Il 40percento degli imprenditori italiani non usa internet. #smwrme - SocialWebMax

“Il 40% degli imprenditori italiani non usa internet perché pensa che non gli serva o perché non sa cosa farci.”

Queste le parole di Diego Cirulli (Senior Policy Analyst di Google) alla Social Media Week Rome, che ci hanno, sinceramente, sconvolto perché immaginavamo che nel 2015 la quasi totalità dei nostri connazionali titolari di impresa avesse ben chiara la necessità (ormai ben oltre l’opportunità) di utilizzare Internet nella propria business strategy ed activity.

Questo dato stride ancor più se accostato all’eterno dibattito che ruota attorno alla banda larga e ad una rete, quella italiana, spesso non in grado di soddisfare le necessità derivanti dalle nuove tecnologie e piattaforme web.

Altri dati interessanti forniti da Cirulli riguardano l’impatto che l’uso di Internet ha sul fatturato delle aziende: quelle non connesse hanno registrato un -35% mentre le imprese che usano tecnologie web hanno segnato un +3%, malgrado il periodo economico non proprio entusiasmante.

“Comincia a passare l’idea che il digitale è una risorsa che crea lavoro, economia reale e non solo giochi e passatempi.”.

I Web Angels.

In collaborazione con Unioncamere, e grazie anche ai fondi UE, Google seleziona e forma giovani che diventano “web angels”, un percorso che porterà gli “angeli del web” in aziende che non hanno ancora compreso l’importanza del digitale e non sanno come approcciare ad esso.

Una volta che l’imprenditore comprende l’importanza del web nella propria azienda, cerca una risorsa per proseguire il cammino che, nella maggior parte dei casi, è proprio il giovane formatore che trova quindi una collocazione lavorativa stabile.
Un progetto WIN-WIN dunque, nel quale si creano formazione, occupazione ed innovazione con investimenti che ritornano nell’economia reale e produttiva.

“La formazione potrebbe estendersi anche agli over 40” – ha dichiarato Cirulli – “se venissero stanziati appositi fondi UE”.

Ovviamente la formazione non riguarda la vendita ma l’informazione su ciò che occorre ad un’azienda per essere online e, per quanto possa apparire strano, anche alcune società web possono fruire dei “web angels“, scoprendo ed esplorando opportunità che ignoravano.

Il 40% degli imprenditori italiani non usa internet. #smwrme 01 - SocialWebMax

 

Successivamente ha preso la parola Domenico Mauriello di Unioncamere (organismo nazionale che rappresenta oltre 6 milioni di piccole e medie imprese italiane) il quale ha esordito comunicando che esiste una fortissima domanda da parte di stranieri che cercano il Made in Italy, quello dei prodotti di nicchia, ma non viene soddisfatta perché molte (troppe) piccole imprese non sono online.

“Esiste una forte domanda e non c’è l’offerta, in periodo di crisi è un paradosso.”

Unioncamere ha quindi creato, in collaborazione con Google, un portale per dare visibilità alle piccole realtà imprenditoriali www.eccellenzeproduttive.it che, dobbiamo ammetterlo, si naviga con un certo orgoglio patriottico.
È suddiviso per aree tematiche (abbigliamento, artigianato, articoli per la casa, gioielli, strumenti musicali, legno, formaggi, ortaggi frutta, spezie fiori miele, olio d’oliva) all’interno delle quali sono presenti le varie aziende con relative schede, immagini e recapiti. A breve verrà completata anche la parte ecommerce.

Inizia ad estrarre Bitcoin con uno sconto del 3%!

 

Da EccellenzeInDigitale a EccellenzeProduttive.

Ad inizio 2013 è partito il progetto EccellenzeProduttive individuando prima i distretti industriali di eccellenze e prodotti tipici di territorio poi, insieme al talento dei giovani sviluppatori, si è fatto un lavoro capillare di informazione.

“È importante essere sul web anche per quelle aziende che non venderanno mai in rete.
Stiamo facendo un lavoro di informazione in questa direzione.”

Il lavoro svolto ha portato alla creazione di EccellenzeInDigitale, un portale nel quale raccontare i casi di successo per coinvolgere altri imprenditori e motivarli a richiedere l’aiuto dei giovani formatori.

Oltre che per le aziende, notevole il vantaggio anche per i giovani “formatori“: dopo 1 mese dalla fine del percorso di formazione 3 su 4 avevano trovato lavoro e 2 di questi avevano aperto una startup.

“Molti ragazzi stanno ora lavorando per le aziende che avevano digitalizzato.”

Ad oggi ci sono oltre 3500 domande per 104 posti di “web angel” disponibili.

 

Da EccellenzeInDigitale a CrescereInDigitale.

Il successo di EccellenzeInDigitale ha spinto il Ministero del Lavoro a replicare il modello creando CrescereInDigitale, un portale nel quale aziende e giovani trovano supporto e possibilità di incontro grazie ai fondi della Garanzia Giovani e della Comunità Europea.

Il Ministero assume il tirocinante per le aziende, poi Google ed Unioncamere si occupano della formazione. Al termine del percorso, le aziende possono assumere i giovani con notevoli vantaggi fiscali.

Al momento l’opportunità è offerta solo ai giovani che non studiano e non lavorano, la speranza è che possano presto essere stanziati fondi sufficienti ad aprire anche a laureandi ed over 40.

Successo con YouTube - 3 consigli di Anna Covone #smwrme - SocialWebMax

Una conferenza coinvolgente quella di Anna Covone (TuttoSuYoutube) alla Social Media Week Rome: Anna ha disegnato un quadro completo dello scenario video attuale, dispensando consigli e “case history”. Al termine, ne abbiamo approfittato per farci dare qualche prezioso suggerimento.

Successo con Youtube: 3 consigli di Anna Covone 01 - SocialWebMax

 

Video su Facebook o su Youtube?

Il primo suggerimento di Anna Covone è quello di caricare video nativi su YouTube o su Facebook, senza linkare i primi sulla piattaforma di Zuckerberg perché in questo modo vengono penalizzati. Da quando è stato impostato l’autoplay, i video su Facebook ottengono enorme visibilità, a patto che siano nativi, appunto.
Ovviamente la creazione e l’editing del video devono adeguarsi al Social su cui quest’ultimo verrà pubblicato.

