Come devo gestire la mia pagina Facebook? - SocialWebMax

Come devo gestire la mia pagina Facebook?

Meglio gestire direttamente la pagina Facebook, rivolgermi ad un Consulente o ad un Social Media Manager?

Se stai leggendo questo articolo, probabilmente hai pensato di aprire una pagina Facebook o ne hai già una ma non ti soddisfano i risultati che hai ottenuto finora.
In questo articolo valuteremo insieme 3 diverse opportunità con vantaggi e svantaggi, affinché tu possa scegliere al meglio.

Come devo gestire la mia pagina Facebook? - SocialWebMax

 

Cos’è la pagina Facebook?

Nel nostro lavoro di consulenza, incontriamo quotidianamente persone (imprenditori, commercianti, professionisti, artisti) che ancora non hanno ben chiaro cosa sia o che ne hanno una visione imprecisa o incompleta.

Spesso si tende ad accostare la pagina Facebook al sito web partendo dalla giusta premessa che si tratta di vetrine virtuali; alcuni ormai rinunciano addirittura al proprio sito optando esclusivamente per la pagina Facebook (o per il profilo personale!): la si vede più semplice da creare e da gestire dato che non richiede conoscenze di programmazione e può essere aggiornata in modo totalmente autonomo.

Escludiamo subito il profilo personale, che non è assolutamente concepito per un uso professionale e commerciale del Social: niente statistiche, nessun tracciamento, impossibile targettizzare i messaggi e creare promozioni o pubblicità, solo per elencare le principali differenze.

La pagina Facebook è uno straordinario mezzo di comunicazione ed interazione che consente di raggiungere il proprio pubblico, esistente o potenziale, grazie ad avanzati sistemi di promozione, monitoraggio ed analisi.

Pagina Facebook contatti - SocialWebMax

 

Pagina Facebook e sito web.

Quali sono dunque le principali differenze tra il sito e la pagina Facebook? Facciamo il punto.

La pagina Facebook è uno spazio gratuito dato in gestione dal Social a chi ne è amministratore, ma non proprietario.

Molti non hanno mai preso in considerazione questo aspetto, malgrado sia estremamente importante: quando registriamo un dominio web (es. www.miosito.it) stipuliamo un contratto simile a quello di affitto immobiliare, sostanzialmente dobbiamo rispondere solo alla Legge di ciò che avviene nel nostro spazio e nessuno può togliercelo (al netto di problematiche tecniche o sentenze definitive di condanna inerenti ai contenuti).

La pagina Facebook invece è uno spazio che ci viene concesso di gestire, che può esserci tolto in caso di violazioni delle normative interne del Social (che possono cambiare) e per il quale non possiamo vantare alcun diritto.

Il sito web rappresenta un punto di riferimento stabile ed autorevole, necessario per fornire informazioni, gestire in modo autonomo l’eventuale e-commerce, intercettare la domanda nel momento esatto in cui si presenta attraverso la classica ricerca sui motori, pubblicare approfondimenti, notizie, curriculum, portfolio e tutto quel bagaglio di crediti che ogni azienda, professionista o negozio ha accumulato nel suo percorso.

Il sito web è quel luogo in cui chi cerca i nostri prodotti o servizi deve trovarli, pronti a rispondere alla necessità.

La pagina Facebook è il luogo perfetto per comunicare, creare relazioni, incuriosire, promuovere ed intercettare la domanda latente (quella ancora non espressa mediante ricerca specifica).

In entrambi i casi inoltre è possibile creare delle inserzioni pubblicitarie per aumentare la visibilità dei nostri contenuti intercettando:

  • la domanda diretta, attraverso strumenti come Google AdWords per aumentare il traffico verso il nostro sito
  • la domanda latente, usando Facebook Ads per raggiungere il target potenzialmente interessato a noi

Pagina Facebook domanda - SocialWebMax

 

Creare la pagina Facebook.

Grazie alla procedura guidata passo-passo, è relativamente semplice creare la propria pagina, tuttavia è altrettanto facile commettere errori grossolani nell’inserimento delle informazioni, nella scelta delle immagini, nella configurazione generale.

L’aiuto di un professionista può rivelarsi decisivo per una migliore e più efficace comunicazione, fin dal primo post e dall’apertura della pagina stessa.
Si può scegliere di affidarsi ad un Social Media Manager, oppure di formare una risorsa interna alla propria azienda che sia in grado di creare e gestire al meglio il proprio spazio Social dopo aver frequentato un corso specializzato (in questo articolo di Bee Social, alcuni dei migliori corsi esistenti al momento in Italia).

In entrambi i casi lo scopo deve essere quello di individuare correttamente il “tono di voce” della Pagina e programmare una strategia di comunicazione che produca un ritorno dell’investimento in tempi ragionevoli.

 

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Gestire la pagina Facebook.

La pagina Facebook rappresenta, per chi la segue o ci si imbatte per qualsiasi ragione, un’opportunità di comunicazione diretta alternativa al telefono e più immediata della email.
È inoltre il luogo in cui trovare le prime informazioni riguardo attività, prodotti e servizi, essere aggiornati circa novità, promozioni, eventi.

Il tono confidenziale proprio dell’ambiente Social dovrebbe essere rispettato anche nella nostra pagina, l’utente si deve sentire tra amici, avere la percezione di essere un po’ dietro le quinte della nostra attività, ricevere in anteprima notizie o esclusive.

In ultimo, non certo per importanza, dobbiamo ricordare che le persone usano Facebook principalmente per divertimento, come passatempo per condividere con amici e conoscenti idee, musica, proposte, cause sociali, consigli, “gattini” e video simpatici.
Ne consegue che lo scopo principale della nostra presenza sul Social dovrebbe essere quello di coinvolgere, creare una comunità, far parlar bene di noi, costruire i presupposti per un sano passaparola.

 

Obiettivi da raggiungere nella propria pagina Facebook.

La nostra attività professionale sul Social dovrebbe cercare di ottenere i seguenti risultati online:

  • raggiungere tutti i potenziali clienti
  • coinvolgere
  • creare una comunità
  • interessare
  • trasmettere autorevolezza nel proprio campo
  • monitorare la nostra reputazione
  • risolvere diplomaticamente eventuali lamentele
  • cogliere un’opportunità in ogni critica
  • raccogliere spunti per innovazione e migliormenti
  • diffondere contenuti a persone realmente interessate
  • sperimentare continuamente, monitorando ed analizzando i risultati

 

Errori da evitare nella gestione della pagina Facebook.

Non abbiamo alcuna pretesa di esaurire qui l’argomento, tuttavia elenchiamo alcuni errori comuni che dovremmo evitare di commettere nel nostro spazio Social:

  • bombardare di messaggi pubblicitari
  • non rispondere ai messaggi diretti
  • cancellare commenti e recensioni sgradite
  • comunicare in modo unidirezionale
  • essere monotoni e ripetitivi
  • essere noiosi
  • fornire informazioni errate
  • diffondere contenuti a persone indubbiamente non interessate
  • mostrarsi assenti
  • pressare gli utenti affinché compiano azioni
  • pubblicare contenuti senza una logica, a caso o a necessità

 

Senza dimenticare la indispensabile necessità di comunicare possibilmente senza errori grafici o grammaticali.

 

Abbiamo visto quali dovrebbero essere gli obiettivi da raggiungere e gli errori da evitare nella gestione della pagina Facebook, esistono quindi 3 ipotesi:

  1. gestione autonoma della pagina
  2. consulenza preliminare o correttiva e poi gestione autonoma
  3. gestione in mano al Social Media Manager

 

Gestione Pagina Facebook autonoma, consulente o Social Media Manager - SocialWebMax

 

Vediamole separatamente, analizzando per ognuna i PRO ed i CONTRO.

 

Pagina Facebook, posso gestirla in autonomia?

Certamente! Attraverso lo studio e la pratica è possibile arrivare ad acquisire le necessarie competenze per una buona gestione del proprio spazio sui Social, tuttavia bisogna onestamente ragionare sulla reale disponibilità di tempo che abbiamo da dedicare a questa attività, avendo ben presente che si tratta di un altro lavoro rispetto al nostro.
Riusciremo a produrre contenuti in maniera costante, a monitorare e gestire i commenti, i messaggi e le eventuali critiche?
Riusciremo ad avere il tempo di creare e seguire la nostra comunità?

  • PRO: autonomia, risparmio economico, esperienza diretta.
  • CONTRO: richiede molto tempo di formazione, sperimentazione ed attività.

 

Pagina Facebook: il consulente.

Puoi eventualmente rivolgerti ad un professionista per una consulenza, che ti permetta di individuare e correggere alcuni errori e magari di ricevere suggerimenti per migliorare la tua attività sui Social; si tratterà di un investimento contenuto, una tantum, che potrebbe rimetterti rapidamente in carreggiata.

  • PRO: aiuto mirato a correggere o impostare l’attività Social, rapida formazione essenziale, risparmio economico.
  • CONTRO: rischio di interventi ulteriori successivi, tempo da investire nella gestione diretta.

 

Pagina Facebook: il Social Media Manager.

In alternativa puoi rivolgerti ad un Social Media Manager con il quale studiare insieme una strategia per ottenere il massimo dalla tua pagina Facebook.
Sulla base di uno o più incontri, avrai modo di esporre le tue aspettative e far conoscere la tua linea, insieme potrete studiare la miglior strategia per l’attività organica e, in base ai tuoi budget ed ai tuoi obiettivi, per la pubblicità. Potrai sempre controllare e verificare in tempo reale l’andamento dell’attività del Social Media Manager.

  • PRO: attività professionale, il tuo tempo e le tue energie restano dedicate al tuo lavoro, migliori risultati in tempi inferiori.
  • CONTRO: investimento economico.

 

A te la scelta!

Per maggiori informazioni contattaci e parliamone insieme.

Facebook e la deriva autoritaria - SocialWebMax

Facebook e la deriva autoritaria (post lungo, aggiornato).

Ha raggiunto quasi 2 miliardi di utenti attivi nel mondo ed è ormai la più grande realtà web ma Facebook, come ogni azienda, deve continuare a crescere. Fino a quanto?

Facebook e la deriva autoritaria - SocialWebMax

I numeri di Facebook.

L’ultimo aggiornamento ufficiale disponibile fotografa un’azienda sana, con un tasso di crescita impressionante ( +100% ) a fronte di spese aumentate in misura più contenuta ( +30% ).
Al netto di costi e tasse, l’azienda di Zuckerberg ha portato a casa un utile netto di oltre 10 miliardi di dollari nel 2016 (+ 177% rispetto al 2015).

In termini di lavoro, Facebook conta circa 13.000 dipendenti nel mondo (fonte Wikipedia, 2015).

