Facebook e la deriva autoritaria (post lungo, aggiornato).

Ha raggiunto quasi 2 miliardi di utenti attivi nel mondo ed è ormai la più grande realtà web ma Facebook, come ogni azienda, deve continuare a crescere. Fino a quanto?

Facebook e la deriva autoritaria - SocialWebMax

I numeri di Facebook.

L’ultimo aggiornamento ufficiale disponibile fotografa un’azienda sana, con un tasso di crescita impressionante ( +100% ) a fronte di spese aumentate in misura più contenuta ( +30% ).
Al netto di costi e tasse, l’azienda di Zuckerberg ha portato a casa un utile netto di oltre 10 miliardi di dollari nel 2016 (+ 177% rispetto al 2015).

In termini di lavoro, Facebook conta circa 13.000 dipendenti nel mondo (fonte Wikipedia, 2015).

Per poter meglio comprendere le dimensioni di questo gruppo, basti pensare che il fatturato del 2016 è stato di 28 miliardi di dollari (ne avevamo previsti 24…) e che la legge di stabilità italiana per il 2017 sarà di circa 27 miliardi di euro (28 miliardi di dollari, centesimo più, centesimo meno).

 

 

Facebook e la deriva autoritaria - Facebook 2016 - SocialWebMax

 

Gli utenti di Facebook attivi ogni mese nel mondo sono ormai circa 1,6 miliardi (quelli giornalieri superano abbondantemente il miliardo, circa il 66,1%).
Il gruppo conta anche 900 milioni di utenti Whatsapp, 800 milioni su Messenger, 400 milioni su Instagram.

Facebook e la deriva autoritaria - Facebook utenti Novembre 2016 - SocialWebMax

 

Malgrado siano oggettivamente numeri impressionanti, nell’immaginario collettivo Facebook rappresenta ancora poco più di una app, un passatempo.
Stiamo valutando l’entità della Società in base all’uso che ne facciamo.

Quasi tutte le aziende percepiscono ormai la necessità di esserci, ma ben poche ne hanno compreso l’importanza ed affidano al caso o all’improvvisazione la propria presenza sul Social.

Per non parlare del legislatore che a stento, ed in maniera incompleta, sta ancora cercando di affrontare l’introduzione della e-mail come strumento di comunicazione e possibile veicolo di truffe o reati vari.
Come spesso accade, tocca inevitabilmente alla giurisprudenza correre più rapidamente. Ne parleremo più avanti.

 

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Facebook: i numeri della concorrenza.

E gli altri? Siamo portati a dimenticarlo, ma esiste, sopravvive, tenta di resistere anche una concorrenza. Vediamo di cosa stiamo parlando.

Google 2015:

  • 75 miliardi di fatturato (FB 24mld)
  • 16 miliardi di utile netto (FB 8mld)
  • 62.000 dipendenti (FB 13.000)

Twitter 2015:

  • 2,21 miliardi di fatturato (FB 24mld)
  • -521 milioni di perdite nette (FB utili 8mld)
  • 3.860 dipendenti (FB 13.000)

Gruppo Sky Europe 2015:

  • 12,5 miliardi di fatturato (FB 24mld)
  • 2,5 miliardi di utile (FB utili 8mld)
  • 30.000 dipendenti (FB 13.000)

Amazon 2015:

  • 107 miliardi di fatturato (FB 24mld)
  • 596 milioni di utile netto (FB utili 8mld)
  • 270.000 dipendenti (FB 13.000)

Bank of America 2015:

  • -82 miliardi di perdite (FB 24mld)
  • 16 miliardi di utile (FB utili 8mld)
  • 210.500 dipendenti (FB 13.000)

Per quale motivo ho inserito anche il Gruppo Sky, Amazon e la Bank of America tra i competitors di Facebook?
Semplice: le ultime novità delle quali parleremo più avanti collocano l’azienda di Zuckerberg ben oltre i semplici confini del Social Network così come siamo abituati ad intenderli.