“Sebbene su Facebook i video raggiungano numeri importanti la loro vita su YouTube è decisamente più lunga.”

È bene sapere che un progetto editoriale su YouTube richiede investimenti importanti, non basta pubblicare contenuti riciclati o pubblicità create per altri media: nessuna strategia può fondarsi solo sul messaggio promozionale.

 

A cosa serve YouTube?

Anna ha diviso in 4 categorie di “scopo” i vantaggi che possono derivare dall’uso professionale di YouTube:

Awarness

  • associare il brand ad un prodotto
  • associare il brand ad uno stile di vita
  • diventare influencer di un target
  • aumentare la propria credibilità mettendoci la faccia

Engagement

“IMPORTANTE: Le dimensioni del pubblico non determinano la forza della community, meglio pochi ma buoni.”

Traffico

  • portare traffico sul proprio sito

Conversioni

A questo proposito, Anna Covone ha fornito importanti indicazioni:

“Non basta mettere una keyword per essere in serp, esistono query specifiche per apparire con un video nella serp.”

Google infatti cerca di individuare l’intento della ricerca, se cerco un’azione si presuppone il mio interesse verso un video.

Anna Covone - i segreti di YouTube alla SMWRME - SocialWebMax

Quali sono le query YouTube che fanno apparire un video in serp Google?

 

Tutte le query transazionali non comportano la visione del video in serp.

Google non inserisce dunque in serp video palesemente diretti alla vendita, la mission diventa quindi quella di usare i video per convertire, strutturando ad esempio i video come delle “landing pages“, usando cioè i pulsanti per linkare a pagine esterne create appositamente per approfondire gli argomenti trattati nel video.
Anna ricorda che tramite Analytics noi possiamo tracciare ogni singolo link, quindi avere un feedback dettagliato dei risultati ottenuti.

Un altro nuovo sistema utile per convertire sono le schede: si può infatti inserire un prodotto in vendita con il link “compra, ad esempio su Google merchant center.

“Esistono molti giovani che creano video con link di affiliazione da grandi portali ecommerce (come Amazon) , guadagnando dal proprio canale. Si tratta di un’opportunità molto concreta.”

 

Il video aumenta la comprensione del prodotto del 74%.

L’info marketing è dunque uno strumento molto efficace ma, dopo il “video info“, bisogna inviare il visitatore ad una landing riferita al prodotto.

Anna Covone ha ricordato un altro valore aggiunto di YouTube: “aiuta ad aumentare il valore di ciò che fai”.
Basti pensare che il 53% degli americani afferma che YouTube influenza i propri acquisti, un classico esempio sono gli “unboxing video” (quelli nei quali lo youtubber apre la confezione di un prodotto davanti alla telecamera e ne descrive ed analizza il contenuto) che arrivano ad ottenere numeri stratosferici di visualizzazioni.
Oltre il 60% degli americani tra i 13 ed i 24 anni acquisterebbe prodotti consigliati da influencer su YouTube.

Due classici esempi di YouTube Star:

“In termini di viralità”, ricorda Anna, “YouTube ha una piattaforma che favorisce il business essendo contemporaneamente: motore di ricerca, social network e blog personalizzabile”.

“Le persone vogliono essere emozionate, ispirate. Bisogna creare spirito di emulazione.”

 

Anna Covone alla SMWRME - SocialWebMax

 

Youtube e l’importanza del packaging.

La nascita di alcuni generi particolari di video ha portato molte aziende a curare il packaging in maniera maniacale; non solo per gli “unboxing“, abbiamo infatti scoperto che esiste una grande quantità di sfumature e di generi differenti di video virali quali:

  • Unboxing (apertura e descrizione prodotto)
  • Torture test (si sottopone il prodotto a test di resistenza)
  • Hauls (si mostra dettagliatamente o si indossa un articolo appena acquistato)
  • Pickup (consigli per conquistare ragazze)
  • How to (le classiche video guide)
  • Tours home (video in cui si mostrano le case)
  • Empties (si mostra e si descrive il contenuto delle borse portate a casa dopo lo shopping)
  • Giveaways (concorsi legati ai video con promozioni speciali per tempi prestabiliti)
  • Favorites (lo youtubber spiega le sue preferenze per un prodotto)
  • Vs. (il classico confronto fra 2 prodotti simili)
  • Parodies (video parodie di qualcuno o qualcosa)

 

Inizia ad estrarre Bitcoin con uno sconto del 3%!

 

Youtube case history.

Anna Covone ha raccontato un paio di casi di successo per aiutare a comprendere l’importanza del canale e fornire ispirazione per i prossimi progetti:

  1. Claudio Di Biagio ed MSC Crociere: la compagnia ha lasciato il vblogger libero di agire e di creare nel suo stile ed ha confezionato un’offerta dedicata a coloro che avrebbero prenotato la “Crociera dei giovani” dai video dello Youtubber (#bellodemamma in crociera). Nel suo stile ed in totale trasparenza, Claudio nei suoi video ha spiegato che non sarebbe stato pagato da MSC per realizzare i video ma che avrebbe ricevuto una percentuale sulle prenotazioni provenienti dal suo canale. Una sfida dunque, per entrambe le parti e le sfide coinvolgono sempre.
  2. Gabriele Saluci e Trivago. Il portale aveva twittato “2 giorni a Barcellona con 200€, tutto compreso” ed il travel blogger ha sfidato il portale di viaggi che ha accettato. È nato l’hashtag #sfidalowcost con i relativi video, molto divertenti che hanno generato tassi di conversione decisamente alti.
  3. L’Oreal e Destination Beauty: la celebre azienda francese aveva un canale YouTube con 15 milioni di visualizzazioni ma solo 23 mila iscritti. Ha quindi creato un altro canale “Destination Beauty” nel quale sono persone vere a parlare di cosmetici, a provarli, ottenendo 505.000 visualizzazioni totali e ben 116.000 iscritti.

“Le views non sono obiettivi, su YouTube vince la spontaneità, l’autenticità.”

