Facebook e Google ti fanno lo sconto - SocialWebMax

Facebook e Google, gli hai mai chiesto uno sconto?

In questi giorni mi sono trovato a gestire alcune campagne di annunci su Facebook e Google, attraverso i rispettivi strumenti Facebook Ads e Google AdWords, ed improvvisamente sono stato colto da un dubbio: perché nessuno chiede sconti a loro?

Viviamo in un mondo commerciale che, nella stragrande maggioranza delle sue realtà, si basa sulle offerte, sugli sconti; anche quando essi non sono parte fondante di una strategia, vengono ugualmente richiesti in fase decisionale, contrattuale o di saldo finale.

È una prassi innegabile che vede coinvolti tutti noi: quando facciamo la spesa, quando mettiamo carburante, quando cerchiamo un hotel, quando compriamo una casa, in ogni aspetto commerciale della nostra vita cerchiamo uno sconto, un’offerta.
Ed è un’abitudine trasversale, che prescinde dalla classe sociale e dal potere d’acquisto (ho assistito a richieste di sconto su articoli da 3€ da parte di signore con addosso non meno di 10.000€ di abbigliamento ed accessori), fa parte forse del nostro dna e ci dà l’impressione di avere il controllo, di condurre la trattativa e, alla fine, di aver fatto un affare.

Sinceramente, non ci vedo nulla di male: la sfida fa parte della natura umana.

Anche e soprattutto tra aziende, molte delle decisioni si basano sulle condizioni, su prezzi ed offerte “dedicate”.
Praticamente tutti devono adattarsi a questa prassi, quasi tutti.

 

Quando non chiediamo sconti?

Proviamo a pensarci, quali sono le condizioni in cui rinunciamo alla possibilità di richiedere sconti?
Lasciamo perdere quando si evita per una questione di “pudore” e saltiamo subito alle altre:

  • Urgenza
  • Necessità
  • Impossibilità

Se abbiamo urgenza di ricevere un servizio, difficilmente potremo permetterci di perder tempo con richieste di sconto. Al massimo, nel caso in cui ci fossero alternative, faremo una rapida cernita, ma in caso di reale fretta è più probabile che accetteremo senza riserve ciò che troviamo. Se rischio di perdere l’aereo, non posso buttare minuti preziosi nel contrattare con il tassista.

taxi - SocialWebMax

 

Quando abbiamo una necessità inevitabile, rinunciamo a fare l’affare pur di risolvere il problema. Chiunque abbia figli può immaginare cosa significhi finire il latte o i pannolini in piena notte, non è certo quello il momento di andare alla ricerca di offerte…

pannolini - SocialWebMax

 

Esistono poi casi in cui non ci viene in alcun modo prospettata l’opportunità di negoziare e questo, di per sé, ci fa rinunciare. Non dobbiamo pensare necessariamente a qualcosa di esclusivo ma, ad esempio, a ciò che riteniamo abbia già un equo prezzo, livellato dal mercato o comunque meritato in relazione a quanto ricevuto.

Hai mai chiesto lo sconto per un cono di gelato artigianale? Solitamente acquistiamo scegliendo direttamente il formato che siamo disposti a pagare. Se il gelato è particolarmente di nostro gradimento, saremo disposti a pagarlo anche di più, senza obiettare né chiedere sconti, certi che la qualità superiore abbia costi più alti e quindi comporti un prezzo finale giustamente più caro.

gelato - SocialWebMax

 

Marketing online, si fanno sconti?

Quando si decide di attivare delle campagne pubblicitarie su qualsiasi media (tradizionale o all’avanguardia), l’iter è solitamente simile a quando si acquista un qualsiasi prodotto o servizio: chiedo al commerciale il quale mi formula un’offerta, io tiro un po’ sul prezzo, trattiamo ed alla fine si chiude l’affare.

Esistono però delle entità con le quali non si tratta: Facebook e Google, ad esempio.
Voglio far conoscere la mia attività su Facebook? Stabilisco il budget, scelgo il target, creo gli annunci e via.
Facebook e Google mi aiutano ad ottimizzare il mio investimento (come potrebbe fare il consulente finanziario di una banca…), a migliorare il target, gli annunci, ma non esiste il tasto “chiedi lo sconto”.
Entrambi si appoggiano ad un conto prepagato o ad una carta di credito, senza quindi lasciare nemmeno la possibilità di contrattare le scadenze: al raggiungimento di un importo prefissato da loro, il pagamento va a buon fine.

 

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Facebook e Google sono come il taxi, i pannolini o il gelato?

La ragione per la quale non viene nemmeno concessa l’opportunità di chiedere sconti e offerte non può essere determinata solo dalle dimensioni mondiali delle due aziende (si pensi alle case automobilistiche, alle multinazionali di prodotti alimentari, ai grandi fornitori di materie prime e servizi che propongono costantemente promozioni), deve quindi trovarsi nella natura, nella qualità e nel bisogno che abbiamo dei loro servizi?