 

 

Facebook e l’informazione.

C’è stato un mondo in cui l’editoria faceva a meno di Internet, le persone andavano in edicola ed acquistavano quotidiani e periodici.

Poi è nato e cresciuto Google che ha cominciato a svolgere anche il ruolo di “aggregatore” di news, gli utenti della rete potevano cercare e trovare notizie da varie fonti per poi approfondirle sui siti dei vari editori online.

Era un sistema molto meritocratico, che consentiva anche a piccole testate di ottenere visibilità.
Sono nati così molti blog indipendenti di informazione, realtà cresciute fino a diventare veri e propri colossi dell’informazione (si pensi all’Huffington Post).

In quel momento però, la maggior parte degli editori non era strutturata per il web, non aveva strumenti per monetizzare il traffico e si illudeva di poter continuare a fare utili con il vecchio sistema degli abbonamenti (pay per read).

 

Facebook e la deriva autoritaria - Google News 2005 - SocialWebMax

Come appariva Google News nel 2005 – Fonte http://blogoscoped.com/archive/2005-10-02-n67.html

 

Contro Google News si scatenò una guerra mondiale, partita addirittura da Rupert Murdoch in persona (era il 2009).
L’accusa era quella di abituare gli utenti a leggere solo i titoli delle notizie, senza approfondire poi sui siti dai quali i titoli venivano presi.

In realtà Google News produceva all’epoca oltre 4 miliardi di click in uscita verso siti di news: 3/4 di coloro che leggevano i titoli su Google News andavano poi a leggere l’articolo sul sito dell’editore.

Oggi le polemiche sembrano essersi spente, i portali di informazione hanno imparato a monetizzare il traffico in entrata, accantonando le speranze di fare utili con gli abbonamenti, e cercano di ottenere maggior visibilità possibile, laddove si riesca ad ottenere.

A questo punto, nel nostro discorso subentra Facebook.

Nel 2009 infatti, mentre gli editori marciavano compatti in guerra contro Google News, iniziarono a diffondersi gli smartphone con relative app social (l’iPhone uscì nel 2008) e Facebook poteva contare già su 350 milioni di utenti nel mondo.

La maggior parte degli utenti oggi scorre la rassegna stampa in qualsiasi momento, ovunque si trovi, sul proprio smartphone.

Facebook e la deriva autoritaria - Facebook app- SocialWebMax

Esclusa una risibile minoranza che utilizza ancora Google News, oppure Twitter o gli utenti in via d’estinzione che sono abbonati alle app di qualche quotidiano, le notizie oggi si leggono su Facebook, semplicemente scorrendo la timeline.

Apparentemente è soltanto cambiato il “generatore di traffico”, da Google News a Facebook, la situazione per i publisher non è mutata, anzi forse è aumentato anche il traffico.

O forse non è esattamente così?

Google è un motore di ricerca e, nell’intento di restituire il miglior risultato possibile al proprio utente finale, analizza la rete, entra nel merito dei contenuti per verificarne l’aderenza all’argomento.

Facebook fa l’esatto opposto. Costruisce una timeline ad hoc per ogni utente, in base a parametri che non sono noti pubblicamente ma che certamente includono preferenze personali, interazioni e sponsorizzazioni.

Accade quindi che l’utente riceva le notizie da un numero limitato di fonti, nel 90% dei casi sempre le stesse, e che sia quasi impossibile per un editore riuscire ad aumentare il proprio traffico proveniente da Facebook senza ricorrere a sponsorizzazioni dei singoli contenuti.

Il risultato?