 

YouTube spiegato dallesperta italiana Anna Covone #smwrme - SocialWebMax

Anna Covone alla Social Media Week Rome #SMWRME

 

I consigli di Anna Covone per un progetto video di successo:

  • Attenzione a come si analizzano i dati: “Facebook pone a 3 secondi il tempo utile per contare la visualizzazione, Youtube monitora anche il tempo totale.”
  • Importante trovare e rispondere a domande che già ci sono, intercettare un’esigenza, “dobbiamo generare una community”.
  • Bisogna avere un progetto originale, efficace (deve produrre risultati ed essere compatibile con la strategia di marketing totale) e sostenibile (poter offrire sempre la stessa qualità con ritmi regolari).

Cosa funziona al 100% su Youtube?

  • QUALITÀ: devo superare ciò che già esiste. Completezza di contenuti, chiarezza.
  • INTRATTENIMENTO: sempre! La creatività è naturale estensione del nostro entusiasmo.
  • CALL TO ACTION: non dirette ma conseguenza del coinvolgimento creato.
  • STORIE: al centro non deve esserci il prodotto ma la storia.
  • NON SOLO VIDEO: costruire un brand, un personaggio. Bisogna umanizzare il brand e creare la community, non basta caricare solo video.
  • SEO SEEDING: un buon lavoro di SEO può aumentare i risultati fino al 50%.
  • EDITING: Nelle prime 24/48h Youtube fa salire i nuovi video per testarne le le performance, quindi mai pubblicare un contenuto non ottimizzato!

 

Al termine della conferenza, abbiamo potuto rivolgere alcune domande ad Anna riguardo il suo lavoro e chiederle qualche altro suggerimento professionale per raggiungere i migliori risultati con Youtube.

Quando hai cominciato ad essere youtubber? Avevi già un progetto o sei partita con l’idea di provare?

Assolutamente no! Lavoravo in azienda e TuttosuYouTube era solo un esperimento e un posto dove “appuntarmi” quello che, via via, imparavo di nuovo. Il canale e l’esperienza da YouTuber sono venuti qualche mese dopo ma, devo ammetterlo, anche in quel momento non c’era un progetto preciso quanto invece la consapevolezza dell’assenza di guide all’ottimizzazione che andassero oltre il caricamento di un video.

 

Come hai accennato nel corso della conferenza, quanto è importante creare un diverso editing per diversi canali (principalmente youtube e Facebook)?

Pensiamo che sono due ambienti diversi in cui i video vengono fruiti in maniera differente. Su Facebook i video vengono trovati in maniera casuale mentre su YouTube vengono appositamente cercati: questi e altri fattori influenzano il livello di attenzione sui video che a sua volta andrà a influenzare anche le nostre strategie di editing. 

 

Quanto è difficile spiegare le dinamiche di YouTube al titolare di un’azienda? In sintesi: cerchi tu i clienti o sei contattata da chi già conosce il tuo “stile”?

Far comprendere la natura sociale di YouTube è un’operazione ancora troppo difficile perciò io preferisco lavorare con clienti e aziende che siano già fortemente motivati ad utilizzare YouTube e soprattutto che ne comprendano l’importanza, che credano nello strumento. Sono i clienti a contattarmi tramite il mio blog, perché hanno visto un video, letto una guida oppure hanno assistito a una mia conferenza.

 

Potresti svelare 3 trucchi per creare un video di forte impatto?

In che settore? Per quale pubblico? Ecco, la situazione si complica. Io dico sempre che un video è un buon video quando dopo averlo visto, ti viene voglia di vederlo di nuovo oppure di farlo vedere a qualcun altro. Questo credo debba essere il risultato a cui puntare. Per video informativi, quindi di carattere meno leggero, un buon risultato si raggiunge quando la visione del video ci invoglia a rimanere in contatto con quel canale o quel personaggio. Quindi parte tutto dall’editing, dall’esposizione (se è un Vlog) e dalla capacità di ascoltare il pubblico; un pubblico che dovrebbe essere presente nella mente di chi scrive e realizza i video.

Non svelerò 3 trucchi ma ecco tre consigli per il successo di un canale:

– un buon editing e la capacità di sintesi nei video;
– una forte Mission del canale e un’identità visiva coerente con i valori e il pubblico;
– i video devono sembrare dialoghi e non monologhi. Non dimentichiamo le call-to-action!

 

Cosa consiglieresti a chi volesse oggi approdare da zero su youtube?

Vista la confusione che accompagna la nascita di molti canali YouTube, consiglierei innanzitutto di stabilire i propri obiettivi. Cosa voglio fare su YouTube e cosa rappresenta per me? Altrimenti avere un canale YouTue potrebbe risultare un’esperienza frustrante. Un secondo consiglio è quello di non sentirsi mai arrivati e cercare, video dopo video, di migliorarsi sempre di più. A volte i risultati su YouTube stentano ad arrivare… ma noi cosa facciamo per rendere migliori i nostri video?

 

Ultima curiosità: è ancora possibile creare un business regalando informazioni? Tu sei generosissima, come fai? Hai dei trucchi che non sveli a nessuno?

Secondo me è possibilissimo, una strada sicuramente più percorribile del guadagnare con il semplice advertising.
Io, per esempio, non guadagno direttamente dalla mia attività di informazione quotidiana ma indirettamente tutto ciò mi aiuta a risparmiare tempo nell’acquisizione di clienti e a poter scegliere più liberamente a quali progetti dedicarmi. A questo si affianca sicuramente la possibilità di poter fare delle pubblicazioni e dei corsi. Ci sono tantissimi business che utilizzano l’infomarketing in maniera più energica di quanto faccia io, ma la regola rimane sempre la stessa: solo seminando valore, si raccoglie valore.

 

 

Ringraziamo Anna per il suo tempo ed i suoi preziosi consigli.

Voi avete già un canale YouTube? Avete trovato spunti interessanti? Vi è venuta voglia di aprire un nuovo canale?

Raccontatecelo!

Airbnb - viaggiare Social #SMWRME - SocialWebMax

Durante la Social Media Week Rome (#SMWRME) abbiamo avuto il piacere di ascoltare Matteo Stifanelli il quale, a soli 28 anni, è country manager Italia di Airbnb, il più grande portale mondiale di affitto turistico di case e stanze.