Per poter meglio comprendere le dimensioni di questo gruppo, basti pensare che il fatturato del 2016 è stato di 28 miliardi di dollari (ne avevamo previsti 24…) e che la legge di stabilità italiana per il 2017 sarà di circa 27 miliardi di euro (28 miliardi di dollari, centesimo più, centesimo meno).

 

 

Facebook e la deriva autoritaria - Facebook 2016 - SocialWebMax

 

Gli utenti di Facebook attivi ogni mese nel mondo sono ormai circa 1,6 miliardi (quelli giornalieri superano abbondantemente il miliardo, circa il 66,1%).
Il gruppo conta anche 900 milioni di utenti Whatsapp, 800 milioni su Messenger, 400 milioni su Instagram.

Facebook e la deriva autoritaria - Facebook utenti Novembre 2016 - SocialWebMax

 

Malgrado siano oggettivamente numeri impressionanti, nell’immaginario collettivo Facebook rappresenta ancora poco più di una app, un passatempo.
Stiamo valutando l’entità della Società in base all’uso che ne facciamo.

Quasi tutte le aziende percepiscono ormai la necessità di esserci, ma ben poche ne hanno compreso l’importanza ed affidano al caso o all’improvvisazione la propria presenza sul Social.

Per non parlare del legislatore che a stento, ed in maniera incompleta, sta ancora cercando di affrontare l’introduzione della e-mail come strumento di comunicazione e possibile veicolo di truffe o reati vari.
Come spesso accade, tocca inevitabilmente alla giurisprudenza correre più rapidamente. Ne parleremo più avanti.

 

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Facebook: i numeri della concorrenza.

E gli altri? Siamo portati a dimenticarlo, ma esiste, sopravvive, tenta di resistere anche una concorrenza. Vediamo di cosa stiamo parlando.

Google 2015:

  • 75 miliardi di fatturato (FB 24mld)
  • 16 miliardi di utile netto (FB 8mld)
  • 62.000 dipendenti (FB 13.000)

Twitter 2015:

  • 2,21 miliardi di fatturato (FB 24mld)
  • -521 milioni di perdite nette (FB utili 8mld)
  • 3.860 dipendenti (FB 13.000)

Gruppo Sky Europe 2015:

  • 12,5 miliardi di fatturato (FB 24mld)
  • 2,5 miliardi di utile (FB utili 8mld)
  • 30.000 dipendenti (FB 13.000)

Amazon 2015:

  • 107 miliardi di fatturato (FB 24mld)
  • 596 milioni di utile netto (FB utili 8mld)
  • 270.000 dipendenti (FB 13.000)

Bank of America 2015:

  • -82 miliardi di perdite (FB 24mld)
  • 16 miliardi di utile (FB utili 8mld)
  • 210.500 dipendenti (FB 13.000)

Per quale motivo ho inserito anche il Gruppo Sky, Amazon e la Bank of America tra i competitors di Facebook?
Semplice: le ultime novità delle quali parleremo più avanti collocano l’azienda di Zuckerberg ben oltre i semplici confini del Social Network così come siamo abituati ad intenderli.

 

 

Facebook e l’informazione.

C’è stato un mondo in cui l’editoria faceva a meno di Internet, le persone andavano in edicola ed acquistavano quotidiani e periodici.

Poi è nato e cresciuto Google che ha cominciato a svolgere anche il ruolo di “aggregatore” di news, gli utenti della rete potevano cercare e trovare notizie da varie fonti per poi approfondirle sui siti dei vari editori online.

Era un sistema molto meritocratico, che consentiva anche a piccole testate di ottenere visibilità.
Sono nati così molti blog indipendenti di informazione, realtà cresciute fino a diventare veri e propri colossi dell’informazione (si pensi all’Huffington Post).

In quel momento però, la maggior parte degli editori non era strutturata per il web, non aveva strumenti per monetizzare il traffico e si illudeva di poter continuare a fare utili con il vecchio sistema degli abbonamenti (pay per read).

 

Facebook e la deriva autoritaria - Google News 2005 - SocialWebMax

Come appariva Google News nel 2005 – Fonte http://blogoscoped.com/archive/2005-10-02-n67.html

 

Contro Google News si scatenò una guerra mondiale, partita addirittura da Rupert Murdoch in persona (era il 2009).
L’accusa era quella di abituare gli utenti a leggere solo i titoli delle notizie, senza approfondire poi sui siti dai quali i titoli venivano presi.

In realtà Google News produceva all’epoca oltre 4 miliardi di click in uscita verso siti di news: 3/4 di coloro che leggevano i titoli su Google News andavano poi a leggere l’articolo sul sito dell’editore.

Oggi le polemiche sembrano essersi spente, i portali di informazione hanno imparato a monetizzare il traffico in entrata, accantonando le speranze di fare utili con gli abbonamenti, e cercano di ottenere maggior visibilità possibile, laddove si riesca ad ottenere.

A questo punto, nel nostro discorso subentra Facebook.

Nel 2009 infatti, mentre gli editori marciavano compatti in guerra contro Google News, iniziarono a diffondersi gli smartphone con relative app social (l’iPhone uscì nel 2008) e Facebook poteva contare già su 350 milioni di utenti nel mondo.

La maggior parte degli utenti oggi scorre la rassegna stampa in qualsiasi momento, ovunque si trovi, sul proprio smartphone.

Facebook e la deriva autoritaria - Facebook app- SocialWebMax

Esclusa una risibile minoranza che utilizza ancora Google News, oppure Twitter o gli utenti in via d’estinzione che sono abbonati alle app di qualche quotidiano, le notizie oggi si leggono su Facebook, semplicemente scorrendo la timeline.

Apparentemente è soltanto cambiato il “generatore di traffico”, da Google News a Facebook, la situazione per i publisher non è mutata, anzi forse è aumentato anche il traffico.

O forse non è esattamente così?

Google è un motore di ricerca e, nell’intento di restituire il miglior risultato possibile al proprio utente finale, analizza la rete, entra nel merito dei contenuti per verificarne l’aderenza all’argomento.

Facebook fa l’esatto opposto. Costruisce una timeline ad hoc per ogni utente, in base a parametri che non sono noti pubblicamente ma che certamente includono preferenze personali, interazioni e sponsorizzazioni.

Accade quindi che l’utente riceva le notizie da un numero limitato di fonti, nel 90% dei casi sempre le stesse, e che sia quasi impossibile per un editore riuscire ad aumentare il proprio traffico proveniente da Facebook senza ricorrere a sponsorizzazioni dei singoli contenuti.

Il risultato?

Per gli editori:

  • necessità ineludibile di investire massicciamente nella sponsorizzazione dei post su Facebook, riducendo i margini,
  • esigenza di creare contenuti con titoli accattivanti (al limite del click-baiting) nella speranza di traghettare parte di quel traffico verso il proprio sito,
  • obbligo di promozione della propria testata, oltre che dei propri contenuti, tentando di coinvolgere un maggior numero di utenti ed ottenere quindi più visualizzazioni organiche
  • impossibilità di agire sui parametri gratuiti che consentono agli utenti di trovare un contenuto specifico (ciò che per un sito è la SEO)

 

Per gli utenti:

  • mancanza di confronto plurale delle fonti dalle quali attingono alle informazioni, sono sempre le stesse,
  • impossibilità di (e quindi disabitudine alla) ricerca della singola notizia nel newsfeed, si seguono i trend topic. Punto.
  • inconsapevolezza dei meccanismi che regolano l’afflusso di notizie nella propria bacheca.

 

Le chiavi della sala di controllo dell’informazione sono dunque nelle mani di una sola azienda: Facebook.

 

 

Facebook e le ricerche.

Ogni giorno nel Mondo si effettuano 3,3 miliardi di ricerche su Google.

Ogni giorno nel Mondo di effettuano 1,5 miliardi di ricerche su Facebook.

Il Social Network a raggiunto circa il 50% dei volumi di ricerca del colosso Google.

Eppure non c’è alcun paragone in termini di accuratezza, per due ragioni principali:

  • Facebook al momento NON È un motore di ricerca
  • Facebook effettua ricerche sommarie solo all’interno della propria piattaforma

Facciamo un esempio?

Abbiamo provato a ricercare “comune di roma” e “roma capitale” su Facebook, ecco i risultati:

Facebook e la deriva autoritaria - Ricerca Comune di Roma - Facebook - SocialWebMax

 

In entrambi i casi, la pagina principale del Comune di Roma non appare, sebbene esista e sia ovviamente anche verificata, oltre ad avere più di 350 mila fans, probabilmente perché è stata creata con il nome “Roma-Comune” anziché “Comune di Roma”. Facebook non è in grado di riconoscere termini simili.
Facebook e la deriva autoritaria - Ricerca Comune di Roma - Facebook 01 - SocialWebMax

 

La stessa ricerca ha ottenuto risultati totalmente differenti su Google, come ovvio:

Facebook e la deriva autoritaria - Ricerca Comune di Roma - Google - SocialWebMax

A meno che Facebook decida di investire massicciamente nello sviluppo della propria piattaforma di search engine, un numero considerevole ed in costante crescita di utenti sta affidando le proprie ricerche ad un Social Network senza ottenere, nella maggior parte dei casi, risultati utili, pertinenti o affidabili.

L’unica cosa nota è che la ricerca interessa Facebook, sebbene in modo diverso da quello auspicato.

Gli ultimi aggiornamenti del sito consentono infatti di effettuare ricerche all’interno delle pagine: possiamo finalmente recuperare un post che avevamo letto su una pagina Facebook…
…a patto che noi si sia in grado di ricordare su quale pagina era il contenuto che cerchiamo.

Facebook e la deriva autoritaria - Ricerca Comune di Milano - SocialWebMax

 

Conclusioni: malgrado molti utenti usino Facebook per effettuare ricerche, il Social non sembra avere intenzione di diventare un motore di ricerca.
Google, attraverso le ricerche, porta traffico ai siti che indicizza, Facebook vuole solo aumentare il tempo di permanenza degli utenti sulla sua piattaforma. 

 

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Facebook ed i video.

Sul fatto che la comunicazione web dei prossimi anni sarà prevalentemente video credo non ci siano ormai più dubbi: esistono intere generazioni (i giovanissimi chiamati Generazione Z e gli adolescenti detti Millenials) che leggono poco o nulla, escludendo i testi scolastici obbligatori, saziando la propria inevitabile e puberale fame di conoscenza guardando ore ed ore di video online.

Anche in questo caso, molto si deve a Facebook che ha ormai raggiunto e superato Youtube per volumi giornalieri.

Youtube vs Facebook visualizzazioni - SocialWebMax

Se ogni giorno su Youtube vengono conteggiate 5 miliardi di visualizzazioni, Facebook ad oggi ne totalizza ben 8 miliardi.