Per gli editori:

  • necessità ineludibile di investire massicciamente nella sponsorizzazione dei post su Facebook, riducendo i margini,
  • esigenza di creare contenuti con titoli accattivanti (al limite del click-baiting) nella speranza di traghettare parte di quel traffico verso il proprio sito,
  • obbligo di promozione della propria testata, oltre che dei propri contenuti, tentando di coinvolgere un maggior numero di utenti ed ottenere quindi più visualizzazioni organiche
  • impossibilità di agire sui parametri gratuiti che consentono agli utenti di trovare un contenuto specifico (ciò che per un sito è la SEO)

 

Per gli utenti:

  • mancanza di confronto plurale delle fonti dalle quali attingono alle informazioni, sono sempre le stesse,
  • impossibilità di (e quindi disabitudine alla) ricerca della singola notizia nel newsfeed, si seguono i trend topic. Punto.
  • inconsapevolezza dei meccanismi che regolano l’afflusso di notizie nella propria bacheca.

 

Le chiavi della sala di controllo dell’informazione sono dunque nelle mani di una sola azienda: Facebook.

 

 

Facebook e le ricerche.

Ogni giorno nel Mondo si effettuano 3,3 miliardi di ricerche su Google.

Ogni giorno nel Mondo di effettuano 1,5 miliardi di ricerche su Facebook.

Il Social Network a raggiunto circa il 50% dei volumi di ricerca del colosso Google.

Eppure non c’è alcun paragone in termini di accuratezza, per due ragioni principali:

  • Facebook al momento NON È un motore di ricerca
  • Facebook effettua ricerche sommarie solo all’interno della propria piattaforma

Facciamo un esempio?

Abbiamo provato a ricercare “comune di roma” e “roma capitale” su Facebook, ecco i risultati:

Facebook e la deriva autoritaria - Ricerca Comune di Roma - Facebook - SocialWebMax

 

In entrambi i casi, la pagina principale del Comune di Roma non appare, sebbene esista e sia ovviamente anche verificata, oltre ad avere più di 350 mila fans, probabilmente perché è stata creata con il nome “Roma-Comune” anziché “Comune di Roma”. Facebook non è in grado di riconoscere termini simili.
Facebook e la deriva autoritaria - Ricerca Comune di Roma - Facebook 01 - SocialWebMax

 

La stessa ricerca ha ottenuto risultati totalmente differenti su Google, come ovvio:

Facebook e la deriva autoritaria - Ricerca Comune di Roma - Google - SocialWebMax

A meno che Facebook decida di investire massicciamente nello sviluppo della propria piattaforma di search engine, un numero considerevole ed in costante crescita di utenti sta affidando le proprie ricerche ad un Social Network senza ottenere, nella maggior parte dei casi, risultati utili, pertinenti o affidabili.

L’unica cosa nota è che la ricerca interessa Facebook, sebbene in modo diverso da quello auspicato.

Gli ultimi aggiornamenti del sito consentono infatti di effettuare ricerche all’interno delle pagine: possiamo finalmente recuperare un post che avevamo letto su una pagina Facebook…
…a patto che noi si sia in grado di ricordare su quale pagina era il contenuto che cerchiamo.

Facebook e la deriva autoritaria - Ricerca Comune di Milano - SocialWebMax

 

Conclusioni: malgrado molti utenti usino Facebook per effettuare ricerche, il Social non sembra avere intenzione di diventare un motore di ricerca.
Google, attraverso le ricerche, porta traffico ai siti che indicizza, Facebook vuole solo aumentare il tempo di permanenza degli utenti sulla sua piattaforma. 

 

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Facebook ed i video.

Sul fatto che la comunicazione web dei prossimi anni sarà prevalentemente video credo non ci siano ormai più dubbi: esistono intere generazioni (i giovanissimi chiamati Generazione Z e gli adolescenti detti Millenials) che leggono poco o nulla, escludendo i testi scolastici obbligatori, saziando la propria inevitabile e puberale fame di conoscenza guardando ore ed ore di video online.

Anche in questo caso, molto si deve a Facebook che ha ormai raggiunto e superato Youtube per volumi giornalieri.

Youtube vs Facebook visualizzazioni - SocialWebMax

Se ogni giorno su Youtube vengono conteggiate 5 miliardi di visualizzazioni, Facebook ad oggi ne totalizza ben 8 miliardi.