Matteo ha spiegato che l’idea vincente alla base di Airbnb è stata quella di mettere in contatto persone che hanno spazi da rendere disponibili per altri (dalle singole stanze ad interi castelli).
Come spesso emerge dai racconti delle startup di successo, l’idea in sé sembrò folle a coloro i quali si rivolsero i 3 giovani fondatori in cerca di fondi, ma loro avevano già provato sulla propria pelle il funzionamento del meccanismo ed erano quindi estremamente determinati nel voler realizzare il progetto.
Infatti a San Francisco avevano ospitato alcuni designer in occasione di una conferenza di design, tenutasi con la città in totale “overbooking” (senza più alcun posto disponibile nelle strutture alberghiere).

“Airbnb è nata nel 2008 da 3 studenti che volevano far dormire estranei a casa di estranei.”
“Si sono concentrati sulle poche persone che amavano il progetto, anziché sulle critiche. “

Così nel 2012, grazie al passaparola, sono cresciuti del 650%; apprendiamo poi che l’Italia è il terzo paese al mondo per uso di Airbnb con 140.000 appartamenti e 2,5 milioni di persone che già hanno usato il servizio.

“Alla base c’è una piattaforma che è anche un social, che consente di ampliare le conoscenze e le abitudini che funzionavano quando non esisteva il turismo di massa.”

In effetti, a pensarci bene, l’ospitalità di amici e conoscenti è sempre esistita; con Airbnb si è solo allargata perché grazie alla componente Social si estende la platea delle nostre “amicizie”.

“Non sono estranei che ospitano estranei ma persone che condividono un modo di viaggiare e si fidano di referenze sociali, è una scelta informata.”

C’è poi anche la voglia di conoscere e confrontarsi, laddove social e web reputation hanno un ruolo centrale, un’esigenza che il denaro non può intercettare, non si tratta infatti di professionisti dell’ospitalità.

Interessante l’analisi che Matteo Stifanelli fa sulle identità web:

“Andare online nascondendosi dietro un nick è stata una prima fase. Nella seconda fase emerge la realtà, sono davvero io e mi mostro, mi confronto per ciò che sono, è anche per questo che Airbnb porta le persone a conoscersi.”

Matteo porta un esempio pratico di successo da parte di Airbnb che non ha interferito, ostacolato né compromesso il business alberghiero: Expo2015.

“Dati i numeri del primo mese, si attendono 20 milioni di visitatori; Milano ha solo 55.000 posti letto.
Si può risolvere il problema solo sfruttando le risorse inutilizzate.
Ad esempio nei navigli ci sono solo 4 alberghi e 400 appartamenti su Airbnb che, evidentemente, non si tolgono business agli hotel, ma ne creano di nuovo.”

Qualche interessante numero riguardo alla navigazione che su Airbnb (come nel resto del web) è per il 65% delle prenotazioni da mobile (l’anno scorso era solo il 36%); bisogna considerare che il mobile web consente l’approccio ad intere generazioni che si sentono con esso molto più a proprio agio (e qui Matteo si riferisce non ai teenagers, come si sarebbe potuto immaginare, ma agli over 60).

“Per meglio gestire questi numeri, stiamo implementando l’instant booking”.

E voi, avete già usato Airbnb? Come vi siete trovati? Raccontateci la vostra esperienza!

Massimo Melica, l'avvocato della rete #SMWRME - SocialWebMax

Ecco un estratto dell’intervento dell’Avvocato Massimo Melica (Studio Legale Melica Scandelin & partners) alla conferenza “I Social per il mondo dei professionisti” dello scorso 12 Giugno, nel corso della Social Media Week Rome #SMWRME.

Melica ha iniziato raccontando di aver avuto un approccio con internet fin dai suoi albori, per passione e per colmare un vuoto. Così, in breve tempo, si è trovato come l’orbo nel paese dei ciechi, sindaco!

Ora si occupa in larga scala di diritto applicato alle nuove tecnologie, alla rete, alle app, all’e-commerce, con una specializzazione particolare in web reputation.

Per le grandi aziende, la comunicazione online non serve a nulla.

Ha detto Massimo Melica, un’affermazione forte che approfondiremo più avanti.

Internet è come l’oceano, tutti lo usano a proprio piacimento.

Melica ha poi sottolineato che “bisogna smettere di pensare che la rete possa arricchire chiunque, internet è per tutti ma non tutti sono per internet.

“Essere famosi su Facebook è come essere ricchi a Monopoli.”

Un paio di giorni prima aveva sollevato un notevole polverone l’affermazione di Umberto Eco, secondo il quale i Social “danno diritto di parola a legioni di imbecilli… che oggi hanno lo stesso diritto di parola di un premio Nobel“, a questo riguardo l’avvocato Massimo Melica si è detto decisamente concorde, arrivando a derubricare la frase incriminata alla voce “innegabile ovvietà“.

Ci sono troppe aspettative da un mondo che è spesso fuffa.

Il suggerimento riguardo l’attività online è quello di prestare attenzione ai modi ed ai contesti; divertente l’aneddoto di una comunità che iniziò a fare catechesi su Second Life ma, badando soltanto alla densità di pubblico ed ignara completamente del contesto, era finita in un’isola popolata esclusivamente da attività pornografiche finendo per essere ricoperta di insulti.

Onde forse evitare inconvenienti derivanti dall’incompetenza altrui, Massimo Melica ha affermato di gestire in prima persona la presenza social dello studio.

 

Tornando poi al suo lavoro, Melica ha raccontato di aver visto in procedimenti giudiziari qualunque cosa sia in rete.

Non sappiamo che piega prenderà internet nei prossimi anni.

 

A conclusione del suo intervento, l’avvocato Melica ha spiegato la sua recente teoria dell’algoritmo AEM.

AEM è acronimo di Autorevolezza, Etica e Morale e l’esempio più adatto a dimostrare l’algoritmo è Gianni Morandi che, semplicemente essendo se stesso, pubblicando ciò che è, ha creato una community popolata prevalentemente da persone che non fanno parte del suo abituale pubblico“.