Sono numeri impressionanti in entrambi i casi, niente da dire.

Fino alla fine del 2016, Youtube era la piattaforma preferita dalle aziende e dagli youtubbers perché, malgrado qualche visualizzazione in meno rispetto a Facebook, consentiva un ritorno economico derivante dai propri video.

Realizzare video con lo smartphone non basta più, sono finiti i tempi dei ragazzini nelle camerette, oggi la rete è bulimica di prodotti di qualità televisiva, soggetti accattivanti ed originali, audio e video perfetti, regia, costumi, luci… Tutto costa!

Grazie ad AdSense era ed è possibile ricevere una percentuale (infinitesimale, sia chiaro) di quanto il colosso Google guadagna sui nostri video, attraverso i clic che gli “spettatori” fanno sui banner o sui brevi spot all’inizio dei nostri contenuti.

Su Facebook invece i video consentivano solo di guadagnare in visibilità, accrescere il proprio pubblico, lasciando tutti gli incassi a Mark Zuckerberg e soci. Fino al 2016 appunto.

Facebook ha infatti annunciato da pochi giorni di aver iniziato a testare la pubblicità all’interno dei video e le condizioni, per i creatori di contenuti, saranno davvero interessanti: il 55% sul totale netto del guadagno per visualizzazione!

Prova Facebook invideo ad- SocialWebMax

Abbiamo provato ad immaginare come potrebbero essere, in un futuro prossimo, le nuove inserzioni nei video di Facebook.

Da quel che si legge in rete, i messaggi pubblicitari verranno mostrati dopo almeno 20 secondi di visualizzazione ed i video, affinché gli venga sovrapposta l’inserzione, dovranno essere lunghi almeno un minuto e mezzo in totale.

Questa mossa potrebbe affossare definitivamente Youtube, che rimarrebbe relegato a semplice archivio video online, mentre la maggior parte dei canali video di qualità si sposterebbe definitivamente e con gioia su Facebook dove, oltre ad avere maggior traffico, otterrebbero anche più soldi.

Se a questo aggiungiamo la possibilità di collegare regie televisive alle pagine Facebook (ormai già da diversi mesi), possiamo azzardare anche una previsione nefasta che riguarda i canali video tradizionali: gli investimenti si sposteranno in massa verso Facebook che consente, a differenza del vetusto e ridicolo sistema dell’Auditel, di targettizzare chirurgicamente i propri messaggi pubblicitari.

Dirette Televisive su Facebook - SocialWebMax

La diretta non è più soltanto un’opzione per smartphone, è possibile infatti trasmettere in diretta da una regia professionale. Facebook diventa una piattaforma televisiva.

 

Potranno quindi nascere nuove realtà che, pur partendo da zero, avranno a disposizione un pubblico enorme affamato di contenuti fruibili ovunque, gratuitamente.

Ecco spiegato il motivo del precedente confronto tra Facebook e Sky: a breve saranno due realtà in competizione, con la differenza che la prima ha costi inferiori e, al momento, nessun interesse alla produzione di contenuti.

Facebook si avvia a diventare una nuova enorme piattaforma televisiva mondiale, apparentemente gratuita, sulla quale tutti trasmetteranno o pubblicheranno i propri video, pagando per essere visti.

Come tutti i gestori di pagine hanno ormai appreso a proprie spese infatti, le visualizzazioni organiche si collocano tra l’1% ed il 10% (il contenuto pubblicato su una pagina che ha 1.000 fans viene visualizzato, senza sponsorizzazioni, da 10/100 persone mediamente) .

Conclusioni: Facebook si avvia a larghe falcate verso la distruzione della concorrenza diretta (Youtube) ed indiretta (TV tradizionale).

 

Facebook e la proprietà degli spazi.

Molte aziende ormai hanno avviato serie riflessioni interne circa l’opportunità, e la necessita, di spendere ancora per la realizzazione, l’aggiornamento ed il mantenimento di un proprio sito web.

La navigazione avviene sempre più da mobile, siamo ormai oltre al 70% di connessioni da smartphone e tablet contro un 30% da postazione fissa, il che richiede una doppia versione dei siti, oppure soluzioni responsive, con la difficoltà ed i costi per riuscire ad ottenere risultati omogenei e soddisfacenti.

Una valida alternativa è rappresentata dalle app che presentano però 2 problemi notevoli:

  • lo sviluppo di una app ha costi elevati di realizzazione
  • bisogna poi investire in pubblicità affinché la app venga scaricata ed usata

Aziende e web - SocialWebMax

Appare quindi evidente che molti comincino a guardare con occhi amorevoli l’opportunità offerta gratuitamente (…) da Facebook: la Pagina Aziendale.

Sorvolando sul fatto che possiamo aumentare la visibilità del nostro sito web, con un attento lavoro di indicizzazione e di SEO, mentre poco o nulla possiamo fare per ottenere il medesimo risultato su Facebook, a parte pagare, vorremmo qui affrontare un altro aspetto della questione: la proprietà.

Quando registriamo un dominio e creiamo un nostro sito, ne siamo proprietari e responsabili con oneri ed onori.
Possiamo, nel rispetto della Legge, scrivere, pubblicare, promuovere, vendere qualsiasi cosa a nostro esclusivo vantaggio.

Le regole sono chiare e di esse dobbiamo rispondere solo all’Autorità giudiziaria.

Quando invece apriamo una Pagina Aziendale su Facebook non siamo proprietari di nulla. Ci viene offerto gratuitamente uno spazio, come una sorta di sottodominio tipo www.facebook.com/latuaazienda riconducibile al/agli account dell’/degli amministratore/i all’interno del quale dobbiamo rispettare le regole imposte dal proprietario dello spazio: Facebook.

Pagine Facebook - SocialWebMax

Trasferire la propria azienda su Facebook significa rimettere tutta la propria attività online, la propria immagine, nelle mani di qualcuno con cui non possiamo nemmeno confrontarci: la nostra Pagina potrà essere chiusa in qualsiasi momento, senza alcuna spiegazione, semplicemente per violazione di termini che, ammesso e non concesso noi li si abbia letti, possono cambiare in ogni momento ed il mancato rispetto dei quali viene accertato e sanzionato senza alcun appello o onere di prova.

Conclusioni: stiamo rinunciando alla proprietà dei nostri siti web a favore di spazi concessi in comodato pseudo-gratuito senza alcuna garanzia di durata del contratto.

 

 

Facebook e la strategia di espansione.

Le aziende sono in competizione tra loro, è una basilare legge del mercato.

La strategia messa in atto da Facebook negli ultimi anni è chiara: acquisire o distruggere.

 

 

 

 

  • Skype: il primo software di messaggistica istantanea e chiamate/videochiamate in VoIP, nato nel 2003 ed acquisito da Microsoft nel 2011, è messo ora in serie difficoltà dai recenti aggiornamenti sia di Whatsapp che di Facebook Messenger. Infatti è ora possibile effettuare videochiamate con entrambe le applicazioni del Gruppo Facebook. Quanto potrà ancora sopravvivere Skype?

 

  • Youtube: abbiamo già visto nei paragrafi precedenti le importanti novità (dirette su Facebook, pubblicità nei video e campo ricerca all’interno delle pagine) che rappresentano di fatto l’attacco finale di Facebook a Youtube, quello che potrebbe segnare la fine del colosso video della famiglia Google. L’ultima mossa, in ordine di tempo, è l’arrivo delle dirette anche su Instagram.

 

  • LinkedIn: il popolare social “business oriented” per eccellenza è nelle mire di Facebook già da tempo che ha però ultimamente spinto sull’acceleratore. Sempre più spesso ci arrivano le richieste, da parte di Facebook, di inserire sul nostro profilo i dettagli che riguardano la nostra carriera professionale consentendoci di mantenere aggiornato il nostro curriculum. L’alibi è sempre quello di aiutarci ad avere un diario di ricordi completo, la nostra malizia ci porta a pensare che l’intento sia ben altro.
    AGGIORNAMENTO DEL 15/02/2017: Facebook introduce gli annunci di lavoro, potrebbe essere il colpo definitivo a LinkedIn.

 

Facebook è una banca.

La notizia è passata un po’ in sordina nel nostro Paese: a Novembre 2016, Facebook ha ottenuto il via libera dalla Banca Centrale Irlandese per la moneta elettronica, depositi e trasferimenti di denaro nell’Unione Europea.

Se aprono quindi per il Social nuovi orizzonti economici: prestiti, finanziamenti, money transfert, pagamenti, e-commerce e chi più ne ha, più ne metta.

Banca Facebook - SocialWebMax

Per spiegarla in maniera semplice e sintetica, ognuno di noi, azienda o privato che sia, potrà disporre di un “conto deposito” su Facebook attraverso il quale ricevere o inviare denaro, effettuare pagamenti, acquistare beni o servizi, eccetera.

Possiamo facilmente intuire che, in questo modo, Facebook entrerà direttamente in concorrenza con Paypal e con ogni altro istituto di credito online ed offline, potendo proporre, tra le altre cose, anche finanziamenti e prestiti.

Già ora, alcuni gestori di importanti account pubblicitari si sono visti proporre linee di credito legate ai propri volumi mensili.

Ecco spiegato il motivo per cui abbiamo accostato, all’inizio, Facebook alla Bank of America. E quest’ultima non dispone certo di 2 miliardi di correntisti.

 

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Facebook e l’e-commerce.

La prima novità riguardo il commercio elettronico si è avuta lo scorso Autunno, con il lancio di Facebook Marketplace.

In fase sperimentale, attualmente in Australia, Nuova Zelanda, Stati Uniti e Regno Unito, la nuova funzione consentirà di mettere in vendita ed acquistare articoli e servizi tra privati e disporrà di un motore di ricerca interno per trovare ciò che vogliamo.

La seconda novità è invece già attiva anche nel nostro paese, la Vetrina per le Pagine Facebook: il germoglio di un vero e proprio e-commerce all’interno del Social.

 

Esempio Vetrina Facebook - SocialWebMax

Al momento, si possono caricare facilmente gli articoli che compongono la vetrina, inserendo ogni dettaglio relativo a prezzo, dimensioni e spedizione, oltre ovviamente alle immagini; per formalizzare l’acquisto l’azienda può scegliere di rimandare al proprio sito esterno oppure di concludere l’iter internamente a Facebook con pagamento tramite PayPal o Stripe.

Tutto senza commissioni a Facebook.

Per ora…

Come abbiamo visto nel paragrafo precedente, Facebook consentirà, entro poco tempo, ad ogni utente (privato o azienda che sia) di aprire un conto online, probabilmente gratuito, attraverso il quale gestire invio di denaro e pagamenti.