A pensarci bene, se ho urgenza di raggiungere migliaia di persone in un determinato target di località, interessi, età o altro, non esistono sistemi a pagamento ugualmente efficaci che possano generare altrettanto traffico in brevissimo tempo (posso creare campagne anche per poche ore). Facebook e Google sono il mio taxi per raggiungere rapidamente l’aeroporto.

Quando invece ho la necessità di raggiungere un target preciso sono ben poche le alternative, soprattutto per alcune categorie. Esistono certamente giornali specifici, canali televisivi tematici, eventi per appassionati che offrono all’inserzionista la possibilità di raggiungere, con accettabile approssimazione, un pubblico definito.

A prescindere dal fatto che il web ed i Social fanno ormai parte della nostra vita in qualsiasi momento e che è stato dimostrato come oltre il 62% delle persone sia sui Social mentre guarda, ad esempio, la TV (siamo prossimi al 100% nei più giovani) per non parlare di quanto si usino i Social durante gli eventi e che quindi si possa interagire con determinati “target” anche in modo spontaneo, senza bisogno di essere sui Big Media o tra i main sponsor di grandi eventi, vogliamo parlare dei costi?
Posso raggiungere milioni di tifosi di una squadra di calcio con poche centinaia di euro su Facebook e farlo prima, durante e dopo la partita. Neanche lontanamente accostabili ai costi per spazi televisivi o inserzioni allo stadio. Facebook e Google sono l’unica farmacia aperta nella notte da cui comprare latte e pannolini.

social e tv - SocialWebMax

 

E se volessi raggiungere invece gli amanti del gelato artigianale solo nella mia zona, per promuovere un nuovo gusto della mia gelateria?
Ci sono i giornali cartacei di zona che raggiungono forse un target geografico ma non di interesse, di età e di lingua ed in ogni caso non sono spesso disponibili nel momento esatto in cui il consumatore esprime la sua necessità.

Facebook mi offre la possibilità di centrare micro-obiettivi di pubblico, prefissando il budget di spesa, potendo interrompere in qualsiasi momento la campagna, monitorando ogni singolo evento (click, visualizzazioni, interazioni, ecc), oltre ad avanzati strumenti di remarketing.
Google, oltre a quanto disponibile già con Facebook, è l’amico affidabile al quale tutti chiediamo consigli ed informazioni nel momento esatto in cui ne abbiamo bisogno. “Taxi a Napoli“, “Farmacie aperte Milano“, “Gelateria artigianale Altopascio“: si formulano domande per ottenere risposte affidabili e con AdWords noi possiamo fare in modo che la nostra attività compaia tra i “suggerimenti” dell’amico affidabile, proprio quando c’è la necessità del suo parere.

In entrambi i casi, chiunque li abbia provati, non ha minimamente avvertito l’istinto di chiedere uno sconto, al massimo ha rinunciato ad usarli se non soddisfatto.
Si tratta di mezzi pubblicitari innovativi che, a differenza dei loro predecessori, lasciano all’inserzionista la scelta su quanto e come spendere ma non di negoziare il prezzo, come per il gelato 🙂 .

Facebook e Google sono quindi un mix tra taxi, pannolini e gelato e credo rappresentino un insegnamento per ognuno di noi:

rendersi indispensabili, disponibili quando serve e non contemplare la possibilità di sconto dovrebbero essere obiettivi vitali per ogni azienda o professionista.

 

Cosa ne pensi? Qual è la tua esperienza?
Raccontala nei commenti!

adwars Facebook contro Google - SocialWebMax

Google e Facebook stanno combattendo una guerra che potrebbe portare ad un drastico ridimensionamento degli sconfitti.

 

Lo scorso Marzo lessi un articolo su TechVibes che analizzava l’evoluzione del testa-a-testa ormai palesemente in atto tra i due grandi colossi della comunicazione web e, da allora, cominciai a porre maggior attenzione ai dati statistici, confrontando i risultati delle campagne che gestivo su entrambi.

Prima di raccontare il risultato di questa mia analisi, vorrei riassumere brevemente le differenze principali esistenti tra le due grandi piattaforme, Google e Facebook, partendo da ciò che sembra essere la loro stessa ragione di vita fino a giungere ad una valutazione su quale sia il miglior strumento pubblicitario, a beneficio di chi volesse approcciare questo tipo di marketing.

 

Il mondo di Google.

Nel 2016 diverranno maggiorenni coloro che non hanno mai visto internet prima di Google. Per meglio comprendere la portata del cambiamento nella ricerca e navigazione web avvenuta all’arrivo di Google, vediamo come si presentavano le home pages dei principali motori: MSN, Lycos ed Altervista.

 

AdWars - MSN - Lycos - Altervista - SocialWebMax

 

Una giungla di link, banner, colori, categorie, loghi, nella quale era oggettivamente complicato districarsi. I motori di ricerca erano centinaia e spesso fungevano anche da provider (vendevano connessioni internet, quando ancora occorreva un numero di telefono da chiamare con il proprio modem per entrare in rete) perdendo di vista il proprio obiettivo principale che sarebbe dovuta essere la ricerca.