Massimo Melica avvocato della rete - Gianni Morandi algoritmo AEM - SocialWebMax

Un selfie di Gianni Morandi, pubblicato sulla sua pagina Facebook.

“Ognuno si immedesima nelle sue azioni che sono semplici.”

  • Autorevolezza: avere il coraggio di essere se stessi, anche contro corrente.
  • Etica: non dovere niente a nessuno.
  • Morale: la propria, sincera, onesta.

Massimo Melica ha concluso con una metafora ed una domanda chiave:

“Internet etico e pulito serve a tutti, se il lago è inquinato non si tuffa più nessuno.”

“Internet è il pericolo o è in pericolo Internet?”

 

Inizia ad estrarre Bitcoin con uno sconto del 3%!

 

A conclusione della conferenza, abbiamo approfittato della sua disponibilità per rivolgergli qualche domanda:

D. Hai appena detto che ritieni inutile la comunicazione online per le grandi aziende. Potresti spiegarti meglio?

Le aziende che investono in pubblicità sui social network hanno bisogno di ambienti qualitativi in relazione agli utenti. Occorre che migliori la qualità dei contenuti e di conseguenza il livello di partecipazione dei consumatori, se ci si limita ad aggregare numeri e non risposte attive gli investitori sono destinati a rinunciare alla comunicazione digitale.
(approfondimento http://www.massimomelica.net/facebook-senza-chiarezza-merita-investimento-pubblicitario/)

 

D. L’affermazione di Umberto Eco “i social hanno dato diritto di parola a legioni di imbecilli” ha scatenato un acceso dibattito. La tua opinione a riguardo sembra sostanzialmente allineata. Il passaggio da fruizione passiva dei contenuti (vecchi media) e produzione di propri contenuti (grazie soprattutto all’internet mobile) ha dunque rimosso qualunque filtro? Per chi si occupa di marketing, questo è un vantaggio?

Gli imbecilli digitali sono al pari dei troll e dei fake un danno, essi creano distrazione attraverso un rumore di sottofondo che danneggia sia la Rete sotto il profilo culturale sia le aziende e consumatori nel loro dialogo sul mercato.
(Approfondimento http://www.massimomelica.net/chi-difende-gli-imbecilli-digitali-difende-il-proprio-pubblico/)

 

D. Credi sia ancora utile per un professionista avere una presenza Social, partendo oggi da zero?

Sviluppare e curare la propria identità digitale è sempre un elemento positivo, tuttavia occorre analizzare bene i risultati che si intendono raggiungere anche in base al potenziale bacino di clientela che si vuol fidelizzare. Un social plan mirato alle potenzialità e alle competenze del professionista è indispensabile prima di costruire la propria presenza on line.

 

D. Il tuo algoritmo AEM è un’ottima sintesi della ricetta necessaria per ottenere successo online, l’esempio di Gianni Morandi, di cui hai parlato, è probabilmente il più efficace. Non bisogna tuttavia dimenticare che era Gianni Morandi anche prima di approdare sui Social, quali speranze ha un illustre sconosciuto di ottenere coinvolgimento, fidelizzando il proprio pubblico?

Lo studio della comunicazione di Gianni Morandi è un caso di accademico, infatti è vero che è era già conosciuto da parte del pubblico, tuttavia è riuscito a conquistare la simpatia e la stima di un pubblico molto giovane che probabilmente non acquisterà mai un suo disco o un biglietto per il suo concerto ma che lo accredita e lo supporta per qualsiasi altra attività. Teniamo sempre a mente che la comunicazione digitale non solo può essere finalizzata per scopi commerciali ma anche per soddisfazione personale e il caso Morandi è una meta condivisa.”
(Approfondimento http://www.massimomelica.net/lalgoritmo-aem-di-gianni-morandi-la-comunicazione-digitale/)

Ringraziamo molto l’avvocato Massimo Melica per la sua disponibilità e cortesia, di seguito il suo intervento alla Social Media Week Rome.

I Social sono come la Rivoluzione Francese - SocialWebMax

Nel corso della cerimonia di apertura della Social Media Week Rome #SMWRME dell’8 Giugno scorso, abbiamo avuto l’opportunità di ascoltare un interessante confronto sulla realtà attuale dei Social e le conseguenti implicazioni in ambito politico e sociale.

Intervistati da Alessio Jacona, si sono alternati diversi opinionisti; 2 in particolare hanno dato vita ad una riflessione con spunti originali che riteniamo possa essere utile raccontare.

L’On. Linda Lanzillotta (Vice Presidente del Senato – @L_lanzillotta) ha testimoniato, confessando di essere una grande amante di Twitter, quanto la velocità sui Social sia un vantaggio ma invitando allo stesso tempo a riflettere su quanto sia complicato far coincidere questo ritmo con decisioni che richiedono necessariamente più tempo.

Amo la rapidità di Twitter, ne faccio grande uso, e noto che spesso incide sui processi decisori della politica, ma manca a volte l’approfondimento indispensabile.

Riferendosi alla stretta attualità, ha dichiarato:

Ci sono figure politiche nate ed elette grazie alla rete, mettendo in moto meccanismi spesso incontrollabili da esse stesse.

Con una certa preoccupazione, l’On. Lanzillotta ha aggiunto che ci si trova a dover rendere conto sempre più alla rete che alla politica stessa, ai partiti.

La politica nella vetrina della rete è una sfida.

Proseguendo nella sua analisi, la vicepresidente del Senato ha dichiarato che la grande sfida è il cambiamento della pubblica amministrazione; una sfida culturale, organizzativa profonda della macchina burocratica. Non basta che qualcuno al vertice lo voglia, se non si mettono in moto meccanismi che siano lievito del cambiamento.

Arrivano solo reazioni e proposte riferite al breve periodo, manca a volte la visione nel medio lungo termine.

A conclusione del suo intervento, l’On. Lanzillotta ha affrontato la questione dell’agenda digitale e del suo impatto sociale, con riferimento al reimpiego del personale ed al possibile aumento dell’occupazione.

È una sfida ma, se non vogliamo fare tagli lineari, l’unico modo per ridurre la spesa e le tasse è migliorare l’efficienza.