Sono numeri impressionanti in entrambi i casi, niente da dire.

Fino alla fine del 2016, Youtube era la piattaforma preferita dalle aziende e dagli youtubbers perché, malgrado qualche visualizzazione in meno rispetto a Facebook, consentiva un ritorno economico derivante dai propri video.

Realizzare video con lo smartphone non basta più, sono finiti i tempi dei ragazzini nelle camerette, oggi la rete è bulimica di prodotti di qualità televisiva, soggetti accattivanti ed originali, audio e video perfetti, regia, costumi, luci… Tutto costa!

Grazie ad AdSense era ed è possibile ricevere una percentuale (infinitesimale, sia chiaro) di quanto il colosso Google guadagna sui nostri video, attraverso i clic che gli “spettatori” fanno sui banner o sui brevi spot all’inizio dei nostri contenuti.

Su Facebook invece i video consentivano solo di guadagnare in visibilità, accrescere il proprio pubblico, lasciando tutti gli incassi a Mark Zuckerberg e soci. Fino al 2016 appunto.

Facebook ha infatti annunciato da pochi giorni di aver iniziato a testare la pubblicità all’interno dei video e le condizioni, per i creatori di contenuti, saranno davvero interessanti: il 55% sul totale netto del guadagno per visualizzazione!

Prova Facebook invideo ad- SocialWebMax

Abbiamo provato ad immaginare come potrebbero essere, in un futuro prossimo, le nuove inserzioni nei video di Facebook.

Da quel che si legge in rete, i messaggi pubblicitari verranno mostrati dopo almeno 20 secondi di visualizzazione ed i video, affinché gli venga sovrapposta l’inserzione, dovranno essere lunghi almeno un minuto e mezzo in totale.

Questa mossa potrebbe affossare definitivamente Youtube, che rimarrebbe relegato a semplice archivio video online, mentre la maggior parte dei canali video di qualità si sposterebbe definitivamente e con gioia su Facebook dove, oltre ad avere maggior traffico, otterrebbero anche più soldi.

Se a questo aggiungiamo la possibilità di collegare regie televisive alle pagine Facebook (ormai già da diversi mesi), possiamo azzardare anche una previsione nefasta che riguarda i canali video tradizionali: gli investimenti si sposteranno in massa verso Facebook che consente, a differenza del vetusto e ridicolo sistema dell’Auditel, di targettizzare chirurgicamente i propri messaggi pubblicitari.

Dirette Televisive su Facebook - SocialWebMax

La diretta non è più soltanto un’opzione per smartphone, è possibile infatti trasmettere in diretta da una regia professionale. Facebook diventa una piattaforma televisiva.

 

Potranno quindi nascere nuove realtà che, pur partendo da zero, avranno a disposizione un pubblico enorme affamato di contenuti fruibili ovunque, gratuitamente.

Ecco spiegato il motivo del precedente confronto tra Facebook e Sky: a breve saranno due realtà in competizione, con la differenza che la prima ha costi inferiori e, al momento, nessun interesse alla produzione di contenuti.

Facebook si avvia a diventare una nuova enorme piattaforma televisiva mondiale, apparentemente gratuita, sulla quale tutti trasmetteranno o pubblicheranno i propri video, pagando per essere visti.

Come tutti i gestori di pagine hanno ormai appreso a proprie spese infatti, le visualizzazioni organiche si collocano tra l’1% ed il 10% (il contenuto pubblicato su una pagina che ha 1.000 fans viene visualizzato, senza sponsorizzazioni, da 10/100 persone mediamente) .

Conclusioni: Facebook si avvia a larghe falcate verso la distruzione della concorrenza diretta (Youtube) ed indiretta (TV tradizionale).

 

Facebook e la proprietà degli spazi.

Molte aziende ormai hanno avviato serie riflessioni interne circa l’opportunità, e la necessita, di spendere ancora per la realizzazione, l’aggiornamento ed il mantenimento di un proprio sito web.