Poi arrivò Google che cambiò ogni cosa.

AdWars - Google home - SocialWebMax

Una home page semplice, essenziale, fresca, che poneva la ricerca al centro con il massimo della focalizzazione. Anche i risultati venivano restituiti graficamente in modo chiaro e sintetico, senza banner, pubblicità o altro che avrebbe distolto l’attenzione, come avveniva invece su tutti gli altri portali di web search.

 

AdWars - Google - SocialWebMax

 

Da allora sono passati meno di 20 anni, la rete è cambiata profondamente e Google è diventato il colosso tecnologico che ora conosciamo, senza mai venir meno alla propria missione principale:

“scopo di Google è fornire i migliori risultati possibili a chi effettua una ricerca.”

L’introduzione della pubblicità non ha di fatto deviato il motore dalla propria rotta. Attraverso la piattaforma AdWords è possibile creare degli annunci testuali che compaiano in spazi prestabiliti (prime 3 posizioni in alto, in basso e nella colonna di destra) quando un utente ricerca parole chiave sulle quali abbiamo deciso di puntare.
Il posizionamento è determinato (in parte) da un meccanismo di asta per click.

AdWords esempio - SocialwebMax

Ecco dove compaiono gli annunci AdWords nelle ricerche Google.

 

Bisogna tuttavia ricordare che non basta pagare per “comprare” delle parole chiave, se Google consentisse questo smetterebbe di servire a qualcosa. Immaginiamo di cercare un famoso brand, tipo la Coca Cola, e che Google ci restituisse come primi risultati siti di abbigliamento, tappeti o elettrodomestici, semplicemente perché questi ultimi fossero stati disposti a pagare anche 50$ per ogni click verso il proprio sito pur di balzare in cima per la parola chiave “coca cola”. Avrebbe ancora senso cercare su Google?

Un parametro continua ad essere fortunatamente imprescindibile: la pertinenza. Direttamente dal supporto Google:

“Il fattore più importante da ricordare è che, anche se la concorrenza fa offerte più elevate della tua, puoi comunque ottenere una posizione migliore a un prezzo inferiore utilizzando parole chiave e annunci particolarmente pertinenti.”

Questo è ciò che, a nostro avviso, ancora consente a Google di mantenere la leadership nella ricerca ed è ciò che andrebbe sempre tenuto ben presente nel pianificare una campagna AdWords.

Ma Google non è solo ricerca, ci sono infatti molte altre possibilità di farsi notare con “Big G”, le tre principali sono:

  • Campagne display che offrono l’opportunità di pubblicare i propri banner all’interno di circuiti di siti privati. Anche in questo caso, la pertinenza è cruciale per ottenere un rapporto costi/risultati ottimale. Chi cliccherebbe sul banner del “Centro Carni Rubino” pubblicato su un sito di ricette per vegani?
  • Campagne video. Youtube è tutt’ora il più grande distributore di contenuti video al mondo ed offre il più ampio pubblico possibile, anche da mobile. È possibile inserire banner o video promozionali in contenuti di altri soggetti, mantenendo fede sempre al comandamento della “pertinenza“!
  • Campagne di remarketing. Grazie ai famosi “cookies” riusciamo a raggiungere gruppi di utenti che sappiamo aver compiuto azioni sul nostro sito (chi ha cercato un articolo in vendita, chi ha letto un determinato contenuto, chi ha abbandonato il carrello, ecc) ed a confezionare messaggi promozionali estremamente personalizzati e, quindi, efficaci.
Google adv - SocialWebMax

Le principali tipologie di annunci pubblicabili con Google.

 

In sintesi Google consente tre macro tipologie di campagne pubblicitarie sui propri mezzi:

  1. Annunci su ricerca: in base alle parole chiave ed alla pertinenza di annunci e sito di destinazione, possiamo “spingere in alto” la nostra attività tra i risultati, andando ad intercettare qualcuno che ha espresso una necessità ed ha cercato una soluzione.
  2. Annunci su target: riusciamo a raggiungere persone potenzialmente interessate alla nostra attività pubblicando annunci e banner su contenuti visti da un pubblico simile o uguale al nostro.
  3. Annunci personalizzati: possiamo comunicare in modo chirurgico con persone che hanno compiuto azioni precise, attirando inevitabilmente la loro attenzione.

 

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Il mondo di Facebook.

Arrivato in Italia all’inizio del 2008, Facebook può contare oggi circa 28 milioni di account che, al netto dei fake e dei doppioni, possiamo restringere a circa 25 milioni di utenti/mese ed a circa 20 milioni di utenti/giorno.

Lo scopo “morale” di Facebook è connettere persone, incoraggiando l’interazione e la condivisione di contenuti, quello “economico” è aumentare il numero degli utenti, rendere più precisa la loro profilazione ed accrescere il tempo di permanenza sul social aumentando il numero di annunci visualizzati.