Già in passato, con il luddismo, si distrussero le macchine portatrici di progresso perché levavano lavoro, ma è certo che con la digitalizzazione aumenterà la domanda in alcuni settori (basti pensare all’invecchiamento della popolazione), è difficile comunicare questo via social e trovare un consenso.

“Spesso la produttività parlamentare viene misurata sul numero di leggi, io la calcolerei sul numero di leggi eliminate.”

L’ultimo auspicio dell’On. Lanzillotta è stato forse poco social ma politicamente pragmatico, ha infatti sostenuto che si dovrebbe avere sufficiente stabilità affinché il giudizio elettorale arrivi dopo un percorso di tempo sufficiente per poterne vedere i risultati.

I Social sono come la Rivoluzione Francese 02 - SocialWebMax

L’intervento dell’On. Linda Lanzillotta e del Prof. Francesco Sacco alla #SMWRME

Successivamente il Prof. Francesco Sacco (Docente alla SDA Bocconi – @francescosacco) ha iniziato il suo intervento parlando di investimenti, ha spiegato che sono stati stanziati ben 7 miliardi di euro del Tesoro, più quelli derivanti dai fondi Junker, per un totale di quasi 19 miliardi per portare la banda larga.
Ha poi commentato i dati economici del nostro paese riguardo al settore internet, social ed applicativi che, a suo dire, evidenziano una rinascita dell’imprenditorialità.

Particolarmente d’effetto la sua affermazione:

I Social sono come la Rivoluzione Francese, arrivati per caso hanno cambiato tutto“.

C’è una grande opportunità di mobilità grazie ai Social. Stanotte ho dormito grazie ad Airbnb e sono arrivato qui grazie ad Uber.

Il Prof. Sacco si è poi riferito alla diffusione dei Social ricordando che prima solo i grandi dotti erano uniti tra loro, mentre i social sono capillari.

Il 97% delle persone nel mondo, ha un cellulare.

Basti pensare a paesi come il Kenya, decisamente all’avanguardia nei pagamenti telematici.
Riguardo l’agenda digitale, il Prof. Sacco ha poi portato l’esempio dell’ energia elettrica che, rispetto al vapore, consentì una distribuzione più logica e razionale ma ci vollero 50 anni per adeguare le linee, il tempo necessario al cambio generazionale, tra pensione o decesso degli addetti al vapore. Bisognerà dunque pazientare ancora per avere la tanto auspicata efficienza? E quanto?

Oggi il mobile broadband unisce 1/3 della popolazione.
Significa che i margini di crescita sono enormi, l’impatto sociale sarà davvero rilevante.

Ha concluso poi il Prof. Sacco con un’osservazione riguardo ai Social:

sono vecchi come il mondo, è atavico il relazionarsi ed il preferire qualcosa che ci sia segnalata da qualcuno che conosciamo.

Rapido botta e risposta finale tra il Prof. Sacco, che ha ricordato come Facebook sia l’unica organizzazione al mondo in grado di connettere più di 1 miliardo di persone e l’On. Lanzillotta, che si è interrogata circa l’eventuale necessità di regolamentare la possibilità di influenzare grandi masse.

I Social per il mondo dei professionisti #SMWRME - SocialWebMax

In un mondo sempre più connesso, popolato da internauti abituati a porre domande al “motore unico di ricerca” o al “social di riferimento“, come possono inserirsi i professionisti e con quale finalità?

Nel corso della Social Media Week Rome, hanno portato la propria esperienza alcuni pionieri del connubio tra rete e professionalità: Andrea Panato (Studio Panato Commercialista), Stefano Martello (FERPI, Comunicare le Professioni) e Massimo Melica (Studio Legale Melica, Scandelin & Partners).

 

Il primo a prendere la parola è stato Andrea Panato che ha immediatamente chiarito il suo approccio al mondo Social:

Il primo uso che va fatto dei social è ascoltare.

Ha proseguito spiegando che quando si ha una credibilità online è possibile il confronto con chiunque, anche con i propri clienti.

L’obiettivo finale del nostro lavoro è che il cliente sia soddisfatto, con i social è possibile sperimentare e cercare punti di incontro.

Panato ha suggerito di iniziare appunto con l’ascolto per capire se lo studio è una realtà interessante, verificare la propria immagine, costruire un percorso professionale.

Esiste un problema di sovrapposizione tra persona e professionista, ha proseguito il commercialista, ma

funzionano sul web le persone, non le aziende.

I professionisti in questo hanno un vantaggio e devono imparare a sfruttarlo, anche perché con i Social si è assistito ad un ritorno al passato con il passaparola, ed alla deontologia professionale per come è nata.

Panato ha dichiarato che qualche lavoro dai Social è arrivato, con un discreto ritorno per lo Studio. “Un bilancio quindi positivo anche se – ha ammesso – le grandi città offrono un bacino di maggiore mobilità e connettività, in provincia è decisamente più complicato.”

Importante la precisazione successiva:

Se cerchi nuovi clienti in rete non li trovi, se posti e dai informazioni arrivano.

Parlando poi della reputazione, il commercialista ha spiegato che cercare di difendersi è quasi impossibile, ma se si lavora generosamente per gli altri, l’aiuto ritorna nel momento di difficoltà.

Quanto alla gestione del tempo e del “modo”, l’opinione di Panato è che oggi nella professione bisogna ricominciare a pensare come delle startup, è giusto mettersi in discussione ed adeguarsi ai tempi anche se la velocità nelle risposte va gestita senza essere dei juke box.

Ecco i punti chiave dell’attività professionale online secondo Andrea Panato:

  • Il sito è un business plan, analizzare il nostro settore e quelli contigui.
  • Creare alleanze con clienti e fornitori rappresenta una catena del valore.
  • Ascoltare e coinvolgere i clienti.
  • È fondamentale decidere cosa smettere di fare, imparare cosa non fare, saper dire no.
  • Rafforzare il brand in rete, raccontare esperienze e case history.
  • Analizzare sinceramente se siamo interessanti.
  • Formazione ed innovazione continua, (nel suo studio vengono pagati corsi post laurea ai praticanti).
  • Scegliere sempre i migliori partner e fornitori. Meccanismo virtuoso, lavorare con il meglio ci impone di migliorare.
  • Non si va in rete per cercare clienti ma per creare relazioni.
I Social per il mondo dei professionisti #SMWRME 02 - SocialWebMax

I partecipanti alla conferenza: i Social per il mondo dei professionisti. #smwrme

 

Dopo Andrea Panato, ha preso la parola Stefano Martello che ha subito invitato a razionalizzare l’uso dei Social, riprendendoci dall’ubriacatura in cui si è finiti.