La navigazione avviene sempre più da mobile, siamo ormai oltre al 70% di connessioni da smartphone e tablet contro un 30% da postazione fissa, il che richiede una doppia versione dei siti, oppure soluzioni responsive, con la difficoltà ed i costi per riuscire ad ottenere risultati omogenei e soddisfacenti.

Una valida alternativa è rappresentata dalle app che presentano però 2 problemi notevoli:

  • lo sviluppo di una app ha costi elevati di realizzazione
  • bisogna poi investire in pubblicità affinché la app venga scaricata ed usata

Aziende e web - SocialWebMax

Appare quindi evidente che molti comincino a guardare con occhi amorevoli l’opportunità offerta gratuitamente (…) da Facebook: la Pagina Aziendale.

Sorvolando sul fatto che possiamo aumentare la visibilità del nostro sito web, con un attento lavoro di indicizzazione e di SEO, mentre poco o nulla possiamo fare per ottenere il medesimo risultato su Facebook, a parte pagare, vorremmo qui affrontare un altro aspetto della questione: la proprietà.

Quando registriamo un dominio e creiamo un nostro sito, ne siamo proprietari e responsabili con oneri ed onori.
Possiamo, nel rispetto della Legge, scrivere, pubblicare, promuovere, vendere qualsiasi cosa a nostro esclusivo vantaggio.

Le regole sono chiare e di esse dobbiamo rispondere solo all’Autorità giudiziaria.

Quando invece apriamo una Pagina Aziendale su Facebook non siamo proprietari di nulla. Ci viene offerto gratuitamente uno spazio, come una sorta di sottodominio tipo www.facebook.com/latuaazienda riconducibile al/agli account dell’/degli amministratore/i all’interno del quale dobbiamo rispettare le regole imposte dal proprietario dello spazio: Facebook.

Pagine Facebook - SocialWebMax

Trasferire la propria azienda su Facebook significa rimettere tutta la propria attività online, la propria immagine, nelle mani di qualcuno con cui non possiamo nemmeno confrontarci: la nostra Pagina potrà essere chiusa in qualsiasi momento, senza alcuna spiegazione, semplicemente per violazione di termini che, ammesso e non concesso noi li si abbia letti, possono cambiare in ogni momento ed il mancato rispetto dei quali viene accertato e sanzionato senza alcun appello o onere di prova.

Conclusioni: stiamo rinunciando alla proprietà dei nostri siti web a favore di spazi concessi in comodato pseudo-gratuito senza alcuna garanzia di durata del contratto.

 

 

Facebook e la strategia di espansione.

Le aziende sono in competizione tra loro, è una basilare legge del mercato.

La strategia messa in atto da Facebook negli ultimi anni è chiara: acquisire o distruggere.

 

 

 

 

  • Skype: il primo software di messaggistica istantanea e chiamate/videochiamate in VoIP, nato nel 2003 ed acquisito da Microsoft nel 2011, è messo ora in serie difficoltà dai recenti aggiornamenti sia di Whatsapp che di Facebook Messenger. Infatti è ora possibile effettuare videochiamate con entrambe le applicazioni del Gruppo Facebook. Quanto potrà ancora sopravvivere Skype?

 

  • Youtube: abbiamo già visto nei paragrafi precedenti le importanti novità (dirette su Facebook, pubblicità nei video e campo ricerca all’interno delle pagine) che rappresentano di fatto l’attacco finale di Facebook a Youtube, quello che potrebbe segnare la fine del colosso video della famiglia Google. L’ultima mossa, in ordine di tempo, è l’arrivo delle dirette anche su Instagram.

