto tempo di formazione, sperimentazione ed attività.

 

Pagina Facebook: il consulente.

Puoi eventualmente rivolgerti ad un professionista per una consulenza, che ti permetta di individuare e correggere alcuni errori e magari di ricevere suggerimenti per migliorare la tua attività sui Social; si tratterà di un investimento contenuto, una tantum, che potrebbe rimetterti rapidamente in carreggiata.

  • PRO: aiuto mirato a correggere o impostare l’attività Social, rapida formazione essenziale, risparmio economico.
  • CONTRO: rischio di interventi ulteriori successivi, tempo da investire nella gestione diretta.

 

Pagina Facebook: il Social Media Manager.

In alternativa puoi rivolgerti ad un Social Media Manager con il quale studiare insieme una strategia per ottenere il massimo dalla tua pagina Facebook.
Sulla base di uno o più incontri, avrai modo di esporre le tue aspettative e far conoscere la tua linea, insieme potrete studiare la miglior strategia per l’attività organica e, in base ai tuoi budget ed ai tuoi obiettivi, per la pubblicità. Potrai sempre controllare e verificare in tempo reale l’andamento dell’attività del Social Media Manager.

  • PRO: attività professionale, il tuo tempo e le tue energie restano dedicate al tuo lavoro, migliori risultati in tempi inferiori.
  • CONTRO: investimento economico.

 

A te la scelta!

Per maggiori informazioni contattaci e parliamone insieme.

Facebook e la deriva autoritaria - SocialWebMax

Facebook e la deriva autoritaria (post lungo, aggiornato).

Ha raggiunto quasi 2 miliardi di utenti attivi nel mondo ed è ormai la più grande realtà web ma Facebook, come ogni azienda, deve continuare a crescere. Fino a quanto?

Facebook e la deriva autoritaria - SocialWebMax

I numeri di Facebook.

L’ultimo aggiornamento ufficiale disponibile fotografa un’azienda sana, con un tasso di crescita impressionante ( +100% ) a fronte di spese aumentate in misura più contenuta ( +30% ).
Al netto di costi e tasse, l’azienda di Zuckerberg ha portato a casa un utile netto di oltre 10 miliardi di dollari nel 2016 (+ 177% rispetto al 2015).

In termini di lavoro, Facebook conta circa 13.000 dipendenti nel mondo (fonte Wikipedia, 2015).

Per poter meglio comprendere le dimensioni di questo gruppo, basti pensare che il fatturato del 2016 è stato di 28 miliardi di dollari (ne avevamo previsti 24…) e che la legge di stabilità italiana per il 2017 sarà di circa 27 miliardi di euro (28 miliardi di dollari, centesimo più, centesimo meno).

 

 

Facebook e la deriva autoritaria - Facebook 2016 - SocialWebMax

 

Gli utenti di Facebook attivi ogni mese nel mondo sono ormai circa 1,6 miliardi (quelli giornalieri superano abbondantemente il miliardo, circa il 66,1%).
Il gruppo conta anche 900 milioni di utenti Whatsapp, 800 milioni su Messenger, 400 milioni su Instagram.

Facebook e la deriva autoritaria - Facebook utenti Novembre 2016 - SocialWebMax

 

Malgrado siano oggettivamente numeri impressionanti, nell’immaginario collettivo Facebook rappresenta ancora poco più di una app, un passatempo.
Stiamo valutando l’entità della Società in base all’uso che ne facciamo.

Quasi tutte le aziende percepiscono ormai la necessità di esserci, ma ben poche ne hanno compreso l’importanza ed affidano al caso o all’improvvisazione la propria presenza sul Social.

Per non parlare del legislatore che a stento, ed in maniera incompleta, sta ancora cercando di affrontare l’introduzione della e-mail come strumento di comunicazione e possibile veicolo di truffe o reati vari.
Come spesso accade, tocca inevitabilmente alla giurisprudenza correre più rapidamente. Ne parleremo più avanti.

 

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Facebook: i numeri della concorrenza.

E gli altri? Siamo portati a dimenticarlo, ma esiste, sopravvive, tenta di resistere anche una concorrenza. Vediamo di cosa stiamo parlando.

Google 2015:

  • 75 miliardi di fatturato (FB 24mld)
  • 16 miliardi di utile netto (FB 8mld)
  • 62.000 dipendenti (FB 13.000)

Twitter 2015:

  • 2,21 miliardi di fatturato (FB 24mld)
  • -521 milioni di perdite nette (FB utili 8mld)
  • 3.860 dipendenti (FB 13.000)

Gruppo Sky Europe 2015:

  • 12,5 miliardi di fatturato (FB 24mld)
  • 2,5 miliardi di utile (FB utili 8mld)
  • 30.000 dipendenti (FB 13.000)

Amazon 2015:

  • 107 miliardi di fatturato (FB 24mld)
  • 596 milioni di utile netto (FB utili 8mld)
  • 270.000 dipendenti (FB 13.000)

Bank of America 2015:

  • -82 miliardi di perdite (FB 24mld)
  • 16 miliardi di utile (FB utili 8mld)
  • 210.500 dipendenti (FB 13.000)

Per quale motivo ho inserito anche il Gruppo Sky, Amazon e la Bank of America tra i competitors di Facebook?
Semplice: le ultime novità delle quali parleremo più avanti collocano l’azienda di Zuckerberg ben oltre i semplici confini del Social Network così come siamo abituati ad intenderli.

 

 

Facebook e l’informazione.

C’è stato un mondo in cui l’editoria faceva a meno di Internet, le persone andavano in edicola ed acquistavano quotidiani e periodici.

Poi è nato e cresciuto Google che ha cominciato a svolgere anche il ruolo di “aggregatore” di news, gli utenti della rete potevano cercare e trovare notizie da varie fonti per poi approfondirle sui siti dei vari editori online.

Era un sistema molto meritocratico, che consentiva anche a piccole testate di ottenere visibilità.
Sono nati così molti blog indipendenti di informazione, realtà cresciute fino a diventare veri e propri colossi dell’informazione (si pensi all’Huffington Post).

In quel momento però, la maggior parte degli editori non era strutturata per il web, non aveva strumenti per monetizzare il traffico e si illudeva di poter continuare a fare utili con il vecchio sistema degli abbonamenti (pay per read).

 

Facebook e la deriva autoritaria - Google News 2005 - SocialWebMax

Come appariva Google News nel 2005 – Fonte http://blogoscoped.com/archive/2005-10-02-n67.html

 

Contro Google News si scatenò una guerra mondiale, partita addirittura da Rupert Murdoch in persona (era il 2009).
L’accusa era quella di abituare gli utenti a leggere solo i titoli delle notizie, senza approfondire poi sui siti dai quali i titoli venivano presi.

In realtà Google News produceva all’epoca oltre 4 miliardi di click in uscita verso siti di news: 3/4 di coloro che leggevano i titoli su Google News andavano poi a leggere l’articolo sul sito dell’editore.

Oggi le polemiche sembrano essersi spente, i portali di informazione hanno imparato a monetizzare il traffico in entrata, accantonando le speranze di fare utili con gli abbonamenti, e cercano di ottenere maggior visibilità possibile, laddove si riesca ad ottenere.

A questo punto, nel nostro discorso subentra Facebook.

Nel 2009 infatti, mentre gli editori marciavano compatti in guerra contro Google News, iniziarono a diffondersi gli smartphone con relative app social (l’iPhone uscì nel 2008) e Facebook poteva contare già su 350 milioni di utenti nel mondo.

La maggior parte degli utenti oggi scorre la rassegna stampa in qualsiasi momento, ovunque si trovi, sul proprio smartphone.

Facebook e la deriva autoritaria - Facebook app- SocialWebMax

Esclusa una risibile minoranza che utilizza ancora Google News, oppure Twitter o gli utenti in via d’estinzione che sono abbonati alle app di qualche quotidiano, le notizie oggi si leggono su Facebook, semplicemente scorrendo la timeline.

Apparentemente è soltanto cambiato il “generatore di traffico”, da Google News a Facebook, la situazione per i publisher non è mutata, anzi forse è aumentato anche il traffico.

O forse non è esattamente così?

Google è un motore di ricerca e, nell’intento di restituire il miglior risultato possibile al proprio utente finale, analizza la rete, entra nel merito dei contenuti per verificarne l’aderenza all’argomento.

Facebook fa l’esatto opposto. Costruisce una timeline ad hoc per ogni utente, in base a parametri che non sono noti pubblicamente ma che certamente includono preferenze personali, interazioni e sponsorizzazioni.

Accade quindi che l’utente riceva le notizie da un numero limitato di fonti, nel 90% dei casi sempre le stesse, e che sia quasi impossibile per un editore riuscire ad aumentare il proprio traffico proveniente da Facebook senza ricorrere a sponsorizzazioni dei singoli contenuti.

Il risultato?