Milioni di utenti, ogni giorno, passano una media di 2 ore su Facebook, scorrendo immagini, guardando video, commentando, condividendo, interagendo o anche solo spiando ciò che fanno gli altri in quella che può ragionevolmente essere definita come la più grande piazza esistente.
Si tratta di un mezzo generalista, come la televisione, che raggiunge praticamente tutti direttamente o indirettamente, in grado di creare fenomeni, amplificare reazioni, condizionare opinioni, entusiasmare, commuovere, avvicinare o allontanare persone ma che, a differenza della TV, pone al centro il singolo utente che si sente protagonista del proprio “canale”, la propria bacheca, nel quale arriva a raccontare tutto sé stesso, a rendere pubblico anche il proprio intimo, spesso senza alcuna attenzione alla privacy.

 

Quindi, in che modo Facebook può promuovere un’attività?

Facebook mette a disposizione degli utenti business una complessa ed articolata offerta di spazi pubblicitari a costi decisamente contenuti, con un monitoraggio ed una flessibilità di primissimo livello. L’ambizione è quella di poter raggiungere, con un minimo investimento, il proprio target di interesse e comunicare solo ad esso il nostro messaggio, aumentando le possibilità di penetrazione.

  • Post sponsorizzati. Da alcuni anni ormai, è necessario sponsorizzare i contenuti pubblicati sulle proprie pagine affinché vengano visualizzati dai propri fans, in questo modo però si può ottenere rapidamente un effetto volano.
  • Annunci. Veri e propri messaggi pubblicitari confezionati dall’inserzionista sotto forma di immagini, slide, video allo scopo di promuovere la propria pagina, il proprio sito (esterno a Facebook), eventi, offerte e molto altro. Ora si possono raggiungere anche gli utenti Instagram, usando la medesima piattaforma.
  • Remarketing. Mediante un codice di tracciamento da inserire nel proprio sito, si ha la possibilità di monitorare e circoscrivere i visitatori di ogni singola pagina allo scopo di confezionare per loro messaggi pubblicitari estremamente personalizzati.
Facebook adv - SocialWebMax

Principali tipologie di messaggi pubblicitari realizzabili su Facebook.

 

In sintesi, Facebook consente due macro tipologie di campagne pubblicitarie:

  1. Pubblicità in target: in base agli interessi ed alle informazioni volontariamente inserite dagli utenti, possiamo raggiungere dei target ristretti di potenziali interessati.
  2. Annunci personalizzati: possiamo mostrare annunci personalizzati a gruppi di persone (minimo 20) che hanno compiuto azioni precise all’interno del nostro sito.

 

Meglio Google o Facebook per la pubblicità?

La risposta è “dipende“.

Come abbiamo detto, Facebook è un media generalista che può essere usato per raggiungere, con costi relativamente bassi, dei target mirati individuabili attraverso parametri spontaneamente comunicati dagli utenti (come età, sesso, città, interessi, ecc.). Esattamente come la televisione o la carta stampata, è soggetto ad un margine di errore (non sempre gli utenti dicono la verità…) e, soprattutto, interagisce con il suo pubblico in momenti di relax.

Quando siamo su Facebook non abbiamo l’atteggiamento o la necessità di chi sta cercando qualcosa di preciso, vogliamo piuttosto sfogliare ciò che i nostri “amici” ci propongono per farci una risata, commuoverci, informarci, confrontarci. Un po’ come quando guardiamo la TV.
Spesso, mentre guardiamo la TV. Come raccontammo in precedenza, in base ad uno studio della Nielsen, il 47% degli intervistati dichiarò di navigare in rete mentre guarda la Televisione.

La nuova frontiera del marketing online è fatta di software in grado di sincronizzare campagne pubblicitarie su media diversi: in televisione vedo lo spot di un divano scontato, contemporaneamente nella timeline di Facebook mi compare l’annuncio con il tasto “compra” per traghettarmi direttamente alla piattaforma e-commerce dell’azienda.

TV e Social - SocialWebMax

Spot in TV ed offerta sui Social in contemporanea, la nuova frontiera dell’advertising.

 

Facebook si sta delineando sempre più come un media di contemporaneità, di immediatezza. Prova a ritrovare un post che avevi notato uno o due giorni fa? Impossibile! Il campo “ricerca” di Facebook serve unicamente a trovare utenti, pagine, eventi o gruppi ma non i singoli contenuti.

Questo vale anche per i video che, sebbene su Facebook possano beneficiare di tutta la potenza dell’autoplay, hanno una viralità molto rapida ed una vita molto breve.
Appare dunque evidente quanto sia indispensabile creare contenuti personalizzati e che sappiano sfruttare al massimo i trend del momento, piuttosto che martellare l’audience con i nostri annunci smaccatamente e fastidiosamente pubblicitari.