Possiamo azzardare l’ipotesi che la prossima mossa sarà, una volta ben avviato l’e-commerce sulle Vetrine, quella di imporre il pagamento mediante conto Facebook?

Ecco spiegato il motivo per cui, all’inizio, abbiamo rapportato Facebook anche ad Amazon.

 

Facebook crea lavoro?

Tornando ai numeri del primo paragrafo, ciò che ha catturato completamente la mia attenzione è il rapporto tra fatturato e dipendenti. Rispetto agli altri “big”, Facebok ha bisogno di molto meno personale in rapporto all’utile generato. Proviamo a visualizzare graficamente il rapporto fatturato/dipendenti.

 

Facebook e la deriva autoritaria - rapporto fatturato-dipendenti 2- SocialWebMax

 

In sintesi, escludendo la Bank of America che è in perdita, se su Amazon abbiamo un dipendente ogni 400 mila dollari, in Facebook ne abbiamo uno quasi ogni 2 milioni di fatturato.

Significa senza dubbio aver ottimizzato al meglio i propri costi di personale, oppure essere riusciti a creare un’organizzazione in grado di generare utili anche con un numero risibile di dipendenti.

Avere pochi dipendenti significa però anche peccare in alcuni aspetti, come il controllo di ciò che gli utenti fanno sulla tua piattaforma.
Al momento il sistema di controllo su 2 miliardi di utenti non è noto, ma sembrerebbe mandato avanti da alcuni vaghi ed inefficaci software oltre a poco più di una decina di uffici con meno di venti dipendenti l’una.

Una recente sentenza del Tribunale di Napoli ottenuta dai legali della mamma di Tiziana Cantone (la ragazza suicida dopo la diffusione in rete di alcuni suoi video hard), tra i quali anche l’Avv. Massimo Melica che avemmo l’onore di intervistare l’anno scorso, ha riconosciuto le responsabilità di Facebook nel non aver rimosso i contenuti una volta segnalati.

Purtroppo però, nella medesima sentenza, si è accolto il ricorso di Facebook riconoscendo che quest’ultimo non è tenuto a controllare e a censurare preventivamente un contenuto.

In linea dunque con quanto deciso, solo un paio di anni fa, dal Tribunale di Torino che riconobbe la responsabilità di Youtube per il mancato controllo della violazione dei diritti d’autore a seguito di segnalazione del legittimo proprietario.

Conclusioni: il modello Facebook non genera occupazione per come siamo abituati ad intenderla, auspichiamo che vengano implementati i meccanismi di controllo anche attraverso l’impiego di nuovi dipendenti.

 

 

Facebook ed il confronto culturale.

Le nostre ultime considerazioni sono legate al famigerato algoritmo che crea la nostra timeline, ciò che decide cosa ci viene mostrato ogni volta che scorriamo verso il basso la nostra bacheca.

Non esiste possibilità di conoscerne in dettaglio le regole, sappiamo solo che viene determinata analizzando le nostre connessioni ed interazioni, consentendoci di ricevere le notizie che Facebook ritiene siano per noi più interessanti.

Ergo: più noi interagiamo con qualcuno, fruiamo dei suoi contenuti, maggiormente attingeremo da quella “fonte”.

Paraocchi - Facebook e la deriva autoritaria - SocialWebMax
Un po’ come se, andando in libreria, ci creassero un percorso chiuso per guidarci verso il reparto in cui sono esposti i libri dei nostri autori preferiti, all’inizio sarebbe certamente un servizio utile e comodo ma, con il tempo, contrarrebbe in maniera esponenziale il nostro mondo, eliminando quel necessario confronto culturale che ingenera i dubbi, che porta all’evoluzione ed alla libertà culturale dell’individuo.

Non è un caso se, proprio su Facebook, proliferano bufale, falsi allarmi, gruppi e correnti che sfruttano la nostra emotività, le nostre paure, per creare consenso o profitto.

In questo cocktail finale, ricordiamoci la direzione che sta prendendo Facebook: banca, e-commerce, televisione, news, comunicazione globale, gestione spazi, ecc.
Non è più un semplice Social Network ma un vero e proprio ecosistema, una sorta di web 3.0.

E poi, chissà, magari un giorno il proprietario della libreria potrebbe anche decidere di guidarci gradualmente dove vuole lui, portandoci a leggere quelle che lui ritiene novità adatte a noi…

Finché, presto o tardi, il proprietario della libreria potrebbe decidere di candidarsi alla Presidenza degli Stati Uniti e gli elettori, a quel punto, potrebbero non vederci nulla di male, tutto sommato.

 

Se hai resistito sino alla fine di questo infinito post, ritengo la tua opinione quanto mai preziosa e spero vorrai dedicarmi ancora qualche minuto per farmela conoscere, scrivendo il tuo pensiero nei commenti.

Grazie di cuore.

Max.

Gestire i commenti negativi - intervista al coach Paola Ricca - SocialWebMax

Come gestire i commenti negativi sui Social?

Abbiamo incontrato Paola Ricca, coach certificato ed ideatrice di Free Nauta, chiedendole qualche trucco del mestiere.

Davanti ad un ottimo caffè, non solo ci ha dato preziose indicazioni, ma ha messo a disposizione dei nostri lettori uno speciale webinar gratuito nel quale approfondire l’argomento!

Buona lettura 🙂

 

Si sente tanto parlare di Coaching, …come ideatrice del FreeNauta’s Coaching, ci puoi dire in due parole cosa fa un Coach?

Bella domanda! Sai essere un buon Coach solo quando riesci a spiegare cosa fai in 30 secondi … Vediamo se ci riesco.
Il mio lavoro è aiutarti ad avere successo usando quelli che altri chiamano difetti, e che invece per me sono “SUPER -DIFETTI”, ossia caratteristiche che ti appartengono e che sono da coltivare il più possibile per farti raggiungere i tuoi obiettivi in modo spontaneo e senza forzature (proprio come un “ FreeNauta”, un uomo che naviga libero ).

 

logo freenauta - SocialWebMax

 

Sembra interessante, dicci allora: cosa ci possiamo aspettare da un FreeNauta’s Coach?

Pensa per un attimo a quante ora lavori all’anno. E in tutta la vita? Ti sei mai accorto che ne sprechi tantissime a cercare di essere diverso da come sei intimamente, al fine di avere successo e raggiungere i tuoi obiettivi?
Ad esempio, se hai un capo sono certa che investi molto tempo per colmare quelle che secondo lui sono le tue aree di debolezza. Se invece sei autonomo “sudi” tutti i giorni per imparare a comportarti in modi che non ti vengono spontanei ma che hai visto usare dai tuoi concorrenti, o sbaglio?

Ecco, il punto è che tutte queste energie sono sprecate e cercare di cambiarsi non funziona e non funzionerà mai.

Lo dico sulla base di 17 anni di esperienza come manager in 4 grandi multinazionali (ho avuto il buon risultato di diventare Direttore a 36 anni 🙂 ), oltre che come Coach.
Quindi il mio lavoro è restituirti tutto quel tempo prezioso. Per farlo voglio che tutti i migliori concetti di Coaching ti arrivino in modo immediato e, soprattutto, ti rimangano in mente a lungo (o per sempre).
Per questo non ti propongo della teoria, ma lavoro solo con immagini e metafore. Se mi segui puoi diventare Coach di te stesso usando il colpo d’occhio.
Infatti, dato che ogni “SUPER-DIFETTO” è legato ad altri in una sorprendente rete di connessioni segrete, ho creato delle #MappeMentali che ti aiutano a orientarti… sono una selezione di immagini e metafore che ti faranno ricordare tutti i contenuti a lungo.

 

La tua è una community, che rapporto hai con i Social Network nel lavoro e nella vita privata?

Nel lavoro ne subisco un grande fascino perché mi diverte sapere in ogni momento come le persone reagiscono a ciò che faccio (anche se a volte è dura!) nella vita personale sono più parsimoniosa (passerei la giornata sui social dedicati alle immagini, ma mi trattengo).

 

Avere un’identità Social significa aprirsi agli altri e dover interagire con un’ampia varietà di reazioni e commenti generati da molteplici caratteri. Tu come ti poni nei confronti del tuo “seguito”?

Beh la mia opinione è che il mio seguito, criticandomi o non considerandomi, mi fa un grande servizio, mi evita di perdere tempo, quindi mi pongo in modo ricettivo e aperto a tutto ciò che il pubblico mi dice, anche quando non sono esattamente belle notizie (non tutti i giorni ci riesco, comunque l’idea è quella).

Gestire-i-commenti-negativi-intervista-al-coach-Paola-Ricca-content-SocialWebMax

Sempre più spesso capita di leggere commenti negativi sui Social o sui portali di recensioni.

 

Veniamo al punto: può capitare di ricevere commenti negativi, esiste una ricetta per gestirli al meglio?

Ebbene sì, ho una ricetta segreta ed è anche molto potente. E’ una breve visualizzazione che tutti possono usare subito. Quando ricevo un commento di qualsiasi tipo, me lo immagino impacchettato come un regalo. Dedicato a me e alla mia crescita. Prima di ‘aprirlo’ mi soffermo qualche istante a immaginare i vantaggi che potrò avere per il mio progetto se riuscirò a considerare il commento come un regalo, a prescindere dal contenuto. Mi aiuta ad evitare di dare delle rispostacce! Scherzo… comunque credo davvero sia importante capire che spesso ci sono migliori indicazioni per il nostro business in un commento negativo (o in una assenza di reazione, che è essa stessa un commento) che non in una sere di ‘Mi Piace’ acritici o superficiali.

 

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Quanto pensi possa incidere, in termini di immagine, la capacità da parte di un’azienda o di un professionista di gestire i commenti negativi o le aggressioni sui Social?

Da un punto di vista del Coaching,

“la capacità di reagire in modo efficace a un commento negativo è una abilità fondante.”

Significa che è una capacità che mette in campo così tante abilità elementari (distinzione tra fatti e opinioni, resilienza, ascolto attivo, consapevolezza, responsabilità, paradosso dell’eccellenza) che si può dire che chi sa gestire bene i commenti è (in termini potenziali) un talento innato del self-coaching.
In pratica se riesci a gestire bene un commento negativo puoi fare qualsiasi altra cosa. La cosa interessante è che tutto questo si può insegnare… e il bello è che basta visualizzare poche immagini.

 

Cosa intendi dire con “bastano poche immagini”, vuoi dire che non fai teoria… non ci credo! Cosa proponi per approfondire l’argomento?

Il mio lavoro si svolge on line e il mio intento è fare formazione su questi temi rendendoli accessibili a tutti attraverso la sola forza delle immagini.
Invito chiunque voglia imparare a trarre il massimo dai commenti negativi, al mio webinar gratuito dimostrativo “Non So Difendermi da una Critica_Super Difetto #2″ il 26 Novembre  alle 21.