Per gli editori:

  • necessità ineludibile di investire massicciamente nella sponsorizzazione dei post su Facebook, riducendo i margini,
  • esigenza di creare contenuti con titoli accattivanti (al limite del click-baiting) nella speranza di traghettare parte di quel traffico verso il proprio sito,
  • obbligo di promozione della propria testata, oltre che dei propri contenuti, tentando di coinvolgere un maggior numero di utenti ed ottenere quindi più visualizzazioni organiche
  • impossibilità di agire sui parametri gratuiti che consentono agli utenti di trovare un contenuto specifico (ciò che per un sito è la SEO)

 

Per gli utenti:

  • mancanza di confronto plurale delle fonti dalle quali attingono alle informazioni, sono sempre le stesse,
  • impossibilità di (e quindi disabitudine alla) ricerca della singola notizia nel newsfeed, si seguono i trend topic. Punto.
  • inconsapevolezza dei meccanismi che regolano l’afflusso di notizie nella propria bacheca.

 

Le chiavi della sala di controllo dell’informazione sono dunque nelle mani di una sola azienda: Facebook.

 

 

Facebook e le ricerche.

Ogni giorno nel Mondo si effettuano 3,3 miliardi di ricerche su Google.

Ogni giorno nel Mondo di effettuano 1,5 miliardi di ricerche su Facebook.

Il Social Network a raggiunto circa il 50% dei volumi di ricerca del colosso Google.

Eppure non c’è alcun paragone in termini di accuratezza, per due ragioni principali:

  • Facebook al momento NON È un motore di ricerca
  • Facebook effettua ricerche sommarie solo all’interno della propria piattaforma

Facciamo un esempio?

Abbiamo provato a ricercare “comune di roma” e “roma capitale” su Facebook, ecco i risultati:

Facebook e la deriva autoritaria - Ricerca Comune di Roma - Facebook - SocialWebMax

 

In entrambi i casi, la pagina principale del Comune di Roma non appare, sebbene esista e sia ovviamente anche verificata, oltre ad avere più di 350 mila fans, probabilmente perché è stata creata con il nome “Roma-Comune” anziché “Comune di Roma”. Facebook non è in grado di riconoscere termini simili.
Facebook e la deriva autoritaria - Ricerca Comune di Roma - Facebook 01 - SocialWebMax

 

La stessa ricerca ha ottenuto risultati totalmente differenti su Google, come ovvio:

Facebook e la deriva autoritaria - Ricerca Comune di Roma - Google - SocialWebMax

A meno che Facebook decida di investire massicciamente nello sviluppo della propria piattaforma di search engine, un numero considerevole ed in costante crescita di utenti sta affidando le proprie ricerche ad un Social Network senza ottenere, nella maggior parte dei casi, risultati utili, pertinenti o affidabili.

L’unica cosa nota è che la ricerca interessa Facebook, sebbene in modo diverso da quello auspicato.

Gli ultimi aggiornamenti del sito consentono infatti di effettuare ricerche all’interno delle pagine: possiamo finalmente recuperare un post che avevamo letto su una pagina Facebook…
…a patto che noi si sia in grado di ricordare su quale pagina era il contenuto che cerchiamo.

Facebook e la deriva autoritaria - Ricerca Comune di Milano - SocialWebMax

 

Conclusioni: malgrado molti utenti usino Facebook per effettuare ricerche, il Social non sembra avere intenzione di diventare un motore di ricerca.
Google, attraverso le ricerche, porta traffico ai siti che indicizza, Facebook vuole solo aumentare il tempo di permanenza degli utenti sulla sua piattaforma. 

 

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Facebook ed i video.

Sul fatto che la comunicazione web dei prossimi anni sarà prevalentemente video credo non ci siano ormai più dubbi: esistono intere generazioni (i giovanissimi chiamati Generazione Z e gli adolescenti detti Millenials) che leggono poco o nulla, escludendo i testi scolastici obbligatori, saziando la propria inevitabile e puberale fame di conoscenza guardando ore ed ore di video online.

Anche in questo caso, molto si deve a Facebook che ha ormai raggiunto e superato Youtube per volumi giornalieri.

Youtube vs Facebook visualizzazioni - SocialWebMax

Se ogni giorno su Youtube vengono conteggiate 5 miliardi di visualizzazioni, Facebook ad oggi ne totalizza ben 8 miliardi.

Sono numeri impressionanti in entrambi i casi, niente da dire.

Fino alla fine del 2016, Youtube era la piattaforma preferita dalle aziende e dagli youtubbers perché, malgrado qualche visualizzazione in meno rispetto a Facebook, consentiva un ritorno economico derivante dai propri video.

Realizzare video con lo smartphone non basta più, sono finiti i tempi dei ragazzini nelle camerette, oggi la rete è bulimica di prodotti di qualità televisiva, soggetti accattivanti ed originali, audio e video perfetti, regia, costumi, luci… Tutto costa!

Grazie ad AdSense era ed è possibile ricevere una percentuale (infinitesimale, sia chiaro) di quanto il colosso Google guadagna sui nostri video, attraverso i clic che gli “spettatori” fanno sui banner o sui brevi spot all’inizio dei nostri contenuti.

Su Facebook invece i video consentivano solo di guadagnare in visibilità, accrescere il proprio pubblico, lasciando tutti gli incassi a Mark Zuckerberg e soci. Fino al 2016 appunto.

Facebook ha infatti annunciato da pochi giorni di aver iniziato a testare la pubblicità all’interno dei video e le condizioni, per i creatori di contenuti, saranno davvero interessanti: il 55% sul totale netto del guadagno per visualizzazione!

Prova Facebook invideo ad- SocialWebMax

Abbiamo provato ad immaginare come potrebbero essere, in un futuro prossimo, le nuove inserzioni nei video di Facebook.

Da quel che si legge in rete, i messaggi pubblicitari verranno mostrati dopo almeno 20 secondi di visualizzazione ed i video, affinché gli venga sovrapposta l’inserzione, dovranno essere lunghi almeno un minuto e mezzo in totale.

Questa mossa potrebbe affossare definitivamente Youtube, che rimarrebbe relegato a semplice archivio video online, mentre la maggior parte dei canali video di qualità si sposterebbe definitivamente e con gioia su Facebook dove, oltre ad avere maggior traffico, otterrebbero anche più soldi.

Se a questo aggiungiamo la possibilità di collegare regie televisive alle pagine Facebook (ormai già da diversi mesi), possiamo azzardare anche una previsione nefasta che riguarda i canali video tradizionali: gli investimenti si sposteranno in massa verso Facebook che consente, a differenza del vetusto e ridicolo sistema dell’Auditel, di targettizzare chirurgicamente i propri messaggi pubblicitari.

Dirette Televisive su Facebook - SocialWebMax

La diretta non è più soltanto un’opzione per smartphone, è possibile infatti trasmettere in diretta da una regia professionale. Facebook diventa una piattaforma televisiva.

 

Potranno quindi nascere nuove realtà che, pur partendo da zero, avranno a disposizione un pubblico enorme affamato di contenuti fruibili ovunque, gratuitamente.

Ecco spiegato il motivo del precedente confronto tra Facebook e Sky: a breve saranno due realtà in competizione, con la differenza che la prima ha costi inferiori e, al momento, nessun interesse alla produzione di contenuti.

Facebook si avvia a diventare una nuova enorme piattaforma televisiva mondiale, apparentemente gratuita, sulla quale tutti trasmetteranno o pubblicheranno i propri video, pagando per essere visti.

Come tutti i gestori di pagine hanno ormai appreso a proprie spese infatti, le visualizzazioni organiche si collocano tra l’1% ed il 10% (il contenuto pubblicato su una pagina che ha 1.000 fans viene visualizzato, senza sponsorizzazioni, da 10/100 persone mediamente) .

Conclusioni: Facebook si avvia a larghe falcate verso la distruzione della concorrenza diretta (Youtube) ed indiretta (TV tradizionale).

 

Facebook e la proprietà degli spazi.

Molte aziende ormai hanno avviato serie riflessioni interne circa l’opportunità, e la necessita, di spendere ancora per la realizzazione, l’aggiornamento ed il mantenimento di un proprio sito web.

La navigazione avviene sempre più da mobile, siamo ormai oltre al 70% di connessioni da smartphone e tablet contro un 30% da postazione fissa, il che richiede una doppia versione dei siti, oppure soluzioni responsive, con la difficoltà ed i costi per riuscire ad ottenere risultati omogenei e soddisfacenti.

Una valida alternativa è rappresentata dalle app che presentano però 2 problemi notevoli:

  • lo sviluppo di una app ha costi elevati di realizzazione
  • bisogna poi investire in pubblicità affinché la app venga scaricata ed usata

Aziende e web - SocialWebMax

Appare quindi evidente che molti comincino a guardare con occhi amorevoli l’opportunità offerta gratuitamente (…) da Facebook: la Pagina Aziendale.