 

Google, al contrario, è colui che interroghiamo proprio nel momento in cui abbiamo una necessità. Pubblicare delle inserzioni su Google assomiglia ad essere presenti sui vecchi elenchi del telefono, quelli che si sfogliavano per cercare l’idraulico o la cartoleria (e che i diciottenni del 2016 non useranno mai, sebbene qualcuno si ostini ancora a stamparli…).

Ottimizzare l’investimento su Google significa però riuscire a creare contenuti ed annunci che possano trovarsi ai primi posti, altrimenti staremmo solo buttando i nostri soldi dato che il costo/contatto su Google è sensibilmente più alto rispetto a Facebook.

“Il posto migliore dove nascondere un cadavere è senza dubbio la seconda pagina della ricerca di Google” (cit.)

Non basta avere buoni annunci ed investire molto, bisogna anche produrre contenuti di valore, avere siti adatti ai dispositivi mobili (che veicolano ormai oltre il 70% del traffico, in crescita) e selezionare accuratamente le parole chiave sulle quali spendere.

Il vantaggio è che i contenuti prodotti non spariscono mai, sebbene siano soggetti ad “invecchiamento”, ma possono anzi accrescere la propria popolarità con il passare del tempo ed essere sempre reperibili. Questo vale anche per i video su Youtube che, grazie al motore di ricerca interno che consente a chiunque di cercare e ritrovare facilmente contenuti visualizzati tempo addietro, possono raggiungere un numero imponente di utenti e di visualizzazioni. Ecco perché ogni azienda dovrebbe creare un buon canale Youtube.

 

Ricerca video su Youtube - SocialWebMax

I contenuti caricati su Youtube possono sempre essere ritrovati grazie al motore di ricerca interno.

 

La diffusione di applicazioni come AdBlock, che consentono di eliminare quasi completamente i banner pubblicitari dalla propria navigazione, sta però riducendo i volumi di visualizzazione da desktop degli annunci Google e dei vari banner posizionati sui siti partner, cosa che non avviene con Facebook che gestisce gli annunci esattamente come dei contenuti genuini, che non vengono dunque intercettati dai filtri.

 

Campagne Facebook e Google: i risultati.

In base alla nostra esperienza degli ultimi mesi, possiamo dire di aver notato alcuni dati:

  • Minor costo/risultato per gli annunci Facebook (-40%)
  • Maggior traffico proveniente da Facebook a parità di investimento (+30%)
  • Maggior tempo sul sito per gli utenti provenienti da Google (+150%)
  • Maggior numero di pagine per visita per gli utenti provenienti da Google (+100%)
  • Maggior numero di conversioni per gli utenti provenienti da Google (+50%)

Sembrerebbe dunque Facebook in grado di garantire maggior visibilità a minor costo, sebbene sia ancora Google a fornire i contatti qualitativamente più concreti.

La nostra impressione è che mentre Google continua ad essere un efficiente “ufficio informazioni”, Facebook riesce a catturare meglio l’attenzione degli utenti adattandosi perfettamente a campagne istituzionali e di consolidamento dei brand che non prevedano necessariamente delle azioni immediate (a meno che queste non vengano sincronizzate con la TV, come detto prima).

Un brand nazionale o locale, ha la possibilità di emozionare, raccontare storie e coinvolgere, senza pretendere nulla dall’utente Facebook che però se ne ricorderà quando compirà azioni o dovrà effettuare scelte nell’ambito d’azione del brand memorizzato.

Al contrario l’utente Google vorrà continuare a trovare in tempi rapidi ciò che risponde meglio alla sua ricerca, nel momento in cui la effettua.

 

Forse Google rischia di finire schiacciato dalle sue stesse dimensioni?

Sempre più utenti effettuano ricerche utilizzando app specifiche e specializzate (Amazon per gli acquisti, Tripadvisor per hotel e ristoranti, Uber per i taxi, ecc.) ed in futuro potrebbero trovare spazio altri mini-motori settoriali che ruberebbero percentuali importanti di traffico.
Lo scorso Luglio, per la prima volta, Facebook è risultato essere la maggior fonte di click verso i siti di informazione, scavalcando il colosso Google News negli USA.

È in corso una storica rivoluzione?

Tornando al marketing, probabilmente la campagna ideale online è un giusto mix a medio termine che sfrutti Facebook per accrescere la fiducia nel marchio e Google per farlo trovare rapidamente; in quest’ottica continuiamo a pensare che la strada maestra passi attraverso i contenuti che possono produrre risultati eccezionali su qualsiasi canale e ridurre drasticamente il costo delle campagne.

Vogliamo infine consigliare due letture che abbiamo trovato molto interessanti perché provano ad immaginare il futuro prossimo del marketing online: “chi guadagnerà, in futuro, dalla pubblicità online” di Davide Pozzi (TagliaBlog) e “l’influencer marketing sta per affermarsi anche in Italia” di Riccardo Scandelari (Skande).

 

Grazie per i commenti che vorrai lasciare.