 

Ecco una piccola anteprima:

 

Il webinar è ormai passato, ma il Coach Paola Ricca ci ha offerto la possibilità di concedere uno sconto speciale su corsi, webinar, consulenze a coloro che provengono dal nostro sito.

Invia una richiesta di informazioni a info@freenauta.it e comunica il codice SWM16SC che ti darà diritto ad uno sconto speciale!

Ringraziamo molto il Coach Paola Ricca per i suggerimenti e la straordinaria opportunità offerta ai nostri lettori.

Come creare landing page e lead page efficaci 01- SocialWebMax

Tra gli strumenti promozionali messi oggi a disposizione dalla rete, landing pages e lead pages sono probabilmente quelli in grado di ottenere i risultati migliori. L’efficacia dipende essenzialmente da come vengono create, promosse ed utilizzate queste pagine. In questo articolo cercheremo di analizzare alcuni aspetti che riteniamo fondamentali per delle campagne ottimizzate con landing page o lead page.

Landing page o lead page.

Prima di distinguere i due strumenti, partiamo dagli aspetti simili.

Entrambe le pagine sono:

  • semplici ed immediate nei contenuti testuali e visivi (immagini o video),
  • indipendenti dal sito della persona o società a cui fanno riferimento,
  • complete di tutte le informazioni necessarie a produrre il risultato voluto,
  • fruibili da qualsiasi dispositivo fisso o mobile,
  • dotate di una ed una sola “call to action senza altra via d’uscita,
  • pensate e disegnate per piacere al target cui si rivolgono

Lo scopo di entrambe è dunque quello di attirare l’interesse di un target predefinito, fornire ad esso le informazioni essenziali sull’offerta, il prodotto o servizio oggetto della campagna e produrre un’azione da parte dell’utente.

La landing page è una pagina su cui far “atterrare” un visitatore potenzialmente interessato per comunicargli qualcosa di preciso, generalmente un’offerta od un servizio, mirando ad ottenere dall’utente l’acquisto di quanto presentato.

La lead page, pur essendo sempre una pagina su cui far arrivare il visitatore che rientra nel target di interesse, mira ad ottenere da quest’ultimo la volontaria compilazione di un modulo con i propri dati di contatto e/o profilazione personale.

 

Come creare landing page e lead page efficaci 02- SocialWebMax

 

Scopo finale di entrambe le pagine è quello di creare una “conversione”, così viene definita l’azione che l’utente compie acquistando o lasciando i propri dati.

Va da sé che landing page e lead page non potranno essere semplici pagine all’interno del sito, magari con il menu di navigazione in alto o altri link cliccabili, perché altrimenti il visitatore sarebbe distratto e magari, anche solo per curiosità, portato altrove senza prima aver completato l’azione che vogliamo compia.

Allo stesso modo, landing page e lead page non devono poter essere raggiunte mediante il menu del nostro sito ma solo attraverso il link diretto che metteremo negli annunci promozionali, questo per rendere il messaggio “prezioso” e non per tutti, oltre a consentirci di monitorare in maniera efficace i risultati della campagna ed ottenere, al termine, dei reali dati statistici di costo/click e costo/conversione.

 

Come si crea una landing page efficace?

Come si crea una landing page efficace - SocialWebMax

 

Analizziamo quello che vorremmo offrire con la landing page: è interessante, è conveniente, è raro, è utile?

Quali sono i reali vantaggi che mettiamo in campo e qual è il pubblico al quale potrebbero interessare?

Immaginiamo di aprire un nuovo ristorante e di volerci far conoscere.
Creare una pagina per offrire la prenotazione gratuita del tavolo sarebbe produttivo? Tutti sanno già che la prenotazione del tavolo è sempre gratuita e, per un nuovo ristorante, probabilmente nemmeno necessaria, quindi rischieremmo di non ottenere alcuna “conversione” o peggio, di proiettare un’immagine tutt’altro che positiva negli utenti che visualizzeranno le nostre inserzioni.

Potremmo pensare di offrire una cena di pesce completa a soli 20€ a persona, contro un prezzo che sarebbe invece di 40€.

Si tratta indubbiamente di un’offerta vantaggiosa che deve essere comunicata però ad un pubblico ben preciso: tutti coloro che, per quella cena, pagherebbero anche 40€.

Non bisogna infatti mai perdere di vista l’obiettivo iniziale che è farci conoscere, il che significa raggiungere il target di persone che potranno poi tornare nel nostro ristorante, altrimenti avremo solo saziato di pesce alcuni felici fortunati che non rivedremo mai più.

Oltre al prezzo, cosa potrebbe ad esempio colpire quindi l’attenzione del nostro target?

  • l’ambiente raffinato
  • il pesce freschissimo con arrivi giornalieri
  • le ricette particolari e nuove
  • la carta dei vini
  • parcheggio, sale private, musica o altri dettagli di interesse
  • la durata limitata, i giorni dell’offerta e lo scopo della promozione
  • il menu dell’offerta

E’ indispensabile focalizzare il messaggio sui vantaggi dell’offerta in maniera chiara e completa e contemporaneamente mettere a proprio agio il potenziale cliente che saprà di trovarsi poi in un ambiente adeguato, dato che la cena fuori deve essere un’esperienza, altrimenti ci si sta solo nutrendo (solitamente i ristoranti in cui si cena con 20€ o con 40€ hanno caratteristiche molto diverse).

La cena fuori deve essere unesperienza - SocialWebMax

 

La pagina dovrà quindi contenere un breve testo introduttivo, nel quale si descrive il nuovo ristorante, il tipo di cucina, i vini e l’ambiente.

Una o più immagini d’effetto dei piatti e dell’ambiente sotto forma di slide, evitando di incolonnare decine di immagini che farebbero scappare chiunque con un crampo al pollice.

Lo slide occupa lo spazio verticale di una immagine ma lascia all’utente la libertà di scegliere quante immagini guardare, mettere le foto in colonna costringe a guardarle tutte per poter finalmente arrivare al testo ed all’offerta con un forte rischio di abbandono.

Poi un elenco sintetico e snello dei vantaggi dell’offerta seguito o, meglio ancora, affiancato dalla “call to action”, sotto forma di bottone con scritto in maniera chiara “acquista” o “compra”.

E’ importante che tutto sia fluido e conseguenziale: vedo la promozione su un sito o social (ne parleremo in un altro post) —-> clicco e mi si apre la landing page —-> ricevo rapide informazioni testuali e visive sull’offerta e sul fornitore —-> leggo i vantaggi di ciò che mi si offre —-> decido di acquistare e clicco.

 

sequenza landing page - SocialWebMax

 

Null’altro deve frapporsi, nessun altro link esterno (per esempio al sito del ristorante o agli account social che comunicheremo dopo), le azioni devono fluire verticalmente in una sequenza logica semplice e diretta.

 

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Dopo che l’utente avrà cliccato, compiendo l’unica azione possibile, dovrà essere reindirizzato ad un’altra pagina, ancor più semplice della precedente, nella quale si dovrà soltanto procedere all’inserimento dei propri dati ed al pagamento.

È indispensabile che il cliente possa pagare subito, quindi devono esserci le opzioni “carta di credito” e “Paypal”.

Terminato il pagamento, si aprirà una pagina di ringraziamento (c.d. “thank you page”) e si invierà una mail al cliente, entrambe contenenti la ricevuta ed il codice da presentare la sera della cena, le indicazioni stradali, i contatti (sito, telefono, social, ecc.).

thank you page - SocialWebMax

Come si crea una lead page efficace?

Abbiamo detto che lo scopo della lead page deve essere quello di portare l’utente a lasciare volontariamente i propri dati per gli scopi che avremo comunicato.

Perché una persona dovrebbe lasciare la propria email o altro su una pagina?

La lead page dovrà contenere in maniera chiara un vantaggio tangibile ed evidente a cui si può accedere soltanto dopo aver lasciato il proprio recapito. Si tratta palesemente di uno scambio, un do ut des (o, come dicono gli anglosassoni, un WIN-WIN) in cui entrambe le parti ottengono ciò che vogliono, semre che la lead page sia strutturata in modo corretto.

La landing page crea i presupposti per un’azione di acquisto immediata, la lead page deve produrre un database di contatti che potranno acquistare nel tempo.

Considerato che chiunque acquisti mediante una landing page è obbligato a lasciare i propri dati, a fronte di un prodotto o servizio che ha concretamente davanti a sé, appare evidente come la lead page debba contenere qualcosa di sufficientemente vantaggioso od interessante tale da creare la conversione.

Anche in questo caso dobbiamo mettere a fuoco il nostro target e confezionare un’offerta su misura per esso.

Immaginiamo un concessionario di auto che vuole aumentare le vendite di un determinato modello.

E’ evidente che una landing page sarebbe inadatta, riteniamo realisticamente improbabile che qualcuno possa acquistare un’auto in questo modo.

L’autosalone potrebbe organizzare un weekend di test drive offrendo, solo agli utenti registrati, la prova gratuita di alcuni modelli di auto, magari con un piccolo rinfresco o gadget alla fine.

Si dovrà creare quindi una lead page per promuovere l’evento, ricevere le prenotazioni e, contemporaneamente, creare un database di potenziali acquirenti.

Individuato il target di riferimento andremo ad analizzare i vantaggi per l’utente (prova riservata agli utenti registrati, mostra di tutti gli allestimenti disponibili, possibilità di scegliere giorno ed ora evitando l’attesa, un consulente a disposizione per ogni informazione, rinfresco o gadget),

La struttura della pagina sarà semplice e di facile lettura:

  • logo del concessionario o, meglio, dell’iniziativa
  • elenco dei vantaggi
  • campi per l’inserimento dei dati sensibili
  • tasto “prenota”

Esempio di Lead page efficace - SocialWebMax

 

Come si vede, non servirà alcun passaggio successivo perché la lead page conterrà già ogni singolo elemento per portare il visitatore alla conversione.

Una volta compilati i campi obbligatori ed inviati i dati (premendo il bottone “prenota”), l’utente visualizzerà una “thank you page” e riceverà una email nelle quali verrà ringraziato per la prenotazione effettuata, ne vedrà riassunti tutti i dettagli, oltre ad i recapiti completi del concessionario.

Al termine della campagna, avremo una serie di contatti estremamente profilati che potremo poi tramutare in acquirenti in sede di prova o ricontattare successivamente, magari per comunicare che il prezzo dell’auto è sceso o che sono arrivati nuovi modelli od invitarli ad altri eventi.

 

Landing page e lead page: conclusioni.

Abbiamo visto come landing page e lead page siano strumenti efficaci e potenti per effettuare del marketing diretto e mirato con scopi diversi.