Sorvolando sul fatto che possiamo aumentare la visibilità del nostro sito web, con un attento lavoro di indicizzazione e di SEO, mentre poco o nulla possiamo fare per ottenere il medesimo risultato su Facebook, a parte pagare, vorremmo qui affrontare un altro aspetto della questione: la proprietà.

Quando registriamo un dominio e creiamo un nostro sito, ne siamo proprietari e responsabili con oneri ed onori.
Possiamo, nel rispetto della Legge, scrivere, pubblicare, promuovere, vendere qualsiasi cosa a nostro esclusivo vantaggio.

Le regole sono chiare e di esse dobbiamo rispondere solo all’Autorità giudiziaria.

Quando invece apriamo una Pagina Aziendale su Facebook non siamo proprietari di nulla. Ci viene offerto gratuitamente uno spazio, come una sorta di sottodominio tipo www.facebook.com/latuaazienda riconducibile al/agli account dell’/degli amministratore/i all’interno del quale dobbiamo rispettare le regole imposte dal proprietario dello spazio: Facebook.

Pagine Facebook - SocialWebMax

Trasferire la propria azienda su Facebook significa rimettere tutta la propria attività online, la propria immagine, nelle mani di qualcuno con cui non possiamo nemmeno confrontarci: la nostra Pagina potrà essere chiusa in qualsiasi momento, senza alcuna spiegazione, semplicemente per violazione di termini che, ammesso e non concesso noi li si abbia letti, possono cambiare in ogni momento ed il mancato rispetto dei quali viene accertato e sanzionato senza alcun appello o onere di prova.

Conclusioni: stiamo rinunciando alla proprietà dei nostri siti web a favore di spazi concessi in comodato pseudo-gratuito senza alcuna garanzia di durata del contratto.

 

 

Facebook e la strategia di espansione.

Le aziende sono in competizione tra loro, è una basilare legge del mercato.

La strategia messa in atto da Facebook negli ultimi anni è chiara: acquisire o distruggere.

 

 

 

 

  • Skype: il primo software di messaggistica istantanea e chiamate/videochiamate in VoIP, nato nel 2003 ed acquisito da Microsoft nel 2011, è messo ora in serie difficoltà dai recenti aggiornamenti sia di Whatsapp che di Facebook Messenger. Infatti è ora possibile effettuare videochiamate con entrambe le applicazioni del Gruppo Facebook. Quanto potrà ancora sopravvivere Skype?

 

  • Youtube: abbiamo già visto nei paragrafi precedenti le importanti novità (dirette su Facebook, pubblicità nei video e campo ricerca all’interno delle pagine) che rappresentano di fatto l’attacco finale di Facebook a Youtube, quello che potrebbe segnare la fine del colosso video della famiglia Google. L’ultima mossa, in ordine di tempo, è l’arrivo delle dirette anche su Instagram.

 

  • LinkedIn: il popolare social “business oriented” per eccellenza è nelle mire di Facebook già da tempo che ha però ultimamente spinto sull’acceleratore. Sempre più spesso ci arrivano le richieste, da parte di Facebook, di inserire sul nostro profilo i dettagli che riguardano la nostra carriera professionale consentendoci di mantenere aggiornato il nostro curriculum. L’alibi è sempre quello di aiutarci ad avere un diario di ricordi completo, la nostra malizia ci porta a pensare che l’intento sia ben altro.
    AGGIORNAMENTO DEL 15/02/2017: Facebook introduce gli annunci di lavoro, potrebbe essere il colpo definitivo a LinkedIn.

 

Facebook è una banca.

La notizia è passata un po’ in sordina nel nostro Paese: a Novembre 2016, Facebook ha ottenuto il via libera dalla Banca Centrale Irlandese per la moneta elettronica, depositi e trasferimenti di denaro nell’Unione Europea.

Se aprono quindi per il Social nuovi orizzonti economici: prestiti, finanziamenti, money transfert, pagamenti, e-commerce e chi più ne ha, più ne metta.

Banca Facebook - SocialWebMax

Per spiegarla in maniera semplice e sintetica, ognuno di noi, azienda o privato che sia, potrà disporre di un “conto deposito” su Facebook attraverso il quale ricevere o inviare denaro, effettuare pagamenti, acquistare beni o servizi, eccetera.

Possiamo facilmente intuire che, in questo modo, Facebook entrerà direttamente in concorrenza con Paypal e con ogni altro istituto di credito online ed offline, potendo proporre, tra le altre cose, anche finanziamenti e prestiti.

Già ora, alcuni gestori di importanti account pubblicitari si sono visti proporre linee di credito legate ai propri volumi mensili.

Ecco spiegato il motivo per cui abbiamo accostato, all’inizio, Facebook alla Bank of America. E quest’ultima non dispone certo di 2 miliardi di correntisti.

 

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Facebook e l’e-commerce.

La prima novità riguardo il commercio elettronico si è avuta lo scorso Autunno, con il lancio di Facebook Marketplace.

In fase sperimentale, attualmente in Australia, Nuova Zelanda, Stati Uniti e Regno Unito, la nuova funzione consentirà di mettere in vendita ed acquistare articoli e servizi tra privati e disporrà di un motore di ricerca interno per trovare ciò che vogliamo.

La seconda novità è invece già attiva anche nel nostro paese, la Vetrina per le Pagine Facebook: il germoglio di un vero e proprio e-commerce all’interno del Social.

 

Esempio Vetrina Facebook - SocialWebMax

Al momento, si possono caricare facilmente gli articoli che compongono la vetrina, inserendo ogni dettaglio relativo a prezzo, dimensioni e spedizione, oltre ovviamente alle immagini; per formalizzare l’acquisto l’azienda può scegliere di rimandare al proprio sito esterno oppure di concludere l’iter internamente a Facebook con pagamento tramite PayPal o Stripe.

Tutto senza commissioni a Facebook.

Per ora…

Come abbiamo visto nel paragrafo precedente, Facebook consentirà, entro poco tempo, ad ogni utente (privato o azienda che sia) di aprire un conto online, probabilmente gratuito, attraverso il quale gestire invio di denaro e pagamenti.

Possiamo azzardare l’ipotesi che la prossima mossa sarà, una volta ben avviato l’e-commerce sulle Vetrine, quella di imporre il pagamento mediante conto Facebook?

Ecco spiegato il motivo per cui, all’inizio, abbiamo rapportato Facebook anche ad Amazon.

 

Facebook crea lavoro?

Tornando ai numeri del primo paragrafo, ciò che ha catturato completamente la mia attenzione è il rapporto tra fatturato e dipendenti. Rispetto agli altri “big”, Facebok ha bisogno di molto meno personale in rapporto all’utile generato. Proviamo a visualizzare graficamente il rapporto fatturato/dipendenti.

 

Facebook e la deriva autoritaria - rapporto fatturato-dipendenti 2- SocialWebMax

 

In sintesi, escludendo la Bank of America che è in perdita, se su Amazon abbiamo un dipendente ogni 400 mila dollari, in Facebook ne abbiamo uno quasi ogni 2 milioni di fatturato.

Significa senza dubbio aver ottimizzato al meglio i propri costi di personale, oppure essere riusciti a creare un’organizzazione in grado di generare utili anche con un numero risibile di dipendenti.

Avere pochi dipendenti significa però anche peccare in alcuni aspetti, come il controllo di ciò che gli utenti fanno sulla tua piattaforma.
Al momento il sistema di controllo su 2 miliardi di utenti non è noto, ma sembrerebbe mandato avanti da alcuni vaghi ed inefficaci software oltre a poco più di una decina di uffici con meno di venti dipendenti l’una.

Una recente sentenza del Tribunale di Napoli ottenuta dai legali della mamma di Tiziana Cantone (la ragazza suicida dopo la diffusione in rete di alcuni suoi video hard), tra i quali anche l’Avv. Massimo Melica che avemmo l’onore di intervistare l’anno scorso, ha riconosciuto le responsabilità di Facebook nel non aver rimosso i contenuti una volta segnalati.

Purtroppo però, nella medesima sentenza, si è accolto il ricorso di Facebook riconoscendo che quest’ultimo non è tenuto a controllare e a censurare preventivamente un contenuto.

In linea dunque con quanto deciso, solo un paio di anni fa, dal Tribunale di Torino che riconobbe la responsabilità di Youtube per il mancato controllo della violazione dei diritti d’autore a seguito di segnalazione del legittimo proprietario.

Conclusioni: il modello Facebook non genera occupazione per come siamo abituati ad intenderla, auspichiamo che vengano implementati i meccanismi di controllo anche attraverso l’impiego di nuovi dipendenti.

 

 

Facebook ed il confronto culturale.

Le nostre ultime considerazioni sono legate al famigerato algoritmo che crea la nostra timeline, ciò che decide cosa ci viene mostrato ogni volta che scorriamo verso il basso la nostra bacheca.