Per maggiori informazioni contattaci.

Google elimina gli sms 01 - SocialWebMax

Google elimina gli sms e lo fa con una semplice email.

È l’ennesimo segno del cambiamento dei tempi, dovuto principalmente all’arrivo ed all’enorme diffusione degli smartphone e dell’internet mobile.

Immaginiamo che alcuni si staranno chiedendo quale sia la notizia perché, probabilmente, non hanno mai utilizzato il servizio Google Calendar e, nello specifico, quello di notifiche sms.

Da diversi anni infatti (circa da Aprile 2006) esiste un comodo servizio di calendario online/offline gratuito, fornito da Google e collegato al proprio account, che consente di gestire e condividere infiniti calendari o singoli eventi con amici, collaboratori o anche solo con sé stessi.
L’utilissimo servizio consente inoltre di impostare delle notifiche promemoria da ricevere in corrispondenza dell’evento o in anticipo, mediante popup (se si è al computer), email e, fino al 27 Giugno 2015, via sms gratuiti.

Negli anni in cui gli sms rappresentavano l’unica alternativa alla chiamata per comunicare via cellulari, Google era già, come sempre, all’avanguardia e prevedeva infatti la possibilità di ricevere le notifiche degli eventi in arrivo anche via messaggino di testo. Una comodità notevole, bastava impostare il proprio numero e via, gratis ovviamente.

I tempi cambiano, Google elimina gli sms.

Google elimina gli sms 02 - SocialWebMax

L’avviso con cui Google ha comunicato la sospensione del servizio di notifica via sms per Calendar.

 

Guardandosi intorno ci si può facilmente rendere conto di quale capillare diffusione abbiano avuto gli smartphone negli ultimi anni e, unitamente alla commercializzazione di tariffe telefoniche che includono pacchetti dati decisamente accessibili, dell’internet mobile. L’arrivo di applicazioni come Whatsapp ha davvero cambiato ogni cosa.
Abbiamo già visto come la maggior parte del traffico internet sui siti provenga ormai da smartphone e tablet e come questo rappresenti un punto di svolta per molte aziende che hanno dovuto adeguarsi.

Ricordiamo che dallo scorso Aprile Google penalizza i siti non ottimizzati per dispositivi mobili.

Google dunque invita i propri utenti a scaricare le apps gratuite per Android o per iOS che consentiranno di continuare a ricevere i promemoria via email o mediante le classiche notifiche che vengono già utilizzate da tutte le altre applicazioni (i classici numeretti rossi sull’icona dell’app).

Un’ultima nostra considerazione: se, da una parte, è inevitabile che la comunicazione gratuita di eventi in programma avvenga abbandonando i messaggi di testo per le più pratiche notifiche-push, riteniamo che, a fini commerciali, gli sms rappresenteranno ancora un valido strumento per diverso tempo.
È di questi giorni la notizia che Whastapp potrebbe consentire presto l’invio di messaggi pubblicitari ai propri utenti, a conferma del fatto che il messaggio diretto e personale avrà certamente ancora molta rilevanza nella pianificazione delle strategie di marketing future.

Cosa ne pensi?

Content marketing - serio, ma non troppo - SocialWebMax

Abbiamo già visto quanto sia indispensabile il content marketing nella strategia comunicativa di chiunque voglia proporsi nel web (aziende, professionisti, commercianti, artigiani, blogger, eccetera), oggi vogliamo concentrarci sul miglior linguaggio da utilizzare per instaurare rapporti duraturi e reciprocamente soddisfacenti tra chi scrive e chi legge.
 

Essere seri o usare un linguaggio serio nel content marketing?

Iniziamo mettendo le mani avanti ed ammettendo che non abbiamo ancora trovato una risposta esaustiva a questa domanda, tuttavia crediamo fortemente nella ricerca e nel confronto aperto e siamo quindi sicuri che saprete aiutarci con i vostri commenti. 🙂

Nell’approccio iniziale con i clienti e nei confronti periodici con essi, notiamo, con sempre maggior frequenza, il tono quasi perentorio con cui professionisti ed imprenditori chiariscono di voler mantenere un profilo autorevole: “…creiamo il blog ma che sia serio e professionale, altrimenti che figura ci facciamo?“.
Puntualmente cerchiamo di bilanciare la loro posizione invitandoli a lasciare spazio anche ad un po’ di misurata leggerezza, garantendo loro che sapremo comporre al meglio la giusta ricetta per un linguaggio professionale, senza dover rinunciare ad un po’ di “confidenza” con i lettori.
Solitamente ci riusciamo senza tuttavia dissipare in noi il dubbio che sia realmente la strada giusta da seguire.
 

Cosa ne pensa la rete?

Cinzia Di Martino, blogger ed esperta di comunicazione che seguiamo sempre con interesse, inserisce il “divertimento” tra i 5 ingredienti indispensabili per coinvolgere il proprio pubblico ed avere un sito/blog di successo.