Vogliamo ora sottolineare che, come spesso accade in rete e nel marketing in generale, è indispensabile un lavoro di preparazione, analisi e creazione dei contenuti attento e professionale, solo così si garantirà all’utente un’esperienza semplice e soddisfacente ed al fornitore il migliore risultato in termini di ROI (ritorno dell’investimento) e di immagine.

Google ha raggiunto la leadership tra i motori di ricerca grazie ad un algoritmo complesso e pressoché perfetto che si presenta però all’utente con un layout semplice ed intuitivo.

Nei prossimi articoli vedremo come e dove promuovere le nostre landing page e lead page per raggiungere il nostro target, massimizzando così gli investimenti pubblicitari.

 

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Per le immagini si ringraziano: Jordi Cucurull, Pixabay, Canva,

Il 40percento degli imprenditori italiani non usa internet. #smwrme - SocialWebMax

“Il 40% degli imprenditori italiani non usa internet perché pensa che non gli serva o perché non sa cosa farci.”

Queste le parole di Diego Cirulli (Senior Policy Analyst di Google) alla Social Media Week Rome, che ci hanno, sinceramente, sconvolto perché immaginavamo che nel 2015 la quasi totalità dei nostri connazionali titolari di impresa avesse ben chiara la necessità (ormai ben oltre l’opportunità) di utilizzare Internet nella propria business strategy ed activity.

Questo dato stride ancor più se accostato all’eterno dibattito che ruota attorno alla banda larga e ad una rete, quella italiana, spesso non in grado di soddisfare le necessità derivanti dalle nuove tecnologie e piattaforme web.

Altri dati interessanti forniti da Cirulli riguardano l’impatto che l’uso di Internet ha sul fatturato delle aziende: quelle non connesse hanno registrato un -35% mentre le imprese che usano tecnologie web hanno segnato un +3%, malgrado il periodo economico non proprio entusiasmante.

“Comincia a passare l’idea che il digitale è una risorsa che crea lavoro, economia reale e non solo giochi e passatempi.”.

I Web Angels.

In collaborazione con Unioncamere, e grazie anche ai fondi UE, Google seleziona e forma giovani che diventano “web angels”, un percorso che porterà gli “angeli del web” in aziende che non hanno ancora compreso l’importanza del digitale e non sanno come approcciare ad esso.

Una volta che l’imprenditore comprende l’importanza del web nella propria azienda, cerca una risorsa per proseguire il cammino che, nella maggior parte dei casi, è proprio il giovane formatore che trova quindi una collocazione lavorativa stabile.
Un progetto WIN-WIN dunque, nel quale si creano formazione, occupazione ed innovazione con investimenti che ritornano nell’economia reale e produttiva.

“La formazione potrebbe estendersi anche agli over 40” – ha dichiarato Cirulli – “se venissero stanziati appositi fondi UE”.

Ovviamente la formazione non riguarda la vendita ma l’informazione su ciò che occorre ad un’azienda per essere online e, per quanto possa apparire strano, anche alcune società web possono fruire dei “web angels“, scoprendo ed esplorando opportunità che ignoravano.

Il 40% degli imprenditori italiani non usa internet. #smwrme 01 - SocialWebMax

 

Successivamente ha preso la parola Domenico Mauriello di Unioncamere (organismo nazionale che rappresenta oltre 6 milioni di piccole e medie imprese italiane) il quale ha esordito comunicando che esiste una fortissima domanda da parte di stranieri che cercano il Made in Italy, quello dei prodotti di nicchia, ma non viene soddisfatta perché molte (troppe) piccole imprese non sono online.

“Esiste una forte domanda e non c’è l’offerta, in periodo di crisi è un paradosso.”

Unioncamere ha quindi creato, in collaborazione con Google, un portale per dare visibilità alle piccole realtà imprenditoriali www.eccellenzeproduttive.it che, dobbiamo ammetterlo, si naviga con un certo orgoglio patriottico.
È suddiviso per aree tematiche (abbigliamento, artigianato, articoli per la casa, gioielli, strumenti musicali, legno, formaggi, ortaggi frutta, spezie fiori miele, olio d’oliva) all’interno delle quali sono presenti le varie aziende con relative schede, immagini e recapiti. A breve verrà completata anche la parte ecommerce.

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Da EccellenzeInDigitale a EccellenzeProduttive.

Ad inizio 2013 è partito il progetto EccellenzeProduttive individuando prima i distretti industriali di eccellenze e prodotti tipici di territorio poi, insieme al talento dei giovani sviluppatori, si è fatto un lavoro capillare di informazione.

“È importante essere sul web anche per quelle aziende che non venderanno mai in rete.
Stiamo facendo un lavoro di informazione in questa direzione.”

Il lavoro svolto ha portato alla creazione di EccellenzeInDigitale, un portale nel quale raccontare i casi di successo per coinvolgere altri imprenditori e motivarli a richiedere l’aiuto dei giovani formatori.

Oltre che per le aziende, notevole il vantaggio anche per i giovani “formatori“: dopo 1 mese dalla fine del percorso di formazione 3 su 4 avevano trovato lavoro e 2 di questi avevano aperto una startup.

“Molti ragazzi stanno ora lavorando per le aziende che avevano digitalizzato.”

Ad oggi ci sono oltre 3500 domande per 104 posti di “web angel” disponibili.

 

Da EccellenzeInDigitale a CrescereInDigitale.

Il successo di EccellenzeInDigitale ha spinto il Ministero del Lavoro a replicare il modello creando CrescereInDigitale, un portale nel quale aziende e giovani trovano supporto e possibilità di incontro grazie ai fondi della Garanzia Giovani e della Comunità Europea.

Il Ministero assume il tirocinante per le aziende, poi Google ed Unioncamere si occupano della formazione. Al termine del percorso, le aziende possono assumere i giovani con notevoli vantaggi fiscali.

Al momento l’opportunità è offerta solo ai giovani che non studiano e non lavorano, la speranza è che possano presto essere stanziati fondi sufficienti ad aprire anche a laureandi ed over 40.

Laura Bononcini intervistata alla #SMWRME - SocialWebMax

Interessante intervento di Laura Bononcini (Head of Public Policy di Facebook) alla cerimonia di apertura della Social Media Week.

Nel corso della prima giornata di Social Media Week Rome (#smwrme), abbiamo assistito all’intervento di Laura Bononcini che ha illustrato alcune caratteristiche e comunicato diversi numeri che riguardano il Social più famoso al mondo e del quale ora è Head od Public Policy, Facebook.

Tralasciando i ben noti numeri relativi alle utenze generiche, abbiamo appreso da Laura che in Italia ben l’83% dei profili è collegato ad una PMI. Questo significa che esiste una reale affezione degli utenti Facebook alle piccole aziende che conoscono e che producono contenuti di qualità.
La percentuale è tanto più rilevante se si pensa che soltanto 3 anni fa era convinzione diffusa che forse le aziende avrebbero potuto pensare ad una propria presenza sul Social.

Laura Bononcini alla #SMWRME - SocialWebMax

Laura Bononcini durante il suo intervento alla Social Media Week Rome.

Mark Zuckerberg dice sempre che siamo solo al 1% del viaggio” ha proseguito Laura, “la percezione di internet come business è sempre più radicata, ma occorre adattare temi antichi alle tecnologie moderne“.

Per rafforzare la sua affermazione, ha poi raccontato l’esempio di piccolo mobilificio che, grazie a Facebook, ha aumentato del 25% il proprio fatturato con un ROI impressionante.
La diffusione delle best practice aiuta le aziende a capire quali risultati possono essere ottenuti grazie all’interazione sociale, purché sia parte di una strategia ampia e ben pianificata“.

Ha concluso Laura Bononcini: “diventa sempre più possibile tracciare e monitorare i risultati ottenuti dalle campagne social“, invitando dunque all’analisi volta a migliorare ed ottimizzare gli investimenti, basti pensare che “dati non ufficiali dicono che a Roma ci sono 2,5 milioni di utenti Facebook“.

Alla domanda del moderatore Alessandro Jacona, “cosa ha cambiato Facebook nella tua vita?” Laura Bononcini ha risposto in modo curioso: “sono utente Facebook dal 2005, prima per restare in contatto, poi per utilizzo professionale. La vita prima era diversa, mancavano vantaggi dei quali non ci rendiamo nemmeno più conto, basti pensare a Google…“.
Sebbene sappiamo che fino ad un anno e mezzo fa Laura ricopriva un ruolo manageriale in Google, è curioso che il suo pensiero vada immediatamente al grande motore di ricerca per dare un’idea di quanto Facebook abbia cambiato la sua vita.
Probabilmente è oggettivo che la pur notevole rivoluzione portata dai Social non è paragonabile a quella creata dall’avvento dell’Internet 2.0, con Google.

Laura Bononcini e Riccardo Luna alla #SMWRME - SocialWebMax

Al termine della conferenza, Laura Bononcini si è attardata a chiacchierare con colleghi e presenti. Eccola con Riccardo Luna, giornalista e digital expert.

Abbiamo approfittato della sua cortesia e disponibilità per rivolgerle qualche domanda:

D: Molti inserzionisti si domandano perché, dopo aver investito in campagne per aumentare il numero di fans, debbano sponsorizzare ogni singolo post affinché venga visualizzato proprio da quegli stessi fans. Cosa ha spinto Facebook ad introdurre questa nuova politica (fino a qualche tempo fa non era necessario)?

R: In realtà dipende dalla qualità del contenuto, se si riescono a produrre contenuti coinvolgenti, interessanti per il proprio pubblico, si possono ottenere ottimi risultati anche senza sponsorizzazione del post. Ovviamente Facebook deve dare un ordine ed una priorità di visualizzazione per ogni utente, tra le migliaia di contenuti che vengono pubblicati ogni ora. In ultimo, la nostra è un’azienda che deve fare utili, risulta inevitabile che il servizio di visibilità offerto abbia un costo, in cambio però di un’accurata targettizzazione.

D: A proposito di targettizzazione, in città come Roma o Milano, esistono quartieri che contano decine o centinaia di migliaia di abitanti, quanti quelli di altri 2 o più capoluoghi di provincia. Quando sarà possibile restringere il raggio d’azione di una campagna su Facebook a zone o quartieri per ottimizzare, ad esempio, gli investimenti delle piccole attività commerciali?

R: Siamo a conoscenza di questa necessità per le attività di quartiere, so anche che ci sono dei problemi tecnici ma che siamo al lavoro per trovare una soluzione. È interesse anche nostro che tutti possano pubblicare inserzioni e che siano soddisfatti dei risultati.

D: Una curiosità “in famiglia”: quanto c’è di vero nella notizia degli annunci a pagamento che sarebbero in arrivo su Whatsapp?

R: Sono solo rumors, non ho alcuna informazione ufficiale a riguardo.