Non esiste possibilità di conoscerne in dettaglio le regole, sappiamo solo che viene determinata analizzando le nostre connessioni ed interazioni, consentendoci di ricevere le notizie che Facebook ritiene siano per noi più interessanti.

Ergo: più noi interagiamo con qualcuno, fruiamo dei suoi contenuti, maggiormente attingeremo da quella “fonte”.

Paraocchi - Facebook e la deriva autoritaria - SocialWebMax
Un po’ come se, andando in libreria, ci creassero un percorso chiuso per guidarci verso il reparto in cui sono esposti i libri dei nostri autori preferiti, all’inizio sarebbe certamente un servizio utile e comodo ma, con il tempo, contrarrebbe in maniera esponenziale il nostro mondo, eliminando quel necessario confronto culturale che ingenera i dubbi, che porta all’evoluzione ed alla libertà culturale dell’individuo.

Non è un caso se, proprio su Facebook, proliferano bufale, falsi allarmi, gruppi e correnti che sfruttano la nostra emotività, le nostre paure, per creare consenso o profitto.

In questo cocktail finale, ricordiamoci la direzione che sta prendendo Facebook: banca, e-commerce, televisione, news, comunicazione globale, gestione spazi, ecc.
Non è più un semplice Social Network ma un vero e proprio ecosistema, una sorta di web 3.0.

E poi, chissà, magari un giorno il proprietario della libreria potrebbe anche decidere di guidarci gradualmente dove vuole lui, portandoci a leggere quelle che lui ritiene novità adatte a noi…

Finché, presto o tardi, il proprietario della libreria potrebbe decidere di candidarsi alla Presidenza degli Stati Uniti e gli elettori, a quel punto, potrebbero non vederci nulla di male, tutto sommato.

 

Se hai resistito sino alla fine di questo infinito post, ritengo la tua opinione quanto mai preziosa e spero vorrai dedicarmi ancora qualche minuto per farmela conoscere, scrivendo il tuo pensiero nei commenti.

Grazie di cuore.

Max.

adwars Facebook contro Google - SocialWebMax

Google e Facebook stanno combattendo una guerra che potrebbe portare ad un drastico ridimensionamento degli sconfitti.

 

Lo scorso Marzo lessi un articolo su TechVibes che analizzava l’evoluzione del testa-a-testa ormai palesemente in atto tra i due grandi colossi della comunicazione web e, da allora, cominciai a porre maggior attenzione ai dati statistici, confrontando i risultati delle campagne che gestivo su entrambi.

Prima di raccontare il risultato di questa mia analisi, vorrei riassumere brevemente le differenze principali esistenti tra le due grandi piattaforme, Google e Facebook, partendo da ciò che sembra essere la loro stessa ragione di vita fino a giungere ad una valutazione su quale sia il miglior strumento pubblicitario, a beneficio di chi volesse approcciare questo tipo di marketing.

 

Il mondo di Google.

Nel 2016 diverranno maggiorenni coloro che non hanno mai visto internet prima di Google. Per meglio comprendere la portata del cambiamento nella ricerca e navigazione web avvenuta all’arrivo di Google, vediamo come si presentavano le home pages dei principali motori: MSN, Lycos ed Altervista.

 

AdWars - MSN - Lycos - Altervista - SocialWebMax

 

Una giungla di link, banner, colori, categorie, loghi, nella quale era oggettivamente complicato districarsi. I motori di ricerca erano centinaia e spesso fungevano anche da provider (vendevano connessioni internet, quando ancora occorreva un numero di telefono da chiamare con il proprio modem per entrare in rete) perdendo di vista il proprio obiettivo principale che sarebbe dovuta essere la ricerca.

Poi arrivò Google che cambiò ogni cosa.

AdWars - Google home - SocialWebMax

Una home page semplice, essenziale, fresca, che poneva la ricerca al centro con il massimo della focalizzazione. Anche i risultati venivano restituiti graficamente in modo chiaro e sintetico, senza banner, pubblicità o altro che avrebbe distolto l’attenzione, come avveniva invece su tutti gli altri portali di web search.

 

AdWars - Google - SocialWebMax

 

Da allora sono passati meno di 20 anni, la rete è cambiata profondamente e Google è diventato il colosso tecnologico che ora conosciamo, senza mai venir meno alla propria missione principale:

“scopo di Google è fornire i migliori risultati possibili a chi effettua una ricerca.”

L’introduzione della pubblicità non ha di fatto deviato il motore dalla propria rotta. Attraverso la piattaforma AdWords è possibile creare degli annunci testuali che compaiano in spazi prestabiliti (prime 3 posizioni in alto, in basso e nella colonna di destra) quando un utente ricerca parole chiave sulle quali abbiamo deciso di puntare.
Il posizionamento è determinato (in parte) da un meccanismo di asta per click.

AdWords esempio - SocialwebMax

Ecco dove compaiono gli annunci AdWords nelle ricerche Google.

 

Bisogna tuttavia ricordare che non basta pagare per “comprare” delle parole chiave, se Google consentisse questo smetterebbe di servire a qualcosa. Immaginiamo di cercare un famoso brand, tipo la Coca Cola, e che Google ci restituisse come primi risultati siti di abbigliamento, tappeti o elettrodomestici, semplicemente perché questi ultimi fossero stati disposti a pagare anche 50$ per ogni click verso il proprio sito pur di balzare in cima per la parola chiave “coca cola”. Avrebbe ancora senso cercare su Google?

Un parametro continua ad essere fortunatamente imprescindibile: la pertinenza. Direttamente dal supporto Google:

“Il fattore più importante da ricordare è che, anche se la concorrenza fa offerte più elevate della tua, puoi comunque ottenere una posizione migliore a un prezzo inferiore utilizzando parole chiave e annunci particolarmente pertinenti.”

Questo è ciò che, a nostro avviso, ancora consente a Google di mantenere la leadership nella ricerca ed è ciò che andrebbe sempre tenuto ben presente nel pianificare una campagna AdWords.

Ma Google non è solo ricerca, ci sono infatti molte altre possibilità di farsi notare con “Big G”, le tre principali sono:

  • Campagne display che offrono l’opportunità di pubblicare i propri banner all’interno di circuiti di siti privati. Anche in questo caso, la pertinenza è cruciale per ottenere un rapporto costi/risultati ottimale. Chi cliccherebbe sul banner del “Centro Carni Rubino” pubblicato su un sito di ricette per vegani?
  • Campagne video. Youtube è tutt’ora il più grande distributore di contenuti video al mondo ed offre il più ampio pubblico possibile, anche da mobile. È possibile inserire banner o video promozionali in contenuti di altri soggetti, mantenendo fede sempre al comandamento della “pertinenza“!
  • Campagne di remarketing. Grazie ai famosi “cookies” riusciamo a raggiungere gruppi di utenti che sappiamo aver compiuto azioni sul nostro sito (chi ha cercato un articolo in vendita, chi ha letto un determinato contenuto, chi ha abbandonato il carrello, ecc) ed a confezionare messaggi promozionali estremamente personalizzati e, quindi, efficaci.
Google adv - SocialWebMax

Le principali tipologie di annunci pubblicabili con Google.

 

In sintesi Google consente tre macro tipologie di campagne pubblicitarie sui propri mezzi:

  1. Annunci su ricerca: in base alle parole chiave ed alla pertinenza di annunci e sito di destinazione, possiamo “spingere in alto” la nostra attività tra i risultati, andando ad intercettare qualcuno che ha espresso una necessità ed ha cercato una soluzione.
  2. Annunci su target: riusciamo a raggiungere persone potenzialmente interessate alla nostra attività pubblicando annunci e banner su contenuti visti da un pubblico simile o uguale al nostro.
  3. Annunci personalizzati: possiamo comunicare in modo chirurgico con persone che hanno compiuto azioni precise, attirando inevitabilmente la loro attenzione.

 

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Il mondo di Facebook.

Arrivato in Italia all’inizio del 2008, Facebook può contare oggi circa 28 milioni di account che, al netto dei fake e dei doppioni, possiamo restringere a circa 25 milioni di utenti/mese ed a circa 20 milioni di utenti/giorno.

Lo scopo “morale” di Facebook è connettere persone, incoraggiando l’interazione e la condivisione di contenuti, quello “economico” è aumentare il numero degli utenti, rendere più precisa la loro profilazione ed accrescere il tempo di permanenza sul social aumentando il numero di annunci visualizzati.

Milioni di utenti, ogni giorno, passano una media di 2 ore su Facebook, scorrendo immagini, guardando video, commentando, condividendo, interagendo o anche solo spiando ciò che fanno gli altri in quella che può ragionevolmente essere definita come la più grande piazza esistente.
Si tratta di un mezzo generalista, come la televisione, che raggiunge praticamente tutti direttamente o indirettamente, in grado di creare fenomeni, amplificare reazioni, condizionare opinioni, entusiasmare, commuovere, avvicinare o allontanare persone ma che, a differenza della TV, pone al centro il singolo utente che si sente protagonista del proprio “canale”, la propria bacheca, nel quale arriva a raccontare tutto sé stesso, a rendere pubblico anche il proprio intimo, spesso senza alcuna attenzione alla privacy.