Divertire. E’ l’elemento che funziona di più in assoluto: tutti abbiamo bisogno di ridere e divertirci, ci fa stare meglio; strappa un sorriso a chi ti segue e goditi l’incremento delle interazioni.

Gli autori di Web Marketing Tools entrano nel dettaglio, distinguendo tra umorismo e divertimento misurato:

“ti sconsiglio di fare un uso esagerato dello strumento dell’umorismo, in quanto potrebbe indurre in confusione l’utente. Viceversa, un umorismo misurato viene in genere apprezzato dagli utenti, in quanto contribuisce a rendere il testo più brillante e piacevole.
Ovvio, è maledettamente difficile informare, divertire e incuriosire l’utente, ma è necessario provarci, sempre!”

Molto interessante il punto di vista di Rudy Bandiera, affermato esperto di comunicazione web e non solo, che affronta l’argomento all’interno di una riflessione più ampia circa l’opportunità o meno di creare esclusivamente contenuti verticali, specifici e mirati. Non entra dunque nel merito del linguaggio ma addirittura dei singoli argomenti da trattare:

Se ogni 5 cose che scriviamo 4 riusciamo ad alleggerirle nei toni o riusciamo addirittura a renderle “frivole”, avremo l’attenzione su di noi anche quando vogliamo colpire nel segno: ogni 5 cose che dici fa che 4 siano divertenti.

 

Può un notaio divertire? Ed un medico?

Content marketing - serio, ma non troppo 2- SocialWebMax

Immagine: LawInfo.

 

Abbiamo volutamente scelto un paio di professioni che vengono riconosciute come serie, esercitate da persone indubbiamente preparate ed autorevoli.
Vi è mai capitato che, prima di un atto o di una visita specialistica, il professionista in questione “alleggerisse l’ambiente” con qualche sorriso o magari con alcune misurate battute spiritose?

In quel momento, nessuno avrà mai pensato che il notaio od il medico stessero perdendo la loro autorevolezza e preparazione, che sarà stata ampiamente dimostrata in seguito.
Tuttavia ricorderemo che questo loro atteggiamento ci ha aiutati ad entrare in empatia, a sentirci a nostro agio e, incredibile a dirsi, ad accrescere il nostro livello di attenzione nel momento in cui il tono della conversazione ha poi preso una piega decisamente più seria.

Questo perché la parentesi simpatica, la frase divertente, fanno parte della “strategia di marketing” volontaria od involontaria che ognuno di noi mette in atto offline, quando conosce persone nuove, anche in ambito professionale e lavorativo.

 

Può valere lo stesso anche nel content marketing?

Vi abbiamo riferito alcuni punti di vista interessanti ed abbiamo ragionato insieme, attraverso degli esempi, su ciò che accade normalmente nella vita “non connessa alla rete“, per poi concludere con la stessa domanda iniziale alla quale, lo abbiamo già ammesso, non sappiamo dare una risposta.

In linea teorica, la soluzione al quesito potrebbe essere quella di diversificare la strategia a seconda della “voce narrante: il blog di un notaio potrebbe mantenere un linguaggio molto professionale per i contenuti statici e riservare un tono più colloquiale e disteso per rispondere ai quesiti o interagire nei propri canali Social; allo stesso modo, ad un negozio di articoli per subacquei converrebbe pubblicare contenuti emozionali e divertenti, riservando un tono più tecnico e professionale per rispondere alle domande dei potenziali clienti, onde lasciar intendere il tipo di assistenza che riceveranno quando arriveranno in negozio.

Il notaio non ha bisogno di dimostrare le sue competenze attraverso il linguaggio, è notaio.
Al contrario un rivenditore di beni consumabili può distinguersi dalla concorrenza proprio mostrando la sua competenza (anche) attraverso un linguaggio più tecnico.

 

Siamo qui per imparare!

Ora tocca a voi: quale deve essere, secondo la vostra esperienza, il linguaggio da usare in un blog o su un account Social professionale?

Noi ci limitiamo a dire che…

“non prendiamo mai troppo sul serio chi si prende troppo sul serio.”

se mi cerco non trovo il mio sito - perché - SocialWebMax

È una domanda sempre più frequente da parte di nuovi clienti, amici o conoscenti i quali, avendo appena messo online il loro nuovo sito, si rivolgono alla divinità delle ricerche mondiali, Google, con la certezza di trovarsi nelle prime posizioni digitando qualsiasi cosa abbia a che fare con la propria attività o, quantomeno, ricercando sé stessi. Puntualmente essi vengono delusi.

Non trovo il mio sito, ma perché dovrei?

Cominciamo con il chiarire che l’intento primario dei motori come Google è quello di restituire il miglior risultato a chiunque effettui una ricerca. Può apparire scontato ma è bene tenerlo a mente quando, presi dall’entusiasmo di aver appena pubblicato un sito, ci aspettiamo che quest’ultimo si trovi in cima ai risultati di ricerca. Proviamo a metterci nei panni di Google e, siamo onesti, quel sito appena apparso in rete… chi lo conosce?