 

  • LinkedIn: il popolare social “business oriented” per eccellenza è nelle mire di Facebook già da tempo che ha però ultimamente spinto sull’acceleratore. Sempre più spesso ci arrivano le richieste, da parte di Facebook, di inserire sul nostro profilo i dettagli che riguardano la nostra carriera professionale consentendoci di mantenere aggiornato il nostro curriculum. L’alibi è sempre quello di aiutarci ad avere un diario di ricordi completo, la nostra malizia ci porta a pensare che l’intento sia ben altro.
    AGGIORNAMENTO DEL 15/02/2017: Facebook introduce gli annunci di lavoro, potrebbe essere il colpo definitivo a LinkedIn.

 

Facebook è una banca.

La notizia è passata un po’ in sordina nel nostro Paese: a Novembre 2016, Facebook ha ottenuto il via libera dalla Banca Centrale Irlandese per la moneta elettronica, depositi e trasferimenti di denaro nell’Unione Europea.

Se aprono quindi per il Social nuovi orizzonti economici: prestiti, finanziamenti, money transfert, pagamenti, e-commerce e chi più ne ha, più ne metta.

Banca Facebook - SocialWebMax

Per spiegarla in maniera semplice e sintetica, ognuno di noi, azienda o privato che sia, potrà disporre di un “conto deposito” su Facebook attraverso il quale ricevere o inviare denaro, effettuare pagamenti, acquistare beni o servizi, eccetera.

Possiamo facilmente intuire che, in questo modo, Facebook entrerà direttamente in concorrenza con Paypal e con ogni altro istituto di credito online ed offline, potendo proporre, tra le altre cose, anche finanziamenti e prestiti.

Già ora, alcuni gestori di importanti account pubblicitari si sono visti proporre linee di credito legate ai propri volumi mensili.

Ecco spiegato il motivo per cui abbiamo accostato, all’inizio, Facebook alla Bank of America. E quest’ultima non dispone certo di 2 miliardi di correntisti.

 

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Facebook e l’e-commerce.

La prima novità riguardo il commercio elettronico si è avuta lo scorso Autunno, con il lancio di Facebook Marketplace.

In fase sperimentale, attualmente in Australia, Nuova Zelanda, Stati Uniti e Regno Unito, la nuova funzione consentirà di mettere in vendita ed acquistare articoli e servizi tra privati e disporrà di un motore di ricerca interno per trovare ciò che vogliamo.

La seconda novità è invece già attiva anche nel nostro paese, la Vetrina per le Pagine Facebook: il germoglio di un vero e proprio e-commerce all’interno del Social.

 

Esempio Vetrina Facebook - SocialWebMax

Al momento, si possono caricare facilmente gli articoli che compongono la vetrina, inserendo ogni dettaglio relativo a prezzo, dimensioni e spedizione, oltre ovviamente alle immagini; per formalizzare l’acquisto l’azienda può scegliere di rimandare al proprio sito esterno oppure di concludere l’iter internamente a Facebook con pagamento tramite PayPal o Stripe.

Tutto senza commissioni a Facebook.

Per ora…

Come abbiamo visto nel paragrafo precedente, Facebook consentirà, entro poco tempo, ad ogni utente (privato o azienda che sia) di aprire un conto online, probabilmente gratuito, attraverso il quale gestire invio di denaro e pagamenti.

Possiamo azzardare l’ipotesi che la prossima mossa sarà, una volta ben avviato l’e-commerce sulle Vetrine, quella di imporre il pagamento mediante conto Facebook?

Ecco spiegato il motivo per cui, all’inizio, abbiamo rapportato Facebook anche ad Amazon.

 

Facebook crea lavoro?

Tornando ai numeri del primo paragrafo, ciò che ha catturato completamente la mia attenzione è il rapporto tra fatturato e dipendenti. Rispetto agli altri “big”, Facebok ha bisogno di molto meno personale in rapporto all’utile generato. Proviamo a visualizzare graficamente il rapporto fatturato/dipendenti.

 

Facebook e la deriva autoritaria - rapporto fatturato-dipendenti 2- SocialWebMax

 

In sintesi, escludendo la Bank of America che è in perdita, se su Amazon abbiamo un dipendente ogni 400 mila dollari, in Facebook ne abbiamo uno quasi ogni 2 milioni di fatturato.