 

Quindi, in che modo Facebook può promuovere un’attività?

Facebook mette a disposizione degli utenti business una complessa ed articolata offerta di spazi pubblicitari a costi decisamente contenuti, con un monitoraggio ed una flessibilità di primissimo livello. L’ambizione è quella di poter raggiungere, con un minimo investimento, il proprio target di interesse e comunicare solo ad esso il nostro messaggio, aumentando le possibilità di penetrazione.

  • Post sponsorizzati. Da alcuni anni ormai, è necessario sponsorizzare i contenuti pubblicati sulle proprie pagine affinché vengano visualizzati dai propri fans, in questo modo però si può ottenere rapidamente un effetto volano.
  • Annunci. Veri e propri messaggi pubblicitari confezionati dall’inserzionista sotto forma di immagini, slide, video allo scopo di promuovere la propria pagina, il proprio sito (esterno a Facebook), eventi, offerte e molto altro. Ora si possono raggiungere anche gli utenti Instagram, usando la medesima piattaforma.
  • Remarketing. Mediante un codice di tracciamento da inserire nel proprio sito, si ha la possibilità di monitorare e circoscrivere i visitatori di ogni singola pagina allo scopo di confezionare per loro messaggi pubblicitari estremamente personalizzati.
Facebook adv - SocialWebMax

Principali tipologie di messaggi pubblicitari realizzabili su Facebook.

 

In sintesi, Facebook consente due macro tipologie di campagne pubblicitarie:

  1. Pubblicità in target: in base agli interessi ed alle informazioni volontariamente inserite dagli utenti, possiamo raggiungere dei target ristretti di potenziali interessati.
  2. Annunci personalizzati: possiamo mostrare annunci personalizzati a gruppi di persone (minimo 20) che hanno compiuto azioni precise all’interno del nostro sito.

 

Meglio Google o Facebook per la pubblicità?

La risposta è “dipende“.

Come abbiamo detto, Facebook è un media generalista che può essere usato per raggiungere, con costi relativamente bassi, dei target mirati individuabili attraverso parametri spontaneamente comunicati dagli utenti (come età, sesso, città, interessi, ecc.). Esattamente come la televisione o la carta stampata, è soggetto ad un margine di errore (non sempre gli utenti dicono la verità…) e, soprattutto, interagisce con il suo pubblico in momenti di relax.

Quando siamo su Facebook non abbiamo l’atteggiamento o la necessità di chi sta cercando qualcosa di preciso, vogliamo piuttosto sfogliare ciò che i nostri “amici” ci propongono per farci una risata, commuoverci, informarci, confrontarci. Un po’ come quando guardiamo la TV.
Spesso, mentre guardiamo la TV. Come raccontammo in precedenza, in base ad uno studio della Nielsen, il 47% degli intervistati dichiarò di navigare in rete mentre guarda la Televisione.

La nuova frontiera del marketing online è fatta di software in grado di sincronizzare campagne pubblicitarie su media diversi: in televisione vedo lo spot di un divano scontato, contemporaneamente nella timeline di Facebook mi compare l’annuncio con il tasto “compra” per traghettarmi direttamente alla piattaforma e-commerce dell’azienda.

TV e Social - SocialWebMax

Spot in TV ed offerta sui Social in contemporanea, la nuova frontiera dell’advertising.

 

Facebook si sta delineando sempre più come un media di contemporaneità, di immediatezza. Prova a ritrovare un post che avevi notato uno o due giorni fa? Impossibile! Il campo “ricerca” di Facebook serve unicamente a trovare utenti, pagine, eventi o gruppi ma non i singoli contenuti.

Questo vale anche per i video che, sebbene su Facebook possano beneficiare di tutta la potenza dell’autoplay, hanno una viralità molto rapida ed una vita molto breve.
Appare dunque evidente quanto sia indispensabile creare contenuti personalizzati e che sappiano sfruttare al massimo i trend del momento, piuttosto che martellare l’audience con i nostri annunci smaccatamente e fastidiosamente pubblicitari.

 

Google, al contrario, è colui che interroghiamo proprio nel momento in cui abbiamo una necessità. Pubblicare delle inserzioni su Google assomiglia ad essere presenti sui vecchi elenchi del telefono, quelli che si sfogliavano per cercare l’idraulico o la cartoleria (e che i diciottenni del 2016 non useranno mai, sebbene qualcuno si ostini ancora a stamparli…).

Ottimizzare l’investimento su Google significa però riuscire a creare contenuti ed annunci che possano trovarsi ai primi posti, altrimenti staremmo solo buttando i nostri soldi dato che il costo/contatto su Google è sensibilmente più alto rispetto a Facebook.

“Il posto migliore dove nascondere un cadavere è senza dubbio la seconda pagina della ricerca di Google” (cit.)

Non basta avere buoni annunci ed investire molto, bisogna anche produrre contenuti di valore, avere siti adatti ai dispositivi mobili (che veicolano ormai oltre il 70% del traffico, in crescita) e selezionare accuratamente le parole chiave sulle quali spendere.

Il vantaggio è che i contenuti prodotti non spariscono mai, sebbene siano soggetti ad “invecchiamento”, ma possono anzi accrescere la propria popolarità con il passare del tempo ed essere sempre reperibili. Questo vale anche per i video su Youtube che, grazie al motore di ricerca interno che consente a chiunque di cercare e ritrovare facilmente contenuti visualizzati tempo addietro, possono raggiungere un numero imponente di utenti e di visualizzazioni. Ecco perché ogni azienda dovrebbe creare un buon canale Youtube.

 

Ricerca video su Youtube - SocialWebMax

I contenuti caricati su Youtube possono sempre essere ritrovati grazie al motore di ricerca interno.

 

La diffusione di applicazioni come AdBlock, che consentono di eliminare quasi completamente i banner pubblicitari dalla propria navigazione, sta però riducendo i volumi di visualizzazione da desktop degli annunci Google e dei vari banner posizionati sui siti partner, cosa che non avviene con Facebook che gestisce gli annunci esattamente come dei contenuti genuini, che non vengono dunque intercettati dai filtri.

 

Campagne Facebook e Google: i risultati.

In base alla nostra esperienza degli ultimi mesi, possiamo dire di aver notato alcuni dati:

  • Minor costo/risultato per gli annunci Facebook (-40%)
  • Maggior traffico proveniente da Facebook a parità di investimento (+30%)
  • Maggior tempo sul sito per gli utenti provenienti da Google (+150%)
  • Maggior numero di pagine per visita per gli utenti provenienti da Google (+100%)
  • Maggior numero di conversioni per gli utenti provenienti da Google (+50%)

Sembrerebbe dunque Facebook in grado di garantire maggior visibilità a minor costo, sebbene sia ancora Google a fornire i contatti qualitativamente più concreti.

La nostra impressione è che mentre Google continua ad essere un efficiente “ufficio informazioni”, Facebook riesce a catturare meglio l’attenzione degli utenti adattandosi perfettamente a campagne istituzionali e di consolidamento dei brand che non prevedano necessariamente delle azioni immediate (a meno che queste non vengano sincronizzate con la TV, come detto prima).

Un brand nazionale o locale, ha la possibilità di emozionare, raccontare storie e coinvolgere, senza pretendere nulla dall’utente Facebook che però se ne ricorderà quando compirà azioni o dovrà effettuare scelte nell’ambito d’azione del brand memorizzato.

Al contrario l’utente Google vorrà continuare a trovare in tempi rapidi ciò che risponde meglio alla sua ricerca, nel momento in cui la effettua.

 

Forse Google rischia di finire schiacciato dalle sue stesse dimensioni?

Sempre più utenti effettuano ricerche utilizzando app specifiche e specializzate (Amazon per gli acquisti, Tripadvisor per hotel e ristoranti, Uber per i taxi, ecc.) ed in futuro potrebbero trovare spazio altri mini-motori settoriali che ruberebbero percentuali importanti di traffico.
Lo scorso Luglio, per la prima volta, Facebook è risultato essere la maggior fonte di click verso i siti di informazione, scavalcando il colosso Google News negli USA.

È in corso una storica rivoluzione?

Tornando al marketing, probabilmente la campagna ideale online è un giusto mix a medio termine che sfrutti Facebook per accrescere la fiducia nel marchio e Google per farlo trovare rapidamente; in quest’ottica continuiamo a pensare che la strada maestra passi attraverso i contenuti che possono produrre risultati eccezionali su qualsiasi canale e ridurre drasticamente il costo delle campagne.

Vogliamo infine consigliare due letture che abbiamo trovato molto interessanti perché provano ad immaginare il futuro prossimo del marketing online: “chi guadagnerà, in futuro, dalla pubblicità online” di Davide Pozzi (TagliaBlog) e “l’influencer marketing sta per affermarsi anche in Italia” di Riccardo Scandelari (Skande).