D: Un’ultima domanda, in questi giorni Wired (citando a sua volta Techcrunch) ha preannunciato che saranno disponibili su Facebook delle “risposte predefinite“, per rendere più semplice il customer caring dalle pagine ufficiali. Quando saranno disponibili in Italia?

R: Sinceramente non sono a conoscenza della notizia, quindi non posso darvi un’idea dei tempi di rilascio. Probabilmente sarà un’implementazione attualmente in fase di test.

Ringraziamo molto Laura Bononcini per la sua disponibilità (doveva scappare a prendere un treno) e le auguriamo una brillante carriera in Facebook!

Come avere profili efficaci su LinkedIn - SocialWebMax

Come avere profili efficaci su LinkedIn: i suggerimenti di Marcello Albergoni (Head of Italy LinkedIn)

Nel corso dell’intensa settimana del Social Media Week (#smwrme dal 8 al 12 Giugno 2015 alla Casa del Jazz di Roma), abbiamo avuto il piacere di ascoltare diversi personaggi di rilievo nazionale nell’ambito Social e, in alcuni casi, anche di poter scambiare qualche parola in privato con loro.

Durante la cerimonia di apertura dei lavori, tra gli altri ospiti, ha preso la parola anche Marcello Albergoni che ha rapidamente fornito una “fotografia” di LinkedIn, per il quale riveste il ruolo di Country Manager Italia.

Come avere profili efficaci su LinkedIn, i consigli di Marcello Albergoni - SocialWebMax

La testata del profilo LinkedIn di Marcello Albergoni (head of Italy)

 

“In poco tempo siamo passati da appena 2 milioni a ben 8 milioni di utenti” ha dichiarato Albergoni, “grazie certamente all’avvento del mobile, ma anche al nostro intervento informativo nelle aziende.”
Ha rivendicato dunque un ruolo fondamentale nella formazione ed informazione delle aziende italiane in merito alle opportunità offerte dal Social che egli rappresenta.

Poi è passato a tratteggiare la situazione lato lavoratori: “il lavoro per tutta la vita non esiste più, ormai molti lavoratori (soprattutto giovani) lo hanno compreso ed assimilato, e LinkedIn offre la possibilità ad aziende e professionisti di connettersi e trovarsi aggiornando il mercato del lavoro ai tempi attuali.”

Riguardo la possibilità di collaborazioni tra il Social e le istituzioni, Albergoni è stato ottimista: “stiamo lavorando per trovare accordi con le istituzioni, questo può essere il luogo dove far incontrare domanda e offerta.”

Come avere profili efficaci su LinkedIn, i consigli di Marcello Albergoni durante la SMWRME - SocialWebMax

L’intervento di Marcello Arrigoni alla Social Media Week di Roma #smwrme

Al termine dell’intervento, Arrigoni ha messo a disposizione la sua esperienza e conoscenza, decisamente precisa, del Social, regalando una serie di consigli per ottenere profili efficaci su LinkedIn.

Come avere profili efficaci su LinkedIn (persone fisiche):

  • FOTO PROFESSIONALE, una foto anche gioviale ma professionale che mi riprenda sarà 7 volte più efficace di un’immagine ambigua. Evitare dunque foto del cane, dei figli, della casa, eccetera.
  • CURARE IL SUMMARY: è una sorta di riassunto che deve raccontare la mia persona e la mia professionalità in breve. È spesso l’unica parte che venga letta per una prima “scrematura”.
  • INSERIRE TUTTE LE ESPERIENZE PROFESSIONALI: con attenzione e precisione, indicando referenze, date, aziende e skills (capacità, abilità) maturate o utilizzate.
  • INSERIRE LE PROPRIE SKILLS: avendo cura di selezionare ed ordinare per importanza quelle che possono meglio caratterizzarci negli ambiti lavorativi di nostro interesse (saper sciare è utile ma non prioritario se ci si presenta come web designer)
  • SEGUIRE LE AZIENDE DI NOSTRO INTERESSE: bisogna tener presente che l’80% non sta cercando lavoro ma, di fatto, è sul mercato. Le aziende cercano prima tra i propri followers perché si presume che siano coloro che maggiormente apprezzano/conoscono la loro realtà.

Come avere profili efficaci su LinkedIn (aziende):

  • COSTRUIRE L’IDENTITÀ: indispensabile descrivere attentamente l’azienda, la sua storia, i suoi obiettivi e metterli online.
  • FARE ENGAGEMENT: indispensabile coinvolgere per far crescere i fans.
  • SUCCESSIVAMENTE FARE RECRUITMENT: solo dopo aver creato una vera e propria Community dell’Azienda, potrò passare con successo alla fase di selezione di nuove risorse.

Immobiliare e Social, intervista ad Olivati - SocialWebMax

Il settore immobiliare tenta di rialzare timidamente la testa dopo un periodo che l’ha visto ridimensionare drasticamente fatturato e posti di lavoro (chi scrive ne sa qualcosa n.d.r.), quanto possono essere utili i Social Network agli addetti ai lavori?
Possiamo immaginare che una casa per la vita si scelga su Facebook?

Il binomio immobiliare e Social Network ha, in Italia, un precursore davvero esperto che ha saputo, negli anni, coniugare la professionalità con la simpatia e la socialità virtuale.
Abbiamo quindi pensato di chiedere questa ed altre curiosità a Giuliano Olivati.

 

D – Da quanto tempo utilizzi i Social Network e perché li usi?

R – Domandone! Facebook credo dal 2007, Twitter dal 2009 (ma per un anno l’ho lasciato in sonno perché non capivo come cavolo usarlo), poi sono arrivati gli altri.
Perché li uso? Impossibile farne a meno, a meno di non voler vivere nascostamente nel giardino di Epicuro. Oggi tutto è social e sta sui social, persino le suore di clausura sono social, che è un po’ come la quadratura del cerchio.

D – Fai un uso dei Social Networks più personale o professionale?

R – Non esiste questa distinzione per un agente immobiliare, che per definizione è in piazza, partecipa alla vita della comunità, si interessa del sociale e di politica… oggi la piazza del paese si è trasferita sul web 2.0. Da piccoli noi baby boomers giocavamo come scugnizzi nei cortili dei condomini, oggi i cortili si chiamano Facebook e Twitter.

immobiliare e social - interazione necessaria - SocialWebMax

Immobiliare e Social, un binomio possibile e necessario.

D – Immobiliare e Social, quanto l’uso di questi ultimi ha influito ed influisce ogni giorno nella tua professione?

R – Non esiste per me una soluzione di continuità tra online e offline, oggi siamo sempre online, soprattutto su Twitter, flashando i momenti importanti della giornata, anche professionale (sulla mia lapide scrivete: @olivati). La mia è una filosofia di vita “mattona”, per me tutto è sempre case-case-case, e questo sia quando lavoro che quando mi riposo o vado a fare un giro la domenica postando le foto.
Altra passione ottima per essere veicolata su Twitter è la politica, che si coniuga con l’immobiliare attraverso l’urbanistica. Le case con la loro forma, altezza e densità, la loro disposizione a formare i piani di lottizzazione e i quartieri, le strade che le collegano, i servizi, il verde urbano: questa è la qualità della vita percepita dai cittadini. Un’urbanistica sana rende sana la vita e la mente della gente, un’urbanistica sbagliata porta tutto fuori fase (pensiamo alle Vele di Scampia, non hanno creato certo loro la criminalità endemica ma ne fanno da habitat ideale).

D – Oltre 19.000 followers su Twitter, oltre 600 followers e più di 1milione di visualizzazioni su Google+, poco meno di 5.000 amici su Facebook, quasi 200 followers su Pinterest. Cos’hai contro Instagram? Scherzi a parte… quale preferisci e perché?

R – Hai dimenticato i 295 che mi seguono su FB oltre alla platea degli amici, eh! 🙂
Sulle differenze tra i social si possono fare tante tesi di laurea.

  • Facebook è la madre di tutti i social e senza non sarebbero venuti gli altri (anche se non fa figo ricordarlo). FB è come Rai Uno, nazionalpopopolare e lì sopra li becchi tutti, dalla casalinga (inquieta) di Voghera al professore universitario.
  • Twitter è un social che ha cambiato il modo di pensare, parlare e scrivere e credo di conseguenza anche la struttura della rete neuronale (cervelloni, indagate), è lo stream of consciousness puntiforme della nostra vita, è il beat della nostra giornata, è un organismo sovrapersonale a struttura retiforme, nuovo stadio dell’evoluzione umana (sarebbe contento il vecchio Teilhard de Chardin). Se mi lasciassero scegliere un unico social, quello sarebbe Twitter (ma non ditelo a mia moglie, anzi #lamoglie).
  • Pinterest è visuale e femminile, e sono le donne a scegliere le case.
  • Linkedin (sono anche lì, ti eri distratto) serve sostanzialmente alla diffusione di un profilo professionale, almeno per me che non ho tempo di infilarmi nei gruppi di discussione.
  • Google+ con le sue foto gli album i tools ecc è uno strumento professionale a costo zero, del resto io sono googolato in tutto e per tutto quindi impossibile non essere G+.
  • Instagram? Vedremo, non è un po’ troppo fighetto? 🙂
immobiliare e social - Giuliano Olivati - SocialWebMax

Giuliano Olivati in azione “Social”.

D – Mi hai colto in castagna 2 volte (lo sai che dovrò linkare Wikipedia per la citazione di Teilhard de Chardin, vero?)
Il tuo sito è, in realtà, un blog nel quale proponi riflessioni, dati economici ed immobili in vendita, senza la classica “galleria” o “mappa di ricerca” che adottano quasi tutte le agenzie immobiliari. Come mai?

R – Perché il mini-portale con le animazioni in flash ha fatto il suo tempo, e oggi i blog sono il modo più efficace di realizzare una comunicazione attraverso il web. Il mio blog, www.olivati.com, usa la piattaforma Blogger di Google e ha ben due motori di ricerca in bella vista, per cui se tu digiti “trilocale bergamo condominio canarie” lo trovi.
Perché non faccio una sezione “pensierini” distinta dagli annunci commerciali? Ma perché questa distinzione non esiste, io sono un agente immobiliare professionale, vendo e affitto case e parlo di case, senza soluzione di continuità.

D – Il tuo impegno verso l’aggiornamento tecnologico e la “socializzazione” degli agenti immobiliari si traduce spesso in corsi e meeting, organizzati dalla Fiaip Bergamo (della quale Olivati è Presidente n.d.r.).
Quindi “condividi” anche quando sei offline. Non sei geloso dei tuoi segreti?