Gli strumenti Social sono spesso a tempo determinato, si pensi a Second Life passato da boom a decadenza totale.

Un altro esempio di cambiamento portato da Martello è stato quello di Twitter come nuovo veicolo di informazioni rapide: se nel caso del terremoto in Abruzzo si riempì prevalentemente di populismo e lamentele, durante quello in Emilia Romagna Twitter ha avuto un ruolo centrale nel veicolare notizie. Un cambio rapido che ha portato ad una crescita migliorativa.

Essere online h24 7/7 non aiuta ad accrescere la propria credibilità.

Un monito ai social addicted anche perché, secondo Martello, si assiste a troppa comunicazione interlocutoria da parte di chi vive connesso.

“Bisogna ricordarsi: ogni volta che scriviamo mettiamo in gioco la nostra credibilità e produttività.”

Impressionante la stima americana, riportata da Martello, secondo cui ci sarebbero ogni anno perdite pari a 10.800$ per ogni dipendente causate da distrazione, il multitasking sarebbe dunque la causa.

Creare relazione implica ascolto, ascolto implica tempo.

Per quanto riguarda il rapporto con il proprio pubblico, Martello ha ricordato che il linguaggio è sempre centrale nella comunicazione ed è inutile usare tecnicismi se l’interlocutore non è adatto.

Una parentesi riguardo la reputazione: “assistiamo ormai ad un’interazione totale tra vita professionale e personale, c’è totale inconsapevolezza nel condividere la propria vita sulla quale si gioca la reputazione.” Ha portato l’esempio di un candidato scartato dopo il colloquio per foto compromettenti postate in passato su Facebook.

Un monito poi che è insieme un consiglio ai professionisti:

A Roma ci sono più avvocati che in tutta la Francia, c’è molta competizione, bisogna esaminare non la quantità di comunicazione ma livello e qualità.

Uno strumento è valido se c’è analisi, monitoraggio. Mai dimenticarsi che in rete c’è un accreditamento professionale molto veloce.

 

Nel prossimo articolo racconteremo quanto detto durante la conferenza dall’Avvocato Massimo Melica che è poi stato così cortese da rispondere anche a qualche nostra domanda.

Laura Bononcini intervistata alla #SMWRME - SocialWebMax

Interessante intervento di Laura Bononcini (Head of Public Policy di Facebook) alla cerimonia di apertura della Social Media Week.

Nel corso della prima giornata di Social Media Week Rome (#smwrme), abbiamo assistito all’intervento di Laura Bononcini che ha illustrato alcune caratteristiche e comunicato diversi numeri che riguardano il Social più famoso al mondo e del quale ora è Head od Public Policy, Facebook.

Tralasciando i ben noti numeri relativi alle utenze generiche, abbiamo appreso da Laura che in Italia ben l’83% dei profili è collegato ad una PMI. Questo significa che esiste una reale affezione degli utenti Facebook alle piccole aziende che conoscono e che producono contenuti di qualità.
La percentuale è tanto più rilevante se si pensa che soltanto 3 anni fa era convinzione diffusa che forse le aziende avrebbero potuto pensare ad una propria presenza sul Social.

Laura Bononcini alla #SMWRME - SocialWebMax

Laura Bononcini durante il suo intervento alla Social Media Week Rome.

Mark Zuckerberg dice sempre che siamo solo al 1% del viaggio” ha proseguito Laura, “la percezione di internet come business è sempre più radicata, ma occorre adattare temi antichi alle tecnologie moderne“.

Per rafforzare la sua affermazione, ha poi raccontato l’esempio di piccolo mobilificio che, grazie a Facebook, ha aumentato del 25% il proprio fatturato con un ROI impressionante.
La diffusione delle best practice aiuta le aziende a capire quali risultati possono essere ottenuti grazie all’interazione sociale, purché sia parte di una strategia ampia e ben pianificata“.

Ha concluso Laura Bononcini: “diventa sempre più possibile tracciare e monitorare i risultati ottenuti dalle campagne social“, invitando dunque all’analisi volta a migliorare ed ottimizzare gli investimenti, basti pensare che “dati non ufficiali dicono che a Roma ci sono 2,5 milioni di utenti Facebook“.

Alla domanda del moderatore Alessandro Jacona, “cosa ha cambiato Facebook nella tua vita?” Laura Bononcini ha risposto in modo curioso: “sono utente Facebook dal 2005, prima per restare in contatto, poi per utilizzo professionale. La vita prima era diversa, mancavano vantaggi dei quali non ci rendiamo nemmeno più conto, basti pensare a Google…“.
Sebbene sappiamo che fino ad un anno e mezzo fa Laura ricopriva un ruolo manageriale in Google, è curioso che il suo pensiero vada immediatamente al grande motore di ricerca per dare un’idea di quanto Facebook abbia cambiato la sua vita.
Probabilmente è oggettivo che la pur notevole rivoluzione portata dai Social non è paragonabile a quella creata dall’avvento dell’Internet 2.0, con Google.

Laura Bononcini e Riccardo Luna alla #SMWRME - SocialWebMax

Al termine della conferenza, Laura Bononcini si è attardata a chiacchierare con colleghi e presenti. Eccola con Riccardo Luna, giornalista e digital expert.

Abbiamo approfittato della sua cortesia e disponibilità per rivolgerle qualche domanda:

D: Molti inserzionisti si domandano perché, dopo aver investito in campagne per aumentare il numero di fans, debbano sponsorizzare ogni singolo post affinché venga visualizzato proprio da quegli stessi fans. Cosa ha spinto Facebook ad introdurre questa nuova politica (fino a qualche tempo fa non era necessario)?