 

Grazie per i commenti che vorrai lasciare.

Per maggiori informazioni contattaci.

Come creare landing page e lead page efficaci 01- SocialWebMax

Tra gli strumenti promozionali messi oggi a disposizione dalla rete, landing pages e lead pages sono probabilmente quelli in grado di ottenere i risultati migliori. L’efficacia dipende essenzialmente da come vengono create, promosse ed utilizzate queste pagine. In questo articolo cercheremo di analizzare alcuni aspetti che riteniamo fondamentali per delle campagne ottimizzate con landing page o lead page.

Landing page o lead page.

Prima di distinguere i due strumenti, partiamo dagli aspetti simili.

Entrambe le pagine sono:

  • semplici ed immediate nei contenuti testuali e visivi (immagini o video),
  • indipendenti dal sito della persona o società a cui fanno riferimento,
  • complete di tutte le informazioni necessarie a produrre il risultato voluto,
  • fruibili da qualsiasi dispositivo fisso o mobile,
  • dotate di una ed una sola “call to action senza altra via d’uscita,
  • pensate e disegnate per piacere al target cui si rivolgono

Lo scopo di entrambe è dunque quello di attirare l’interesse di un target predefinito, fornire ad esso le informazioni essenziali sull’offerta, il prodotto o servizio oggetto della campagna e produrre un’azione da parte dell’utente.

La landing page è una pagina su cui far “atterrare” un visitatore potenzialmente interessato per comunicargli qualcosa di preciso, generalmente un’offerta od un servizio, mirando ad ottenere dall’utente l’acquisto di quanto presentato.

La lead page, pur essendo sempre una pagina su cui far arrivare il visitatore che rientra nel target di interesse, mira ad ottenere da quest’ultimo la volontaria compilazione di un modulo con i propri dati di contatto e/o profilazione personale.

 

Come creare landing page e lead page efficaci 02- SocialWebMax

 

Scopo finale di entrambe le pagine è quello di creare una “conversione”, così viene definita l’azione che l’utente compie acquistando o lasciando i propri dati.

Va da sé che landing page e lead page non potranno essere semplici pagine all’interno del sito, magari con il menu di navigazione in alto o altri link cliccabili, perché altrimenti il visitatore sarebbe distratto e magari, anche solo per curiosità, portato altrove senza prima aver completato l’azione che vogliamo compia.

Allo stesso modo, landing page e lead page non devono poter essere raggiunte mediante il menu del nostro sito ma solo attraverso il link diretto che metteremo negli annunci promozionali, questo per rendere il messaggio “prezioso” e non per tutti, oltre a consentirci di monitorare in maniera efficace i risultati della campagna ed ottenere, al termine, dei reali dati statistici di costo/click e costo/conversione.

 

Come si crea una landing page efficace?

Come si crea una landing page efficace - SocialWebMax

 

Analizziamo quello che vorremmo offrire con la landing page: è interessante, è conveniente, è raro, è utile?

Quali sono i reali vantaggi che mettiamo in campo e qual è il pubblico al quale potrebbero interessare?

Immaginiamo di aprire un nuovo ristorante e di volerci far conoscere.
Creare una pagina per offrire la prenotazione gratuita del tavolo sarebbe produttivo? Tutti sanno già che la prenotazione del tavolo è sempre gratuita e, per un nuovo ristorante, probabilmente nemmeno necessaria, quindi rischieremmo di non ottenere alcuna “conversione” o peggio, di proiettare un’immagine tutt’altro che positiva negli utenti che visualizzeranno le nostre inserzioni.

Potremmo pensare di offrire una cena di pesce completa a soli 20€ a persona, contro un prezzo che sarebbe invece di 40€.

Si tratta indubbiamente di un’offerta vantaggiosa che deve essere comunicata però ad un pubblico ben preciso: tutti coloro che, per quella cena, pagherebbero anche 40€.

Non bisogna infatti mai perdere di vista l’obiettivo iniziale che è farci conoscere, il che significa raggiungere il target di persone che potranno poi tornare nel nostro ristorante, altrimenti avremo solo saziato di pesce alcuni felici fortunati che non rivedremo mai più.

Oltre al prezzo, cosa potrebbe ad esempio colpire quindi l’attenzione del nostro target?

  • l’ambiente raffinato
  • il pesce freschissimo con arrivi giornalieri
  • le ricette particolari e nuove
  • la carta dei vini
  • parcheggio, sale private, musica o altri dettagli di interesse
  • la durata limitata, i giorni dell’offerta e lo scopo della promozione
  • il menu dell’offerta

E’ indispensabile focalizzare il messaggio sui vantaggi dell’offerta in maniera chiara e completa e contemporaneamente mettere a proprio agio il potenziale cliente che saprà di trovarsi poi in un ambiente adeguato, dato che la cena fuori deve essere un’esperienza, altrimenti ci si sta solo nutrendo (solitamente i ristoranti in cui si cena con 20€ o con 40€ hanno caratteristiche molto diverse).

La cena fuori deve essere unesperienza - SocialWebMax

 

La pagina dovrà quindi contenere un breve testo introduttivo, nel quale si descrive il nuovo ristorante, il tipo di cucina, i vini e l’ambiente.

Una o più immagini d’effetto dei piatti e dell’ambiente sotto forma di slide, evitando di incolonnare decine di immagini che farebbero scappare chiunque con un crampo al pollice.

Lo slide occupa lo spazio verticale di una immagine ma lascia all’utente la libertà di scegliere quante immagini guardare, mettere le foto in colonna costringe a guardarle tutte per poter finalmente arrivare al testo ed all’offerta con un forte rischio di abbandono.

Poi un elenco sintetico e snello dei vantaggi dell’offerta seguito o, meglio ancora, affiancato dalla “call to action”, sotto forma di bottone con scritto in maniera chiara “acquista” o “compra”.

E’ importante che tutto sia fluido e conseguenziale: vedo la promozione su un sito o social (ne parleremo in un altro post) —-> clicco e mi si apre la landing page —-> ricevo rapide informazioni testuali e visive sull’offerta e sul fornitore —-> leggo i vantaggi di ciò che mi si offre —-> decido di acquistare e clicco.

 

sequenza landing page - SocialWebMax

 

Null’altro deve frapporsi, nessun altro link esterno (per esempio al sito del ristorante o agli account social che comunicheremo dopo), le azioni devono fluire verticalmente in una sequenza logica semplice e diretta.

 

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Dopo che l’utente avrà cliccato, compiendo l’unica azione possibile, dovrà essere reindirizzato ad un’altra pagina, ancor più semplice della precedente, nella quale si dovrà soltanto procedere all’inserimento dei propri dati ed al pagamento.

È indispensabile che il cliente possa pagare subito, quindi devono esserci le opzioni “carta di credito” e “Paypal”.

Terminato il pagamento, si aprirà una pagina di ringraziamento (c.d. “thank you page”) e si invierà una mail al cliente, entrambe contenenti la ricevuta ed il codice da presentare la sera della cena, le indicazioni stradali, i contatti (sito, telefono, social, ecc.).

thank you page - SocialWebMax

Come si crea una lead page efficace?

Abbiamo detto che lo scopo della lead page deve essere quello di portare l’utente a lasciare volontariamente i propri dati per gli scopi che avremo comunicato.

Perché una persona dovrebbe lasciare la propria email o altro su una pagina?

La lead page dovrà contenere in maniera chiara un vantaggio tangibile ed evidente a cui si può accedere soltanto dopo aver lasciato il proprio recapito. Si tratta palesemente di uno scambio, un do ut des (o, come dicono gli anglosassoni, un WIN-WIN) in cui entrambe le parti ottengono ciò che vogliono, semre che la lead page sia strutturata in modo corretto.

La landing page crea i presupposti per un’azione di acquisto immediata, la lead page deve produrre un database di contatti che potranno acquistare nel tempo.

Considerato che chiunque acquisti mediante una landing page è obbligato a lasciare i propri dati, a fronte di un prodotto o servizio che ha concretamente davanti a sé, appare evidente come la lead page debba contenere qualcosa di sufficientemente vantaggioso od interessante tale da creare la conversione.

Anche in questo caso dobbiamo mettere a fuoco il nostro target e confezionare un’offerta su misura per esso.

Immaginiamo un concessionario di auto che vuole aumentare le vendite di un determinato modello.

E’ evidente che una landing page sarebbe inadatta, riteniamo realisticamente improbabile che qualcuno possa acquistare un’auto in questo modo.

L’autosalone potrebbe organizzare un weekend di test drive offrendo, solo agli utenti registrati, la prova gratuita di alcuni modelli di auto, magari con un piccolo rinfresco o gadget alla fine.

Si dovrà creare quindi una lead page per promuovere l’evento, ricevere le prenotazioni e, contemporaneamente, creare un database di potenziali acquirenti.