R – Ma quando mai? Insegno anche marketing e webmarketing immobiliare al corso per l’esame abilitante alla professione di agente immobiliare tenuto dalla camera di commercio, quindi sono solo felice di condividere. Alla fine quel che si riceve dagli altri è sempre almeno pari a quel che si dà.

immobiliare e social - la casa si compra sui social - SocialWebMax

Immobiliare e Social: la casa si sceglie su Facebook?

D – Sei pronto per Periscope? A quando i virtual tour in diretta nelle case?

R – Attendo l’app per Android! Però attenzione, i consumatori le case devono venire a vederle e “vivere” di persona, i video e il live streaming servono solo come antipasto per un’esperienza 3D diretta e naturale. Anche per trovare l’ammòre si può cominciare con la cam, ma poi tocca passare al caro vecchio incontro in carne ed ossa 🙂

 

Ringraziamo Giuliano Olivati per la simpatia, la disponibilità e l’analisi che ci porta a pensare che immobiliare e Social non possano più stare troppo lontani.

Agenti immobiliari in ascolto: adeguatevi!

MyPetWorld, il TripAdvisor degli animali è italiano - SocialWebMax

Trotterellando a zonzo per la rete, ci siamo imbattuti in un progetto web che ci ha colpiti per originalità, semplicità, efficacia e navigabilità: MyPetWorld.
Si tratta di un portale creato per diventare punto di informazioni, recensioni ed incontro tra persone con animali ed attività ad essi correlate.

Il progetto ci ha positivamente impressionati ed abbiamo voluto saperne di più, intervistando i tre ragazzi che l’hanno pensato e realizzato.

mypetworld homepage - SocialWebMax

La home page di MyPetWorld, facilmente navigabile e mobile responsive.

Quando e come è nata l’idea di MyPetWorld?

L’idea è nata sostanzialmente a Dicembre 2014. Marco (uno dei tre soci n.d.r.), alla sua prima esperienza, si è trovato parecchio in difficoltà perché al suo cucciolo di cane è stata riscontrata una patologia genetica ereditaria. Nella prima fase, si è messo alla ricerca per capire nello specifico come muoversi, ma non aveva contattati con veterinari, o persone che potessero aiutarlo… e neanche in internet ha trovato riferimenti precisi in merito.
Per questo, passata l’emergenza, ha contattato Matteo (un amico di vecchia data, secondo socio n.d.r.) per proporgli di costruire una sorta di portale dove poter aver tutti i veterinari di zona con recensioni da parte dei “clienti“. Andrea (terzo socio n.d.r.) è arrivato un pochino dopo tramite Matteo, perché mancava quello che si occupasse della parte di marketing, dello sviluppo dell’idea insomma.

mypetworld veterinari - SocialWebMax

La ricerca del veterinario su MyPetWorld passa anche attraverso la lettura delle recensioni di altri utenti.

 

Come siete passati dall’idea alla realizzazione? È stato difficile?

Lo sviluppo fondamentalmente no. Diciamo che Andrea e Matteo avevano già collaborato per altri progetti, ed erano ormai rodati come “team di sviluppo“.
Ci siamo divisi bene i ruoli da subito, Matteo è il programmatore del gruppo, ha sviluppato l’app ed aiutato con una parte delle procedure per il sito.
Andrea ha curato la parte marketing, ha impostato l’immagine di MyPetWorld (logo, app, grafica varia), ha sviluppato il portale ed ora sta organizzando tutta la parte di social, ufficio stampa, eventi, pubbliche relazioni e attività correlate.
Marco, oltre che per l’incipt iniziale ed il controllo del’aspetto finanziario, è stato fondamentale per avere una verifica continuativa della facilità di utilizzo sia dell’app sia del portale.
Lui fondamentalmente non è un grandissimo utilizzatore di tecnologia, e fa da “cavia” o “persona comune“; colui che si trovandosi davanti la cosa, e senza sapere niente, deve cercare di farla andare.

mypetworld bar-ristoranti - SocialWebMax

Per chi ha un animale, la scelta di un ristorante dove andare a mangiare può rappresentare un dramma. Su MyPetWorld bar e ristoranti pet-friendly.

Qual è il vostro target? Solo i padroni di animali?

Il target di riferimento sono tutti i possessori di animali domestici.
Dall’altra parte, continuando con il progetto, ci rendiamo conto che una parte importante di aiuto possiamo fornirlo anche alle attività stesse che, grazie a bacheca, eventi, gruppi e qualità del servizio (dimostrato dai loro client) posso effettivamente trarre importanti benefici gratuiti da MyPetWorld.

 

La macchina è partita, quali sono i prossimi obiettivi ed in che tempi intendete raggiungerli?

Bella domanda. Beh ovviamente abbiamo un business plan che stiamo seguendo.
Ci siamo posti effettivamente degli obiettivi bassi ma continui, anche se l’effettivo raggiungimento è legato a tanti fattori.
L’obiettivo base, da qui alla fine dell’estate, è il raggiungimento di almeno 5000 iscritti e la strada sembra essere giusta. Parallelamente la crescita della community, l’utilizzo delle funzioni di mypetworld anche da parte delle attività (o dei titolari) e la diffusione a livello nazionale.
Per l’europeo, penso aspetteremo ancora un po:-)!

 

Come state promuovendo il sito?

La promozione è iniziata su molti canali. Nel web stiamo lavorando sui social con comunicazione e advertising, oltre che ottimizzando il posizionamento nei motori di ricerca. Poi sull’offline, stiamo sviluppando tutta una serie di collaborazioni con eventi, attività, materiale pubblicitario oltre che pubbliche relazioni e contatti

mypetworld hotel - SocialWebMax

Trovare un albergo dove anche gli animali possano godersi una vacanza? Spesso è una missione impossibile che porta molti a rinunciare.

Le somiglianze con Trip Advisor sono notevoli, per gli utenti sarà certo positivo in termini di navigabilità.
Temete una qualche “protesta” da parte del colosso americano?

Beh lo strumento è simile, ma il contenuto fondamentalmente diverso, quindi non ci fa paura che “il gigante si possa arrabbiare“. Pensiamo piuttosto possa diventare un’opportunità:-)

 

Andrete in vacanza con i vostri animali la prossima estate? Potrei suggerirvi un sito utile… 🙂

Ahaha! beh sì, sì! Controllando attività sul web qualche giro con Sansone (il golden retriever della foto) l’ho già programmato!

sansone MyPetWorld - SocialWebMax

Dove andrà in vacanza Sansone? Attendiamo le sue “recensioni”.

Con quel pizzico di orgoglio patriottico e di entusiasmo che ci nasce spontaneo ogniqualvolta veniamo a conoscenza di un’idea brillante da parte di qualche giovane connazionale, facciamo i migliori auguri ad Andrea, Marco e Matteo ed a www.mypetworld.it

E voi cosa ne pensate? Avete animali? Trovate utile questo servizio?

Aziende, prodotti, servizi - SocialWebMax.com - Image by www.1001freedownloads.com

Aziende: è il momento di strutturare la vostra presenza sul web!

Il 12° Rapporto Censis-Ucsi sulla Comunicazione, diffuso a Marzo 2015, ha fornito una grande quantità di dati interessanti non soltanto per gli smanettoni appassionati del settore, ma principalmente per coloro che, in autonomia o con l’aiuto di esperti, vogliano far crescere la propria immagine pianificando strategie ed investimenti per il futuro.

Oltre a certificare il successo dei Social Networks, piattaforme di comunicazione ormai impossibili da ignorare nell’ambito della propria attività, il Rapporto ha portato alla luce alcuni numeri davvero importanti riferiti, ad esempio, alla ricerca.

Sono lontani i tempi in cui si cercava l’idraulico sulle Pagine Gialle, oppure si prendeva la pratica rubrichetta in coda al periodico di quartiere per trovare il veterinario o la farmacia di turno.
Ormai le ricerche si effettuano solo sul web e le cifre di cui pariamo segnano il definitivo punto di non ritorno.

 

Strade e località.

 

  • Il 60,4% degli italiani cerca strade e località su internet.

Questo significa un crescente utilizzo dello strumento “ricerca” di Google Maps anche per trovare aziende, prodotti o servizi. Tradotto:

“è indispensabile collocarsi in modo completo e preciso all’interno delle mappe, con una scheda personalizzata, foto, dettagli ed ogni altra cosa utile ai milioni di potenziali clienti che, in ogni istante, ci stanno cercando.”

Se non abbiamo il controllo di queste informazioni, lasceremo che siano altri ad averlo. Siamo sicuri che sia ciò che vogliamo?
Recapiti vecchi, orari sbagliati, foto orribili, anche senza entrare nel merito delle recensioni o di eventuali cattiverie di origine “dolosa”, immaginiamo il danno che potrebbe derivare da una presenza sulle mappe che non rispecchi la nostra attività. Sarebbe come se un negoziante lasciasse fare le vetrine e l’insegna della sua attività a chiunque passi, in qualsiasi momento e senza mai nemmeno verificare.

 

Aziende, prodotti e servizi.

 

  • Il 56% degli italiani cerca informazioni su aziende, prodotti e servizi su internet.

Oltre un italiano su 2 prende decisioni di acquisto in base a ciò che trova in rete: non esserci significa non esistere, abbandonare la competizione senza nemmeno provarci.

Essere presenti in rete significa intercettare le ricerche della maggior parte degli italiani, ma l’immagine che proiettiamo deve essere coerente con ciò che siamo.

“Un’insegna mancante, a volte, è meglio di una pessima insegna.”

 

Acquisti online.

 

  • Il 43,5% degli utenti internet fa acquisti online.

Si tratta di 15 milioni di italiani, un numero che sarebbe imprudente ignorare o sottovalutare, dato che è in continua crescita.
La comodità, l’assortimento, le informazioni e le recensioni, tutti fattori che spingono una quantità sempre maggiore di persone ad optare per l’acquisto online.
Coloro che vendono servizi e prestazioni – impossibili da vendere via web -, dovrebbero ugualmente strutturarsi per fornire prenotazioni, informazioni, recensioni e ogni altro dettaglio propedeutico alla scelta d’acquisto. Non farlo significa apparire alcuni gradini sotto ad altri che, non necessariamente, sapranno poi offrire un servizio migliore del nostro.

Le aziende dovrebbero creare piattaforme di e-commerce, o appoggiarsi a strutture di altri, e farlo il prima possibile per poter far crescere il proprio fatturato (principio minimo necessario per l’attività di impresa) o, quantomeno, per recuperare la clientela persa negli anni, quel 43,5% in crescita che ogni giorno sceglie di rivolgersi alla rete per gli acquisti che prima faceva nel negozio sotto casa.

“Il mercato globale della rete è ormai indispensabile per vendere prodotti e promuovere servizi.”

E tu cosa ne pensi? Hai un’azienda, vendi prodotti o servizi? Come ti sei organizzato online?
Raccontaci la tua esperienza!