R: In realtà dipende dalla qualità del contenuto, se si riescono a produrre contenuti coinvolgenti, interessanti per il proprio pubblico, si possono ottenere ottimi risultati anche senza sponsorizzazione del post. Ovviamente Facebook deve dare un ordine ed una priorità di visualizzazione per ogni utente, tra le migliaia di contenuti che vengono pubblicati ogni ora. In ultimo, la nostra è un’azienda che deve fare utili, risulta inevitabile che il servizio di visibilità offerto abbia un costo, in cambio però di un’accurata targettizzazione.

D: A proposito di targettizzazione, in città come Roma o Milano, esistono quartieri che contano decine o centinaia di migliaia di abitanti, quanti quelli di altri 2 o più capoluoghi di provincia. Quando sarà possibile restringere il raggio d’azione di una campagna su Facebook a zone o quartieri per ottimizzare, ad esempio, gli investimenti delle piccole attività commerciali?

R: Siamo a conoscenza di questa necessità per le attività di quartiere, so anche che ci sono dei problemi tecnici ma che siamo al lavoro per trovare una soluzione. È interesse anche nostro che tutti possano pubblicare inserzioni e che siano soddisfatti dei risultati.

D: Una curiosità “in famiglia”: quanto c’è di vero nella notizia degli annunci a pagamento che sarebbero in arrivo su Whatsapp?

R: Sono solo rumors, non ho alcuna informazione ufficiale a riguardo.

D: Un’ultima domanda, in questi giorni Wired (citando a sua volta Techcrunch) ha preannunciato che saranno disponibili su Facebook delle “risposte predefinite“, per rendere più semplice il customer caring dalle pagine ufficiali. Quando saranno disponibili in Italia?

R: Sinceramente non sono a conoscenza della notizia, quindi non posso darvi un’idea dei tempi di rilascio. Probabilmente sarà un’implementazione attualmente in fase di test.

Ringraziamo molto Laura Bononcini per la sua disponibilità (doveva scappare a prendere un treno) e le auguriamo una brillante carriera in Facebook!

Come avere profili efficaci su LinkedIn - SocialWebMax

Come avere profili efficaci su LinkedIn: i suggerimenti di Marcello Albergoni (Head of Italy LinkedIn)

Nel corso dell’intensa settimana del Social Media Week (#smwrme dal 8 al 12 Giugno 2015 alla Casa del Jazz di Roma), abbiamo avuto il piacere di ascoltare diversi personaggi di rilievo nazionale nell’ambito Social e, in alcuni casi, anche di poter scambiare qualche parola in privato con loro.

Durante la cerimonia di apertura dei lavori, tra gli altri ospiti, ha preso la parola anche Marcello Albergoni che ha rapidamente fornito una “fotografia” di LinkedIn, per il quale riveste il ruolo di Country Manager Italia.

Come avere profili efficaci su LinkedIn, i consigli di Marcello Albergoni - SocialWebMax

La testata del profilo LinkedIn di Marcello Albergoni (head of Italy)

 

“In poco tempo siamo passati da appena 2 milioni a ben 8 milioni di utenti” ha dichiarato Albergoni, “grazie certamente all’avvento del mobile, ma anche al nostro intervento informativo nelle aziende.”
Ha rivendicato dunque un ruolo fondamentale nella formazione ed informazione delle aziende italiane in merito alle opportunità offerte dal Social che egli rappresenta.

Poi è passato a tratteggiare la situazione lato lavoratori: “il lavoro per tutta la vita non esiste più, ormai molti lavoratori (soprattutto giovani) lo hanno compreso ed assimilato, e LinkedIn offre la possibilità ad aziende e professionisti di connettersi e trovarsi aggiornando il mercato del lavoro ai tempi attuali.”

Riguardo la possibilità di collaborazioni tra il Social e le istituzioni, Albergoni è stato ottimista: “stiamo lavorando per trovare accordi con le istituzioni, questo può essere il luogo dove far incontrare domanda e offerta.”

Come avere profili efficaci su LinkedIn, i consigli di Marcello Albergoni durante la SMWRME - SocialWebMax

L’intervento di Marcello Arrigoni alla Social Media Week di Roma #smwrme

Al termine dell’intervento, Arrigoni ha messo a disposizione la sua esperienza e conoscenza, decisamente precisa, del Social, regalando una serie di consigli per ottenere profili efficaci su LinkedIn.

Come avere profili efficaci su LinkedIn (persone fisiche):

  • FOTO PROFESSIONALE, una foto anche gioviale ma professionale che mi riprenda sarà 7 volte più efficace di un’immagine ambigua. Evitare dunque foto del cane, dei figli, della casa, eccetera.
  • CURARE IL SUMMARY: è una sorta di riassunto che deve raccontare la mia persona e la mia professionalità in breve. È spesso l’unica parte che venga letta per una prima “scrematura”.
  • INSERIRE TUTTE LE ESPERIENZE PROFESSIONALI: con attenzione e precisione, indicando referenze, date, aziende e skills (capacità, abilità) maturate o utilizzate.
  • INSERIRE LE PROPRIE SKILLS: avendo cura di selezionare ed ordinare per importanza quelle che possono meglio caratterizzarci negli ambiti lavorativi di nostro interesse (saper sciare è utile ma non prioritario se ci si presenta come web designer)
  • SEGUIRE LE AZIENDE DI NOSTRO INTERESSE: bisogna tener presente che l’80% non sta cercando lavoro ma, di fatto, è sul mercato. Le aziende cercano prima tra i propri followers perché si presume che siano coloro che maggiormente apprezzano/conoscono la loro realtà.

Come avere profili efficaci su LinkedIn (aziende):

  • COSTRUIRE L’IDENTITÀ: indispensabile descrivere attentamente l’azienda, la sua storia, i suoi obiettivi e metterli online.
  • FARE ENGAGEMENT: indispensabile coinvolgere per far crescere i fans.
  • SUCCESSIVAMENTE FARE RECRUITMENT: solo dopo aver creato una vera e propria Community dell’Azienda, potrò passare con successo alla fase di selezione di nuove risorse.