Individuato il target di riferimento andremo ad analizzare i vantaggi per l’utente (prova riservata agli utenti registrati, mostra di tutti gli allestimenti disponibili, possibilità di scegliere giorno ed ora evitando l’attesa, un consulente a disposizione per ogni informazione, rinfresco o gadget),

La struttura della pagina sarà semplice e di facile lettura:

  • logo del concessionario o, meglio, dell’iniziativa
  • elenco dei vantaggi
  • campi per l’inserimento dei dati sensibili
  • tasto “prenota”

Esempio di Lead page efficace - SocialWebMax

 

Come si vede, non servirà alcun passaggio successivo perché la lead page conterrà già ogni singolo elemento per portare il visitatore alla conversione.

Una volta compilati i campi obbligatori ed inviati i dati (premendo il bottone “prenota”), l’utente visualizzerà una “thank you page” e riceverà una email nelle quali verrà ringraziato per la prenotazione effettuata, ne vedrà riassunti tutti i dettagli, oltre ad i recapiti completi del concessionario.

Al termine della campagna, avremo una serie di contatti estremamente profilati che potremo poi tramutare in acquirenti in sede di prova o ricontattare successivamente, magari per comunicare che il prezzo dell’auto è sceso o che sono arrivati nuovi modelli od invitarli ad altri eventi.

 

Landing page e lead page: conclusioni.

Abbiamo visto come landing page e lead page siano strumenti efficaci e potenti per effettuare del marketing diretto e mirato con scopi diversi.

Vogliamo ora sottolineare che, come spesso accade in rete e nel marketing in generale, è indispensabile un lavoro di preparazione, analisi e creazione dei contenuti attento e professionale, solo così si garantirà all’utente un’esperienza semplice e soddisfacente ed al fornitore il migliore risultato in termini di ROI (ritorno dell’investimento) e di immagine.

Google ha raggiunto la leadership tra i motori di ricerca grazie ad un algoritmo complesso e pressoché perfetto che si presenta però all’utente con un layout semplice ed intuitivo.

Nei prossimi articoli vedremo come e dove promuovere le nostre landing page e lead page per raggiungere il nostro target, massimizzando così gli investimenti pubblicitari.

 

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Per le immagini si ringraziano: Jordi Cucurull, Pixabay, Canva,

Aziende, prodotti, servizi - SocialWebMax.com - Image by www.1001freedownloads.com

Aziende: è il momento di strutturare la vostra presenza sul web!

Il 12° Rapporto Censis-Ucsi sulla Comunicazione, diffuso a Marzo 2015, ha fornito una grande quantità di dati interessanti non soltanto per gli smanettoni appassionati del settore, ma principalmente per coloro che, in autonomia o con l’aiuto di esperti, vogliano far crescere la propria immagine pianificando strategie ed investimenti per il futuro.

Oltre a certificare il successo dei Social Networks, piattaforme di comunicazione ormai impossibili da ignorare nell’ambito della propria attività, il Rapporto ha portato alla luce alcuni numeri davvero importanti riferiti, ad esempio, alla ricerca.

Sono lontani i tempi in cui si cercava l’idraulico sulle Pagine Gialle, oppure si prendeva la pratica rubrichetta in coda al periodico di quartiere per trovare il veterinario o la farmacia di turno.
Ormai le ricerche si effettuano solo sul web e le cifre di cui pariamo segnano il definitivo punto di non ritorno.

 

Strade e località.

 

  • Il 60,4% degli italiani cerca strade e località su internet.

Questo significa un crescente utilizzo dello strumento “ricerca” di Google Maps anche per trovare aziende, prodotti o servizi. Tradotto:

“è indispensabile collocarsi in modo completo e preciso all’interno delle mappe, con una scheda personalizzata, foto, dettagli ed ogni altra cosa utile ai milioni di potenziali clienti che, in ogni istante, ci stanno cercando.”

Se non abbiamo il controllo di queste informazioni, lasceremo che siano altri ad averlo. Siamo sicuri che sia ciò che vogliamo?
Recapiti vecchi, orari sbagliati, foto orribili, anche senza entrare nel merito delle recensioni o di eventuali cattiverie di origine “dolosa”, immaginiamo il danno che potrebbe derivare da una presenza sulle mappe che non rispecchi la nostra attività. Sarebbe come se un negoziante lasciasse fare le vetrine e l’insegna della sua attività a chiunque passi, in qualsiasi momento e senza mai nemmeno verificare.

 

Aziende, prodotti e servizi.

 

  • Il 56% degli italiani cerca informazioni su aziende, prodotti e servizi su internet.

Oltre un italiano su 2 prende decisioni di acquisto in base a ciò che trova in rete: non esserci significa non esistere, abbandonare la competizione senza nemmeno provarci.

Essere presenti in rete significa intercettare le ricerche della maggior parte degli italiani, ma l’immagine che proiettiamo deve essere coerente con ciò che siamo.

“Un’insegna mancante, a volte, è meglio di una pessima insegna.”

 

Acquisti online.

 

  • Il 43,5% degli utenti internet fa acquisti online.

Si tratta di 15 milioni di italiani, un numero che sarebbe imprudente ignorare o sottovalutare, dato che è in continua crescita.
La comodità, l’assortimento, le informazioni e le recensioni, tutti fattori che spingono una quantità sempre maggiore di persone ad optare per l’acquisto online.
Coloro che vendono servizi e prestazioni – impossibili da vendere via web -, dovrebbero ugualmente strutturarsi per fornire prenotazioni, informazioni, recensioni e ogni altro dettaglio propedeutico alla scelta d’acquisto. Non farlo significa apparire alcuni gradini sotto ad altri che, non necessariamente, sapranno poi offrire un servizio migliore del nostro.

Le aziende dovrebbero creare piattaforme di e-commerce, o appoggiarsi a strutture di altri, e farlo il prima possibile per poter far crescere il proprio fatturato (principio minimo necessario per l’attività di impresa) o, quantomeno, per recuperare la clientela persa negli anni, quel 43,5% in crescita che ogni giorno sceglie di rivolgersi alla rete per gli acquisti che prima faceva nel negozio sotto casa.

“Il mercato globale della rete è ormai indispensabile per vendere prodotti e promuovere servizi.”

E tu cosa ne pensi? Hai un’azienda, vendi prodotti o servizi? Come ti sei organizzato online?
Raccontaci la tua esperienza!

Content marketing - serio, ma non troppo - SocialWebMax

Abbiamo già visto quanto sia indispensabile il content marketing nella strategia comunicativa di chiunque voglia proporsi nel web (aziende, professionisti, commercianti, artigiani, blogger, eccetera), oggi vogliamo concentrarci sul miglior linguaggio da utilizzare per instaurare rapporti duraturi e reciprocamente soddisfacenti tra chi scrive e chi legge.
 

Essere seri o usare un linguaggio serio nel content marketing?

Iniziamo mettendo le mani avanti ed ammettendo che non abbiamo ancora trovato una risposta esaustiva a questa domanda, tuttavia crediamo fortemente nella ricerca e nel confronto aperto e siamo quindi sicuri che saprete aiutarci con i vostri commenti. 🙂

Nell’approccio iniziale con i clienti e nei confronti periodici con essi, notiamo, con sempre maggior frequenza, il tono quasi perentorio con cui professionisti ed imprenditori chiariscono di voler mantenere un profilo autorevole: “…creiamo il blog ma che sia serio e professionale, altrimenti che figura ci facciamo?“.
Puntualmente cerchiamo di bilanciare la loro posizione invitandoli a lasciare spazio anche ad un po’ di misurata leggerezza, garantendo loro che sapremo comporre al meglio la giusta ricetta per un linguaggio professionale, senza dover rinunciare ad un po’ di “confidenza” con i lettori.
Solitamente ci riusciamo senza tuttavia dissipare in noi il dubbio che sia realmente la strada giusta da seguire.
 

Cosa ne pensa la rete?

Cinzia Di Martino, blogger ed esperta di comunicazione che seguiamo sempre con interesse, inserisce il “divertimento” tra i 5 ingredienti indispensabili per coinvolgere il proprio pubblico ed avere un sito/blog di successo.

Divertire. E’ l’elemento che funziona di più in assoluto: tutti abbiamo bisogno di ridere e divertirci, ci fa stare meglio; strappa un sorriso a chi ti segue e goditi l’incremento delle interazioni.

Gli autori di Web Marketing Tools entrano nel dettaglio, distinguendo tra umorismo e divertimento misurato:

“ti sconsiglio di fare un uso esagerato dello strumento dell’umorismo, in quanto potrebbe indurre in confusione l’utente. Viceversa, un umorismo misurato viene in genere apprezzato dagli utenti, in quanto contribuisce a rendere il testo più brillante e piacevole.
Ovvio, è maledettamente difficile informare, divertire e incuriosire l’utente, ma è necessario provarci, sempre!”