Significa senza dubbio aver ottimizzato al meglio i propri costi di personale, oppure essere riusciti a creare un’organizzazione in grado di generare utili anche con un numero risibile di dipendenti.

Avere pochi dipendenti significa però anche peccare in alcuni aspetti, come il controllo di ciò che gli utenti fanno sulla tua piattaforma.
Al momento il sistema di controllo su 2 miliardi di utenti non è noto, ma sembrerebbe mandato avanti da alcuni vaghi ed inefficaci software oltre a poco più di una decina di uffici con meno di venti dipendenti l’una.

Una recente sentenza del Tribunale di Napoli ottenuta dai legali della mamma di Tiziana Cantone (la ragazza suicida dopo la diffusione in rete di alcuni suoi video hard), tra i quali anche l’Avv. Massimo Melica che avemmo l’onore di intervistare l’anno scorso, ha riconosciuto le responsabilità di Facebook nel non aver rimosso i contenuti una volta segnalati.

Purtroppo però, nella medesima sentenza, si è accolto il ricorso di Facebook riconoscendo che quest’ultimo non è tenuto a controllare e a censurare preventivamente un contenuto.

In linea dunque con quanto deciso, solo un paio di anni fa, dal Tribunale di Torino che riconobbe la responsabilità di Youtube per il mancato controllo della violazione dei diritti d’autore a seguito di segnalazione del legittimo proprietario.

Conclusioni: il modello Facebook non genera occupazione per come siamo abituati ad intenderla, auspichiamo che vengano implementati i meccanismi di controllo anche attraverso l’impiego di nuovi dipendenti.

 

 

Facebook ed il confronto culturale.

Le nostre ultime considerazioni sono legate al famigerato algoritmo che crea la nostra timeline, ciò che decide cosa ci viene mostrato ogni volta che scorriamo verso il basso la nostra bacheca.

Non esiste possibilità di conoscerne in dettaglio le regole, sappiamo solo che viene determinata analizzando le nostre connessioni ed interazioni, consentendoci di ricevere le notizie che Facebook ritiene siano per noi più interessanti.

Ergo: più noi interagiamo con qualcuno, fruiamo dei suoi contenuti, maggiormente attingeremo da quella “fonte”.

Paraocchi - Facebook e la deriva autoritaria - SocialWebMax
Un po’ come se, andando in libreria, ci creassero un percorso chiuso per guidarci verso il reparto in cui sono esposti i libri dei nostri autori preferiti, all’inizio sarebbe certamente un servizio utile e comodo ma, con il tempo, contrarrebbe in maniera esponenziale il nostro mondo, eliminando quel necessario confronto culturale che ingenera i dubbi, che porta all’evoluzione ed alla libertà culturale dell’individuo.

Non è un caso se, proprio su Facebook, proliferano bufale, falsi allarmi, gruppi e correnti che sfruttano la nostra emotività, le nostre paure, per creare consenso o profitto.

In questo cocktail finale, ricordiamoci la direzione che sta prendendo Facebook: banca, e-commerce, televisione, news, comunicazione globale, gestione spazi, ecc.
Non è più un semplice Social Network ma un vero e proprio ecosistema, una sorta di web 3.0.

E poi, chissà, magari un giorno il proprietario della libreria potrebbe anche decidere di guidarci gradualmente dove vuole lui, portandoci a leggere quelle che lui ritiene novità adatte a noi…

Finché, presto o tardi, il proprietario della libreria potrebbe decidere di candidarsi alla Presidenza degli Stati Uniti e gli elettori, a quel punto, potrebbero non vederci nulla di male, tutto sommato.

 

Se hai resistito sino alla fine di questo infinito post, ritengo la tua opinione quanto mai preziosa e spero vorrai dedicarmi ancora qualche minuto per farmela conoscere, scrivendo il tuo pensiero nei commenti.

Grazie di cuore.

Max.