Che garanzie può darmi di soddisfare i miei adorati “ricercatori“?

Anche in seguito a recenti modifiche, Google sta rivoluzionando la SERP (search engine research page – pagina dei risultati del motore di ricerca), assegnando punteggi sempre più alti sia in base ai link ricevuti (altri siti che indirizzano traffico verso il nostro) che ai link in uscita, intesi come fonti autorevoli delle informazioni inserite nelle pagine.
Questo perché, anche in rete, la fiducia è un valore che cresce nel tempo e non può essere conquistato semplicemente perché lo si vuole o perché si ritiene, pur giustamente, di meritarlo.

Ho pagato, ma ancora non trovo il mio sito.

Può essere una buona idea quella di mettere il turbo alle ricerche, attraverso campagne pubblicitarie AdWords, puntando su alcune keywords (parole chiave) e facendo in modo che il nostro sito appaia tra i primi risultati, in alto o nella colonna di destra.

esempio google adwords - socialwebmax

Esempio di annunci Google AdWords.

 

Bisogna tuttavia sapere che, anche nel caso di annunci a pagamento, Google non può rinunciare del tutto al suo scopo principale, quello che abbiamo ricordato all’inizio: restituire il miglior risultato a chiunque effettui una ricerca. Come abbiamo già spiegato in precedenza, la pertinenza e l’autorevolezza incidono considerevolmente sui costi e sull’efficacia delle campagne AdWords.

Ne consegue che se la campagna sarà pianificata senza la dovuta attenzione, selezionando parole chiave troppo generiche, annunci vagamente interessanti e puntando a pagine poco pertinenti, otterremo un basso quality score e quindi il costo per visualizzazione o per click diventerà proibitivo e non riusciremo ad apparire in prima pagina.

Vediamo insieme come Google spiega il quality score:

Quindi inutile illudersi di scalare i risultati di SERP semplicemente pagando molto: bisogna lavorare sui contenuti, analizzare bene le keywords e creare annunci impeccabili per poter primeggiare.
Avendo fatto bene “i compiti” si scoprirà che i costi saranno decisamente inferiori alle previsioni ed i risultati sorprendentemente positivi!

Autopromuovere il mio sito.

Può sembrare scontato ma molti si dimenticano di promuovere sé stessi all’interno della propria rete sfruttando, ad esempio, i Social Networks.
Non stiamo certo istigando allo spam più selvaggio, sia chiaro, ma un po’ di sana autopromozione permetterà ai nostri amici di seguire ciò che facciamo e, magari, di condividerlo.
Si tratta in fondo di investire del tempo e di “metterci la faccia“: per cosa dovremmo metterla, se non per noi stessi?
Anche i Social Network contribuiscono all’autorevolezza del sito quindi, a partire da Google+ che assegna maggior punteggio (concediamo un po’ di partigianeria al primo motore di ricerca), è bene essere presenti e farsi sentire.

autopromozione - SocialWebMax

Tra i nostri contatti Social ci sono sempre persone interessate al nostro sito e a ciò che noi abbiamo da dire, provare per credere!

 

È ovvio che, per ottenere i migliori risultati dai Social Network, è consigliabile rivolgersi ad un professionista che saprà cosa, come e quando pubblicare allo scopo di ottenere il massimo coinvolgimento, suggerendo eventualmente anche delle campagne promozionali per dar maggior visibilità ai contenuti, all’interno del target desiderato.

Non trovo il mio sito? Soluzioni: ricapitoliamo.

Se non trovo il mio sito posso intervenire in vari modi:

  • Contenuti: sono la cosa più importante, il web è vorace di materiale nuovo, originale, utile, genuino e gratuito. Diamo al web ciò che vuole e ci ricambierà in traffico.
  • Autopromozione: devo utilizzare tutti i canali a disposizione, online ed offline, per promuovere il mio sito. Social Network, biglietti da visita, sms, ecc. Ogni mezzo che porti traffico al mio sito mi aiuterà ad accrescere l’autorevolezza ed il posizionamento.
  • Link: sia in entrata che in uscita, mai scordarsi di citare e linkare le fonti da cui provengono dati, immagini, riferimenti. I link accrescono l’autorevolezza del sito.
  • SEO: controllare attentamente che il sito sia ottimizzato per i motori di ricerca, è un lavoro indispensabile per non vanificare ogni altro sforzo. Meglio rivolgersi a chi è del mestiere.
  • Pubblicità: è utile “spingere” il sito in alto, con Google AdWords, campagne Social o altro da concordare, eventualmente, con un professionista di Web Marketing.
  • Tempo: quello necessario ad arrivare in cima. È un ingrediente che non posso acquistare ma che è fortemente meritocratico, si accorcerà quanto meglio avrò agito per accrescere l’autorevolezza del mio sito.

Per maggiori informazioni contattaci.