Molto interessante il punto di vista di Rudy Bandiera, affermato esperto di comunicazione web e non solo, che affronta l’argomento all’interno di una riflessione più ampia circa l’opportunità o meno di creare esclusivamente contenuti verticali, specifici e mirati. Non entra dunque nel merito del linguaggio ma addirittura dei singoli argomenti da trattare:

Se ogni 5 cose che scriviamo 4 riusciamo ad alleggerirle nei toni o riusciamo addirittura a renderle “frivole”, avremo l’attenzione su di noi anche quando vogliamo colpire nel segno: ogni 5 cose che dici fa che 4 siano divertenti.

 

Può un notaio divertire? Ed un medico?

Content marketing - serio, ma non troppo 2- SocialWebMax

Immagine: LawInfo.

 

Abbiamo volutamente scelto un paio di professioni che vengono riconosciute come serie, esercitate da persone indubbiamente preparate ed autorevoli.
Vi è mai capitato che, prima di un atto o di una visita specialistica, il professionista in questione “alleggerisse l’ambiente” con qualche sorriso o magari con alcune misurate battute spiritose?

In quel momento, nessuno avrà mai pensato che il notaio od il medico stessero perdendo la loro autorevolezza e preparazione, che sarà stata ampiamente dimostrata in seguito.
Tuttavia ricorderemo che questo loro atteggiamento ci ha aiutati ad entrare in empatia, a sentirci a nostro agio e, incredibile a dirsi, ad accrescere il nostro livello di attenzione nel momento in cui il tono della conversazione ha poi preso una piega decisamente più seria.

Questo perché la parentesi simpatica, la frase divertente, fanno parte della “strategia di marketing” volontaria od involontaria che ognuno di noi mette in atto offline, quando conosce persone nuove, anche in ambito professionale e lavorativo.

 

Può valere lo stesso anche nel content marketing?

Vi abbiamo riferito alcuni punti di vista interessanti ed abbiamo ragionato insieme, attraverso degli esempi, su ciò che accade normalmente nella vita “non connessa alla rete“, per poi concludere con la stessa domanda iniziale alla quale, lo abbiamo già ammesso, non sappiamo dare una risposta.

In linea teorica, la soluzione al quesito potrebbe essere quella di diversificare la strategia a seconda della “voce narrante: il blog di un notaio potrebbe mantenere un linguaggio molto professionale per i contenuti statici e riservare un tono più colloquiale e disteso per rispondere ai quesiti o interagire nei propri canali Social; allo stesso modo, ad un negozio di articoli per subacquei converrebbe pubblicare contenuti emozionali e divertenti, riservando un tono più tecnico e professionale per rispondere alle domande dei potenziali clienti, onde lasciar intendere il tipo di assistenza che riceveranno quando arriveranno in negozio.

Il notaio non ha bisogno di dimostrare le sue competenze attraverso il linguaggio, è notaio.
Al contrario un rivenditore di beni consumabili può distinguersi dalla concorrenza proprio mostrando la sua competenza (anche) attraverso un linguaggio più tecnico.

 

Siamo qui per imparare!

Ora tocca a voi: quale deve essere, secondo la vostra esperienza, il linguaggio da usare in un blog o su un account Social professionale?

Noi ci limitiamo a dire che…

“non prendiamo mai troppo sul serio chi si prende troppo sul serio.”

facebook ripara ma non rimborsa

Ci siamo, il D-Day è arrivato.

Dopo l’annuncio fatto ai gestori di pagine, che informava circa, cito testualmente,

“La rimozione degli account Facebook disattivati e commemorativi dal numero di “Mi piace” delle Pagine”

ieri siamo infine giunti al 12 Marzo, il “giorno del giudizio”.

Cosa significa per le Aziende che hanno una pagina Facebook?

La comunicazione ipotizzava una “leggera diminuzione” nel numero dei “fans”, in realtà soltanto con il tempo conosceremo esattamente l’impatto di questa decisione contrastata.
Si tratterà di perdere fans inattivi, commemorativi, falsi insomma, quindi parrebbe una decisione saggia, mossa dall’intento di rendere le pagine aziendali sempre più vicine al loro reale pubblico, tuttavia, per molti, potrebbe rappresentare un’ecatombe mediatica.

Ecco ciò che appare oggi nella sezione "mi piace" degli Insight di una Pagina Facebook.

Ecco ciò che appare oggi nella sezione “mi piace” degli Insights di una Pagina Facebook.

Bisogna infatti ricordare che un’opportunità offerta da molte aziende, inclusa proprio Facebook, è quella di “comprare i fans“, sfruttando metodologie varie in base al proprio obiettivo e/o budget.
Si può infatti decidere, magari per mettere il turbo ad una pagina nuova o che stenta a crescere, di acquistare fans singoli o veri e propri pacchetti e va detto che questo traffico di click avviene alla luce del sole.

compra-mipiace-facebook - SocialWebMax

Il sito compramipiace.net vende pacchetti di fans su Facebook.

get-payed-for-likes - SocialWebMax

“Get payed for likes” è un sito che offre denaro in cambio di click su pagine Facebook oltre, ovviamente, a fans a pagamento per le pagine delle Aziende.

I fans a pagamento su Facebook costano, prima e dopo.

Esistono diverse linee di pensiero tra i Social Media Manager riguardo l’acquisto di “mi piace” su Facebook (o su altri social network), è difficile prendere una posizione a riguardo perché ognuna ha i suoi punti di forza e di debolezza, proviamo ad analizzarli:

Acquisto fans su Facebook, pro:

  • Per molte aziende è impossibile, in termini di immagine, accettare di avere una pagina Facebook con poco seguito, anche se solo all’inizio e per poco tempo.
  • Le grandi compagnie generaliste (tipo una comune bevanda o una compagnia telefonica) che hanno target estremamente ampi, devono rapidamente raggiungere un vasto numero di persone.
  • Come vedere molta gente dentro ad un locale desta, nel passante, interesse verso il locale stesso, allo stesso modo i tanti fans porteranno altri fans.

Acquisto fans su Facebook, contro:

  • È impossibile ottenere garanzia di genuinità dei fans pagati, molti potrebbero rivelarsi falsi.
  • È impossibile ottenere targettizzazione dei fans: un’azienda di cibo per cani potrebbe ritrovarsi fans che non avranno mai animali.
  • Molti fans, molti costi. Le campagne pubblicitarie su Facebook, rivolte ai propri fans, costeranno molto di più anche se il 90% di questi fossero, in effetti, falsi.

Le visualizzazioni su Facebook costano.

In principio furono le Pagine ed i fans che visualizzavano tutti gli aggiornamenti.
Poi Facebook decise che, nonostante i miei fans avessero già espresso il proprio gradimento per la mia pagina, io dovessi pagare per consentire loro di ricevere i miei aggiornamenti.
Si è trattato di un cambiamento epocale che, a nostro avviso, ha drasticamente ridotto la convenienza di acquistare fans.

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Pianificare una campagna pubblicitaria su Facebook richiede un’attenta analisi per evitare di disperdere risorse. – Foto Frank May.

Facciamo un esempio.

La mia pagina ha 500 fans, che mi sono conquistato in maniera “genuina” nel tempo e che, molto probabilmente, essendomi fedeli, sono interessati a ciò che pubblico. A loro volta avranno degli amici, diciamo 100 per ognuno in media, tra i quali potrebbero trovarsi altri individui interessati ai miei contenuti, non fosse altro che per affinità con l’amico in comune.
Il pubblico che voglio raggiungere è composto da circa 50.000 persone, selezionate e, con buone probabilità, interessate a ciò che voglio promuovere.
Le possibilità di ottenere delle conversioni sono decisamente a mio favore, riuscendo così ad ottimizzare l’investimento.

Se invece io a questi 500 fans reali ne avessi aggiunti 5.000 comprati, mi ritroverei a dover promuovere i miei contenuti per 550.000 persone, senza alcuna garanzia che essi siano realmente interessati a ciò che pubblico trattandosi, in una percentuale che mi è impossibile calcolare, di account falsi, aperti soltanto per monetizzare i propri click attraverso siti come quelli sopra descritti.

Considerato il fatto che le campagne su Facebook si pagano, nella stragrande maggioranza dei casi, in base alle visualizzazioni o ai click ottenuti, il nostro suggerimento è quello di lavorare con costanza e pazienza sui contenuti, lasciando che il nostro pubblico cresca al ritmo naturale e genuino che verrà generato da ciò che scriviamo e dal meccanismo del passaparola (gli amici degli amici, per intenderci).

In conclusione: Facebook corre ai ripari per aiutare le Aziende, i Professionisti ed i gestori delle Pagine ad avere un conteggio più preciso e reale dei propri fans, tuttavia non rimborserà mai gli investimenti fatti per acquisire un pubblico fasullo.

Occhio a chi vi promette risultati strabilianti in poco tempo, molto probabilmente vuole investire male i vostri soldi!

Per maggiori informazioni contattaci.